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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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PADRE GINO BURRESI : PEDOFILIA E MISERICORDIA

 

 

Cari lettori e care lettrici !

Molti visitatori del blog, ogni qualvolta si affronti la vicenda di Padre Gino Burresi, tirano sempre in ballo, per scagionarlo dalle sue colpe, ciò che successe a Padre Pio, il quale, dopo qualche anno dalle accuse, fu scagionato e riabilitato.

Ci sono però delle differenze : Padre Pio fu accusato dal Vaticano, quindi dall'esterno.

Padre Gino Burresi è stato accusato dall'interno, dai suoi ex-seminaristi e dai suoi seguaci.

La differenza è macroscopica.

Inoltre Padre Pio è stato difeso dal popolo di San Giovanni Rotondo, dalla gente che andava quotidianamente da lui, per ottenere grazie spirituali e grazie corporali.

Padre Gino, dopo le accuse, non se l'è filato nessuno, nemmeno dai suoi miracolati è stato difeso, ad eccezione di un suo ex-seminarista e di Madre Teresa di Calcutta, che incredula ai fatti contestatigli, cercò, invano, di difenderlo.

Questo mi è stato riferito dallo stesso suo ex-seminarista con una mail privata.

Madre Teresa la vidi io stesso un giorno, in tempi non sospetti, fare visita a Padre Gino Burresi al santuario di San Vittorino Romano.

Il medesimo ex-seminarista mi ha riferito che al santuario di San Vittorino gli oblati, dopo la cacciata di Padre Gino,  avrebbero bruciato tutti gli ex-voto, offerti da chi volle ringraziare, per avere ricevuto miracoli e grazie.

Padre Gino ha lasciato dietro di sè solo terra bruciata e una furia iconoclasta.

Senza vantarmi, fui io il primo a rompere il gelido ed imbarazzante silenzio, in cui egli fu avvolto, cominciando a pubblicare i miei post su di lui con l'intento di intraprendere una marcia per la sua liberazione.

Mi domandavo come potesse il vaticano avere approvato la nuova congregazionne fondata da Padre Gino Burresi nel 1992, se quattro anni prima (1988) era stato allontanato da San Vittorino per abusi sessuali e abusi nella direzione spirituale. La risposta alla mia domanda me l'ha data il Buon Samaritano.

Tempo addietro mi è infatti pervenuto un commento da un visitatore del secondo blog, che alimento.

Si firmava il Buon Samaritano e si è affacciato più volte su quel blog.

Ecco il suo commento inviato sul seguente post. 

 

Thursday 16 may 2013 4 16 /05 /Mag /2013 21:40

CERCASI AMORE PER PADRE GINO BURRESI

Commenti

Fratel Gino Burresi, è stato sempre rispettato e riverito da Papa Giovanni Paolo II anche prima di salire al soglio pontificio; molte volte io e lui abbiamo fatto il tragitto Roma-San Vittorino sulla corriera che partiva da via Gaeta (con capolinea prossimale all'Ambasciata di Russia) . Durante il tragitto abbiamo sempre parlato della venerazione che egli provava per lo stigmatizzato Padre Gino e della profezia della Madonna che avrebbe convertito al suo cuore la Russia.

Questo può far comprendere il perchè padre Gino Burresi sia stato tenuto a lungo in "purgatorio" in attesa della prescrizione dei reati civili e canonici ascrittegli; quindi sentenza tardiva per calcolo giuridico.
Resta da capire il vero motivo per cui papa Ratzinger anzichè far scendere l'oblio su di un caso doloroso , abbia invece reso pubblico un editto di "impedimento" ministeriale.
La RIABILITAZIONE di padre Gino Burresi, sarebbe cosa umanamente giusta e cristianamente dovuta, avendo però l'avvertenza di destinarlo ad esercitare il ministero sacerdotale in un Paese diverso dall'Italia, ove i suoi trascorsi siano meno noti onde consentirgli di esercitare il letizia al riparo da ingenerose critiche.
Commento n°2 inviato da ilbuonsamaritano oggi alle 07h54
 

Ma tornando all'ormai famoso messaggio di Giò, alias Padre Gino, implorante misericordia, posso rendervi conto della cronologia con con cui detto messaggio mi è arrivato.

Devo però informarvi a priori che a Montignoso il mio blog lo conoscono bene i Servi del Cuore Immacolato di Maria, perché quando cominciai la marcia, inviai loro delle mail citando il blog. Quindi quello che mi ha scritto Kià, che cioè Padre Gino non conosce il blog, è falso.

Il messaggio che inserisco qui di seguito è uno di quelli che ha spinto  Padre Gino  Burresi a darmi un appuntamento sul web, firmandosi Giò e poi G, per farsi riconoscere inizialmente solo da me.

Ecco il mio messaggio inserito nel post "Maturità" 

 

24 marzo 2011 4 24 /03 /marzo /2011 09:58

"  Caro  Padre  Gino  Burresi,  ho  intrapreso  un  percorso,  che  mi  dovrebbe portare  alla  maturità,  intesa  come  azioni  compiute  secondo  coscienza,  senza  condizionamenti  e  senza  paure.  Non  so  se  tu  sei  contento  di  quello  che  sto  facendo  per  quello  che  credo  sia  il Bene  della   nostra  Chiesa.

Io  ho  fatto   una  marcia  per  la tua  liberazione.  Nel  caso  in  cui  tu  fossi  esonerato  dalla  condanna,  cosa  che  ti  auguro  e  mi  auguro  con  tutto il  cuore, ho deciso  di  non  venirti  a  trovare  nel luogo,  dove  svolgerai  la  tua  missione,   perché  molto  probabilmente  lo  farei  solo  per   verificare  la  tua reazione  nei  miei  confronti,  scaricando  su  di  te  la responsabilità    ed  il  giudizio   riguardo   al   mio  comportamento.

La  responsabilità  è  solo  mia  di  fronte  a  Dio  e  di  fronte  agli  uomini.

Non  voglio   usarti  come  cartina di  tornasole,  come  ho  sempre  fatto  con  te.

Se  poi  tu  mi  vorrai  incontrare,  perché  mi  vuoi  bene,   ci  daremo   appuntamento   su  "nelsegnodizarri",   perché  è  stato  grazie  ad  Adriana  Zarri,  se  ho potuto  intraprendere  la marcia  per  te. 

Ciao,   mio  caro  Padre  Gino.

Il  tuo amico  Riccardo".

 

Questo, cari lettori e care lettrici,  l'ho scritto il 24 marzo 2011, come potete evincere dalla data del post "Maturità"

Il 2 aprile, sempre del 2011, mi è pervenuto il messaggio di Giò, che ormai conoscete a memoria, postato sul seguente articolo, dove mi domandavo se la Chiesa di oggi ci è madre o matrigna : 

 

 

15 febbraio 2011 2 15 /02 /febbraio /2011 13:51
 
In fondo il fatto che  Padre Gino Burresi sia stato condannato con sentenza pubblica, resa nota a tutto il mondo, è una dimostrazione della sua reale colpevolezza.
 
E il fatto che Giò, alias Padre Gino Burresi,  abbia confermato le sue colpe con il suo commento del 2 aprile 2011, mi ha spinto a creare la petizione a Papa Benedetto XVI  per la riabilitazione di Padre Gino Burresi.
Invece la petizione a Papa Francesco mi ha consigliato di farla il Buon Samaritano di cui sopra  ed io ho seguito il suo consiglio.

Avete certo tutto il diritto di criticarne il  testo, ma di meglio non ho saputo scrivere quel 4 gennaio 2014.

E comunque senza quel messaggio di Giò alla Chiesa, su cui si fondano ambedue le  petizioni, non mi sarei probabilmente mai mosso.

Dopo la confessione di Padre Gino (Giò) con la sua richiesta di maternità, ho dunque deciso, mosso a compassione, di agire, sempre con il vostro aiuto, perché una petizione presuppone un'adesione di più persone, che mirano allo stesso intento.

L'8 dicembre 2015 avrà inizio il Giubileo della Misericordia, indetto ieri a sorpresa da Papa Francesco.

Rientrerà la fattispecie dei reati commessi da Padre Gino Burresi fra i casi, in cui è ammessa una misericordia ?

La pedofilia è un crimine ma  Padre Gino Burresi chiede comunque un riscatto. Glielo concederanno i suoi undici accusatori?

Uno di loro, Luigi, che mi ha scritto molto tempo fa sul blog, rinnovando le sue accuse contro Padre Gino, è dell'avviso che per Padre Gino non può esserci alcun perdono.

Papa Francesco glielo potrà negare?

Ai firmatari della petizione in questione non mancherà certo l'ardire di strapparglielo dal suo cuore misericordioso.

Vi siete accorti che ci sono anch'io tra i firmatari ?

L'ho firmata per primo ed accanto al mio nome ho inserito, come commento, proprio la preghiera di Giò (Padre Gino) alla sua Chiesa, la quale, dopo l'inciampo, non lo ha raccolto e ha donato solitudine alla sua povera anima.

Tutti sappiamo come si possono guarire le ferite di quell'anima, con il balsamo della misericordia.

 

Riccardo Sante Maria Fontana

 

Visualizza i firmatari | FIRMA questa Petizione

 

 

  

 

 

