Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
http://www.lastampa.it/2015/09/06/italia/cronache/il-papa-ogni-parrocchia-ospiti-profughi-

Il Papa: “Ogni parrocchia d’Europa accolga una famiglia di profughi”
L’appello di Francesco esteso anche a comunità religiose, monasteri e santuari: «Anche quelle del Vaticano ospiteranno in questi giorni due nuclei di migranti»
andrea tornielli
citta’ del vaticano
Di fronte alla «tragedia di decine di migliaia» di persone che «fuggono dalla morte per la guerra e per la fame» Papa Francesco chiede a tutte le parrocchie, comunità, monasteri e santuari d’Europa di ospitare una famiglia di profughi. A cominciare dalle due parrocchie del Vaticano. L’appello è stato rivolto dal Pontefice dopo la preghiera dell’Angelus.
DI FRONTE ALLA TRAGEDIA
«La misericordia di Dio - ha detto Francesco - viene riconosciuta attraverso le nostre opere, come ci ha testimoniato la vita della beata Madre Teresa di Calcutta», di cui ieri ricorreva l’anniversario della morte. «Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!...”. La speranza è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura».
L’APPELLO
«Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia - ha continuato - rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia». Ecco quindi l’invito specifico: «Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma. Mi rivolgo ai miei fratelli vescovi d’Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che misericordia è il secondo nome dell’amore: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi».
IL MIRACOLO IN TERRITORIO PAGANO
Prima dell’Angelus, il Papa aveva commentato il Vangelo del giorno che racconta la guarigione di un sordomuto da parte di Gesù, miracolo ambientato nella zona della Decapoli, cioè in pieno territorio pagano: quel sordomuto diventa così «simbolo del non-credente che compie un cammino verso la fede». Gesù tocca le orecchie e la lingua del sordomuto: «Per ripristinare la relazione con quell’uomo “bloccato” nella comunicazione, cerca prima di ristabilire il contatto. Ma il miracolo è un dono dall’alto, che Gesù implora dal Padre; per questo alza gli occhi al cielo e comanda: “Apriti!”. Le orecchie del sordo si aprono, si scioglie il nodo della sua lingua e si mette a parlare correttamente». «L’insegnamento che traiamo da questo episodio - ha continuato Francesco - è che Dio non è chiuso in se stesso, ma si apre e si mette in comunicazione con l’umanità», superando «l’abisso dell’infinita differenza tra Lui e noi». Per realizzare questa comunicazione con l’uomo, «Dio si fa uomo» e «si rende presente nella persona del suo Figlio, la Parola fatta carne. Gesù è il grande “costruttore di ponti”, che costruisce in se stesso il grande ponte della comunione piena con il Padre».
“BASTA CREARE ISOLE INOSPITALI”
Questo Vangelo, ha osservato il Pontefice, «ci parla anche di noi: spesso noi siamo ripiegati e chiusi in noi stessi, e creiamo tante isole inaccessibili e inospitali. Persino i rapporti umani più elementari a volte creano delle realtà incapaci di apertura reciproca: la coppia chiusa, la famiglia chiusa, il gruppo chiuso, la parrocchia chiusa, la patria chiusa… E quello non è di Dio, quello è nostro, è il nostro peccato!». «Eppure all’origine della nostra vita cristiana, nel Battesimo - ha osservato - ci sono proprio quel gesto e quella parola di Gesù: “Effatà! - Apriti!”. E il miracolo si è compiuto: siamo stati guariti dalla sordità dell’egoismo e dal mutismo della chiusura e del peccato, e siamo stati inseriti nella grande famiglia della Chiesa; e possiamo ascoltare Dio che ci parla e comunicare la sua Parola a quanti non l’hanno mai ascoltata, o a chi l’ha dimenticata e sepolta sotto le spine delle preoccupazioni e degli inganni del mondo».