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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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ADRIANA ZARRI : UN ASCENSORE PER LA NOSTRA PATRIA

 
 
 
28 marzo 2011

Ieri  ho  invitato   Adriana  Zarri  a  prendere  un  tè  a  casa  mia.  Anche  mia  moglie  ci  ha  voluto  fare   compagnia.  Abbiamo  cantato  allegramente  ed  il  tavolo  immaginario, come  nel  fim  di  Mary  Poppins,  che  ci  fa  tanto  sognare,   innalzandoci  sulle    tristi  realtà   della  vita,  è   schizzato  sul  soffitto.

Nel  bel  mezzo  della  festa,  quando  erano  ancora  in  alto  i  nostri  cuori,  il  tavolo  è  cominciato  a  scendere,  non  tanto,  perché  mia  moglie  avesse  preso  una  stecca,  ché  anzi  è  abbastanza  intonata,  quanto  perché  Adriana  mi  ha  invitato  a  salire  in  tribuna.  E'  arrivato  il  momento  della  tribuna  politica - ha  detto  Adriana.  Che  tristezza - le  ho  risposto  io.

Siamo  saliti  in  tribuna  in  ascensore.  Adriana  ha  voluto  così,  poiché  vuole  che  superi  la  mia  folle  paura  degli  ascensori.  Adriana  ha  detto  che  la  mia  claustrofobia  o  stenofobia  è  collegata  ad  un  mio  ricordo  di  quando  avevo  all'incirca  sette  anni  e  vidi  una  bara  di  legno,  fatta  su  misura,  come  per  ciascuno  di  noi,  in  cui  era  stato  deposto  un  nostro  condomino,  un  sarto,  deceduto  a  causa  di  un  infarto,  che  abitava  ad  un  piano  inferiore  al  nostro.  Mi  permisero  di  vedere  il  morto  nella  bara,  nonostante  la  mia  tenera  età  e  ad  un  certo  momento  della  mia  vita  ho  associato  la    sensazione   di  spazio  angusto  all'immagine  di  una  bara.  In  effetti  Adriana  ha  ragione,  poiché  io  soffro  anche  di  tanatofobia,  cioè  della  paura  di  essere  sotterrato  vivo,  - come  se  già  non  lo  foste  -  ha  detto  Adriana -  soffocati,  perché  privati  della  vostra  libertà  -   il  bene  più  prezioso  che  abbiate. 

Mi  ha  detto  che  assieme  a  lei  non  devo  avere  più  alcuna  paura.

La  Zarri  mi  ha  spiegato  che  la  paura  dell'ascensore  è  come  un  rifiutarsi  di  raggiungere  le  vette  vertiginose, su  cui  ci  vuole   condurre  il  nostro   spirito,  perché  la  prima  sensazione  che   proviamo,  quando  ci  stacchiamo  da  terra  è  il  buio,  in  cui  vengono  avvolte  le  nostre  false  sicurezze.

La  mia  dolce  amica  del  cuore  Adriana  ha  detto  che  raggiungere  in  ascensore, assieme  a  lei,   la  tribuna  politica  significa   elevare   la  politica  su  di  un  colle,  dove   si  respira  aria  salubre  e  salutare  per  il  nostro  spirito,  che  asciughi  anche  la  muffa,   da  cui  la  politica  è  stata  aggredita,  perché   non  spaventi  coloro,  che   ci  si  avvicinano  con  cuore  puro,  che  la  percepiscono  come  oltremodo    sfrontata  e  troppo  temeraria.

Ha  detto  Adriana  che  se  la  Chiesa  cattolica  non  se  la  passa  bene,  anche  la  politica  non  se  la  passa  meglio,  è  un  vero  e  proprio  lazzaretto   e   che  dai  lazzaretti   ai  lazzaroni  il  passo  è  breve.

Tanto   per  restare  sul  campo  psichiatrico,  che,  secondo  Adriana,  è  il  mio  forte,  ha  cominciato  ad  elencarmi  tutte  le  paure,   di  cui  i  nostri  politici  non  soffrono  più  già  da  tempo  immemorabile,  dalla  paura  delle  belle  donnine

(venustrafobia)  alla  paura  di  spogliarsi  (disabiliofobia ), dalla  paura  del  vomito (emetofobia )   alla  paura  di  essere  sporchi (automisofobia ),   dalla  paura  di  non  avere  un  aspetto  normale  (dismorfofobia ),  alla  paura  della  collera  (colerofobia ),  dalla  paura  dei  soldi ( crometofobia )  alla  paura  della  ricchezza ( plutofobia )  e  dell'oro (aurofobia ), dalla  paura  delle  parole ( verbofobia )  alla  paura  del  sangue ( emofobia ),   dalla  paura  delle  chiese (ecclesiofobia) 

e   dei  crocefissi ( staurofobia )  alla  paura  delle  punizioni (rabdofobia ),  ma  soffrono  invece ,  secondo  Adriana,  in  modo  pazzesco  della  paura  di  lavarsi (ablutofobia),  della  paura  degli  specchi  e  di  vedervisi  riflessi (eisoptrofobia ),  della  paura  nel  prendere  decisioni (decidofobia ),  della  paura  delle  novità ( neofobia ),  della  paura  degli  stranieri (xenofobia ),  della  paura  delle  ombre (sciofobia ),  della  paura  del  buio ( acluofobia ), della  paura  della  nudità (gimnofobia ),  della  paura  della  scuola (didascaleinofobia ),  della  paura  della  giustizia  e  dei  processi (dichefobia )  e  della  paura  della  libertà ( eleuterofobia ).

 

Riccardo  Fontana

 

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