Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
CONVERSAZIONI NOTTURNE SUL MONTE GOLGOTA
QUELLA BENEDIZIONE DEI MALATI DI PADRE GINO BURRESI
Non mi ero rassegnato a quel suo NO perentorio.
“Aspetta ancora un anno”, “Cosa vuoi che sia un anno” -
mi aveva risposto Padre Gino, allorché, a colloquio con lui, gli ricordai che mi aveva
promesso di avvisarmi quando era il momento di unirmi agli altri aspiranti seminaristi
per partecipare al campeggio al Castagno.
- Me lo ha detto Lei l'altra volta – gli dissi implorante.
“ Quando?” mi rispose.
Dopo tanti anni seppi che quando una persona ha il carisma dell'ispirazione, proferisce
frasi che in situazioni normali non ricorda di avere detto.
Dopo la Messa, Padre Gino fece il giro del Santuario di San Vittorino, costeggiando le
ultime file dei banchi, mentre io percorrevo le stazioni di quella che sarebbe stata la
mia Via Crucis,dietro le ultime file dei banchi.
- Perché non si impietosisce? - pensavo.
Chissà il povero Padre Gino, quanto avrebbe voluto abbracciarmi in quel momento,
abbracciando al tempo stesso la croce che avrei dovuto portare nel cammino
psicoterapeutico che avrei intrapreso da lì a poco. Ma non lo poteva fare, non era
quello il momento degli zuccherini. Era il momento dell'amarezza, della solitudine, della
disperazione.
Capisco lo stato d'animo di Pietro, prostrato per alcune frasi che Padre Gino gli aveva
detto in confessione.
Io dopo quel rifiuto dovetti subito provvedere a frequentare dei corsi estivi di tedesco,
per recuperare la lingua, che poi era lo strumento del mio lavoro di traduttore
interprete, perché quel NO categorico me l'aveva come mozzata, e da familiare mi era
diventata straniera.
Ma prima di dire addio a quel santuario, tentai ancora due strade.
Mi comprai un abbonamento mensile Roma - San Vittorino e ogni pomeriggio ero là,
puntuale da Padre Gino.
Nessun ripensamento da parte sua.
L'ultima carta che mi giocai era quella della benedizione dei malati.
Dissi fra me e me: - Se Padre Gino mi ha detto che devo curare la testa prima di entrare
in seminario, vuol dire che sono malato, e allora mi siederò tra i malati durante la
benedizione mensile dei malati e Padre Gino mi benedirà ed io guarirò. -
Non volevo bere a quel calice.
Arrivò il fatidico giorno.
Dopo aver benedetto il malato seduto prima di me, Padre Gino, senza neanche
guardarmi, mi salta e passa al malato successivo.
- Cosa vorrà significare? - mi domandai.
- Forse che io non sono malato come gli altri? -
Fu quella una delle ultime volte che mi recai a San Vittorino, dopo che Padre Gino mi
disse che a Roma c'erano tanti sacerdoti e non dovevo più andare da lui.
Successivamente, dopo che fu allontanato da San Vittorino, mi recai un giorno a
Montignoso, ma non riuscii nemmeno a vederlo per la benedizione.
Fino al 2 aprile 2011.
Lì non è mancato all'appuntamento che gli avevo proposto sul web.
Mandò avanti Giò, a consegnarmi un Padre Gino afflitto, affinché mi prendessi cura di
lui e divulgassi alla sua Chiesa il suo messaggio e la sua richiesta di maternità.
Ora che siamo ancora qui, al capezzale di Padre Gino, voglia la Chiesa Madre porgergli
i suoi capezzoli, affinché egli possa suggere il suo latte del perdono.
Riccardo Fontana