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Trafitto per le nostre trasgressioni - Isaia 52:13-53:12
Gv 19:32 I soldati dunque vennero e spezzarono le gambe al primo, e poi anche all'altro che era crocifisso con lui; 33 ma giunti a Gesù, lo videro già morto, e non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli forò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue e acqua. 35 Colui che lo ha visto, ne ha reso testimonianza, e la sua testimonianza è vera; ed egli sa che dice il vero, affinché anche voi crediate. 36 Poiché questo è avvenuto affinché si adempisse la Scrittura: «Nessun osso di lui sarà spezzato». 37 E un'altra Scrittura dice: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
Voglio tornare un momento al libro dell’Apocalisse per introdurre questa predica pasquale, leggendo alcuni versetti nel I capitolo: Ap 1:5 A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, 6 che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. 7 Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen. 8 «Io sono l'alfa e l'omega», dice il Signore Dio, «colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente».
Come stiamo imparando in queste ultime settimane, il libro dell’Apocalisse è la rivelazione di Gesù Cristo. La rivelazione della sua divinità e della sua gloria, della
sua eternità e della sua potenza.
Dopo la prefazione al libro, e la dedica ai destinatari (le 7 chiese) l’apostolo Giovanni scrive una dossologia, cioè una lode. Una sorta di piccolo salmo, per celebrare Cristo, la sua
persona e la sua opera.
E infine
guarda al futuro, al ritorno glorioso del Signore, tema dominante del libro.
Nello scrivere queste parole Giovanni fa riferimento alle parole ascoltate direttamente dal Signore Gesù nel “discorso profetico”: Mt 24:30 Allora apparirà nel cielo
il segno del Figlio dell'uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria
Ma possiamo notare che tutto questo brano è un concentrato di citazioni dell’AT, che ci mostrano come la Scrittura abbia un magnifico filo conduttore nell’annuncio e nella celebrazione della persona del Signore Gesù. Tutto ciò rafforza in noi la fede che l’AT e il NT sono entrambi Parola di Dio. E Cristo li sostiene entrambi. Ap 1:7 Ecco, egli viene con le nuvole fa eco alle parole del profeta Daniele 7:13 Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d'uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; 14 gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto.
Ap 1:7 ... lo vedranno anche quelli che lo trafissero deriva da Zacc 12:10 «Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito
di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio
unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.
Che magnifica manifestazione della divina trinità in queste parole! Tenete a mente questo verso. E ancora:
8 «Io sono l'alfa e l'omega», dice il Signore Dio, «colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente». È una citazione di Is 41:4 Chi ha operato, chi ha
fatto questo? Colui che fin dal principio ha chiamato le generazioni alla vita. Io, il SIGNORE, sono il primo; io sarò con gli ultimi».
Lo scopo di Giovanni è mostrare, senza alcun dubbio tutta la perfetta divinità di Cristo! Gesù Cristo è Dio, questa è la grande rivelazione relativa al Signore Gesù!
Cosa ha a che fare questo testo con il giorno di Pasqua?
Pur senza soffermarci ancora troppo in questo brano possiamo vedere con chiarezza il gioioso messaggio della Pasqua (Ap 1:7) Gesù Cristo tornerà perché è vivente:
è stato trafitto, ma è risorto!
Egli è l’Eterno, ed essendo l’Alfa e l’Omega, metterà la parola fine alla storia così come con la Sua parola ne ha decretato l’inizio; ma non per annullare tutto, ma per dare inizio ad
una nuova creazione perfetta e eterna.
Questa mattina di Pasqua, tenendo ben presente la realtà storica, il valore salvifico e teologico della risurrezione di Cristo senza la quale, come scrisse l’apostolo Paolo 1Co
15:14, … vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede; tenendo questo ben presente e con uno spirito di celebrazione di questa vittoria cosmica, voglio
tornare un po’ indietro. A quanto accaduto prima della risurrezione e a come quel momento fu annunciato, 700 anni prima che accadesse, dal profeta Isaia: Is 53:5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e
mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
Il capitolo 53 del profeta Isaia è probabilmente il testo più conosciuto di questo libro. E forse uno dei testi più citati nel NT.
