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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA STRETTA DI MANO DI CAINO

 

LA STRETTA DI MANO DI CAINO

 

 

 

I sette gesti della mano

 

 

 

1) Usare la nostra mano

 

per salutare un povero anziano,

 

 

2) Prendere per mano un bambino,

 

stando davanti a lui, finalmente, a capo chino,

 

 

3) Indicare la strada

 

al cane di un cieco,

 

che, come rugiada,

 

mitigherà il nostro sguardo bieco,

 

 

 

4) Alzare verso un'auto sulle zebre

 

la paletta,

 

per far passare una lepre

 

che va di fretta,

 

 

 

5) Tendere la nostra mano a una vecchina,

 

pensando di porgerla alla propria mammina,

 

 

 

6) Portare ad un bimbo lo zainetto,

 

al posto di premere quel grilletto,

 

 

 

7) Offrire al nostro fratello

 

un ramoscello d'ulivo,

 

invece di brandire contro di lui il coltello

 

aggressivo.

 

 

Sette gesti della nostra mano

 

per sventare un delittuoso piano.

 

 

La nostra mano, che può cambiarci la sorte,

 

usata per allontanare da noi la morte.

 

 

Regalandoci amore e stupore arcano,

 

uniti d'ora in poi nella nostra stretta di mano.

 

 

Riccardo Fontana

 

 

 

 

Francesco: Quanto parlano le tue strette di mano!

 

di Cecilia Seppia

 

All’udienza il Papa ha ricordato l’importanza della “stretta di mano” che all’epoca dei suoi nonni bastava per sigillare un accordo e far rispettare una promessa come  fosse un contratto scritto.

Col passare del tempo questo gesto ha perso di valore ma continua ad essere uno dei più ricorrenti, usato come saluto o per fare la conoscenza di qualcuno. E poi è un biglietto da visita immediato.

A seconda di come stringiamo la mano, infatti, diciamo molto agli altri del nostro carattere e della nostra personalità e viceversa “giudichiamo” chi abbiamo davanti a seconda del tipo di stretta che adotta.

Può essere molle, decisa, forte, “a schiaccianoci”, e magari rivelarci una persona ansiosa o una a cui piace comandare. Uno studio di alcuni psicologi americani ha rilevato un dato molto curioso: in media, nell’arco della sua vita un uomo stringe la mano 15 mila volte.

Pensando a Francesco, questo numero sale a dismisura perché le sue mani, che sono tra l’altro curatissime e piuttosto grandi, si offrono in vari modi a decine di persone ogni giorno: dai dipendenti del Vaticano, alle Guardie Svizzere che in più occasioni ha salutato con la stretta di mano, rompendo le convenzioni e poi alle autorità, ai cardinali, alla gente comune.

Inoltre chi ha avuto modo di stringergli la mano concorda nel dire che quella del Papa è una stretta decisa, ma mai eccessiva: piuttosto è calorosa, accogliente.

La stretta di mano è anche un umile gesto di condivisione: alla fine delle messe a Santa Marta, come fosse un qualunque parroco, va vicino la porta e saluta i fedeli uno ad uno stringendo loro la mano. Infine Francesco sembra aver rivisitato anche il rito del “baciamano” tipico del dopo-udienza: questo momento con lui è più uno “stringi-mano”,  un’occasione per ascoltare i fedeli.

Del resto, fin dall’inizio del suo pontificato Bergoglio è stato chiaro: nessuno doveva inginocchiarsi davanti a lui per baciargli la mano, come era usanza con i pontefici.

Tratto da: miopapa

 

 

 

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