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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA VERITA' INTERIORE DI PADRE GINO BURRESI

 

LA VERITA' INTERIORE DI PADRE GINO BURRESI

 

 

(Tratto da: toscanaoggi)

20/10/2017

Papa Francesco, Messa: «Imparare «la saggezza di accusare se stessi»

Il Signore ci dia la grazia della «verità interiore». Questa la preghiera del Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, soffermandosi sulla Lettera di San Paolo apostolo ai Romani, in cui si esorta ad aderire con un atto di fede a Dio, spiegando quale sia il «vero perdono di Dio», quello cioè – dice Francesco – che è «gratuito», che viene «dalla sua grazia», «dalla sua volontà», e non certamente quello che «pensiamo di avere per le nostre opere». Queste, osserva il Papa, secondo quanto riporta Radio Vaticana, «sono la risposta all’amore gratuito di Dio, che ci ha giustificato e che ci perdona sempre. E la nostra santità è proprio ricevere sempre questo perdono».

Al riguardo Francesco ricorda che «è il Signore, che ci ha perdonato il peccato originale e che ci perdona ogni volta che andiamo da Lui. Noi non possiamo perdonarci i nostri peccati con le nostre opere, solo Lui perdona. Noi possiamo rispondere con le nostre opere a questo perdono». Nell’odierno Vangelo di Luca, prosegue il Papa, Gesù ci fa capire «un altro modo di cercare la giustificazione», proponendoci l’immagine di «quelli che si credono giusti per le apparenze»: quelli cioè, dice Francesco, che sanno fare la «faccia di immaginetta», come «se fossero santi». Sono gli ipocriti, spiega il Pontefice. Dentro di loro «è tutto sporco», ma esternamente vogliono «apparire» giusti e buoni, facendosi vedere quando digiunano, pregano o danno l’elemosina. Ma dentro il cuore non c’è nulla, «non c’è sostanza», la loro «è una vita ipocrita», la loro verità «è nulla»: «Questi truccano l’anima, vivono del trucco, la santità è un trucco per loro. Gesù sempre ci chiede di essere veritieri, ma veritieri dentro al cuore e che se qualcosa appare che appaia questa verità, quello che è dentro al cuore. Per questo quel consiglio: quando tu preghi, vai a farlo di nascosto; quando tu digiuni, lì sì, truccati un po’, perché nessuno veda nella faccia la debolezza del digiuno; e quando tu dai l’elemosina che la tua mano sinistra non sappia quello che fa la destra, fallo di nascosto».

La loro, aggiunge il Papa, è «la giustificazione dell’apparenza». Sono «bolle di sapone» che oggi ci sono e domani non ci sono più: «Gesù ci chiede coerenza di vita, coerenza fra quello che facciamo e quello che viviamo dentro. La falsità fa tanto male, l’ipocrisia fa tanto male, è un modo di vivere. Nel Salmo abbiamo chiesto la grazia della verità davanti al Signore. È bello quello che abbiamo chiesto: ‘Signore, ti ho fatto conoscere il mio peccato, non l’ho nascosto, non ho coperto la mia colpa, non ho truccato la mia anima. Ho detto: ‘Confesserò al Signore le mie iniquità’ e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato’. La verità sempre davanti a Dio, sempre. E questa verità davanti a Dio è quella che fa spazio perché il Signore ci perdoni». L’ipocrisia diventa così una «abitudine»: la via indicata da Francesco allora è quella di non accusare gli altri ma imparare «la saggezza di accusare se stessi», senza coprire le colpe davanti al Signore. (Redazione di Toscana Oggi)

 

Alla luce del messaggio di Giò (Padre Gino Burresi) del 2 aprile 2011, mi sembra che il Servo

del Cuore Immacolato di Maria Padre Gino Burresi abbia ricevuto dal Signore quella che

Papa Francesco chiama la grazia della “verità interiore”, imparando la “saggezza di accusare

se stesso”.

 

Quello che invece mi ha sconvolto è quanto scrisse sul blog nelsegnodizarri, riguardo a

Padre Gino Burresi, il suo accusatore, ex-seminarista di San Vittorino, Luigi, in uno dei suoi

passaggi d'accusa:

 

- Luigi 06/09/2012 13:25

"Caro Riccardo, attraverso Padre Gino io ho a mie spese imparato che se i santi autentici sono sempre persone carismatiche NON per questo le persone affascinanti e carismatiche sono sante. Padre Gino ha fatto anche alcune cose buone ma il grande problema e` che il suo fascino, ( forse basato anche su alcune capacita` paranormali )NON e` autenticamente mistico e cristiano. Padre Gino usando la sua alta statura, lo sguardo scrutatore e penetrante, i sandali, i guanti neri..inoltre una grande furbizia e capacita` intuitiva naturali per dire le cose giuste al momento giusto ..in questo modo ed altri Padre Gino fingeva le stigmate..il profumo..la lettura dei cuori..etc. In questo modo, con tale miscuglio, Padre Gino poteva sempre di nuovo far credere di avere una relazione diretta e privileggiata con Dio e letteralmente annientare come " increduli " chi cercava di vedere dietro le quinte quando sorgevano lgittimi sospetti che il tutto fosse autentico. Dico LEGITTIMI perche`per esempio ho sentito Padre Gino non semplicemente lamentarsi ma proprio parlare male di altre persone ( proprio delle persone e non dei loro atti ! ) e addirettura augurare la morte a queste.
Padre Gino NON ha MAI confessato tutta questa montagna di trucchi, imbrogli e falsificazioni. Le sue confessioni di " alcuni baci " sono in questo senso ridicole e non scalfiscono la vera entita`della menzogna di fondo. Padre Gino NON e` un Santo che ha fatto una scivolata su cose comprensibili ma un imbroglione che Il Santo Padre ha fatto benissimo a togliere di mezzo e le ragioni sono elencate tutte e possono leggerle tutti."

