Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Di nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana
http://www.verbumweb.net/ebooks/Racconti_ragazzi.pdf
/http%3A%2F%2Fwww.is0grb.it%2Fwifi%2Farchivio_fotografie%2Fiw0up%2Filluminatore%2F22.jpg)
La storia: L’antenna ribelle
C'era una volta, sui tetti rossi di un grande condominio, un'antenna della
televisione che faceva con molta diligenza il suo dovere. Era un'antenna
centralizzata e doveva quindi trasmettere le immagini sui televisori di
tutti gli alloggi. Erano anni che si trovava lassù e ormai conosceva tutti.
Ogni giorno mandava nei televisori del condominio le immagini che
catturava nell'aria, quelle immagini che lei sola vedeva e sentiva. Era
infatti circondata da un turbinio continuo di colori e suoni invisibili a
tutti, ma non a lei. Li ordinava e li trasmetteva agli apparecchi televisivi.
La sua giornata cominciava prestissimo. Il commendator Bepoli del
secondo piano si svegliava alle sei e voleva vedere un telegiornale. Nico e
Mario, i fratellini del terzo piano volevano i cartoni animati alle otto e li
guardavano standosene beatamente a letto. Quanto li invidiava la buona
antenna! Specialmente d'inverno, quando fischiava un vento gelido e i
ghiaccioli l'appesantivano e doveva aggrapparsi con tutte le sue forze alle
tegole per rimanere ben dritta e non rovinare le immagini. Poi venivano i
telefilm e le telenovele che commuovevano tanto anche lei. «Matrimonio
proibito» per le sorelle Bellotti del terzo piano, «Perla Nera» per
l'abbondante signora Sirano del piano terra e «Dolore, lacrime e
sconquassi» per il ragioniere in pensione Russo, che guardava le
telenovele, ma non voleva farlo sapere a nessuno. Poi Beautiful e
Karaoke per Lilli, la figlia ventenne dei signori Dolcetti del quinto piano.
E così via, per tutto il giorno e buona parte della notte: partite, film,
documentari, videoclip, varietà, e perfino «tribune politiche» (le più
pericolose, perché rischiava sempre di addormentarsi).
La più bella trasmissione della vita
Ogni volta che c'era un televisore acceso, l'antenna entrava in un
appartamento e non si limitava a mandare le immagini richieste, ma
approfittava degli occhi elettronici del televisore per dare una sbirciatina
all'interno.
Molti lasciavano il televisore acceso mentre facevano altro e la nostra
antenna imparò a conoscere le persone del suo palazzo, anche oltre i
gusti televisivi di ciascuno. Così si accorse che c'erano tante cose che non
andavano. «E se non ci penso io», si disse «non troveranno mai un
rimedio. Non se ne accorgono neppure, questo è il vero guaio!».
Prese la sua decisione. Raccolse tutte le forze, si concentrò fino a cigolare
come una banderuola arrugginita, e realizzò la più bella trasmissione
della sua vita. Invece di prendere le immagini all'esterno, cominciò a
prenderle in un appartamento e a trasmetterle in un altro. Con un suo
progetto.
La vecchietta del quarto piano
Cominciò dalle sorelle Bellotti. Invece della telenovela preferita videro
improvvisamente sullo schermo del loro televisore una vecchietta, che
fissava una fotografia, con infinita tristezza. «Sarà una nuova
telenovela», disse la sorella maggiore. «Ma quella è la vecchietta del
quarto piano!», esclamò la minore. «E’ una diva della tv?». «Ma no,
quella è proprio la sua casa. Guarda le finestre». Si misero a guardare
con attenzione. La vecchietta aveva gli occhi pieni di lacrime. Si asciugò
gli occhi con un angolo del grembiule. Mangiò qualche cucchiaiata di
minestrina, controvoglia, sempre guardando la fotografia appoggiata alla
bottiglia dell'acqua. «Io non l'ho mai neanche salutata», disse la
maggiore delle sorelle Bellotti. «Deve essere tremendamente sola», fece
eco la minore. «Perché non la invitiamo a prendere il caffè?», disse la
maggiore. «E due biscotti», aggiunse la minore. «Andiamoci subito»,
disse la maggiore. Le due sorelle si alzarono e per la prima volta in tanti
anni dimenticarono la loro telenovela.