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M
Le chiacchiere stanno a zero. Ne sono state fatte tante senza ne conoscere e ne sapere nulla.<br /> Intanto si parla di pedofilia, quando le persone accusanti erano maggiorenni e vaccinate.<br /> Chissà come mai tutti ex seminaristi. Non certo i sacerdoti confratelli. <br /> Comunque inutile discutere con chi strumentalizza tutto per fare audience e non ha altro di meglio da fare.
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R
Credo che l'errore che si compie nell'accusare o nel difendere un uomo (in questo caso Padre Gino Burresi)sia quello di considerare l'uomo a prescindere dal tempo che è trascorso da quando gli furono mosse le accuse di molestie sessuali.Quando io mi riferisco al commento di Padre Gino del 2 aprile 2011, pervenuto su questo blog, ho davanti a me la fotografia di una persona che ne ha fatta di strada da quell'anno 1988 a cui risalgono le accuse. Per capire l'evoluzione del pentimento e della consapevolezza di Padre Burresi circa le proprie azioni o malazioni compiute, è necessario operare un distacco dal Padre Gino che conoscevamo prima, perché quel padre Gino si è trasformato in un uomo che ha preso coscienza della sua vera identità e non cerca di nascondere più la sua immagine bensì si mette a nudo e lo fa per dimostrare a noi e a se stesso che la verità ci rende liberi. Sono sempre più convinto che il Padre Gino di oggi lo leggiamo e lo ascoltiamo in quel preciso messaggio del 2 aprile 2011. E' da lì che dobbiamo partire, lasciandoci dietro le spalle ogni ragionamento a favore della sua innocenza. L'innocenza di Padre Gino parte da quel 2 aprile 2011, quando paradossalmente conferma il suo inciampo o la sua caduta. La misericordia da usare verso Padre Gino prende le mosse da quel preciso commento ma ancora non ha terminato il suo viaggio, è una richiesta di misericordia materna itinerante che spero giunga al suo termine prima della morte di Padre Gino. Avevo sperato che in questo anno 2016 dedicato alla misericordia ne fosse riservata qualche briciola anche a lui. Siamo quasi agli sgoccioli : tra qualche giorno si concluderà l'anno della misericordia ma sembra che per padre Gino quest'anno non sia mai iniziato. Tutto si è fermato a quel 2 aprile 2011, tempo di Quaresima. La Resurrezione può aspettare.<br /> Grazie dell'attenzione. Riccardo
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L
E. Periferico ti invito a leggere bene i miei commenti sottostanti al tuo. Come fa una persona come te che non conosce Padre Gino Burresi minimamente a esprimersi come ti sei espresso tu? Con un giudizio sottile e discriminante su fatti e persone che non conosci generalizzando i tuoi pensieri al Burresi?Io conosco benissimo i fatti,le persone,e il Santo Sacerdote Padre Gino Burresi. Ti dico in modo incontrovertibile e certo che dovresti chiedere scusa a Lui per quanto scrivi e inchinarti di fronte a Dio con l'umiltà di chi non conosce e non sà. Padre Gino Burresi é innocente. Un Santo quanto Padre Pio. E tu lo denigri con queste parole senza sapere nulla su di lui e sui fatti?Perdonami se lo dico ma credo che tu abbia davvero esagerato. NON TI BASTA NEMMENO LA MIA TESTIMONIANZA CERTA E SICURA SCOMMETTO PER NON DUBITARE SU PADRE GINO. Sei una persona che ha bisogno di misericordia da Dio,perché non ti rendi conto di quello che scrivi e che dici e di quanto sia grave farlo a un uomo come Padre Gino. Mi auguro che un giorno tu possa capire e sapere la Verità sui fatti e su Padre Gino e scrivere su questo blog che chiedi perdono. Nemmeno sei capace di credere a chi come me é vicino a Padre Gino da anni e conosce bene le cose. Padre Gino é un Sant'uomo,umile,di preghiera continua,semplice,completamente rivllto a Dio in ogni cosa,e non ti giudicherebbe mai nonostante la tua opinione strampalata. Tu invece lo giudichi senza sapere. Sai perché?perché Padre Gino subisce come Cristo tutto per amore della Chiesa e di Dio e della Madonnina. Tu jnvece non hai l'umiltà di credere nemmeno a chi conosce i fatti bene. Che Dio ti illumini e ti dia la luce per conoscere un giorno la Santità di quest'uomo.
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N
Innanzitutto ringrazio E. Periferico per il suo intervento. Pur rispettando l'opinione di Luca Manfredi, quando difende Padre Gino Burresi, non posso nascondere che gli interventi di Luca, che di Padre Gino ne fa un santino, non tengono conto delle difficoltà che un sacerdote o una suora incontrano quando nonostante abbiano fatto voto di castità, sentono la tentazione di infrangere tale voto, trovandone magari anche una giustificazione della serie " amare non è peccare ", la frase che gli accusatori di Padre Gino gli attribuiscono quando egli li "toccava". Lo stesso Giò afferma che la Chiesa è antica e poco nuova, volendo significare che è praticamente impossibile rispettare per tutta la vita il voto di castità e soprattutto facendolo credere ai fedeli. Sugli altari si commettono molti sacrilegi da parte di sacerdoti che elevano il corpo di Gesù con mani impure. Quando il celibato non sarà più imposto ai sacerdoti avverranno meno abusi. Lo stesso Padre Gino, quando andavo a confessarmi da lui mi consigliava di sposarmi per non avere una vita sessuale disordinata. Lo stesso vale per i sacerdoti. La teologa progressista Adriana Zarri, <br /> da cui ha preso il nome questo blog, non credeva nè nella castità delle suore, nè in quella dei sacerdoti ed io sono d'accordo <br /> con lei. Ma per tornare ai "miracoli" di Padre Gino Burresi, posso anch'io rendere una mia testimonianza ben precisa e circostanziata. Nel 1979 conobbi al Santuario Nostra Signora di Fatima di San Vittorino un signore belga e una signora svizzera che asserivano di avere ricevuto la guarigione dalla paralisi dopo la benedizione dei malati. Parlai con loro nella loro rispettiva lingua, in fiammingo ed in tedesco e quindi sono certo di avere compreso bene. Il signore belga di nome François mi descrisse tutto il viaggio intrapreso partendo dal suo Paese verso l'Italia contro il volere dei medici che lo scosigliarono di fare quel viaggio. La fede di François ebbe la meglio e così pur affrontando enormi sofferenze, egli giunse di fronte al santuario a mezzannotte e trovò Padre Gino lì ad aspettarlo. Padre Gino gli toccò le mani e subito le sofferenze scomparvero. La guarigione completa si compì solo il giorno dopo. François si muoveva spedito come se non fosse mai stato paralizzato. La signora svizzera camminava, anche se i piedi erano ancora un po' storti. Fin qui tutto bene.<br /> Nel 1985 mi trovavo al santuario di San Vittorino e fuori dal santuario, sul vialetto, Padre Gino si intratteneva a parlare con alcune persone. All'improvviso uscì fuori dal seminario una persona correndo verso Padre Gino Burresi. Disse a Padre Gino che c'era una persona al telefono che desiderava parlargli. Padre Gino chiese chi fosse. Gli fu risposto che era lo stesso signore belga <br /> François che chiedeva aiuto a Padre Gino, perché si era accorto che gli stava ritornando la paralisi. Padre Gino fece rispondere al telefono che stesse tranquillo e che tutto sarebbe andato bene.<br /> Dopo tanti anni, quando nel 2005 seppi ufficialmente della condanna inflitta a Padre Gino, interpretai a mio modo quella telefonata ed il messaggio di François. Secondo me quello era già un segnale dato dal cielo a Padre Gino Burresi che con il suo comportamento (inciampo o caduta) Padre Gino stava annullando i miracoli avvenuti per sua intercessione presso la Madonna.<br /> Tre anni più tardi (1988)divennero pubbliche le accuse degli ex seminaristi contro di lui e Padre Gino fu allontanato da San Vittorino dal superiore argentino degli oblati Padre Cura e mandato a Loretto in Austria. In quel periodo io ero molto indaffarato per lavoro e non seguivo i quotidiani. Ma un mio collega mi raccontò che per lunghissimo tempo il quotidiano Il Messaggero riportò la notizia degli abusi e del processo per omosessualità a carico di Padre Gino, fino a che non intervenne addirittura il Vaticano che chiese ai quotidiani di interrompere quello stillicidio di notizie e di dettagli sulla vicenda. Cominciò già da allora l'insabbiamento ed ecco perché tanti fans o fanatici di Padre Gino Burresi non si capacitano della sua caduta. Come dice E.Periferico, il Signore saprà far fruttare tutto quello che di buono ha compiuto Padre Gino Burresi ma volere a tutti i costi negare l'evidenza dei fatti non potrà mai indurre Papa Francesco a graziare Padre Gino. Io lo ripeto in questa sede e non mi stancherò mai di ripeterlo : Giò è Padre Gino Burresi e un giorno troveranno nel suo breviario il messaggio che egli mi ha fatto recapitare su questo blog il 2 aprile 2011 e nessuno potrà mai più contestarlo come falso. <br /> Riccardo Fontana
N
Non mi resta ora che riportare tutte le accuse mosse contro Padre Gino Burresi da Luigi, ex seminarista di San Vittorino. Suppongo che l'ultima testimonianza sentita dal tribunale vaticano prima dell'emissione della sentenza di condanna del 27 maggio 2005 sia la sua.<br /> Capirai, quando le avrai lette, caro Luca, che la situazione è veramente seria. Le tue testimonianze, che in realtà non ci hai ancora mai riferito, impallidiscono al confronto con le seguenti accuse circostanziate. Ma in fondo chi sei tu, Luca Manfredi? Un ex semiarista o chi altro? Dici di avere trascorso molto tempo accanto a Padre Gino Burresi. Ma a che titolo e con quale funzione? Con le tue reticenze non aiuti Padre Gino Burresi. <br /> <br /> Ma ecco la sfilza di accuse pervenute su questo blog nel 2012 da parte di Luigi, ex seminarista di San Vittorino:<br /> <br /> "Caro Riccardo ho letto il commento di di " Gio " ( quello che dovrebbe essere Padre Gino ). Ora " Gio " , chiunque sia, si lamenta ma NON si pente ne riconosce i suoi veri peccati, cosa che come tu sai impedisce il perdono da parte di Cristo del peccatore.Se come tu dici " Padre Gino si pente dei baci " questo fatto e` completamente insufficiente perche` le accuse ( tra` cui quella sulla<br /> mia esperienza personale ) sono di veri e propi atti omosesuali ( carezze intime, orgasmo, etc. ) ed INOLTRE ( e sopratutto.. ! ) di falso misticismo ( fingere di essere stigmatizzati, fingere il profumo mistico etc. nonche tradimento del segreto confessionale, etc. ( cosa per cui c`e ` giustamente addirettura la scomunica ).<br /> Le cose che tu dici su Papa Ratzinger sono teorie del Teologo tedesco David Berger che comunque parla di " inclinazione omosessuale " , cosa che, se pure fosse vera non cambia nulla perche` una inclinazione non significa praticare l`omosessulita ( come invece ha fatto Padre Gino ! ). Inoltre Berger non presenta nessuna PROVA di tale " inclinazione ". Dice per esempio che " tutti i teologi " tedeschi " pensano che Ratzinger l`abbia. E` una grande stupidagine . Io sono un teologo, laureato in Germania presso i salesiani vicino Monaco di bavaria e non ho MAI sentito parlare di una cosa<br /> del genere dalla cinquantina di Teologi che mi giravano intorno all`Universita. Quindi, sino a prova contraria, papa Ratzinger non ha nemmeno tale inclinazione. “<br /> Commento n°8 inviato da Luigi il 1/06/2012 alle 11h33<br /> ed ancora :<br /> "Caro Riccardo, attraverso Padre Gino io ho a mie spese imparato che se i santi autentici sono sempre persone carismatiche NON per questo le persone affascinanti e carismatiche sono sante. Padre Gino ha fatto anche alcune cose buone ma il grande problema e` che il suo fascino, ( forse basato anche su alcune capacita` paranormali )NON e` autenticamente mistico e cristiano. Padre Gino usando la sua alta statura, lo sguardo scrutatore e penetrante, i sandali, i guanti neri..inoltre una grande furbizia e capacita` intuitiva naturali per dire le cose giuste al momento giusto ..in questo modo ed altri Padre Gino fingeva le stigmate..il profumo..la lettura dei cuori..etc. In questo modo, con tale miscuglio, Padre Gino poteva sempre di nuovo far credere di avere una relazione diretta e privileggiata con Dio e letteralmente annientare come " increduli " chi cercava di vedere dietro le quinte quando sorgevano lgittimi sospetti che il tutto fosse autentico. Dico LEGITTIMI perche`per esempio ho sentito Padre Gino non semplicemente lamentarsi ma proprio parlare male di altre persone ( proprio delle persone e non dei loro atti ! ) e addirettura augurare la morte a queste.<br /> Padre Gino NON ha MAI confessato tutta questa montagna di trucchi, imbrogli e falsificazioni. Le sue confessioni di " alcuni baci " sono in questo senso ridicole e non scalfiscono la vera entita`della menzogna di fondo. Padre Gino NON e` un Santo che ha fatto una scivolata su cose comprensibili ma un imbroglione che Il Santo Padre ha fatto benissimo a togliere di mezzo e le ragioni sono<br /> elencate tutte e possono leggerle tutti."<br /> Commento n°11 inviato da Luigi il 9/06/2012 alle 13h25<br /> ed ancora :<br /> "Io allora ho lasciato il Seminario, dopo 2 anni di prova, perche` ho visto che diventare Sacerdote non era la mia strada. Dopo molti mesi ho incontrato la mia futura moglie con cui ora ho 5 figli e sono un felice papa`. Quindi non cercare di inventare la storia della " frustrazione " perche` nel mio caso non ha argomenti. Riguardo quello che tu dici sul valore della mia testimonianza ( che<br /> sarebbe non valida perche` non ho foto o videi..) non funziona ( e ragazzino NON vuol dire scemo ! ) perche` la verita` non si trova solo attraverso foto o videi ma anche , per esempio, attraverso altri indizi:<br /> 1 ) Io non sapevo allora, ne lo potevo sapere, cosa hanno testimoniato gli altri testimoni riguardo Padre Gino. Io nemmeno li conoscevo e le loro deposizioni erano segrete. Eppure DOPO molti anni la mia testimonia era, nel nocciolo, molto simile alla loro. Padre Gino iniziava spesso accarezzando a lungo il cuore sotto la camicia ( ho molti testimoni che il profumo era direttamente sulla pelle ! ) e dando baci sul volto..poi mi ha aperto il bottone dei pantaloni e ha ripetutamente guardato dentro le mutande . Ci sono MOLTI testimoni che io ho trascorso da solo con Padre Gino in una stanza anche un ora. Se un uomo accarezza sul petto per 15 minuti un altro uomo, SOTTO la camicia ( ho i testimoni del " profumo di Padre Gino " SULLA PELLE ) non mi venire a raccontare balle su un donare il cuore a Gesu ( ora a parte il guardare dentro le mutande ! ). Se fosse veramente un dono mistico del cuore non c`e` nessuno bisogno di stare a palpare per 15 minuti, basta un segno della Croce sulla camicia."<br /> Commento n°6 inviato da Luigi il 31/05/2012 alle 11h04<br /> ed ancora :<br /> "Io sono un ex Seminarista di San Vittorino Romano, ora sposato e papa di 5 figli, e tra` gli anni 1979 e 1983 e ( oltre che essere comunque molto vicino a Padre Gino come seminarista a san Vittorino ) lo ho incontrato, per lungo tempo e numerose volte, anche da solo. Posso provare tutto quello che ho detto e testimonio che le accuse di omosessualita´ nei confronti del Padre SONO VERE AL 100%. Padre Gino ha tentato anche CON ME approcci del genere."<br /> Commento n°5 inviato da Luigi il 29/05/2012 alle 14h06<br /> ed ancora :<br /> "Hey " Padre Gino " ( o chi per lui..) smetti di dare stupidagini perche` TU hai tentato di fare porcherie con me quando eravamo a San Vittorino. Il Papa ha fatto benissimo a sospenderti e il suo unico errore e` che non ti ha mandato in Siberia a contare i Pinguini"<br /> Commento n°2 inviato da Luigi il 29/05/2012 alle 16h16<br /> ed ancora :<br /> "Caro Riccardo<br /> tu confondi 2 cose completamente diverse: perdono e riabilitazione. La Chiesa con il suo provvedimento NON vuole condannare Padre Gino all`Inferno ma solo togliere di mezzo un falso mistico con chiare tendenze omosessuali. Questo E` VERO ed io lo SO perche` l`ho vissuto di prima persona come Seminarista a San Vittorino. Una riabilitazione di Padre Gino presume in Padre Gino non un vago gernerico pentimento ma la pubblica e precisa confessione per scritto di avere ingannato per decenni con false estasi, stigmate, profumi , etc. le tendenze omosessuali sono solo una parte di un inganno decennale e sistematico. Padre Gino una confessione del genere la nega recisamente, anche perche` sarebbe ammettere l`inganno quasi totale della sua vita."