È un testo unico: un condensato di profezia riguardo il Servo dell’Eterno, il Messia: la sua venuta, la vita, il ministero, la morte e la risurrezione sono profetizzati con una
ricchezza di particolari incredibile. Gesù ha adempiuto ciascuno di questi versetti nella sua persona.
Il concetto di sofferenza e morte del Servo di Dio è centrale in questo brano, ma ciò che il profeta sottolinea è soprattutto che a causa di queste il Servo perfetto e ubbidiente sarà
innalzato, glorificato e vedrà il frutto della sua passione.
Voglio osservare alcuni aspetti significativi riguardo la morte del Servo dell’Eterno:
- Una morte annunciata
La morte del Messia è una morte annunciata. In questa profezia, che non è certamente l’unica dell’AT, è chiaramente detto che il Servo del Signore sarebbe stato ucciso. Isaia usa
affermazioni come: v.8 … fu tolto di mezzo … strappato dalla terra dei viventi … l’annuncio di una morte violenta …
Tuttavia, nonostante tutto questo fosse chiaramente annunciato, non venne creduto.
La fine del capitolo 52 e l’inizio del 53 parlano proprio di questo.
Molti rimasero increduli davanti al Messia, perfino il suo popolo, che conosceva queste profezie.
Il profeta esordisce proprio con questa domanda: 53:1 Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato?
Il braccio del Signore, altro nome dato al Signore Gesù, non venne riconosciuto per chi era realmente. Troppo diverso da come se lo aspettavano … Si aspettavano un glorioso
vincitore, che facesse vendetta dei nemici del popolo, un Dio che scendesse dal cielo in gloria e potenza … invece arrivò un uomo che non aveva forma né bellezza da attirare i nostri
sguardi, né aspetto tale da piacerci.
Quindi venne spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
Avevano visto in Lui un uomo ordinario, uno che il mondo chiamerebbe uno “sfortunato”, uno che non vale la pena seguire …
Com’è scritto nel Vangelo di Giovanni: 1:10 … il mondo non l'ha conosciuto. 11 È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto …
Ciò è vero anche oggi. Nonostante la morte di Cristo sia storia compiuta, nonostante oggi molti ricordino la Pasqua, pensano che sia una morte come tante, magari di un uomo buono,
disgraziato, ma non divino. Molti pensano: ma se fosse stato veramente Dio perché non ha fermato il male con la sua potenza? Così anche oggi come allora ... molti non hanno alcuna stima del
Servo dell’Eterno …
Ma nonostante l’incredulità del suo popolo e l’incredulità di oggi, la Sua fu una morte annunciata.
Il Servo del Signore non fu ucciso accidentalmente o per una serie di eventi incontrollati.
Molte morti furono predette e annunciate dai profeti nell’AT, ma questa fu senz’altro particolare anche per come venne affrontata.
- Una morte accettata
Isaia mostra come il Servo dell’Eterno avrebbe affrontato l’abbandono, il disprezzo, le percosse e la morte: 7 Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come
l'agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca.
Cosa c’è di più docile di un agnello che va ad essere ucciso? Di una pecora che viene tosata? Ma questi animali non hanno la minima idea di ciò che stanno per affrontare.
Ma il Servo dell’Eterno era ben cosciente di tutto ciò che lo aspettava: Mt 20:18 «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani dei capi dei
sacerdoti e degli scribi; essi lo condanneranno a morte 19 e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito, flagellato e crocifisso; e il terzo giorno risusciterà».
Il silenzio del Messia non era dettato dall’inconsapevolezza, ma dalla Sua perfetta sottomissione e consacrazione al piano divino.
Il Servo del Signore non ha semplicemente subito la morte, ma l’ha affrontata con estremo senso di responsabilità: Lc 9:51
Poi, mentre si avvicinava il tempo in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si mise risolutamente in cammino per andare a Gerusalemme.
- Una morte innocente
9 Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c'era stato inganno nella sua
bocca.
Il Messia venne giustiziato in mezzo a due malfattori, ma perfino uno di loro si rese conto che Egli era giusto e non avrebbe meritato quella condanna.
