Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
https://sites.google.com/site/liturgiadelquotidiano/numeri-dal-26-al-68/1994---novembre-2015/numero-342---22-novembre-2015/a-cinque-anni-dalla-morte-di-adriana-zarri/http%3A%2F%2Fpmayobre.webs.uvigo.es%2Fgaleria_de_mujeres%2Fadriana_zarri.jpg)
A cinque anni dalla morte di Adriana Zarri
Il 18 novembre 2010 moriva Adriana Zarri.
La sua è stata una testimonianza, più che mai attuale e preziosa, di un cattolicesimo molto diverso da quello cui siamo, per indole culturale, assuefatti.
Ma non credo che la sua sia semplicemente catalogabile neppure come eredità da raccogliere.
È rimasta un lume di riferimento acceso nella notte.
La sua scelta di vita eremitica, in contesto e ambito assolutamente laici, dicono di un percorso personale che non postula seguaci, discepoli, appartenenti, ma disegna un itinerario.
Quella “vita eremitica di iniziativa personale”, completamente sconosciuta a pastorale e canonistica - fatto salvo il breve ma intensissimo scritto del padre Jean Beyer S.I. ad essa dedicato, rimasto inedito sino alla pubblicazione sul n. 2/aprile 2014 dei “Quaderni di diritto ecclesiale” -, ha costituito un unicum nella Chiesa italiana, perché non si è trattato di un cammino regressivo verso arretramenti prerazionali o fideistici o scevri da critica e indagine intellettuale, bensì, completamente all’opposto, ha voluto dire immersione nella vivacità culturale più acuta e febbrile, sino all’assunzione di posizioni al limite della rottura con le autorità ecclesiastiche costituite.
Un eremitismo impastato di vita, di amore, di passione culturale.
Personalmente di Adriana Zarri mi sconvolse, oltre al fascino ed alla suggestione di simile scelta, l’irruzione della sensualità, di un eros appassionato, di un parlar francamente sessuale dentro l’esperienza della mistica contemporanea, facendomi aprire, pudicamente e con grande timore, un portone ben serrato.
Prima di lei ed a prescindere da lei, avevo sì scoperto – altra esperienza sconvolgente – l’esistenza del Cantico dei Cantici all’interno del canone biblico, cui qualsiasi catechismo o gruppo parrocchiale s’era sempre ben guardato dal fare il minimo cenno, ma non avevo conosciuto la possibilità, raccontata da una donna, di intraprendere una vera e propria storia amorosa con Dio.
Quel Dio che è amante e sposa, femminile e non solo maschile.
Il lume acceso nella notte da una donna eremita chiede di accendere, ora, nei nostri giorni, ancora due lucerne, quella della politicità di una testimonianza e quella dell’abbandono della metafisica.
Qui la testimonianza di Adriana Zarri ha intuito dimensioni di approfondimento ulteriore che però spetta a noi rendere inquiete e vive.
L’ambito politico non è più, fortunatamente, questione di mediazioni religiose o para-religiose verso la costruzione di una società cristianamente orientata, da cui prese le distanze la Zarri.
La dimensione politica è oggi intelligenza dei meccanismi profondi del vivere assieme. È biopolitica, ricorrendo ad un’espressione molto alla moda eppur vera.
Ma anche la metafisica – presente, ad esempio, nel pur straordinario volume della Zarri intitolato “Impazienza di Adamo. Ontologia della sessualità” ed invece messa incipientemente in crisi nel successivo romanzo “Questio 98. Nudi senza vergogna” - abbisogna ormai di uno scompaginamento tale da ricondurre il nudo evangelo a confronto con la nudità del nostro vivere, senza impalcature e codici di sistemazione.
Adriana Zarri ci aspetta nel suo futuro che è il nostro presente, personale, mondiale, ecclesiale.
E potrebbe anche accadere che nuovi eremitismi, magari coniugali, magari cittadini, magari ancora più laici, inizino a fiorire.
Stefano Sodaro
DEDICATO AD ADRIANA ZARRI
E’ buio pesto,
sono uscita
dalla vostra vita
alla chetichella,
sotto una tintinnante pioggerella.
Col mio solito passo lesto,
ho camminato lungo un viale,
intorno a me un mesto silenzio glaciale.
Sotto un cupo cielo notturno,
su cui si è aperto uno squarcio di sereno,
saltello su un tappeto di foglie bagnate,
anch’esse coricate sotto gli alberi,
su cui sono nate,
le cui chiome sono rimaste tristi e spoglie,
ed ecco che in un baleno
per me è già tutta una festa,
perché, mischiati tra le foglie,
vi rivedo con le vostre riviste
e i vostri giornali.
Mi illuminavate sul mistero nascosto nell’uomo,
nel reale,
troppo corrotto, per esser sgorgato
da uno sprazzo di luce soprannaturale
e sulle sue molteplici vie.
Scrutando, sulle vostre luminose scie,
l’imperscrutabile inquietudine del vostro tempo,
con un chiarore in costante fermento,
luccicavate nella mia solitudine,
quanto le stelle del firmamento.
Ora vedo la stella cometa,
che mi conduce verso
l’agognata meta,
il mio pargolo tanto atteso,
che, disteso in una culla di foglie sparse,
mi sorride, stille di rugiada sulle mie labbra arse
dal recitare ininterrotto
una preghiera accorata,
quasi un pianto a dirotto,
speranza di una resurrezione desiderata.
Vi terrò stretti fra le mie braccia,
vi sfoglierò fra le mie dita,
al palpito del suo e del vostro cuore
nulla più mi addiaccia
nella mia nuova vita.
Alla vostra memoria
ho consegnato la storia
della mia sia lieta, che sofferta esistenza,
vissuta alla sua e alla vostra costante
e confortante presenza,
alla ricerca dell’intrinseca essenza
delle inesauribili parabole,
segno mirabile del Signore.
E ora lasciate che finalmente mi affidi
alle sue amorevoli cure.
Riccardo Sante Maria Fontana