<br /> Commento n°1 inviato da Luigi il 29/05/2012 alle 16h26<br /> ed ancora :<br /> "Altro che bugie Padre Gino , mentre ero Seminarista a san Vittorino ( anni 80-82 + i 2 anni precedenti per completare i miei studi prima di entrare in seminario )ha tentato con me, ripetutamente, approcci chiaramente omosessuali, nel far questo usava spudoratamente il suo carisma ed il mio essere un ragazzino sprovveduto ed affascinato dal suo carisma.." non non e` possibile che queste mani guantate e profumate..possano tentare di fare queste cose " ( il profumo Padre Gino lo conservava nella boccetta del liquido destinato a pulire gli occhiali..). Tale boccetta l`ho avuta tra` le mani e mi sono divertito a " profumare come Padre Gino ". Che si tratta di un trucco e non di un carisma naturale deriva anche dal fatto che Padre Gino la mattina profumava SEMPRE di piu` del pomeriggio quando noi seminaristi passeggiavamo con lui , intorno a Lui. Il profumo sparsosi addosso ( sulle bende sotto i guanti sopratutto ) decresceva con il tempo infatti e quando era sotto l`osservazione di noi tutti NON compariva MAI. E` un truffatore da quattro soldi."<br /> Commento n°1 inviato da Luigi il 29/05/2012 alle 16h40<br /> ed ancora :<br /> "Il tuo articolo soffre per le troppe distinzioni. Padre Gino e` al 100% un falso mistico con forti tendenze omosessuali e, cosa peggiore di tutte, un tipo che vorrebbe l`assouzione ed approvazione generale mentre e` incapace di riconoscere tutto cio` come male , anzi nascondendolo e/o difendendolo. Quanto dico con lo con assoluta certezza perche` ero un Seminarista a San Vittorino negli anni 80/82 e mi sono incontrato, anche a tu per tu, una dozzina di volte con ( l`allora ) Fratel Gino. Posso provare quanto dico e sono pronto a giurare sui miei figli che padre Gino ha tentato con me chiari approcci omosessuali usando spudoratamente il suo ( reale ma non santo ) carisma ed il mio essere allora un ragazzino infatuato dal suo falso misticismo."<br /> Commento n°1 inviato da Luigi il 30/05/2012 alle 09h24<br /> ed ancora :<br /> "La mano sul " cuore " POTREBBE ancora andare ma a me l`allora Fratel Gino, qunado ero Seminarista a San Vittprino ( anni 80-82 ) guardava ripetutamente dentro le mutande. Inoltre Fratel Gino, tra`altri trucchettio, SICURAMENTE si metteva il profumo addosso. Io ho avuto in mano la boccetta che Lui teneva ( come " liquido per pulire gli occhiali "..! ) sempre con Lui.. Avete una spiegazione mistica anche per questo ?"<br /> Commento n°4 inviato da Luigi il 30/05/2012 alle 09h42<br /> <br /> Caro Luca penso che non manchi più nulla alle accuse-testimonianze di Luigi.
N
Mi sono accorto solo questa sera che nella canzone di Mango "E mi basta il mare", da me dedicata a Giò, nell'ultima strofa recita " silenzio intenso e baci vuoi" . Giò si riallaccia a quella strofa e parla del bacio. Ma se voi avete letto le accuse presenti nell'articolo di Sandro Magister mosse dall'ex-seminarista, questi dice “Padre Gino baciava e nello stesso tempo diceva cose belle e sante: 'Lasciati toccare da Dio. Amare non vuol dire peccare'. Caro Luca adesso capisci che Giò non può che essere Padre Gino. Tutto ciò che egli dice si collega alle accuse mosse contro di lui. Dietro questo messaggio di Giò c'è sì il peccatore Gino, ma c'è anche la furbizia del santo. Chi ha orecchie per intendere intenda. Dunque Padre Gino baciava o baciava e toccava? <br /> E' vero, anche il bacio può essere pedofilia ma se questo bacio fu un inciampo, può essere la pedofilia considerata un inciampo? Hanss del sito http://laici.forumcommunity.net/?t=45794459#entry319295844 lo considera un crimine e non un inciampo.Quindi chi ha esagerato o minimizzato? Caro Luca io voglio andare fino in fondo alla questione e non mi do pace, perché Giò ha scritto a me e non a te. Quindi mettiti cortesemente a disposizione di Giò e cerca di entrare nel suo spirito. Speriamo che Monsignor Charamsa ci dia una mano.<br /> Riccardo Fontana
N
A tutte le accuse mosse contro Padre Gino Burresi oppongo la confessione di Giò, alias Padre Gino, e chiedo a chi conosce i fatti, compreso Monsignor Charamsa, che all'epoca era già officiale presso la Congregazione per la Dottrina della Fede accanto al suo Prefetto Cardinale Joseph Ratzinger come siano andate le cose, cioè i retroscena della vicenda, anticipandoci magari qualche scottante verità contenuta nel libro che monsignor Charamsa intende dare prossimamente alle stampe sugli scandali vaticani.<br /> Dunque per ricapitolare Giò scrive il 2 aprile 2011:<br /> <br /> Giò04/02/2011 14:27<br /> <br /> "Sono dentro,<br /> donna o uomo che vive li<br /> nel seno di questa chiesa.<br /> Da me amata,<br /> desiderata e capita...<br /> Sono dentro.<br /> Mi manca aria,<br /> Aspetto l'alba,<br /> Vedo tramonto.<br /> La chiesa dei cardinali<br /> madri per gioielli,<br /> matrigne per l'amore.<br /> Ho inciampato<br /> e la chiesa non mi sta<br /> raccogliendo.<br /> Solitudine a me dona,<br /> a lei che avevo chiesto<br /> Maternità.<br /> E l'anima mia,<br /> Povera,<br /> Riconosce lo sbaglio<br /> di aver scelto il dentro e,<br /> Vorrei uscire<br /> ma dentro dovrò stare,<br /> per la madre<br /> che non accetta,<br /> Il bene del vero<br /> che ho scoperto<br /> per l'anima mia.<br /> <br /> Chiesa,<br /> Antica e poco nuova,<br /> Barca in alto mare,<br /> Getta le reti<br /> Su chi ti chiede maternità.<br /> Madre o matrigna,<br /> per me oggi<br /> barca in alto mare<br /> che teme solo di<br /> Affondare!<br /> Matrigna."<br /> <br /> Io gli rispondo :<br /> nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana04/03/2011 19:48<br /> <br /> <br /> <br /> "Caro Giò, sento sulla mia pelle e dentro le mie viscere la tua sofferenza. Sia per te <br /> un balsamo questa canzone d'amore che ti dedico e ti canto a squarciagola. Ti abbraccio e ti <br /> tengo sul mio cuore materno.<br /> <br /> <br /> Riccardo"<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br /> E Mi Basta Il Mare<br /> <br /> <br /> Mango<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br /> E mi basta il mare<br /> e mi basti tu,<br /> sei tu mio sole alto,<br /> anche se l'immenso non c'è<br /> puoi pensarmi adesso<br /> che ti penso anch'io<br /> sospiro chiaro,<br /> l'alba che sai,<br /> mia ruggine mai<br /> anche se volessi odiarti,<br /> io ti amerei sempre<br /> per sempre...<br /> <br /> Tu sei per me<br /> quell'attimo che cercavo davvero,<br /> oh vento che sai consigliami,<br /> attento, non svegliarla,<br /> senti,<br /> senti l'amore che è in me,<br /> confondilo con lei<br /> tu sei per me quell'attimo...<br /> che fugge ma non fugge mai,<br /> rosso tramonto i seni tuoi<br /> <br /> E mi basta il mare<br /> e mi basti tu,<br /> di sabbia nera cadi su me<br /> sporcando i miei se<br /> pioggia forte a cielo aperto<br /> mi bagnerai,<br /> sei tu il mio tempo<br /> <br /> Tu sei per me<br /> quell'attimo che cercavo davvero,<br /> oh vento che sai consigliami,<br /> attento, non sbagliarti<br /> senti,<br /> senti l'amore che è in me...<br /> tu sai...<br /> che sei per me quell'attimo...<br /> tu sei per me<br /> quell'attimo<br /> che fugge ma non fugge mai,<br /> silenzio intenso e baci vuoi<br /> <br /> E la replica di Giò è:<br /> giò04/03/2011 20:22<br /> <br /> "ti ringrazio riccardo!<br /> Sono felice di averti vicino!<br /> Questa sera mi tocco in silenzio il labbro superiore,li ho sempre trovato il desiderio di un bacio che,nel tempo gli ho negato e oggi è ancor più desiderato.<br /> Ti ringrazio anche per la canzone che porta piacere alla sofferenza.<br /> Accolgo l'abbraccio materno.<br /> G"<br /> <br /> Secondo voi perché Giò parla di un bacio che nel tempo ha negato al suo labbro? Forse che l'inciampo consiste in un bacio? <br /> Quindi Padre Gino non avrebbe toccato i ragazzi ex-seminaristi consumando con loro atti omosessuali?<br /> Si trattò solo di un bacio? Monsignor Charamsa ricorda qualcosa di questa vicenda? Ed è vero che il cardinale Joseph Ratzinger ha aiutato molto padre Gino a fondare la sua nuova congregazione dei servi del cuore immacolato di maria su ordine di Papa Giovanni Paolo II con frequenti visite a Montignoso, salvo poi condannarlo con il decreto del 27 maggio 2005 una volta diventato papa. Ed è vero che monsignor William Levada, il nuovo Prefetto della Congregazione della fede sotto il papato di Ratzinger si sarebbe vendicato di padre Gino Burresi, perché Levada all'epoca superiore degli oblati di maria vergine fu deposto dal suo incarico quando Padre Gino fu appoggiato dalla segreteria di stato vaticana? Chi sono i cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore a cui fa riferimento Giò? C'è stato forse da parte loro un complotto contro Padre Gino, strumentalizzando il suo inciampo ( un bacio )? Monsignor Charamsa avrebbe il coraggio di fare un secondo coming out per aiutare Padre Burresi? <br /> Grazie dell'attenzione e vi prego: scoperchiamo le pentole e vediamo cosa ci bolle dentro. Chissà che anche da esse non fuoriesca qualche cosa di scottante. In fondo il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.<br /> Riccardo Fontana
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Ciao Luca! Ti raccomando vivamente di credere finalmente al messaggio di Giò, alias Padre Gino. Qui è lui stesso che parla e non per interposta persona. <br /> Ti allego qui di seguito un articolo in inglese di Ricky Salbato, presente sul web. E' il risultato dell'esame di un sopralluogo fatto a San Vittorino all'epoca dei fatti e ordinato dal Vaticano. Di fronte a queste testimonianze c'è da inorridire. La condanna di Padre Gino Burresi è stata emessa anche alla luce di quanto sotto esposto. Padre Gino è veramente inguaiato e probabilmente solo Giò lo può salvare.<br /> Giò è la verità che si fa poesia ma tu non vedi più in là del tuo naso.<br /> <br /> http://www.unitypublishing.com/Apparitions/Geno.html<br /> <br /> Testing the Spirit<br /> <br /> of<br /> <br /> Brother "Father" Gino<br /> <br /> <br /> <br /> After spending twenty-two weeks with Father Gino at the time of the Church investigation, this is the results of my investigation, an investigation that spans ten years. I was there in San Vittorino and in Mondo Migliore, Rocca De Papa, Italy, when the investigations by the Church were taking place regarding charges against him by the seminarians and women postulants.<br /> <br /> My first experience with Father Gino goes way back to when he was Brother Gino. I received a pamphlet telling his story. It claimed that he had acquired the stigmata on the day Padre Pio died. He was reported to be very humble. He did not want to be a priest, did not like to talk to people, and simply prayed all the time.<br /> <br /> He lived in Italy and belonged to one of the finest orders of priests and brothers in the world today, The Oblates of the Virgin Mary--OMV. The brochure told of miracles: multiplication of rosaries, cures, etc.<br /> <br /> Over the years I kept track of this man and believed in him. The biggest reason for believing is that one of our favorite priests in the world was the writer of his story. Many years ago I spent four days with this writer, Father Robert Fox. I listened to all his stories about the then (Brother) Gino. I read Father Fox’s book and other pamphlets on Brother Gino. There was only one problem. His stigmata was in the wrists.<br /> <br /> STIGMATA<br /> <br /> Many of us owe to Padre Pio the fact that we are and have stayed Catholic. I have studied the stigmata of over 300 stigmatists. I have in our office a life-size picture of the Shroud of Turin. I studied all the books of the Shroud. It is from the scientific evidence of the Shroud and the 360 stigmatists throughout history that made me dubious, to say the least, about Gino.<br /> <br /> First of all, I studied all the doctors’ reports about the Shroud of Turin. We know that it was the common practice of Romans to nail in the wrists. We know that the Shroud has a large blood-clot on the wrist. We also read that it was the doctors’ conclusion that Christ was nailed in the wrists.<br /> <br /> But we also know the Scriptures. In the Hebrew, Aramaic, and Latin languages there are distinct words for wrist and hand, and yet John 20:27 and Psalm 21:17 reads "hands". In the Greek the word hand includes wrist. But if you go back to the Old Testament in Hebrew, the word is always "hand". You must also be impressed by the fact that all the 360 stigmatists in history, not only had the stigmata in the hands but also had them in the same way, not round but three edged.<br /> <br /> We are also aware of many false stigmatists, like Magdalen of the Cross in the 16th Century, who not only fooled the hundreds of priests and nuns she lived with, but fooled her own bishop. Only exorcism saved her soul at the last year of her life.<br /> <br /> Pope Benedict XIV's criteria of discernment regarding the stigmata also becomes interesting when you consider that 360 stigmatists have been approved by the Church using this criteria:<br /> <br /> 1) "The stigmata are localized in the very spots where Our Lord received the five wounds...<br /> <br /> 2) Generally, the wounds bleed afresh and the pains recur on the days or during the seasons which recall the Savior's Passion ...<br /> <br /> 3) The wounds do not become infected, and the blood which flows from them is pure, while the slightest natural lesion in some other part of the body develops pus ... etc."<br /> <br /> Yes, the Shroud of Turin shows large blood-clots on the wrist, but listen to the words of Anne Catherine Emmerich, Book 4, Pages 271-274:<br /> <br /> EMMERICH<br /> <br /> "Jesus was now stretched on the cross by the executioners. He had lain Himself upon it; but they pushed Him lower down into the hollow places, rudely drew His right hand to the hole for the nail in the right arm of the cross and tied His wrist fast. One knelt on His sacred breast and held the closing HAND flat; another placed the long, thick nail, which had been filed to a sharp point, upon the PALM OF HIS SACRED HAND, and struck furious blows with the iron hammer.<br /> <br /> "A sweet, clear, spasmodic cry of anguish broke from the Lord's lips, and His blood spurted out upon the arms of the executioners. The muscles and ligaments of THE HAND had been torn by the THREE-EDGED NAIL, driven into the narrow hole.<br /> <br /> "After nailing Our Lord's right hand, the crucifiers found that His left, which also was fastened to the cross-piece, did not reach to the hole made for the nail, for they had bored a good two inches from the finger tips. They consequently unbound Jesus' arm from the cross, wound cords around it and, with their feet supported firmly against the cross, pulled it forward until the hand reached the hole. Now, kneeling on the arm and breast of the Lord, they fastened the arm again on the beam, and hammered the second nail through the left HAND."<br /> <br /> Remember, God does not contradict Himself, and His true seers will not contradict each other. Now, let us read the same account by the visions of Therese Neumann, Pages 171-178. See References:<br /> <br /> NEUMANN<br /> <br /> "The policemen then throw the Savior down onto the cross and bind him tightly around the hips. Then they tie his right arm tightly against the crossbeam, close to the WRIST, and drive a nail through his right HAND into the prepared hole. When they come to the left hand, they find that the hole had been bored too far out. They tie a rope around his WRIST, and while one of them kneels on his right arm, the others pull until his hand reaches the hole. In performing this operation they wrench his arm out of the shoulder socket. Then this arm too is tied tight to the wood and the nail is driven through the HAND. Therese can hear the individual blows of the hammer. Every time the nail bites into the hand, she jerks her knees up under the covers. From the wounds and the marks of the stigma fresh blood flows. Her fingers, curved inward over her PALMS, are moving convulsively throughout the vision ... Meantime, rivulets of blood have been flowing FROM THE STIGMA ON THE INNER AND OUTER SURFACE OF THE HANDS, COMING TOGETHER IN THE VICINITY OF THE WRISTS AND DRYING THERE."<br /> <br /> Now let us look at the Shroud of Turin keeping in mind that both seers saw the cross-beams up in the shape of a "Y", the hands tied at the wrists, and nailed in the hands. Also keep in mind the way the blood flowed on Neumann's hands [from the palm to the wrist].