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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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ADRIANA ZARRI : IL FASCINO DI UNA EMILIANA DOC

 

 

http://www.rivistaunaspecie.com/cult-il-grande-letargo-emiliano-silenzio-in-emilia-di-daniele-benati/

 

 

30
OTT
2015
 
 
Per il mese di ottobre, la sezione gramma propone ai lettori il tema “cult”: Emilia di notti d’attesa, di notti di niente, di notti tranquille. Vagabondare è il solo modo per sopravvivere.
 
articolo di Marco Gavella
 
(illustrazione di Silvia Vinciguerra)

silviav-il grande letargo emiliano

L’Emilia, terra misteriosa che ha ispirato e continua a ispirare moltissima letteratura, è un luogo dove si può fuggire dal mondo lasciandosi tutto alle spalle. È un luogo adatto al vagabondaggio dove si può salire in macchina o su un treno e perdersi tra i suoi tanti paesi e le loro storie. L’Emilia è magica. I suoi abitanti sembrano possedere la saggezza del vivere felici. Durante le sagre di paese il “vecchio” mondo s’incontra col nuovo. Piazze rimaste quasi desolate tutto l’anno si ripopolano di vita. Un viandante si sente quasi a disagio tra queste secolari tradizioni.
Viaggiando in terra emiliana d’inverno si possono percorrere chilometri senza incontrare anima viva. A volte un trattore appare con la sua lentezza bloccando la strada e costringe a rinunciare alla fretta. Allora si osserva la campagna. Abitazioni di ogni genere dominano i propri terreni. Contadini solitari lavorano sui filari d’uva, raccolgono i rusticani a fine giugno o le nocciole in autunno. Da sempre questa terra sembra un silenzioso alveare dove ognuno sa cosa fare ma ad ogni inverno tutto si ferma. L’Emilia entra in un grande letargo riflessivo. Dormono tutti in queste case all’apparenza disabitate? No, riflettono.
D’inverno la nebbia come una grossa gallina si accovaccia sull’Emilia covandola come fosse sua figlia. L’intrepido viaggiatore non vede niente in macchina nemmeno appoggiando la fronte al parabrezza o mettendo la testa fuori dal finestrino. Ci si può perdere in una nebbia così! Ed è meglio perdersi alla luce del sole, vagando nella vita caotica di tutti i giorni, o procedendo a tastoni nel vuoto? «Il sole ci aveva sfiancati, resi febbrosi; ora la nebbia ci placa, ci fa rientrare in noi. Le finestre aperte sono come finestre chiuse, non offrono visioni ma solo tende di grigio», scriveva Adriana Zarri , emiliana doc. Il mondo diventa una tenda grigia che ci obbliga al pensiero nascondendo le distrazioni. Qui si è veramente soli e passare ore in solitudine sembra veramente giovare all’anima. Nella nebbia si soffre e si ama più intimamente, si prova una profonda sensazione di vicinanza, come se tutti respirassero dalla stessa nuvola. Le notti sono silenziosissime. Abituati a vivere in città ci si trova come immersi in un grande mare. Si è spinti ad abbandonare l’autovettura per ascoltare questa pace che si estende per chilometri. Le stelle sono lucenti come ormai in pochi luoghi e lo sguardo, sia di giorno che di notte, può viaggiare in lontananza, un valore che il “metropolitano” facilmente dimentica.
In un bar emiliano si potrebbe trovare un Guccini servire da bere e sfottere un ubriaco urlandogli “al per al ritrat dal fant ed copp!”. Questa è la regione del “Dona giuvna, vëin, turtél e va là che’l mond l’è bèl!” dove i contadini vantano l’essere umili perché “ai puvrètt ai manca dimòndi còs, mo ai’aver ai manca incòssa” (ai poveretti mancano tante cose ma agli avari manca tutto). Qui si possono sentire i mariti lamentarsi della moglie al bar preferendo una gallina perché almeno fa l’uovo ogni mattina. Qui una sposa bagnata non è fortunata ma “l’è prest védua o mäl maridä” (presto vedova o malmaritata). Sarà come disse Oscar Wilde? La nebbia rende le cose meravigliose perché è l’incertezza che affascina? Sicuramente stimola la fantasia.