La cronaca della crocifissione si conclude con l’affermazione del centurione che stava ai piedi della croce per sovrintendere alla condanna di Gesù: 47 … «Veramente,
quest'uomo era giusto».
Il Vangelo di Matteo racconta di un Pilato molto turbato all’idea di condannare Gesù, che riteneva innocente. Mt 27:19 … la moglie gli mandò a dire: «Non aver nulla a che
fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno per causa sua».
Nonostante fosse nato e cresciuto come un uomo, nonostante fosse in tutto e per tutto carne come noi non peccò mai. Il peccato, la colpa erano estranei alla sua persona Ebr
4:15 … egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato.
1Pi 2: 22 Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno.
Una morte da innocente. Ma il Servo del Signore non fu semplicemente la vittima di un clamoroso errore giudiziario.
Ma allora perché il Servo del Signore è dovuto morire?
- Una morte provvidenziale
Il profeta Isaia mostra più di 10 cause, quasi una in ogni frase, come motivazione per cui il Messia dovette morire:
- 4 … le nostre malattie, … i nostri dolori;
- 5 le nostre trasgressioni, … le nostre iniquità; … il castigo,
- 6 essere guariti
- 7 l'iniquità di noi tutti
- 8 i peccati del popolo
- 10come un sacrificio per il peccato,
- 11 l’iniquità.
- 12 i peccati di molti … i colpevoli
Tutte queste affermazioni evidenziano il nostro grande problema: il peccato, la colpa e, a causa di ciò, il giusto giudizio di Dio. Il profeta illustra il peccato dell’uomo in questo modo: 6 Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via …
Il Servo doveva morire perché noi ci siamo allontanati dal Pastore delle nostre anime. Ognuno di noi, nessuno escluso, ha tracciato una strada lontano dalla Sua guida e dai
Suoi sentieri. Ciascuno di noi è andato fuori strada. Questo è proprio il significato della parola peccato: mancare il bersaglio, andare fuori strada.
Dio ha tracciato dei sentieri per noi e noi li abbiamo mancati clamorosamente. Volontariamente, decidendo di non ascoltare la voce del Pastore, affermando la nostra autonomia da
Lui.
Per questo motivo, Dio nella Sua santità e giustizia, esigeva la condanna, la morte dei peccatori.
L’ira di Dio, come viene chiamata nelle Scritture, spiega tutto il Suo disprezzo per il peccato e la Sua azione determinata per punirlo.
Ma, allo stesso tempo, la Sua misericordia esprime tutto il Suo amore nei confronti del peccatore e il proposito determinato di offrirgli il perdono della colpa e la liberazione dal Suo
giudizio.
Come poteva Dio compiere entrambi queste azioni senza intaccare i suoi attributi di santità e amore?
La Sua santità e il Suo amore, la Sua giustizia e la Sua misericordia, agiscono sempre perfettamente, al massimo della loro estensione. Gli attributi di Dio non possono essere mai in
disaccordo l’uno con l’altro.
Perciò Dio non ha cercato una via di mezzo, non ha cercato semplicemente e superficialmente un punto di equilibrio.
Non è passato sopra il giusto giudizio per concedere il perdono. Ma ha espresso simultaneamente la combinazione di questi santi attributi alla croce. Ha provveduto il sostituto
divino per i nostri peccati, affinché Egli ricevesse il giudizio e i peccatori il perdono.
Lo a fatto dando Se stesso. Egli è l’unico e medesimo Dio che per mezzo di Cristo ci salva da Se stesso. Ricordate le parole scritte da Zaccaria? Zacc 12:10 «Spanderò sulla
casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno
trafitto
Con queste parole Dio sta proclamando l’incarnazione della Deità: Gesù era ed è Dio!!! E Lui è il sostituto per placare la Sua santa ira.
2Cor 5:19 Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe
Non c’è un Gesù in croce, immolato contro la sua volontà, in balìa di un Dio assetato d’ira, per salvare i peccatori. C’è un Dio eterno, che nel suo consiglio eterno e perfetto, decreta
di dare Se stesso per noi e si incarna in Cristo, che cammina volontariamente verso il luogo del sacrificio.