<br /> <br /> THE SHROUD<br /> <br /> The shroud shows a small blood clot on the back of the palm of the hand, then a line of blood to the wrist and a large blood clot on the wrist. Not only that, but there is a long blood clot down the arm. This blood is straight on one side and jagged on the other.<br /> <br /> In 1982 I started doubting Gino. We studied Emmerich, Neumann and the Shroud. I made crucifixes in clay, in wood, and even put live people on a cross to see if what the mystics said could be true. Then I knew.<br /> <br /> IT WAS NOT POSSIBLE FOR OUR LORD TO HAVE BEEN NAILED IN THE WRISTS.<br /> <br /> If the cross-beams were straight as most crucifixes show, and He was nailed in the wrists, the blood would flow from the wrist down--not towards the hand. If, however, He was nailed in the hand and tied at the wrist with the cross-beams up, the blood would flow from the hand to the rope at the wrist and coagulate there.<br /> <br /> Then there is the problem of the stain on the arm. The only way that blood stain could have occurred is if His arm was tied tightly to the beam. Then the blood would flow down the arm in the shape of a "V" between the arm and the beam. It would be straight on one side [the side where the arm and beam come together] and irregular on the other.<br /> <br /> If, however, his hands and arms were on the top of the side beams and tied only at the wrists, it could easily hold all His weight and account for the arm blood stain. True science must take into account all observable facts. The blood stain in the hand and the "V" stain on the arm leave no other conclusion.<br /> <br /> Before we go on we must establish that the Holy Shroud of Turin is really the cloth that was wrapped around Christ at His death. You may remember that it was dated using the Carbon 14 dating method and was found to be only 500 years old. Even the Vatican said that if the Carbon 14 method was correct, it is not the Shroud of Christ. Here are the facts compiled from the investigation of "The Catholic Counter-Reformation of the Twentieth Century", and published in April 1991.<br /> <br /> SHROUD INVESTIGATION<br /> <br /> In 1981, "the Shroud of Turin Research Project" published in detail their main conclusions. Not the least trace of paint had been detected on the Shroud, but instead the cloth had been stained with real human blood from a real human body which had suffered all the torments of Christ's Passion. The markings composing the image had been scorched onto the cloth in an instant of most intense heat from a body which was, temporarily at least, weightless!<br /> <br /> On the basis of the 48 classes of pollen tested on the Shroud, the team affirmed that the linen cloth dated back to Palestine 2,000 years ago.<br /> <br /> The team of "the Shroud of Turin Research Project" had taken the first steps (in 1979) towards gaining authorization for a radiocarbon dating of the Holy Shroud. On the 18th of March 1983, the Shroud's owner, Umberto II, the exiled King of Italy, died, bequeathing the Shroud to the Holy See. Pope John Paul II appointed the Archbishop of Turin as the Shroud's Pontifical Custodian.<br /> <br /> THE FRAUD<br /> <br /> No doubt that the Shroud of Turin Research Project’s findings made the same reaction with anti-Christian scientists that the finding of Noah’s Ark did. They determined that, at any cost, the findings must be discredited. But how? They needed a fraud like the "Piltdown Man". It was decided that this would best be done by giving it radiocarbon dating, but not by the same research team. With an "authoritative" dating, the Shroud could be changed overnight into just another scandal. The task then was to get control of that project away from the research team, to get the desired result.<br /> <br /> In July 1982 the Trustees of the British Museum placed Dr. Michael Tite, Director of the Museum's Research Laboratory, in charge of their campaign to "get" the Shroud. They convinced the Vatican that they and they alone would do the dating, leaving the Research team out in the cold. Even the Vatican Scientific team was not allowed in the project. How they convinced the Vatican of this is another story involving a Cardinal.<br /> <br /> Dr. Tite then went about looking for a piece of cloth from the 14th century to be used in the fraud. With the help of Dr. Evin, they pulled some tufts out of a cape worn by St. Louis.<br /> <br /> Meanwhile Dr. Tite had acquired from the Victoria and Albert Museum a 10 mm. by 70 mm. strip of 14th century cloth which he had cut into three equal pieces. These he placed in each "Sample 3" cylinder - to be switched later with each "Sample 1" cylinder containing the Shroud piece. ("Sample 3" was nominally from the mummy of an Egyptian child buried during the reign of the Emperor Hadrian (r. 117 to 138 A D)<br /> <br /> At Turin on 21 April Dr. Tite ordered a strip the same size as the fraud to be cut from the Shroud. But the cutter, Giovanni Riggi, cut a strip which he then cut into two pieces. The smaller piece was kept as a "reserve" by Riggi while the larger was cut into four pieces. (It was this piece kept by Riggi that proved the fraud.)<br /> <br /> "Cleopatra's mummy" (in fact the Shroud) was dated by the three laboratories, at 9 B C to 78 A D. The forged piece, (now called the Shroud) dated between 1300 and 1400 A D.<br /> <br /> On 13 October 1988 Cardinal Ballestrero announced that the Shroud had been shown by radiocarbon dating to be a forgery.<br /> <br /> (Note: We firmly believed in the Shroud of Turin from the beginning. When we heard that they were going to carbon-14 date the Shroud, we expected it to work, since carbon-14 dating does work up to 5000 years. After that it cannot work, since it assumes that the ozone, oxygen, heat, and ice are the same today as they were the same 5000 plus years ago. But that is another story.)<br /> <br /> Condensed from the writings of D. J. McDonnell.<br /> <br /> BACK TO GENO<br /> <br /> Anyway, with overwhelming evidence that the visions of Therese Neumann and Catherine Emmerich were true, and with the Shroud of Turin, we concluded that there was something wrong with Gino. I flew to Fatima, then to Lourdes, then to Rome, and finally to San Vittorino, Italy.<br /> <br /> On the way to San Vittorino on a bus, I met two young girls. One was going to San Vittorino to become one of Father Gino's newly formed "Sisters of the Oblates of the Virgin Mary of Fatima". The other was a friend riding with her. I told them I was were going to Vittorino to investigate Gino and to write about him.<br /> <br /> "Actually," I said, "I do not investigate miracles of God, but miracles of Satan."<br /> <br /> When I said that, the two girls got a frightened look on their faces. They moved away from me and would not talk anymore. They were truly frightened.<br /> <br /> I spent four days with Father Gino at San Vittorino. I attended his Masses, went to the audiences he gave after the Masses, talked to his supporters, watched the postulate nuns and seminarians, walked around the town.<br /> <br /> I saw Gino (who is a very tall man with cut-off gloves on his hands to cover his stigmata) get violently mad at some old lady who wanted his prayers. In the book store I watched the novice nuns. They were putting away books and praying the Rosary out loud as they did so. They never smiled. They never looked at the visitors. The "Mother Master" watched the nuns very carefully to make sure they never looked my way. I compared them to Mother Teresa's Daughters of Charity, who are always smiling or laughing. These nuns were afraid of the superior and of themselves.<br /> <br /> An old lay-woman helped me and sold me some statues of Our Lady of Fatima and a picture of the statue in the church showing how it had moved its head upward. I left them with her so that Father Gino could bless them.<br /> <br /> Outside the grounds of San Vittorino was an old building about to fall apart. Inside it was an orphanage with only one beautiful nun. The poverty was enormous, but the nun was always smiling and working. Inside San Vittorino was a lot of wealth but no joy. Why was Gino and those nuns in there not helping these children? Somehow I knew that this nun and this orphanage was of God. But inside the Shrine of San Vittorino, it was not.<br /> <br /> I could not prove it. It was only a feeling. But we knew. I wrote down my ideas and put them away, but could not publish a feeling. I needed proof. Four years later, I would get it.<br /> <br /> I got a call from Canada. A lady had read one of our books and wanted to know what we thought about Gino. We told her that we were not free to say anything, since we had no proof. She said she only wanted our feelings about him. We told her that we felt that he was not of God.<br /> <br /> "I think you are wise people." she said. "My son is a seminarian there. He just came home. He is not going back. He has never thought Gino was anything special. Would you like to talk to him?"<br /> <br /> We did. Through him we met another seminarian who became a close friend. The Canadian family began to write to us every week We received more information from another part of the United States. There was a major problem.<br /> <br /> Just before Christmas of 1988 we flew to Rome. We arrived at St. Helen's in Rome just as the American seminarians were packing up everything they had.<br /> <br /> The American seminarians were being moved to Mondo Migliore in Rocca De Papa. The Italians were being moved to St. Helen's. San Vittorino was closed down. We stayed with the seminarians for TEN DAYS.<br /> <br /> In 1989 we went back to Mondo Migliore and stayed TEN WEEKS with the seminarians and their superiors. We ate with them. We slept with them. We prayed with them. We can say without any doubt that we know them.<br /> <br /> Now we had all the proof we needed. This was one of the biggest stories in Church history. Not only that, it was the perfect example of how a false mystic could fool even those who are good priests and nuns, even those living with them.<br /> <br /> STIGMATA<br /> <br /> Gino, first of all and most important, does not have a STIGMATA. He has birthmarks all over his body. He has two birthmarks on the back side of his wrists -- nothing in the palms. Never have these birth-marks opened. Never have they bled. Never has anyone seen anything unusual. Several of the seminarians have watched him during his so-called Holy Friday passion. All they can say about it is that it was poor play-acting.<br /> <br /> One priest, who lived with Gino for four years and witnessed the so-called passion of Gino, saw the gloves removed one time. There were scars. However, they looked as though they were made with a razor blade to draw blood and then allowed to dry. Another priest said that he noticed that the scars were not in the same place from one year to the next.<br /> <br /> The Oblates have three formation houses in Rome. One is in the City at St. Helen's. Another is Mondo Migliore, at Rocca De Papa. The one at Rocca De Papa is large and was purchased in 1980 for a retreat house. The third house is San Vittorino. In 1960 Gino found this property. He received private donations, permission from his superiors, and he started construction.<br /> <br /> In 1971 four Americans went to Rome looking for a good seminary. It is not unknown that one can lose his faith in an American seminary. These boys ran into Gino because of a car accident. He suggested the Oblates. From them the word spread and in 1972 fifty to sixty American and Canadian boys went to Rome to join the Oblates. In those first years all the seminarians were from America and Canada.<br /> <br /> Right from the beginning, however, the Americans were not fooled by Gino. Italian boys came into the order. Gino could communicate better with them.<br /> <br /> In those years Gino was not a priest. He was a brother. Somehow he became a priest without ever going to school. It is claimed that he had a private instructor. Whatever! He is now a priest, but was never ordained by his own bishop.<br /> <br /> THE NUNS<br /> <br /> The reputation of the Oblates spread to the young girls in America. Gino wanted to start an order of nuns. He received permission from the local bishop (not his bishop) for a religious order of nuns. Anyone who knows about these things will find that a bit unusual. It is (the nuns) the only locally controlled "religious" order in the world. It is not a diocesan order.<br /> <br /> Gino started this order of nuns and controlled their entire formation himself. He directed everything with an iron hand, even though he was not [and is not] the superior of anyone.<br /> <br /> Millions of dollars poured into the center. People from all over the world visited it as another Marian Shrine. Miracles were often claimed. We interviewed over 50 boys who lived with him from four to eight years. Not one ever saw a miracle.<br /> <br /> We asked about the odor of perfume, since we had smelled it ourselves from a cloth of Gino in the United States. They told us that there was this odor often; however, [as one priest told us] they found bottles of perfume in his room. They also noticed that statues that had this odor would become sticky after the odor went away.<br /> <br /> THE PAINTINGS<br /> <br /> His supporters have made a big thing out of the paintings Gino is supposed to have painted. They told us that he would go to his room at night, come out the next day with a complete painting finished. There was no paint on him, no paint brushes seen, and no one has ever seen him paint them. These paintings are all over the place. We have copies of sixteen of them. We were asked what we thought of the paintings.<br /> <br /> "The nicest thing we can say is that he is a very poor artist. The worst thing we can say is that they look Diabolical."<br /> <br /> The kids who asked us the question agreed. Anyone who looks at them would have to agree. But until the end it had not dawned on them. Gino is very charismatic. Most of the investigators believe that an old woman friend of Gino did the paintings. She died in 1988. There have been no paintings since. One priest told us that Gino could paint but the style he painted in was totally different. They also saw packages in his room that looked like they could contain paintings.<br /> <br /> THE INVESTIGATION<br /> <br /> For years the superiors suspected something wrong, but Gino was too clever. He had bishops eating out of his hand. The Arch-Bishop of the Sacred Congregation for Religious at the Vatican, Vincent Figiolo, was going to him for confession.<br /> <br /> Although, not in his name, Gino controlled the money. There were more new postulates than ever before. There was more money. Because of this, his superiors overlooked a great deal of problems. It was not entirely their fault. But without direct proof, they bowed to the evidence of the so-called fruits of his followers: more new postulates, more money, more confessions, more prayers, more visitors, more everything.<br /> <br /> From the 1960s testimonials with very compelling evidence of sexual misconduct were sent to the Vatican. These documents were buried in the archives by Gino supporters. Civil cases regarding money were documented. In 1972 a new case regarding homosexual conduct was sent to the superiors.<br /> <br /> HOMOSEXUAL<br /> <br /> But it was not until 1989 that these testimonials finally came to light. In 1988 two seminarians came forward and testified about homosexual conduct on behalf of Gino. They signed testimonials and had them witnessed. The superior of the community was informed. They decided to just watch and listen.<br /> <br /> Later in 1988 [about April] three more boys came forward and testified to homosexual conduct by Gino. They also signed the statements. All these were taken to the Superior General. A Council was called. The information was evaluated. The boys were questioned. Within a week four more seminarians came forward to testify. They signed statements. In America other cases from years before came to light.