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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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L'INFEDELTA' FEMMINILE DAI TEMPI DI MOSE' AD OGGI

 

 

http://www.corriere.it/cultura//bevilacqua-non-desidererai-uomo-altre_

 

 

«Tu non desidererai l'uomo d'altre»

 

Dai tempi di Mosè a oggi, com'è cambiato il concetto di infedeltà femminile

 

Il concetto di infedeltà femminile è, se inteso come specifico, assurdo: non esiste un'infedeltà femminile e una maschile: questa distinzione risente ancora della società mosaica, che prospettava un comandamento secondo il quale non si doveva desiderare la donna d'altri, ma non l'uomo d'altre. Cioè si riteneva la donna inabile anche a desideri capaci di procurare colpa. Una semplice res , come una pecora o un cammello.

Non esiste un solo tipo di infedeltà, comune a tutti. Essere infedeli significa tradire qualcosa d'importante: un patto di fiducia, un'amicizia, un amore. E qui, sì, c'è una distinzione. Essendo stato, storicamente, abituato a tradire una res, una cosa, l'uomo ha come usurato, in sé, il concetto del suo tradimento verso la donna; si è trovato, anche inconsciamente, a banalizzarlo, magari ad atteggiarlo in una sfera di sessualità praticata e spicciola che, si dice, non tocca ciò che è importante. L'uomo, quindi, secondo il senso (non il buonsenso) comune può concedersi impunemente un'avventura, la donna no; la sua non può essere mai una faccenda banale, ma un tradimento, sempre con qualcosa di oscuro, di sporco.

Perché questo luogo comune? Il punto è sempre lo stesso. Lo stato di reificazione in cui la donna è stata tenuta per tanta parte della storia. Per cui i conti sembrerebbero semplici: se è la res che procura infedeltà al proprietario (nell'istituto familiare, per esempio, ancora a carattere virile-egemonico-economico) la faccenda è gravissima, perché si entra nell'insubordinazione morale dello schiavo, nella rivolta occulta o no, nell'atto di autorità lesa. Se invece è il contrario, tutto fila. Il padrone può bene tradire lo schiavo.

Bronzino, «Allegoria della lussuria» (1540-1550), particolare

Questi conti, fatti alla luce dei rapporti di dipendenza, tornavano fino a ieri. E tornavano male. Servivano all'ipocrisia di una società razzista. Oggi che la donna, a tutti gli effetti, uguaglia il suo partner, essi non tornano più.

Il padrone è diventato un compagno. Se esercita l'infedeltà, non commette soltanto il peccato veniale d'avventura, ma tradisce. A condizione, appunto, che esistano i presupposti, autentici, per un tradimento. Ripeto: soprattutto un patto di fiducia. Resterebbe, da esaminare, l'altra vecchia questione: se l'atto sessuale comporti, per l'uomo, la semplice sessualità, e per la donna invece qualcosa di più.

Credo che, sì, l'uomo riesca a possedere una donna con l'atonia psicologica a cui è stato addestrato da un meretricio secolare; e che la donna, invece, anche nel più occasionale degli atti sessuali (magari fatto al buio, su una spiaggia, senza neanche guardare in faccia il suo partner) impieghi sempre qualcosa che appartiene al suo personale mistero, non fosse che un'ancestrale felicità, una meraviglia legata al suo istinto materno, una pietas per se stessa e per l'altro. L'essere penetrati - in tal senso - non uguaglia il penetrare. Ma non solo per fatti storici. Per fatti biologici. Ma tutto ciò non appartiene al concetto, bensì al meccanismo psicologico.

Se la donna tradisce più di una volta? Non credo proprio. Tradisce come una volta. Perché anche una volta tradiva molto. Come molto tradiva e tradisce l'uomo. Viviamo in una squallida società di gente che tradisce e s'inventa mille alibi per poter tradire sgravandosi la coscienza.

 

Alberto Bevilacqua

 

Mina - Certe cose si fanno (2002) - YouTube

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