Con queste parole, che sarebbero potute uscire dalla bocca di un
qualunque ventenne, si capisce come per il protagonista del nostro
viaggio, Don Lorenzo Milani, fosse uno sconosciuto. Perché perdere del
tempo allora con uno di cui non si è nemmeno sentito parlare? Andare
a Barbiana non è mai facile. Le strade strette e impervie non sono una
passeggiata. E padre e figlio, infatti, si perdono più volte prima di
raggiungere la meta.
Una volta arrivati, però, è lo stupore che la fa da padrone.
Come possono una chiesetta ed una canonica, messe lì quasi per caso,
attirare tanta gente da tutta l’Italia?
Aggregati ad una scuola media che quel giorno era in visita, i due
vengono accolti dall’allievo di Don Lorenzo, Agostino Burberi, che da
programma comincia a presentare e descrivere quel luogo un tempo
teatro degli insegnamenti del priore.
L’atmosfera del luogo, la semplicità dell’aula e il forte impatto di quel
cartello che su di sé riporta il famoso “I Care”, hanno un effetto
particolare su Emanuele. Che, inaspettatamente, si ritrova affascinato.
“Ascoltavo silenziosamente ed attentamente – racconta ancora –
interessato da ciò che Don Lorenzo aveva fatto per quel bambino,
ormai uomo e altri come lui”.
Poi, la visita guidata continua all’interno dell'officina dove i ragazzi
imparavano a lavorare il legno e il ferro. Alcuni degli oggetti da loro
costruiti erano ancora visibili. Passati al cimitero sottostante,
l’emozione è indescrivibile: colpisce l’umiltà e la semplicità della tomba,
colpisce vedere quanti di quelli che partono verso Barbiana e che
Emanuele considera oggi “Pellegrini“, lascino dei segni del loro
passaggio, attraverso pensieri che è sempre possibile leggere.
La giornata finisce, la visita finisce, ma per Emanuele da quel momento
si apre un mondo. Sente subito, appena rientrato a casa, la necessità di
avvicinarsi con maggior intensità a Don Lorenzo e per questo legge le
due famose opere “Lettera ad una professoressa“ e “L’obbedienza non è
più una virtù“. Un nuovo intento muove ora quel ragazzo, partito quasi
costretto e controvoglia: far conoscere il messaggio scoperto a Barbiana
e portarlo in qualche modo nella sua quotidianità. Nasce così l’idea, in
linea coi tempi, di utilizzare Facebook.
Trovata una pagina abbastanza nota sul social, Emanuele contatta il
gestore, Giandomenico Potestio, spiega le sue motivazioni e mette in
mostra la sua voglia di fare riuscendo a diventare Co–amministratore e
a rivitalizzarla con un tocco giovanile. In poco tempo, la fa diventare il
principale strumento sul web dove possono essere condivise e
commentate le varie esperienze riguardanti Don Lorenzo.
Oggi conta 23 mila like, con un andamento in progressivo aumento.
Un luogo virtuale dove nascono anche diverse iniziative.
Una in particolare sta per diventare realtà: l’idea di realizzare un musical
su Don Milani.
Emanuele Boi è, dunque, un ragazzo cambiato dal giorno in cui è partito.
Un ragazzo che oggi si riconosce nel motto “I Care“. Il viaggio ha
rappresentato una svolta: sia per la formazione sociale che per quella
culturale. Non è il primo e non sarà l’ultimo toccato dall’insegnamento e
dai metodi di quel priore scomodo che fu mandato in mezzo ai monti
affinché tacesse. E non si potrebbe che chiudere con le sue parole; brevi,
semplici, incisive: “La visita a Barbiana mi ha cambiato la vita e pensare
che io, a Barbiana, neanche volevo andare”.