<br /> <br /> Unsolicited cases regarding sexual misconduct of the nuns arrived in Rome from ex-nuns in America. Stories of mental and verbal coercion were told. Many cases of Gino violating the sanctity of the confessional were documented. Ex-nuns were being treated by Psychiatrists. They were being deprogrammed by cult experts.<br /> <br /> An Apostolic Visitor from the Vatican was assigned to the house. All the documents were sent to the Vatican.<br /> <br /> When Gino's superiors finally decided to act, they had to be very careful. They could not make any mistakes. Gino had supporters even in the Vatican. He was, and he knew it, more powerful than his own superiors. He was the reason for the growth of the community.<br /> <br /> They were very patient and meticulous in gathering information about him. They assembled the testimonials about homosexual activity and the unsolicited documents from ex-nuns about sexual and mental abuse. They documented misappropriated funds and violations of the confessional.<br /> <br /> REMOVED<br /> <br /> On June 6th of 1988 they censored Gino and ordered him to leave until everything could be investigated. He was sent to the Lorredo house in Austria. Postulants and nuns were not permitted to see him.<br /> <br /> Father Gino pretended to be obedient but made calls to the Italian seminarians and the nuns. He asked for them to help him secretly. They did. Because of an illness he was sent to the summer camp of the Oblates near Florence. He continued communications with the Italians and the nuns by phone against orders.<br /> <br /> The Oblate Sisters were so well controlled by Gino, they were blind to the evidence. The Italian seminarians were in his control. Everything began falling apart. Verbal fights between seminarians and superiors became common.<br /> <br /> The Italian seminarians wire-tapped the superior’s phone. Other superiors were called and given death threats. Intimidations were written on the walls of the superiors’ rooms. Even the nuns called the superiors to express their hatred in very UNCHRISTIAN language. One nun said:<br /> <br /> "Even if the Pope said Gino was bad, I would not believe it. I would choose Gino over God."<br /> <br /> Rumors spread that Gino was going to return to San Vittorino, and 50 buses were chartered to handle the crowds of people who wanted to go [just from around Rome]. They were canceled. It is claimed by some of the seminarians that Gino [with the help of the nuns] took $10,000,000 out of San Vittorino and placed it into a private account before he left.<br /> <br /> UNITY?<br /> <br /> We arrived at St. Helen's late at night the week before Christmas [1989]. Everyone was packing their belongings. Italians were moving into rooms and Americans were moving out. The order was being divided into two factions to keep the peace. The followers of Gino were moved to St. Helen's. Those who obeyed the superiors were moved to Mondo Migliore. San Vittorino was closed. We stayed that night at St. Helen's and moved the next day with the Americans to Mondo Migliore. We went back to St. Helen's Christmas night for the midnight Mass. We gathered up documents and talked to the superiors, the Italians, the Americans and to a Cardinal.<br /> <br /> Eventually those who did not follow Gino were sent to Boston to protect their vocation. During the peak of the problems an Oblate seminarian, Joe Dwight, [now a priest in Rome] wrote regarding Gino followers:<br /> <br /> "If their motives were good and their aim was the glory of God and love of neighbor, then they would use virtuous means, but this is certainly not the case.<br /> <br /> "There is open rebellion and anarchy at our house of the first and second year theology students, Mondo Migliore, and this rebellion and anarchy is growing. At this house the students are younger than at my house, St. Helen's. At Mondo Migliore, the loyal followers of Fr. Gino have reached the point of outright, blatant disobedience and even harassment toward their superiors and toward their fellow Oblate students who do not seem to show staunch support of Fr. Gino."<br /> <br /> "What does he mean by harassment? How about phone-tapping, refusing to work, talking about students and superiors behind their back, shunning them at recreation. The nuns and the seminarians, who support Gino, will not even look at the evidence. Gino has become the last word. They will choose him over the Church. They will choose him over God.<br /> <br /> "I blame the superiors in one way, and I know them very well. They are kind and gentle. They are prayerful, full of compassion, patient, forgiving. And that is the problem. When they should have been strict, even dismissing the trouble-makers, they were not. Even when they knew about homosexual activities, they did not act right away. I talked to one of these victims. His life will never be the same again."<br /> <br /> Joe Dwight was in his last year for his License on "Cults and New Religious Movements". But now, he is not even an Oblate. The Oblates wanted to keep everything quiet in order to not stop new postulates, but they were afraid that Joe would not be silent. He was removed. He eventually became a priest in another order.<br /> <br /> APING PADRE PIO<br /> <br /> Many attribute these things to fraud and the charismatic qualities of Gino. We do not. He has too much hypnotic control over the nuns and some of the boys. He has power. Some of those we talked with told of his ability to know hidden secrets about people that could not have been known by anyone. This cannot be fraud. Where did he get this power? We don’t yet know, but we do know why. If you want to go to San Giovanni Rotondo and see the home of Padre Pio, you must go to Rome and take a train south. If you decide to see Gino, you must go to Rome and take a bus north. If you go to San Vittorino, you will never get to San Giovanni. For many years there were tours of Fatima, Lourdes, and San Giovanni. Then these tours became Fatima, Lourdes, and San Vittorino. Get the point?<br /> <br /> THE CULT OF NUNS<br /> <br /> The Oblate Sisters of the Virgin Mary of Fatima are more under his control than the boys, but the cult control methods are the same.<br /> <br /> Gino [in order to have absolute control] uses a variety of abusive behaviors towards the sisters. He insists on extremely rigorous discipline, and exhibits behaviors otherwise cult-like in their manifestation.<br /> <br /> Many of the postulant nuns were received into the order with NO SCREENING at all, having only corresponded with Fr. Gino, who told them to come, that it was God's will that they come.<br /> <br /> Once there, they lived in crowded conditions, in apartments at first, until the house for the postulants was ready. They rose early, prayed the liturgy of the Hours, Rosary, and some reading, sewing, and an hour walk everyday, though the rest of the time they were not allowed out of the apartment. Silence was maintained during two periods of the day. All talk was to be about spiritual things.<br /> <br /> When the programming began in earnest, the basic idea was to understand and live the spirit of the order, and especially of the founder, Fr. Gino. No other spiritual reading was allowed except what Gino wrote.<br /> <br /> Gino was explicitly referred to as "THE PROPHET SENT BY GOD IN THE PRESENT AGE." According to the myths of the group, at earlier times, e.g. the Old Testament, there was a string of prophets up to and including John the Baptist, and then a string of Saints up to the present, speaking for God, and in this present age, it is Gino.<br /> <br /> Postulants were told to give up all old interests no matter how talented they might be in these things. But more significantly was the mind style that the group adopted. The phrase<br /> <br /> "DON'T THINK, the Devil can use that" was emphasized in the extreme. In order to keep not thinking, the rosary was to be constantly recited in one's mind to avoid the temptations, e.g. to leave, TO QUESTION AUTHORITY. Fr. Gino's talks were taped and constantly re-played. There were daily talks on the spirit of the order, one for an hour just before lunch, another for three hours in the late afternoon.<br /> <br /> Some of the nuns testified that their experience of not thinking was so total that THEY FORGOT THEIR OWN NAMES AND THE NAMES OF FAMILY MEMBERS. Glowing letters were sent home to their families, which were according to the format approved by the superiors. All mail was opened by the superiors. SOME LETTERS WERE NEVER DELIVERED.<br /> <br /> No one was allowed to keep any thought or feeling "private". Rather, they had to disclose all to their superior. So the superiors had complete and intimate knowledge of every thought and feeling of each of their charges. And the people above them, the "Mother Master", the Mother General, and Fr. Gino, all knew or had access to the details of these personal disclosures. Among the superiors and Gino nothing was confidential, not even confession.<br /> <br /> Once in the Novitiate, the sisters were given THE RULE, which was to be kept SECRET. THE SECRET was from the postulants, from their families, from other "seculars", and especially from PRIESTS AND BISHOPS, who were ignorant of many of the dynamics of the group. The rule was a list of things for which permission was to be obtained. The list was comprehensive. No one was to show initiative, as that would admit of disobedience. Therefore, permission was needed in all things.<br /> <br /> In one extreme case, a fire was burning on an adjacent property and coming toward the convent. One sister went to the Mother General, waited obediently for her to finish a conversation, and said,<br /> <br /> "M.G. there is a fire outside the window. What should we do?"<br /> <br /> M.G. called the fire department. Now do you understand the followers of Jim Jones?<br /> <br /> Fr. Gino, holding such a high place in the economy of salvation, had special favors. There is a special cupboard for food for him, he had a special coffee service, silver tray, etc. He lived very comfortably. He had a van for his personal use, WHICH HIS OWN SUPERIORS DID NOT KNOW ABOUT, as it was kept on the sisters’ property. He had thousands of dollars [kept for him by the sisters] and AGAIN WITHOUT GINO'S SUPERIOR'S CONSENT. He often went on "missions", which were, in fact, vacations, the real purposes of them being UNKNOWN TO HIS SUPERIORS.<br /> <br /> When money was given to the sisters for various specified charitable purposes, it was generally put together with the money for Fr. Gino's use. Money brought and held for the postulants was used indiscriminately for various purposes of the community.<br /> <br /> One postulant, who decided to leave the group, WAS THREATENED WITH THE SURGICAL REMOVAL OF HER UTERUS. She was also worried about her sister, who had become a postulant also and was starting to "become like me". She secretly used the phone to call and arrange for her trip home.<br /> <br /> Anyone who left was considered evil. They may be wonderful one day, but they were not allowed to leave even for a good reason. Even the bishop is led to believe that everyone who ever left had a sick relative, illness, or whatever.<br /> <br /> There are documents from at least eight ex-nuns. Some of these girls complain that they have quit having feelings, that they suffer from periods of "spacing out", that they can't tell their families about any of the things they experienced. Some are plagued by an inability to make decisions, adapting a strategy of doing whatever seems to be what the person with them wants or accepts, unable to think for themselves.<br /> <br /> One of the girls said that she used to be very affectionate, but that she cannot touch people at all, not even shaking hands.<br /> <br /> The "Mother Master" of Gino's order of nuns administered special cups of chamomile tea, but her recipes included adding several drops of LIQUID VALIUM.<br /> <br /> This was given to sisters who were particularly stressed out, most especially THOSE WHO WERE CONSIDERING LEAVING. The Mother Master's brother was a physician and gave her whatever medicines she wanted.<br /> <br /> Touching was avoided [not so much as a sexual prohibition] but rather as a device that the group used to keep emotional communication severed, so that Oblates would be emotionally dependent on the controlling people. Mother Master was allowed to touch others, as superior to them. Higher-ups on the same level weren't allowed to touch each other. However, Gino was allowed to touch as you will soon see.<br /> <br /> AUTO-SUGGESTION<br /> <br /> Gino's power of auto-suggestion over the girls was so complete that he bragged about it. Once, with the help of one of the seminarians, he called the Mother General on the telephone to tell her that there was a MIRACLE HAPPENING OUTSIDE WITH THE SUN [like at Fatima] and she should go out and see it. She called all the sisters out to the portico in the back, where they could be seen by Gino and the seminarians. The sisters all "SAW THE SUN MOVING AROUND, THE STARS TOO, A GREAT MIRACLE, ETC. THE SISTERS WERE WORKED INTO A REAL FERVOR OF SWOONING AND SAYING, ‘O LORD! I AM NOT WORTHY OF SEEING THIS GREAT MIRACLE, ETC., ALL BELIEVING IT."<br /> <br /> Later, Gino called them up and told them that it was all a joke, and they all accepted it, without question. But what he did not know is that they actually did see what he said to see as a joke.<br /> <br /> GUILT<br /> <br /> The manipulation used on postulants was mostly guilt. People would be made to feel really guilty for disobeying the rules. The rationale went from how bad an example it would be, to raising questions about their eternal salvation.<br /> <br /> If they sat and rested when exhausted making beds in the 350-room hostel, they were guilty. To rest at all, they had to lock the doors so that no one would come in and find them.<br /> <br /> The "rules" were so constricting as to limit virtually every movement and constrict communication to the point that the superiors knew virtually everything going on. For example, if a sister wanted to borrow a pencil from another, she had to ask her Mother Master. If permission was granted, she would go to the sister, who would then have to go to the Mother Master to ask permission to give the pencil. Permission to go to the bathroom was sometimes denied as a form of discipline. If they needed to go at night, they could but had to tell the Mother Master in the morning.<br /> <br /> Fr. Gino taught the nuns that "marriage was a piece of flesh", and that "you can't trust anyone, only God".<br /> <br /> Letters received by members which the superiors deemed "upsetting" to the member were withheld from them and destroyed. [Harm to the vocation!]<br /> <br /> The idea of vocation was not what a girl or boy wanted, but what God demanded. Gino was the voice of God and he, and only he, knew what God demanded.<br /> <br /> PRIVILEGED<br /> <br /> The community had a SONG. Among the themes in this song is how:<br /> <br /> FR. GINO IS THE ONE TRUE LIGHT, THE GROUP IS THE BEST, THE GROUP WILL SAVE ITALY FROM COMMUNISM, ETC.<br /> <br /> Gino would suffer the three hours of Good Friday, and novices [women] and seminarians were "privileged" to watch him feel the torture. He would sometimes toss and turn, other times he would be still, sleeping. Each year he would select one privileged seminarian as his assistant to give his injections of ??"vitamin supplements"??<br /> <br /> HUMILIATED<br /> <br /> The girls were sometimes humiliated before the group for how they held a broom, how they cleaned their shoes, how they spoke Italian.<br /> <br /> In the Oblates, all the letters received were read aloud in the community recreation periods. The letters and the people who sent them were criticized. The postulants were criticized for causing the people to write such letters.<br /> <br /> Fr. Gino told the sisters that he had a vision of BVM [Our Lady of Sorrows] at the age of five. Gino had a book of his life in the possession of the sisters in the community, who were instructed to keep it hidden. He gave lectures to the sisters [taped] and sometimes told the sisters to turn off the recorders so that he could tell them things that are not to be heard by anyone except the sisters.<br /> <br /> Gino clamed to have an annual apparition of the BVM on May 13th each year. He claims that: THE VIRGIN MARY TELLS HIM THINGS ABOUT FORMER SISTERS WHO HAVE LEFT THE ORDER.