Questi luoghi e situazioni fanno da sfondo in Silenzio in Emilia di Daniele Benati. Era stato pubblicato nel ‘97 diventando poi quasi introvabile fino al 2009, quando è stato finalmente riproposto in una nuova edizione da Quodlibet. Sembrava quasi che si fosse perso tra la miriade di libri in circolazione come capita ai suoi personaggi, che smarriscono la strada di casa vagando tra luoghi surreali. Tutti vagano senza un’apparente meta o perdendosi. Sono quasi tutti morti, chi prima e chi dopo, anime erranti che si trovano a inseguire i sogni e le glorie della propria vita. C’è un vecchio che nella sua vita sapeva far bene solo una cosa: giocare a bocce. Ed eccolo che cammina, barcolla sul ciglio della strada inseguendo il suo destino. Deve assolutamente raggiungere la sua bocciofila. Qualche giorno prima il marito di sua nipote era arrivato a casa sostenendo che lui fosse morto e subito tutti si erano messi a fare i preparativi per il suo funerale. Il vecchietto li aveva visti così convinti che non volle disturbarli quindi smise di camminare intorno al tavolo, com’era solito fare, e via per strada a raggiungere la bocciofila dove aveva vinto tanti premi. Lì sicuramente qualcuno l’avrebbe degnato d’attenzione evitando di dargli del morto.
Benati è uno scrittore di Reggio Emilia che ha collaborato con autori come Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni, Ugo Cornia e Paolo Nori pubblicando vari racconti nella rivista “Il semplice” e nel quotidiano “Il manifesto”. Silenzio in Emilia è la sua prima opera ma la sua esperienza internazionale già traspare mostrando una saggezza che, abbinata al suo stile di scrittura creativo e “emiliano”, dà vita a un connubio unico nel suo genere. «Scrivere è bello quando senti di avere qualcosa per le mani. Purtroppo molte volte non è così, e allora più che scrivere si cincischia, si va alla ricerca di cose da raccontare, e in fondo lo scrivere può anche avere questo senso, di scrivere per sapere cosa si è scritto. Ma è una pratica che non può trasformarsi in metodo e allora sarebbe molto meglio aver le idee chiare fin da subito, con un soggetto da sviluppare secondo l’andamento di una trama da suddividere in varie fasi, come fanno gli scrittori americani o quelli nostrani che imitano gli americani» .
Ai tempi della sua pubblicazione Silenzio in Emilia si è aggiudicato due premi: il Loria e il Premio Chiara. La conferma delle grandi capacità artistiche di Benati si ha, però, col romanzo Cani dell’inferno, con Un altro che non ero io – raccolta di racconti collegati a coppie e contenente anche un’opera teatrale – e, infine, con Opere complete di Learco Pignagnoli, libro di una “comicità paranoide irresistibile” in cui Benati inventa di sana pianta uno scrittore di San Giovanni in Persiceto raccogliendo e pubblicando le sue caratteristiche opere letterarie. Daniele Benati ci regala malinconia e, al tempo stesso, piacere di vivere, il tutto condito dal suo caratteristico colloquialismo emiliano. È un maestro di profondità e semplicità che racchiude nei suoi personaggi paure, sogni e speranze della gente comune. Grazie a scrittori come lui l’Emilia, con le sue storie, viene fatta conoscere a chi non ne ha mai avuto il piacere. L’Emilia mantiene il suo fascino antico, un terremoto potrà fiaccarla ma lei resiste e si rialza sempre come una donna centenaria che non vuole morire e una gita fuori porta a renderle omaggio, d’estate tra i campi o d’inverno nella nebbia, non può fare altro che bene.

 

Milva - In silenzio (Battiato-Pio) - 1982 - YouTube

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