Lo scopo di Dio non è solo quello di alienare la colpa dai peccatori e salvarci dal giudizio, è decisamente più ampio. Dio non vuole solo
salvarci dalla morte, ma vuole darci una nuova vita in Cristo!
La nostra autonomia da Dio ci ha letteralmente schiavizzati, oppressi sotto il dominio del suo nemico. Imprigionati lontano da Lui, in modo tale che non riusciamo a ubbidirgli e
onorarlo, che è lo scopo per cui Lui ci ha creato. Perdendo di fatto lo scopo della nostra vita e la gioia che da esso deriva. Abbiamo bisogno di essere liberati da questa schiavitù per servire
Lui soltanto, per ritrovare il senso della vita che Lui ci ha donato.
Tutto ciò è magistralmente e provvidenzialmente illustrato nel messaggio della Pasqua.
La Pasqua (pesach = passaggio) era la festa che fu istituita dal Signore per ricordare il momento in cui Egli liberò il popolo d’Israele dall’oppressione della schiavitù d’Egitto per
rinnovare il Suo patto con esso e farne il popolo che lo avrebbe servito. Dio mandò Mosè, suo servo, Eso 8:1 «Va' dal faraone e digli: "Così dice il SIGNORE: Lascia andare il mio
popolo perché mi serva.
L’ultima notte trascorsa in Egitto era una notte di giudizio da parte di Dio. L’ultima delle dieci piaghe che il Signore mandò per piegare la resistenza del Faraone a liberare il popolo
d’Israele era che ogni primogenito di ogni famiglia sarebbe stato ucciso.
Ma mentre nelle piaghe precedenti Dio aveva letteralmente “spaccato in due” il paese d’Egitto, toccando solo gli egiziani e preservando gli ebrei, in questo caso l’ultima piaga sarebbe
stata su tutto il paese.
C’era un modo, un unico modo, di sfuggire a questa piaga. Questo ci mostra la provvidenza di Dio, che è Giudice, ma è anche Redentore, salvatore, liberatore.
Ogni famiglia d’Israele avrebbe dovuto osservare le prescrizioni date da Dio per non subire il Suo giudizio (Es 12:1-14)
Il decimo giorno del mese ogni famiglia doveva prendere un agnello, maschio, di un anno, senza difetto, doveva ucciderlo all’imbrunire, simultaneamente in tutte le famiglie del popolo,
il 14°giorno di quel mese.
Il sangue dell’agnello avrebbe dovuto essere spruzzato sull’architrave e sugli stipiti esterni della porta di casa e l’agnello avrebbe dovuto essere arrostito e mangiato interamente
quella stessa sera, essendo in piedi, vestiti, pronti per la liberazione dal paese d’Egitto.
Es 12:13 Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quand'io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il
paese d'Egitto.
Passerò oltre, ecco la Pasqua, vedendo il sangue dell’agnello sostituto che deve morire al posto del vostro figlio primogenito e sarete liberati, come mio popolo, per servire me soltanto.
Ogni persona in quella famiglia doveva confidare in quel sangue, in quel segno sulla porta. Che Dio avrebbe mantenuto la Sua parola e sarebbe passato oltre salvando il
primogenito. E quella famiglia sarebbe stata acquistata da Dio perché potesse servirlo, come parte del suo popolo.
Ne rinnovare il Suo patto con Israele, Dio avrebbe poi dato una legge per cui attraverso sacrifici animali si sarebbe compiuta l’espiazione dei peccati del popolo e in particolare ogni
anno si sarebbe dovuta fare l’espiazione dei peccati del popolo attraverso l’uccisione di un capro, che di fatto sarebbe stato la figura di un sostituto.
Chiaramente il sangue di un animale, non aveva lo stesso valore del sangue di una persona. E il sangue di una qualunque persona non poteva essere dato quale sostituto per
un’altra, in quanto ogni persona è sotto il giudizio a causa del proprio peccato.
Così il profeta Isaia annuncia l’opera del Servo del Signore quale perfetto sostituto: 5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. 6 ... il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti.