<br /> <br /> Gino said that at a young age he was beaten by his communist aunt and uncle with whom he was staying at the time, causing one arm to be shorter than the other. In fact, he fell off a tractor causing that injury. The ex-nuns said that GINO TOLD ALL KINDS OF LIES ABOUT HIMSELF OVER THE YEARS.<br /> <br /> One postulant nun took only a small serving of pasta, feeling sick to her stomach. Sr. Jacenta [who many say is the power behind Gino in the order] then loaded her plate full of the pasta, and insisted she eat it. The girl said she would likely vomit if she did. Sr. Jacenta told her that if she did, it was because she was deliberately disobedient. So she ate and then had to throw up. Sr. Jacenta berated her in front of the community for her disobedience, and as a punishment, brought her a breaded piece of veal, and insisted she eat it. She tried to eat it, but couldn't chew it, feeling so sick. Sr. Jacenta insisted that she take more in. She did, but still couldn't chew it. Then Sr. Jacenta used the fork, forcing it into her mouth. Finally, she had to vomit again. She reported that she still cannot eat any red meat to this day.<br /> <br /> The "mystical manipulation" of both orders [girls and boys] was: to not think at all, to let the superiors do all the thinking, to not have a corporeal feeling of any kind, to not feel good about anything except the order. A typical cult technique.<br /> <br /> THE SEXUAL RELATIONS<br /> <br /> The way Gino would have sexual relations [whether with the boys or the girls] is interesting and typical of all cult leaders. If he heard [even in a confession] that someone had a temptation to sex [not a sin], he would call them to his room for a cure. He or she was told that God had given Gino the right and the power to rid one of these temptations. He would then undress them [boy or girl -- it did not matter to him]. He would then put his hands all over their bodies. [We will not go into the details that we have heard.] He was so charismatic and so intimidating, that some actually believed that God gave him this liberty. Others were too frightened to speak out. Some left the order but would not say a word for fear their families might hear about it. Some liked it. There are cases spanning twenty years.<br /> <br /> One thing we would like to add. We believe that Gino actually believes himself to be a messenger of God and Mary.<br /> <br /> 8,000,000 BELIEVERS<br /> <br /> We have spent a lot of time on Father Gino, but we know a great deal more about him. He is a great example of false mystics and the harm they can do. What concerns us the most is that throughout the world there are over 8,000,000 people who believe him to be a prophet. Not only that, but even when they read this, they will not change. They could write to Cardinal Ratzinger for the truth, but they will not. We will become the enemy of God and His Prophet.<br /> <br /> We told a very holy nun about the homosexual documents, the sex with the nuns, the money, the disobedience, and the faked stigmata. She said, "Maybe people are making this all up because they are jealous of him?" Sick! Sick! Sick! Please, Catholics, put your faith in the Church and not in mystics. Let the Church test the mystics for you. You are not prepared to do battle with Satan.
E
Potrei dire che conosco Burresi praticamente solo dall'articolo di Magister di qualche anno fa [1] e dal commento a firma "Hanss" [2], ma li ritengo credibili, ritengo - con lieve margine di errore (solo perché non posso scrutare i cuori) - che Burresi meriti esattamente quel che gli fu chiesto nel 2005.<br /> <br /> Per voi sarà una reazione pavloviana il dirmi che non si dovrebbe giudicare un uomo a partire da un solo articolo di un giornalista e una testimonianza anonima pescata su un forum in rete, ma...<br /> <br /> Il fatto è che tempo addietro ho avuto a che fare con un prete che ha fatto pressoché le stesse cose. Benvisto da tutti, e apparentemente campione di castità, si concedeva in alcune occasioni certe "confidenze" coi giovani che questi ultimi percepivano quantomeno come invadenti e inappropriate (perfino nella nostra epoca dove il senso del pudore è ridotto ormai ai minimi termini), e direi che spesso lui lo faceva perfino senza rendersene conto, come se fosse un'abitudine che gli si era radicata nell'anima da chissà quanti anni. Ricordo anche il caso di Mauro Inzoli, il prete che aveva meritevolmente fondato il Banco Alimentare, che aveva poi manifestato questo stesso tipo di comportamento, e quando la cosa venne a galla fu giustamente "spretato" (alla veneranda età di oltre sessant'anni, pur avendo fatto ammenda e chiesto perdono), e da qualche mese è in corso il processo.<br /> <br /> Con questo intendo dire tre cose, sperando di essere preso sul serio:<br /> <br /> 1) dico che è ben possibile che nel corso degli anni un uomo "tutto d'un pezzo" e magari pure "in fama di santità" possa acquisire proprio quel brutto vizio;<br /> <br /> 2) dico che tale brutto vizio è statisticamente propedeutico a certi crimini da macina al collo (e perciò non può essere oggetto di condoni totali);<br /> <br /> 3) dico che l'invocare misericordia senza suoi pubblici e convincenti segni di pentimento, è un farsi complici e un dare inutilmente scandalo, come quelli che vollero applicare la misericordia a Barabba.<br /> <br /> Per essere convincente, Burresi deve rinunciare anzitutto a ciò che potrebbe indurlo nuovamente negli stessi peccati. Da questo punto di vista, i provvedimenti emessi contro di lui dall'autorità della Chiesa sembrano perfettamente adeguati: infatti il pentirsi di aver molestato ragazzi e poi chiedere di avere nuovamente a che fare coi ragazzi, non sembra un pentimento molto francescano, ma solo la buona intenzione di non ricadere più (e di buone intenzioni è lastricata una famosa strada...).<br /> <br /> Sì, io sono personalmente convinto che Burresi sia colpevole (e magari non se ne rende conto), colpevole ancora non veramente pentito (poiché, da quel che mi fate capire, vorrebbe tornare ad aver a che fare coi ragazzi), e ritengo che il suo augurabile ravvedimento richieda necessariamente il suo ritirarsi a vita privata.<br /> <br /> Tutto questo non toglie nulla al fatto che ci penserà Nostro Signore a far fruttare ciò che di buono lui ha seminato nel corso degli anni. Nessuno di noi deve sentirsi autorizzato a sedersi sugli eventuali allori, e per converso nessuno di noi deve sentirsi obbligato a proseguire un'opera (non importa in quale paese) credendosi indispensabile per la Chiesa e per l'opera stessa: dopotutto il Signore sa raccogliere anche dove non ha seminato, nessuno di noi è strumento insostituibile per il Signore.<br /> <br /> È vero che tutti i grandi santi sono stati perseguitati e calunniati in ogni modo, ma è anche vero che la persecuzione e la calunnia le hanno avute anche gli eretici, e perciò non sono da considerare un segno infallibile di santità.<br /> <br /> Essere rispettati e riveriti dai Papi non è un segno infallibile di santità: tante volte, specialmente in tempi recenti, i Papi hanno dato enormi attestati di stima a emeriti diavolacci.<br /> <br /> Aggiungo inoltre che chiedere con troppa insistenza la riabilitazione (per esempio con il ridicolo ricatto morale del "se la Chiesa non ce la concede allora non è madre ma matrigna"), significa spalancare porte e finestre a futuri pedofili molto meno fervorosi di Burresi che si avvarrebbero dell'incredibile precedente invocando la propria riabilitazione e il rientro con tutti gli onori in mezzo ai ragazzi...<br /> <br /> Non uso a cuor leggero il termine "pedofilo" perché un pedofilo non è solo quello che compie determinati atti sessuali con le vittime, ma è anche quello che pur non compiendoli... ci gira voluttuosamente attorno. Se ci fate caso, è lo stesso problema degli "omosessuali latenti" (anche e specialmente fra preti e religiosi) che non hanno mai praticato fisicamente la sodomia, ma col cuore e con l'anima ci "girano attorno" voluttuosamente da una vita intera (chi conosce almeno superficialmente l'ambiente dei seminari e delle case di formazione, capirà benissimo): e si sa che quando il cuore accarezza per troppi anni consecutivi certi pensieri, prima o poi qualche cosa "carnale" ci scappa (non è che ieri eri santo e oggi senza accorgertene tocchi i ragazzi quasi da pedofilo: il peggioramento avviene a poco a poco, in modo sottile, lentamente, nel corso degli anni).<br /> <br /> Per concludere, conosco molti "fan" di Burresi ma non basta gridare al complotto o alla calunnia o alla misericordia per controargomentare a quanto appena esposto.<br /> <br /> <br /> [1] http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/37078<br /> <br /> [2] http://laici.forumcommunity.net/?t=45794459#entry319295844
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N
Esiste anche la testimonianza su questo blog resa nel 2012 da un ex-seminarista tedesco di San Vittorino di nome Luigi, che ribadisce le accuse mosse all'epoca contro Padre Gino Burresi. Inoltre esiste un libro in inglese scritto da un americano, un certo Mark Tedesco “That Undeniable Longing”(trad. “Quell’Innegabile Mancanza”). Di fronte a tutte queste testimonianze le chiacchiere stanno a zero. Non sarebbe allora meglio prendere per buono il messaggio di Giò del 2 aprile 2011, che io ritengo essere Padre Gino Burresi e costruire sulla verità di Giò (Gino) una zattera di salvataggio che riporti Padre Gino sulle rive della sua amata chiesa? <br /> <br /> Riporto ora quel che ho trovato su http://www.ufoforum.it/viewtopic.php?t=9955&mobile=on:<br /> <br /> LIBRO SCOTTANTE PER LA CHIESA SUI PRETI GAY?<br /> <br /> 17/04/2011, 14:10<br /> Cari amici (e nemici) del forum più uforum d’Italia.<br /> Vi devo parlare di una questione che mi sta particolarmente a cuore. Il tema è politico-religioso e sicuramente susciterà un vivace dibattito fra gli utenti. Probabilmente si formeranno due opposti schieramenti molto accesi, e sarò responsabile di un bel kasino…. Ma devo assolutamente parlarne diffusamente ed esaustivamente, proprio perché tocca tasti difficili e delicati, che colpiranno forse la suscettibilità di qualcuno, e su cui mi aspetto commenti di ogni genere.<br /> Il tema è un libro che forse in Italia non verrà mai pubblicato, proprio perché darebbe troppo fastidio a “qualcuno”. Il libro è “That Undeniable Longing”, che in inglese significa più o meno “Quell’Innegabile Mancanza”, e l’autore è un americano il cui nome d’arte è Mark Tedesco.<br /> Vi racconto la storia dall’inizio: ho conosciuto Mark Tedesco su Facebook. Mark proviene da una famiglia di emigranti sloveni che vive in California, ma ha vissuto molti anni in Italia, a Roma.<br /> Attualmente Mark vive e lavora a Los Angeles, e fa l’insegnante.<br /> Incuriosito dal personaggio, gay anche lui come me, gli ho chiesto l’amicizia, e lui me l’ha accettata, così mi ha raccontato alcune cose di sé.<br /> La prima era che aveva scritto e fatto pubblicare negli USA un libro autobiografico chiamato appunto “That Undeniable Longing”, che è poi stato pubblicato anche in altri paesi.<br /> Il tema è particolarmente toccante, perché Mark, un tempo era…. un prete! E non un prete qualsiasi, ma un prete del Vaticano!<br /> Il suo libro in pratica raccontava i difficili anni della sua gioventù: il desiderio di diventare prete, l’aver lasciato la California dove viveva con la sua famiglia che non lo amava, per andare a studiare in un seminario di Roma, la scoperta della propria omosessualità e tutti i problemi che gli ha procurato, fino alla decisione di abbandonare il sacerdozio per vivere liberamente e senza nascondimenti la propria sessualità….. dopo che mentre era studente in seminario e poi prete ordinato ne sono successe un po’ di tutti i colori…<br /> Insomma…. Il libro racconta molti particolari interessanti sull’omosessualità non solo sua, ma anche degli altri preti, e anche di altre cose che certamente la Chiesa non avrebbe piacere che se ne parlasse….<br /> A un certo punto Mark mi ha detto che aveva intenzione di pubblicare il libro in Italia, e io mi sono entusiasmato all’idea. Chiede il mio aiuto. Vuole tradurre per conto suo il libro in italiano, senza dover ricorrere a un traduttore, e siccome il suo italiano è ancora parecchio zoppicante, mi chiede di correggere tre dei capitoli del suo libro per poterli mandare alla casa editrice italiana che si è offerta di considerare la sua proposta letteraria.<br /> Mi manda via e-mail i tre capitoli, e io comincio a correggerglieli…. Devo dire che non sono rimasto particolarmente allibito, perché io di preti e frati gay ne ho già conosciuti alcuni, e quindi di storie del genere ne conoscevo già, anche perché magari vi ero rimasto coinvolto…. Niente di nuovo sotto il sole, certo, ma per il pubblico italiano penso che sarebbe stato abbastanza scandaloso…. Il successo mi sembrava assicurato, dato che viviamo in un’epoca in cui gli scandali sessuali sono il pane quotidiano…. Ma mi sbagliavo: sono pane quotidiano fino a quando non vi vengono coinvolti appunto i preti… allora scatta la censura!<br /> Lo dimostra il fatto che dello scandalo dei preti pedofili non si sente più parlare… tutto è tornato nel silenzio.<br /> La casa editrice rifiuta la pubblicazione, e altre tre case editrici dicono che il libro di Mark “non avrebbe trovato nessun mercato in Italia”…. Come dire: inventiamoci la scusa che un libro del genere non sarebbe piaciuto agli italiani, mentre in realtà non vogliamo grane con il Vaticano.<br /> Almeno, io ho interpretato così la cosa, e anche Mark conviene sul fatto che c’è qualcosa di strano… perché agli italiani non dovrebbe interessare l’autobiografia di un ex-prete gay? Tutto lascia credere il contrario, invece!<br /> Mark stava per scoraggiarsi, ma io gli ho detto che non doveva, non dovevamo arrenderci. Gli ho detto: “se quelli non vogliono pubblicarlo per paura, io devo parlarne alla gente italiana, devo far capire che qui in Italia il Vaticano attua ancora metodi di censura sui suoi panni sporchi in pubblico!”.<br /> Mark mi ha dato il permesso di pubblicare dove voglio i tre capitoli che mi ha dato da correggere, per far capire alla gente che “certe cose” in Italia non possono ancora essere dette, e che è ora di affrontare il problema.<br /> Quindi mi permetto, se nessuno ha qualcosa in contrario, di pubblicare qui i brani di “Quell’Innegabile Mancanza”, per far capire di cosa sto parlando. Assicuro che il linguaggio e le descrizioni di Mark non travalicano mai il limite della decenza, anche se si fanno capire benissimo…..<br /> Quello che Mark racconta però non è semplicemente la questione dell’omosessualità, ma anche tutti i maltrattamenti, le vessazioni, i ricatti psicologici, le ambiguità, le ingiustizie, le regole assurde a cui sono stati sottoposti lui e i suoi compagni di seminario, cose altrettanto scottanti di eventuali scandaletti a sfondo sessuale…. Inoltre ci sono parecchie note sui malcostumi dei cattolici italiani, che non ci fanno una buona figura, e le pratiche superstiziose che ricorrono addirittura a palesi inganni per far credere a interventi celesti…. La sconcertante figura di Don Gino, o Luigino, come a volte lo chiama Mark, è qualcosa da scompisciarsi dalle risate, ma anche da rimanerne inorriditi.<br /> Vi lascio comunque alla lettura del secondo capitolo, giudicate voi…. Seguiranno poi gli altri due capitoli in altri post.<br /> <br /> Qui c’è anche un link di recensione del libro in inglese, a titolo di informazione:<br /> <br /> http://whitecrane.typepad.com/journal/2 ... iew-4.html<br /> <br /> <br /> Capitolo 2: Segni lungo la strada<br /> <br /> Mentre l’autobus partiva sparato da Stazione Termini verso San Vittorino, guardavo fisso dal finestrino il Bel Paese e il flusso stradale. Italia, il paese dei contrasti. A un certo punto, ci fu una prostituta cento metri davanti a noi, che si alzò il vestito; l’autista si fermò per spingerla a farlo di nuovo. Rimasero lì per cinque minuti o più, mentre noi passeggeri aspettavamo. Lei rifiutò, perciò ripartimmo. Roma sembrava essere l’unico luogo al mondo nel quale sensualità e fede non solo coesistevano, ma s’intrecciavano. Per un americano come me, questo sembrava folle; per me la pietà religiosa significava la rinuncia al piacere, specialmente il piacere dei sensi.