In quattro si litiga meglio
Nico e Mario si stavano dedicando al loro sport preferito che consisteva
nel litigare per tutto. Il televisore trasmetteva un documentario sugli
animali, che improvvisamente si interruppe. «Guarda», disse Nico. «C'è
una nuova pubblicità». Erano apparsi due ragazzini che giocavano nella
loro stanza. «Ma... ma...», balbettò Mario. «Quelli sono i figli del
portinaio!». «E quello è il gioco rotto che abbiamo buttato nella
spazzatura ieri». «E quelli sono i miei giornalini vecchi». Nico e Mario
rimasero in silenzio. «Giocano con quello che noi buttiamo via...», disse
Nico. «Chiamiamoli a giocare con noi!», replicò Mario. «In quattro si
litiga meglio che in due», concluse Nico. «Mamma, saremo in quattro a
merenda», gridarono insieme e uscirono.
Un amico per il pranzo di Natale
La graziosa Lilli si pettinava e sospirava per Fiorello, il divo della tv che
le faceva battere il cuore. Insieme a Ridge di Beautiful. Com'erano
scintillanti loro, altro che quei brufolosi ragazzi del gruppo parrocchiale.
Così noiosi. Meglio zitella che sposare uno di quelli. Ma ecco che la sua
trasmissione preferita si interruppe e sui teleschermo apparve una
stanzetta semplice ma ordinata. Con qualche cosa di familiare. Chino sul
tavolo, un ragazzo con i capelli cespugliosi studiava su un grosso libro di
giurisprudenza. Si intuiva chiaramente che cascava dal sonno, ma
stringeva i pugni e leggeva e rileggeva. «Oh cielo!», fece Lilli. «Quello è il
ragazzo del quinto piano, che fa il fattorino ai Grandi Magazzini... Di
giorno... Mi saluta tutte le volte che lo incrocio sulle scale... e io non l'ho
mai degnato di uno sguardo... Ma quanto sono stupida... Mamma», gridò
all'improvviso «posso invitare un amico per il pranzo di Natale?».
In tutti gli appartamenti del condominio succedeva la stessa cosa.
Persone che vivevano nella stessa casa, che si incrociavano tante volte al
giorno su scale, pianerottoli e ascensori, che magari vivevano nello stesso
appartamento, improvvisamente «si vedevano» per la prima volta.
E in alto sul tetto, l'antenna spossata, ma felice, gongolava, preparandosi
a fare di nuovo il suo dovere e trasmettere la puntata di «Sentieri».
La riflessione
C'è una malattia misteriosa che colpisce molte persone. Si chiama la
«Sindrome dell'uomo invisibile». Ci sono delle persone che vivono con
noi, mangiano con noi, stanno con noi magari tutto il giorno, eppure
«non le vediamo». Quante persone soffrono proprio perché «non sono
viste», sono come la tappezzeria dei muri o dei mobili, sono lì, ben
visibili, ma non ci interessano. L'antenna ribelle ci insegna a vedere
l'«invisibile». Si vede bene solo con il cuore e con l'anima. Ma gli uomini
che non sanno vedere neppure chi sta tutto il giorno sotto il loro naso,
sapranno vedere Dio nel Bambino di Betlemme?
La preghiera
Tutto ci parla di te, Signore, da quando sei venuto in mezzo a noi. Aiutaci
a vedere la tua immagine nel volto degli altri.
Il fioretto
Scrivere gli auguri di Natale a qualcuno della città che probabilmente
non se l'aspetta o a qualcuno che quasi certamente non ne riceverà.
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