 

Leggendo questo passaggio d'accusa di Luigi nei confronti di Padre Gino Burresi, sembra

di rileggere quello che Papa Francesco ha detto nell'articolo sopra citato:

 

Nell’odierno Vangelo di Luca, prosegue il Papa, Gesù ci fa capire «un altro modo di cercare la giustificazione», proponendoci l’immagine di «quelli che si credono giusti per le apparenze»: quelli cioè, dice Francesco, che sanno fare la «faccia di immaginetta», come «se fossero santi». Sono gli ipocriti, spiega il Pontefice. Dentro di loro «è tutto sporco», ma esternamente vogliono «apparire» giusti e buoni, facendosi vedere quando digiunano, pregano o danno l’elemosina. Ma dentro il cuore non c’è nulla, «non c’è sostanza», la loro «è una vita ipocrita», la loro verità «è nulla»: «Questi truccano l’anima, vivono del trucco, la santità è un trucco per loro. Gesù sempre ci chiede di essere veritieri, ma veritieri dentro al cuore e che se qualcosa appare che appaia questa verità, quello che è dentro al cuore.”

 

Quando è stata resa pubblica la condanna di Padre Gino Burresi del 27 maggio 2005,

lastampa, nella persona di Andrea Tornielli, ha giubilato parlando nel suo articolo di un altro

colpo che Papa Ratzinger avrebbe dato alla sporcizia nella Chiesa.

 

Non credo che Papa Francesco il 20 ottobre 2017, parlando di vita ipocrita, di santità

truccata, si stesse riferendo a Padre Gino Burresi, perché nel suo messaggio Padre Gino

Burresi già il 2 aprile 2011 aveva usato l'espressione “ho inciampato”, senza menzionare né

sporcizia, né santità truccata riguardo a se stesso.

 

Messaggio su cui ho peraltro fondato due petizioni, una nel 2012 a Papa Benedetto XVI, una a gennaio 2014 a Papa Francesco, di cui il papa doveva essere informato, sennò cosa

ci sta a fare l'intelligence di San Pietro?


 

Riguardo poi alle confessioni di “alcuni baci”, di cui parla Luigi, sono io che l'avevo dedotto

dalla replica che Giò mi ha inviato alla mia risposta al suo commento del 2 aprile 2011:

 

nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana 04/03/2011 19:48


Caro  Giò,  sento  sulla  mia  pelle  e  dentro  le  mie  viscere  la  tua  sofferenza.   Sia  per  te 
un  balsamo  questa  canzone  d'amore  che  ti  dedico  e  ti  canto  a  squarciagola.  Ti  abbraccio  e  ti tengo  sul  mio  cuore  materno.

  Riccardo

 

giò 04/03/2011 20:22


ti ringrazio riccardo!
Sono felice di averti vicino!
Questa sera mi tocco in silenzio il labbro superiore,li ho sempre trovato il desiderio di un bacio che,nel tempo gli ho negato e oggi è ancor più desiderato.
Ti ringrazio anche per la canzone che porta piacere alla sofferenza.
Accolgo l'abbraccio materno.
G

 

In un certo senso Giò (Padre Gino Burresi) indicherebbe essere stato un bacio il corpo

del reato, sulla base del quale sarebbe stato condannato.


Ora io mi domando:

ma se Padre Gino Burresi ha ricevuto dal Signore la grazia della verità interiore e la saggezza

di accusare se stesso, può essere che questa verità sia una verità solo a metà?

 

Su internet ho trovato questa bellissima espressione:

 

la maieutica della misericordia”, vale a dire aiutare l'interlocutore, in questo caso

Luigi, l'accusatore di Padre Gino Burresi a tirar fuori dal suo “dentro” “il bene del vero” per

la sua anima.

 

Ecco il compito che lo Spirito Santo affida al penitenziere maggiore, Cardinale Mauro

Piacenza con i testimoni dell'accusa, nella revisione del processo a carico di Padre Gino

Burresi: quello di autarli a tirar fuori dal loro “dentro” “il bene del vero” per la loro anima,

così come lo Spirito Santo fece dire a quel Giò, alias Padre Gino Burresi,

E l'anima mia,
Povera,
Riconosce lo sbaglio
di aver scelto il dentro e,
Vorrei uscire
ma dentro dovrò stare,
per la madre
che non accetta,
Il bene del vero
che ho scoperto
per l'anima mia.”

 

che mi sembra che di maieutica e di lettura dei cuori un po' se ne intendesse.

 

Riccardo Fontana

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