<br /> Più rimanevo in Italia, più mi chiedevo se forse l’umanità e la divinità, la carne e lo spirito potessero intrecciarsi e fiorire insieme. Forse la debolezza umana non era un ostacolo alla presenza di Dio. Infatti, forse queste stesse debolezze erano porte per le quali Lui entrava nella nostra vita, nella vita reale. Poteva essere che l’amore di Dio non dipendesse dalla nostra bontà, ma dall’essere noi stessi? Come una scossa, ritornai alla realtà, quando l’autista annunciò: «San Vittorino!».<br /> Passai per il paese e la piccola strada verso il santuario. Era il 1979 ed ero al mio secondo anno a Roma. Quando girai l’angolo, vidi un gruppo di seminaristi. C’erano delle facce nuove: una quindicina d’americani, qualche canadese, e il doppio di italiani dell’anno prima.<br /> Ogni estate Don Gino invitava degli italiani a stare alcune settimane con lui in campagna vicino al suo paese d’origine in Toscana. Usava questi inviti come delle opportunità per influenzare gli italiani a provare la vita del seminario. Quasi tutti gli italiani sono stati reclutati in questa maniera.<br /> I nuovi italiani erano un gruppo svariato: due fratelli, Antonio e Mario, che erano stati fra i maggiori lottatori in Italia Sergio, un uomo semplice di scarsa educazione, dello stesso paese di Don Gino; Mario di Napoli, un uomo puzzolente con una grande pancia e un cuore ancora più grande, e altri così differenziati tra di loro, come lo è l’Italia stessa. Alcuni provenivano da famiglie religiose, ma la maggioranza di loro invece no. Per loro Don Gino era la scoperta della fede.<br /> I nuovi americani del seminario erano tutti dei tipi molto pii. Rimasi là tutto il pomeriggio a chiacchierare con loro per conoscerli. A loro piaceva parlare della religione, ma non sembravano avere altri interessi. «Che razza di tipi sono questi?» chiesi a Chris del Michigan, uno della mia squadra. «Sono così pii che con loro non puoi parlare d’altro che della vita dei santi! Li trovo noiosi!» Chris rise.<br /> «Com’è andata la tua estate, Larry?» chiesi con un po’ di rimorso per il modo in cui avevo trattato il Guastafeste l’anno precedente.<br /> «Bene,» mi rispose, con un grandissimo sorriso.<br /> «Che cosa hai fatto?»<br /> «…. Ho aiutato mia madre, sono andato in chiesa, cose simili. Tu invece che hai fatto?» mi chiese.<br /> «Ho lavorato, sono stato con gli amici; poi sono andato a Londra e a Firenze» dissi, fiero di me stesso. Mi ero proposto di andare più d’accordo con Larry quell’anno.<br /> Steve arrivò da Los Angeles alcuni giorni dopo. Era alto, abbronzato e calvo; era intelligentissimo, ma mancava completamente di disciplina. Cercava di fare ordine nella sua vita dopo essere stato buttato fuori dall’università. Era stato nella mia classe l’anno prima. Non eravamo amici stretti, ma avevamo alcuni amici in comune in California.<br /> Dopo pranzo siamo usciti per la solita passeggiata: facevo caldo, perciò cercavamo l’ombra. Quando vide Steve, Don Gino lo chiamò. Ci siamo messi a sedere sotto un alto pino a forma d’ombrello. «Ho ricevuto una telefonata su di te» disse Gino a Steve, che rideva, ma era nervoso. «Una telefonata che ha detto che eri nei guai, e mi è stato chiesto di pregare».<br /> Quando disse la parola “telefonata” fece un segno al cielo come per dire che era qualche tipo di comunicazione divina. «Mi è stato chiesto di pregare per te, perciò l’ho fatto perché tu potessi essere salvato».<br /> Steve non disse molto; di solito era un chiacchierone, però ora era in imbarazzo. La mia curiosità aumentò, quando vidi che Gino continuava a guardare e sorridere a Steve tutto il pomeriggio, come se sapessero qualcosa solo loro due. Alla prima occasione, chiesi a Steve cosa era successo.<br /> «Andiamo a fare due passi Mark, così ti spiego tutto…. sono tornato a Roma una settimana prima di venire a San Vittorino. Una notte, sono andato alla zona rossa, dove ci sono diverse prostitute. Beh, c’era una che non era bella, ma costava solo 20 dollari per una scopata, perciò: «Sì, - mi sono detto – lo facciamo». Mi ha portato in una piccola stanza sporca, siamo passati di fronte a un uomo che credo fosse il suo protettore. Arriviamo nella stanza e io sono pronto a far sesso, mentre lei va in bagno. Allora, mentre io sono spogliato sul letto e la guardo, quando lei esce non era più una lei…, era un LUI!»<br /> «Lui voleva ancora far sesso, ma io ho detto: “no, no, NO!” Lui mi ha detto che si teneva lo stesso i miei soldi e se ne è andato. Allora io mi vesto e ho ancora le scarpe in mano, quando lo vedo sulla strada che stava parlando col suo protettore, e vedo nella sua mano i miei 20 dollari. Allora afferro al volo i soldi e faccio una corsa sulla strada a piedi nudi, mentre loro mi corrono dietro, maledicendomi. Però io ero più veloce. Alla fine, Dio mi ha fatto uno scherzo. Ma come facesse Don Gino a sapere questa storia, non ne ho idea».<br /> Il suo racconto sembrava essere una conferma delle altre cose che avevo sentito su questo Don Gino. Sembrava che Dio agisse attraverso di lui.<br /> Il gruppo più scatenato erano i siriani. Se ne stavano in gruppi nei corridoi, ridendo o giocando a ping-pong nel seminterrato. Il gruppo più rigido era quello chiamato i Legionari di Cristo, una congregazione spagnola con seminaristi spagnoli e americani. Rimanevano sempre in piedi finché il professore non era entrato e si era seduto, e non parlavano con nessuno al di fuori del loro gruppo. Dopo le lezioni, andavano all’autobus in fila, dove si sedevano in silenzio.<br /> Noi di San Vittorino venivamo chiamati gli Oblati, perché il nostro seminario faceva parte della congregazione degli Oblati di Maria Vergine. L’ambiente del nostro seminario era molto rigoroso, ma il nostro atteggiamento era più rilassato. Alcuni di noi si trovavano insieme nella cappella a pregare, nella biblioteca, o scappavamo dall’università “per girare la città”. Col passar delle settimane, siamo entrati nella solita routine scolastica: scrivere gli appunti, ripassare la materia a casa, svolgendo anche altre letture sulla storia della filosofia, o dei lavori scritti, e poi la vita di seminario.<br /> Era saltato fuori un conflitto tra due gruppi nel seminario, riguardo la preghiera. Era usanza che si recitasse il rosario nei pulmini andando e tornando da scuola. Alcuni americani si erano opposti a questa usanza perché volevano impiegare quel tempo per studiare. I “rosaristi” chiamavano gli altri “atei”, perciò il conflitto era tra “credenti” e “atei”. Per quanto riguardava me, non m’importava né degli uni né degli altri. Di solito,nel pulmino tornando da scuola, io dormivo. All’andata invece a volte partecipavo, a volte dormivo. C’era anche la pratica di aggiungere delle preghiere alla fine del rosario. Bob di Oakland, un uomo basso, con una gamba più corta dell’altra, si trovava nella cappella ogni giorno, compiendo la Via Crucis. La sua vita era piena di devozioni e pratiche pie.<br /> Alla conclusione di ogni rosario, lui diceva: «Offriamo un Padre Nostro, un’Ave Maria e un Gloria per il Santo Padre» dopo del quale «Offriamo un’Ave Maria per le anime in purgatorio». Sembrava allungare ogni volta sempre di più le preghiere. Dopo aver passato tutta la mattina a lezione, volevamo un po’ di silenzio. Un giorno nel pulmino Armando, uno spiritoso seminarista romano, alla fine del rosario, annunciò: «Diciamo un’Ave Maria affinché nessun altro aggiunga altre Ave Marie». Tutti abbiamo riso. Ma non Bob.<br /> «D’ora in poi, - annunciò Don Malacelli ad una conferenza, - ci sarà un pulmino che viaggia in silenzio, affinché quelli che vogliono studiare, possano farlo lì. E non si deve più chiamare “atei” quelli che ci viaggiano».<br /> Malacelli era un uomo pratico, con capelli corti e grigi e una faccia sempre rossa. Era sempre teso, spesso gridando prima dalla rabbia e un attimo dopo ridendo di qualche barzelletta. Aveva creato un’atmosfera di tensione; nessuno osava trasgredire le sue regole o sfidarlo. Usava di più il suo senso pratico che l’abilità intellettuale per guidare gli allievi. Lo temevo, lo rispettavo e lo detestavo.<br /> Il santuario attirava diversi pullman di pellegrini ogni giorno; partecipavano a una messa in una chiesa che aveva la forma di una turbina di lavatrice. Trovavo che avesse un brutto interno. Marmo nero dappertutto, c’era un tabernacolo enorme con la forma di un sole nel mezzo, una grandissima statua della Madonna di Fatima sulla sinistra, e un Gesù immenso sull’altro lato. Era una mescolanza di arte moderna e religiosa, senza armonia o bellezza. Poi l’altare stava al centro dell’edificio, con la gente tutta intorno, così che se guardavi in direzione dell’altare durante la messa, c’era sempre qualche persona che ti guardava dall’altro lato.<br /> I visitatori italiani, affascinati dai seminaristi, ci guardavano a bocca aperta dall’altro lato della chiesa. Gli italiani avevano uno sguardo fisso che metteva a disagio un americano. I pellegrini sembravano vederci come un gruppo di privilegiati intorno a Don Gino, il Santo. Noi, pensavano, eravamo quelli che conoscevano tutti i segreti e vedevano tutti i miracoli. Ma non tutti i pellegrini erano pii. Una sera, mentre dalla chiesa usciva un seminarista del Michigan, una donna italiana lo afferrò in mezzo alle gambe. «Quando mi ha afferrato, sono rimasto scioccato, ma dopo c’ho pensato a lungo, e credo che voleva solo controllare se ce l’avevo ancora», mi disse con un sorriso cattivo.<br /> Una volta al mese c’era una processione religiosa: qualche centinaio di persone venivano a San Vittorino e Don Gino conduceva il gruppo attorno al santuario, per il paese e poi di nuovo alla chiesa, recitando il rosario e cantando inni. C’era tanta attenzione alla sua persona però, che mi chiedevo se i pellegrini venivano a pregare o solo per vedere lui. Si inginocchiavano per terra quando si recitava il “Gloria”. Padre Malacelli ci aveva proibito di inginocchiarci per evitare di apparire dei fanatici. Io ero contento, perché così non sporcavo i miei pantaloni.<br /> Nella processione, Gino andava avanti, circondato dai seminaristi, che erano come una guardia del corpo. Quando qualche visitatore provava ad avvicinarsi, Maurizio li cacciava via. Ma quel giorno non c’era questo problema: le preghiere salivano urlando dalla porta verso il tetto della chiesa. Passando in giardino, notai fra i cespugli uno piantato là, che cercava di vedere passare il Santo. Chi è quel fanatico, mi sono chiesto, e cosa aspettava di vedere? Avvicinandomi, vidi che era lo stesso padre francescano che avevo visto nella stanza di Gino, il venerdì santo precedente, il prete che era il suo confessore. Com’è strano, pensavo tra di me, che lui stesso sembra essere più fissato degli altri, mentre guarda dai cespugli come fosse un animale. Se è veramente il suo confessore, perché si comporta più fanaticamente dei pellegrini stessi?<br /> Più tardi, quella sera stessa, dopo una cena di minestrina, frittata e pane, uscii con gli altri e il mio stomaco cominciò a farmi male, come capitava di frequente. Ma quella volta proprio non ne potei più, perciò lasciai gli altri sulla terrazza e rientrai. La regola era che non potevamo salire in camera fino alle 21:30 ma erano solo le 20:45. Non sapevo che fare. Aspettai vicino alle scale, tenendomi lo stomaco. «Che cosa ho?» Continuavo a chiedermi. Finalmente decisi che ne avevo abbastanza e sono andato in stanza in segreto a sdraiarmi. Lo stomaco si calmò un po’. Dopo le 22 sentii che gli altri stavano venendo su e tornando in camera. Dopo alcune ore il dolore passò, come le altre volte, e quando mi sono svegliato la mattina dopo, era sparito.<br /> Le foglie erano sparite e apparivano i nudi rami nell’aria fredda, mentre la routine del seminario ormai ci aveva assorbiti. Non ci bastavano le ore del giorno, ogni momento libero era dedicato allo studio, ma eravamo sempre indietro. Gli americani si dedicavano allo studio con impegno, ma gli italiani di meno. All’Angelicum si studiava l’opera di Tommaso d’Aquino nella maggioranza dei corsi. Il suo sistema di filosofia e teologia si basava sul pensiero di Aristotele. Quando d’Aquino ebbe quasi finito il suo capolavoro, la “Summa Teologica”, ebbe una visione mistica nella quale comprese qualcosa di Dio così grande, così al di sopra dell’intelletto umano, che non scrisse più, dicendo che «a paragone di quello che ho visto, tutto quello che ho scritto è solo paglia».<br /> I seminaristi italiani avevano interpretato questa frase come una giustificazione per non studiare. C’era uno infatti, di nome Sergio, che era quasi analfabeta. Nei pomeriggi dedicati allo studio, lui non era mai in camera sua. Se scendevo le scale, eccolo lì. Se andavo in terrazza, era lì fuori. Se andavo in bagno, lo vedevo uscirne. Stava dappertutto solo per passare il tempo ed evitare i libri. Mi dava fastidio questo atteggiamento dei seminaristi italiani, e forse questo spiega anche perché nelle istituzioni italiane ci sono alcuni professionisti incompetenti. La maggioranza degli americani invece aveva capito che lo studio è importante quanto la spiritualità, e per questo ci dedicavamo a tutti e due.<br /> Il programma giornaliero si interruppe un giorno quando Jeff, un seminarista del Michigan, fece un annuncio: «Alla festa dell’Immacolata, la Madonna apparirà a Don Gino e lei benedirà gli oggetti che ha nella sua stanza. Perciò, se avete qualcosa da benedire, datemelo e li metterò in camera sua». Jeff aveva delle mani gigantesche, le lenti degli occhiali più spesse che avessi mai visto, e si dedicava sempre a recitare rosari. Misi il mio rosario e dei santini dentro una borsa e li detti a Jeff.<br /> Sentii un odore nuovo, quando scesi per le scale la mattina dopo, l’8 di dicembre, festa dell’Immacolata. C’era un odore di fiori che emanava sempre da Gino, ma questo era qualcosa di nuovo: l’intensità e il tipo di odore erano diversi. La gente lo chiamava “odore di santità”. Sembrava infatti più forte sul lato destro degli scalini e scendeva come un fiume invisibile al piano terra.<br /> Era giorno di scuola, ma quando tornammo al seminario, non vedevamo l’ora di ascoltare le esperienze di Gino e di ottenere un resoconto della sua “visione” della notte precedente. Dopo pranzo, mi intrufolai dentro un gruppo attorno al Santo. C’era un odore fortissimo di rose che veniva dalla sua persona. «Che cosa ha detto la Madonna?» chiese Maurizio.<br /> Don Gino sorrise; esitava a raccontarlo. Però alla fine disse che aveva visto una donna fatta di luce, una luce che copriva anche i nostri oggetti religiosi. Per me, era una cosa straordinaria pensare che il nostro seminario aveva avuto un tale visitatore mentre noi dormivamo. Quando mi dettero il mio rosario e i santini qualche giorno dopo, avevano quello stesso odore che durò poi qualche settimana.<br /> Le settimane trascorrevano e la gente continuava ad arrivare a San Vittorino per pregare e vedere il Santo. Un giorno una vecchietta si avvicinò, vestita tutta di nero, come tante altre vedove italiane (A me sembrava strano che una si vestisse di nero per tutta la vita dopo aver perso il marito). Camminava curva, piena di rughe, sembrava uno scheletro. A tre metri di distanza da noi, si mise a cantare un inno alla Madonna. Mi veniva da ridere, perché era così stonata e l’intera situazione era buffa. Guardai verso Gino e vidi che sorrideva anche lui, però ci rendevamo conto che per la vecchietta questa era una cosa seria, perché così esprimeva la sua fede. Ci mettemmo ad ascoltarla con rispetto.<br /> Quando finì di cantare, Gino la ringraziò e ci ritirammo. Poi Gino si girò e ci disse: «Se vi sposerete, vostra moglie diventerà così. La bellezza passa. Meglio non sposarsi, meglio rimanere celibi come noi. Potete immaginare di svegliarvi ogni mattina vedendo quella roba là?». Fece, con la mano, riferimento alla vecchietta.<br /> Marcus ed io ci allontanammo dal gruppo di Gino e andammo verso il seminario. Marcus era arrabbiatissimo: «Quella lì è la nonna di qualcuno! Potrebbe essere mia nonna! Come si permette di dire queste cose??? Di tutte le ragioni per rimanere celibi, questa è la peggiore che abbia mai sentito!».