Nel NT l’apostolo Paolo identifica la nostra Pasqua nella morte di Cristo 1Cor 5:7 Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza
lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè
Cristo, è stata immolata, non solo perché è avvenuta a Pasqua, non solo perché Egli è chiamato l’Agnello di Dio, ma perché Lui è il sostituto perfetto per mezzo del quale
l’ira di Dio passa oltre a chiunque confida nel Suo sangue.
Ecco perché la morte di Cristo doveva essere cruenta, ecco perché una morte naturale del Messia non avrebbe prodotto gli stessi benefici. Ecco perché doveva essere trafitto!
Affinché il suo sangue fosse versato, perché Lev 17:11 … la vita della carne è nel sangue. Per questo vi ho ordinato di porlo sull'altare per fare l'espiazione per le vostre
persone; perché il sangue è quello che fa l'espiazione, per mezzo della vita.
Il servo dell’Eterno è il sostituto penale, l’unico davvero possibile, che ha preso su di se la nostra colpa, una volta per sempre, l’unico che poteva dire Gv 19:30
«È compiuto!» perché è Dio stesso che assume volontariamente la nostra colpa, che paga
il nostro riscatto, che ci libera dalla nostra condanna per permetterci di servire e vivere per Dio liberi dal peccato.
Gal 3:13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), 14
affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso.
2Cor 5:21 Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.
- Una morte benedicente
La morte del Servo del Signore sembrava apparentemente dare ragione ai suoi detrattori. Eccolo, è stato atterrato da Dio … lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato!
Ma il Servo del Signore, il Messia, l’unico possibile efficace sostituto, perché è Dio stesso, è eterno, è risorto!!!
Il profeta Isaia afferma che il risultato dell’opera del Servo del Signore è possibile e visibile attraverso la sua gloriosa risurrezione. Anche se Isaia non usa mai il termine
risurrezione, per tre volte, nella parte conclusiva di questo canto del Servo, fa riferimento ad essa:
10 … Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni,
11 Dopo il tormento dell'anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto;
12 Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti,
Isaia afferma che il Messia vince la morte, che acquisterà una stirpe per Dio, che benedirà molti e di tutto ciò sarà pienamente soddisfatto.
L’ubbidienza del Servo, la sua volontaria umiliazione, sarà ripagata dal trionfo dei suoi riscattati, dalla moltitudine festante di ogni tribù, lingua, popolo e nazione che lo adorerà
per sempre nella nuova creazione. Ap 5:9 Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai
acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione,
La risurrezione di Cristo non è avvenuta solo per Lui, ma anche per noi!
Noi siamo benedetti attraverso la sua risurrezione che irradia su di noi i benefici ottenuti alla Croce.
La nostra vita vissuta per Lui, la nostra adorazione, soddisfano il Servo dell’Eterno che si è sostituito a noi come prezzo del nostro riscatto.
Stai guardando a Colui che è stato trafitto per te?
Apoc 1:7 Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le
tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen.
Arriverà un giorno in cui tutti lo vedranno e riconosceranno che il Cristo che è stato trafitto è risorto ed è Dio.
Ma quel giorno per molti sarà troppo tardi e faranno cordoglio. Si batteranno il petto perché non potranno sfuggire al Suo giudizio.
Ma se tu credi e riconosci oggi che il Servo del Signore, il Messia, Gesù Cristo è Colui che è morto e risorto per darti nuova vita in Lui, quel giorno sarà per te un giorno di gioia e
di gloria perché il Signore ti accoglierà con Se nel Suo Regno eterno.
Stai guardando a Colui che è stato trafitto per te?
Il grande sacrificio volontario di Cristo, la sua sostituzione penale ci mostra quanto grave sia il peccato, quando forte sia la sua presa … ma anche che la vittoria è
compiuta! I nostri peccati sono pagati per sempre e noi siamo stati liberati per sempre dalla sua morsa mortale.
Guardare con gli occhi della fede al Giusto trafitto per noi, deve portarci al disprezzo del peccato e ad una vita consacrata alla lode del Suo nome e al suo servizio.
Mina Dulcis Christe - YouTube
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www.youtube.com/watch?v=9sROLu6Fw7M30 apr 2008 - 3 min - Caricato da francescofortunato
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