<br /> Mi trovai d’accordo. In più di un’occasione infatti Gino aveva ripetuto il suo punto di vista sul matrimonio: per lui era qualcosa di sporco e malvagio. Quando faceva riferimento alla sessualità, usava dei termini con una connotazione di malvagità. Questo fatto mi colpì in particolare un giorno in cui Maurizio ci raccontò l’incontro notturno di Don Gino con un terribile mostro al centro di Roma. Aveva la forma di una gigantesca vongola con due gambe, che gli correva dietro cercando di prenderlo. Una volta catturato, la sua vita sarebbe finita. L’orribile creatura lo seguiva per le oscure strade di Roma. Preso dal panico, Gino bussava alle porte delle case, ma nessuno gli rispondeva.<br /> Nella descrizione del mostro, Maurizio usava dei termini italiani di cui non avevo conoscenza. Gli chiesi di spiegarmi nell’italiano più semplice. Mi disse: «La creatura era alta circa tre metri ed aveva la forma dell’organo sessuale femminile». Quando mi disse questo, non seppi se rimanerne scosso o ridere, così sono rimasto con una faccia neutra. Si trattava di una vagina gigante che lo aveva inseguito per le vie di Roma! Quando ritornai nella mia stanza, la scena descritta in quel modo mi fece fare una forte risata. Ma in seguito, cominciai a domandarmi come uno che dovrebbe essere così vicino al divino, potesse avere ancora idee così errate.<br /> Qualche giorno dopo, una sera Luigino stava parlando della sua gioventù e del tempo trascorso in seminario. Cominciò a raccontare un episodio: «C’era un collega tedesco in seminario; una sera entrai nella stanza del bagno comune e lui era là, completamente nudo! Ciò non andava bene e mi disturbò molto. Infatti, mi turbò tanto che ho dovuto andare fuori e camminare e camminare per ore, prima che potessi riuscire a dormire….».<br /> Quando lo sentii descrivere questo episodio, mi domandai se avessi compreso male. Stava dicendo che aveva provato un’attrazione sessuale per questo tedesco e che aveva lottato con questa tentazione prima di andare a letto? Se era così, effettivamente stava dicendo che lui era omosessuale. Ma perché non c’era nessuna reazione fra gli italiani? Ero perplesso. Anch’io avevo lottato con tali tendenze, ma le avevo sepolte in profondità dentro la mia vita emotiva, in modo che neppure io dovessi esaminarle o considerarle. Cosa stava dicendo Luigino adesso? Forse era la barriera linguistica che mi impediva di comprendere che cosa stava dicendo. Non osai chiedere a nessuno una spiegazione.<br /> Era un freddo giorno di febbraio, quando arrivò un annuncio: «Don Luigino, telefono!» Era una cosa notevole, perché non riceveva mai telefonate; che cosa poteva essere? Dopo alcuni minuti ritornò. «Era Madre Teresa. Verrà qui in visita domani mattina».<br /> «Ma come vi siete capiti, se tu non parli inglese e lei non parla italiano?» chiese Maurizio. «Quando ci siamo parlati, entrambi ci siamo capiti. Quando è stato detto tutto quello che doveva essere detto, abbiamo smesso di capirci l’un l’altro».<br /> Avevo sentito parlare di Madre Teresa quando ero al liceo; il suo lavoro con i poveri in India aveva riempito i titoli dei giornali, ma era rimasta una donna semplice e umile. Avevo visto le sue suore a Roma in varie occasioni e sono sempre rimasto colpito dalla loro devozione e fede. E adesso Madre Teresa, lei stessa, stava venendo al mio seminario di sua propria iniziativa. Ma perché? Non vedevo l’ora di scoprirlo.<br /> Padre Malacelli rifiutò di lasciarci saltare la scuola il giorno seguente solo per vedere Madre Teresa, perciò quando siamo tornati dalle lezioni, Madre Teresa e le sue consorelle erano già partite. «Maurizio, dì loro che cosa avete visto e sentito» lo incoraggiò Luigino.<br /> «È venuta a visitare Don Luigino per chiedere preghiere per la sua missione. Inoltre ha detto che Dio vuole un’unione spirituale fra il suo ordine religioso e il nostro. Inoltre ha chiesto di mandare sacerdoti in India a lavorare con le sue suore».<br /> Uno degli americani chiese: «E che cosa le ha risposto?».<br /> Don Gino disse: «Le ho detto che andremo con Gary». Gary era un seminarista americano che studiava teologia a Roma e che aveva lavorato come medico con le suore di Madre Teresa in India.<br /> «Perbacco!» mi dissi una volta dentro alla mia stanza «Un’unione spirituale».<br /> Ero rimasto eccitato, vedendo di nuovo confermato il fatto che ero nel mezzo di eventi emozionanti, eventi in grado di essere abbastanza potenti da influenzare la storia. Avevo voluto che la mia vita diventasse qualche cosa di grande ed ero nel posto ideale affinché questo accadesse. Ero pieno di gratitudine per il fatto di essere là. Nonostante alcune delle mie difficoltà – dolori di stomaco, tristezza occasionale, desiderio di andare lontano – non ho mai dubitato che quello era il giusto percorso per me. Ero così sicuro di essere esattamente dove dovevo essere. La mia vita poteva trasformarsi in qualcosa di grande, se avessi vissuto per qualche cosa di grande, come Madre Teresa, come Luigino e molti prima di loro. Quel pomeriggio mi sentii felice, privilegiato ed emozionato.<br /> I mesi passavano ed il mio italiano divenne fluente, in modo che potei seguire i corsi di filosofia senza alcuno sforzo. In seminario, la mia amicizia con Amedeo cresceva. Era un italiano di Belluno dalla voce stridula, poi c’erano Livinus e Jude, che provenivano dalla Nigeria. Sembrava che quell’anno si dovesse concludere in modo simile all’anno precedente: eccitazione crescente, Pasqua, esami finali e poi partenza per casa. Era l’inizio di maggio quando accadde il fatto, un evento che avrebbe messo completamente in agitazione me ed altri. Mentre si stavano facendo i programmi di viaggio, preparandoci per gli esami finali e le vacanze estive si avvicinavano, una chiamata al telefono arrivò da Modesto per Marcus durante il pranzo. Dopo non tornò più a tavola. Andai a cercarlo e lo trovai nella sua stanza, che stava facendo le valigie. Era turbato.<br /> «Mio fratello è morto. Devo andarmene».<br /> Benché io e Marcus ci fossimo allontanati l’uno dall’altro, io lo conoscevo meglio di chiunque altro. Avevo conosciuto la sua famiglia e avevo incontrato suo fratello.<br /> «Che cosa farai?» chiesi.<br /> «Cosa dovrei fare? Vado a casa. Ritornerò per fare gli esami».<br /> Le quarantotto ore seguenti furono come un vortice: Marcus comunicò ai suoi professori, al rettore del seminario e a tutti coloro che facevano parte della sua vita a Roma, che doveva andare a casa immediatamente e tutti, compresa la linea aerea, furono disposti ad aiutarlo. Due giorni dopo era sull’aereo. Rimasi molto male per lui, ma specialmente per sua madre.<br /> Altri in seminario cominciarono a venire da me per avere informazioni: «Di che cosa è morto suo fratello?»<br /> «Marcus ha detto che è stato ucciso».<br /> «Assassinato?»<br /> «Prima di andare, mi ha detto che suo fratello è stato avvelenato. Non conosco altri particolari».<br /> Marcus non parlò mai delle circostanze della morte di suo fratello. Parecchi anni dopo, seppi che suo fratello era morto di un’overdose.<br /> Con Marcus partito, mi domandai se lui sarebbe mai ritornato. Era così attaccato alla famiglia ed era meno preso dalla magia di vivere a Roma. Ma aveva ritenuto che fosse volontà di Dio che lui fosse in seminario. Per Marcus la “volontà di Dio” era qualcosa di esterno e rigido, distaccato dalle emozioni o dalla felicità umana. Marcus non sarebbe andato contro qualche cosa che percepiva come volontà di Dio, anche se lo rendeva più povero. Così le probabilità giocavano a favore del suo ritorno. L’avrei scoperto quando fossi arrivato a casa circa quattro settimane dopo. Nel frattempo, dovevo concentrarmi sui miei esami finali e su come tornare in California. Dave aveva trovato alcuni voli poco costosi da Roma alla California, attraverso un contatto che aveva stabilito nell’ufficio della Pan Am, in modo che non dovessimo fare il viaggio passando per Londra. Avevo progettato di andarmene subito dopo i miei esami e di rientrare in anticipo, per fare un viaggio per conto mio.<br /> Dato che il momento di andarmene si era avvicinato, ero di nuovo desideroso di tornare in California, ma il mio eccitamento era stato attenuato dalla morte del fratello di Marcus e dalla mia propria situazione familiare. Non vedevo l’ora di tornare al mio paese e alla mia cultura, ma tornare nella casa dei miei genitori era meno desiderabile. Se soltanto ci fosse stato un altro posto dove avessi potuto andare. Ma non sapevo dove.<br /> Un giorno, durante una conversazione, Steve di Los Angeles mi disse: «Perché non vieni con me a Los Angeles per alcuni giorni, ed io dopo ti porto fino a Modesto? Puoi rimanere nella casa dei miei genitori». Dopo un anno, non conoscevo ancora molto bene Steve, ma alcune cose erano evidenti: era franco, supponente, brillante, indisciplinato, insensibile ed interessante. Accettai.<br /> Gli esami finali passarono senza problemi, stavolta. Ero meno nervoso, dato che mi sentivo preparato. Subito dopo gli esami, arrivò il giorno della partenza. Ero eccitato, mentre ci imbarcavamo sulla navetta per l’aeroporto e così senza sforzo arrivammo a Los Angeles, senza treni o deviazioni per Londra. Il viaggio fu lungo e quando arrivammo alla casa di Steve dall’aeroporto non potevo tenere aperti gli occhi dalla stanchezza. Non riuscivo mai a dormire sui voli e tutto lo sforzo del mese precedente sembrava essersi caricato sulle mie spalle. Benché fossi esaurito, ero felice di essere in California; il cielo mi sembrava più grande, le città più luminose, i colori della natura più vibranti.<br /> La famiglia di Steve abitava in una casa suburbana con prato inglese anteriore e piscina. Dopo essere stato in Italia, mi rallegrai di trovarmi in un posto così. L’accordo era che stessi qualche giorno a casa sua e dopo Steve mi avrebbe portato in auto fino a Modesto. Ma non mi sentivo a mio agio; non era la mia casa, non conoscevo davvero quella gente ed il legame fra me e Steve era basato soltanto sul fatto che ci trovavamo entrambi in California. Mi svegliai la mattina seguente durante una conversazione rumorosa ed animata nella loro sala da pranzo. Erano tutti aggressivi e franchi, come era Steve; sembrava che tutti stessero parlando contemporaneamente e nessuno stesse ascoltando. Erano appassionati di politica e stavano discutendo dei candidati di un’imminente elezione. Non sentivo però la voce di Steve, e mi sentii a disagio nel lasciare la mia stanza. Dopo essermi alzato, rimani in camera e mi misi a leggere.<br /> Mentre passavano le ore, nella tarda mattinata cominciai a rammaricarmi di essere venuto.<br /> «Dov’è Mark?» sentii una voce femminile domandare. Poco dopo, sentii bussare alla porta. «Mark, Steve non è qui, è uscito. È con i suoi amici. Penso che tornerà presto» mi disse sua sorella. Così mi sono seduto in sala da pranzo con quegli sconosciuti. Alcune ore dopo arrivò un’automobile con dentro Steve. Entrato in casa, fece una corsa in camera sua, gettò alcuni dei suoi vestiti dentro un sacchetto, entrò in cucina, si mise il cibo in bocca, e poi corse veloce passandomi oltre. «Mark, mi spiace, non posso portarti fino a Modesto», mi disse mentre usciva di casa. Si unì ai suoi amici che lo stavano aspettando, e così se ne andò via.<br /> Tornai a Modesto in aereo; mio padre mi incontrò all’aeroporto, tendendo la mano per la solita stretta di mano annuale. Trovai la situazione nel paese uguale all’anno prima, ma non ero deluso, poiché l’avevo previsto questa volta. La natura era la mia consolazione in California più della gente. Il fiume e il bosco vicino a casa dei miei genitori erano diventati il mio rifugio e l’unico posto in cui mi sentivo felice. In ogni momento libero andavo là da solo per guardare gli uccelli e il fiume.<br /> Avevo lasciato parecchi messaggi per Marcus, ma non mi aveva risposto. Avevo bisogno di soldi per tornare in Italia, perciò tornai a lavorare nell’orto. Mentre zappavo, sognavo di Roma, volevo più dalla vita di quello che avevo trovato là.<br /> «Papà, hai tutti i bolli?» chiamai dalla mia stanza una sera.<br /> «Controllo lo studio» fu la risposta.<br /> Lo studio era una stanza riservata a me, ma ora il letto era coperto di carte e di documenti, di parecchi armadietti, roba sparsa dappertutto sul pavimento e un armadio che traboccava dei vestiti della mia matrigna. Sullo scrittoio, sotto una montagna di carta e buste, spiai il contenitore dei bolli, ma nessun bollo dentro. Forse c’era un bollo in un cassetto o da qualche parte, così continuai a cercare. Poi una cosa attirò la mia attenzione; l’azzurro era il colore dei telegrammi che usavo per scrivere a casa. Ne trovai un cumulo vicino al portamatite; due o tre erano stati aperti, ma il resto di quelli che avevo scritto ai miei genitori durante l’anno non erano stati aperti, tanto meno letti. Ne rimasi rattristato ed irritato. Decisi sul momento di non scrivergli più niente. Mi domandai perché non avevo visto l’ora di arrivare a casa per scoprirmi sempre ugualmente infelice.<br /> Durante il lavoro nell’orto, ebbi tempo di riflettere sull’anno passato e anche sulla mia situazione attuale. La mia città d’origine mi soffocava; gli orizzonti circostanti erano troppo stretti. «È sempre una città di mucche», mi dissi. Tuttavia a Roma avevo desiderato la California. Avevo soltanto due opzioni: Modesto o Roma. La scelta era semplice.<br /> Qualche settimana dopo, Marcus mi telefonò. Non disse alcuna informazione sulla morte del fratello di sua sponte e pensai che sarebbe stato irriverente chiederlo. La principale preoccupazione di Marcus era sua madre, che ripeteva sempre che voleva morire. Chiesi come stava a suo padre.<br /> «Non lo so, non dice nulla, sta sempre zitto».<br /> «Come stai tu?»<br /> «Sono intontito, non sento nulla».<br /> Offrii tutto l’appoggio morale che potevo, sapendo che le mie parole apparivano vuote. La sua famiglia era stata colpita da una tragedia. Sua madre diceva: «Non sarò mai più felice».<br /> Aveva ragione: non sarebbe mai più stata la stessa. Benché Marcus ed io ci fossimo ravvicinati ora, mi dispiaceva per lui. Le vite di lui e della sua famiglia erano state devastate.<br /> Alcuni giorni dopo, riflettei sulla reazione della sua famiglia al lutto. Mi chiesi: «Se io morissi domani, questo avrebbe un impatto sulla vita di qualcuno?». La risposta era ovvia: no. Sapevo di essere sulla retta via, ma non ero amato. La mia vita non aveva davvero importanza per nessuno. A ventuno anni mi sentivo solo al mondo: non c’era nessuno “per me”. Tuttavia, non lasciai che questi sentimenti mi sopraffacessero. Questa era semplicemente la mia realtà. Quindi misi da parte questi pensieri ed emozioni e li tenni in un angolo della mia vita, sperando che mi lasciassero in pace.<br /> Vidi Marcus poco quell’estate, ma mi rassicurò che sarebbe tornato a Roma dopo di me, e poi mi avrebbe raccontato tutto. Gli offrii di nuovo il mio appoggio morale; non sapevo che altro dire.<br /> Presto avevo guadagnato i seicento dollari necessari per il mio biglietto d’aereo e mi preparai per il ritorno.<br /> <br /> FINE DEL CAPITOLO:<br /> L’orrore continua….
L
Riccardo se tu credi alla mia testimonianza,e vuoi fare qualcosa per Padre Gino,allora raccogli pure firme ma per un uomo innocente!non per un uomo che ha sbagliato di cui avere misericordia!la prospettiva é fondamentalmente diversa!tu hai visibilità su internet,magari contatti,attivati e diffondi anche tu la mia testimonianza,mettila in evidenza,non cancellarla!portala a conoscenza di tutti coloro che puoi raggiungere,fallo per amore di un Padre e per Dio,per la Verità. Quello che ho scritto io é quello che scriverebbero tutti quelli che sono vicini a Padre Gino e che davvero sanno e lo conoscono. Io posso fare poco ma tu hai la possibilità di far conoscere la Verità. Per alleviare il dolore di un uomo che merita la nostra preghiera e lode. Abbi fede,coraggio!io lo vorrei proclamato Santo già in terra,ma qui il Demonio lo vuole distruggere. Abbraccio tutti nella fede e in Dio. Buon cammino!abbi fede!
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N
Luca, nel giubileo della misericordia l'unica verità che posso diffondere è quella che ho ricevuto da Giò, il suo messaggio alla chiesa.<br /> Giò incarna tutti coloro che pur amando la chiesa, hanno inciampato e anzichè essere da lei raccolti, sono stati abbandonati alla solitudine. Essi aspettano l'alba del perdono. Ciao Riccardo Fontana<br /> <br /> "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata,desiderata e capita...Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27