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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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IL POETA VEGGENTE NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI PIER PAOLO PASOLINI

 
 
https://libreriamo.it/libri/perche-poeta-considerarsi-un-veggente/
 
Perché il poeta è da considerarsi un veggente

di Carlo Picca

 

Solo l’amare conta, solo il conoscere conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto Pasolini

 

La poesia è un’illuminazione, che si rende inconfondibile rispetto ad altri stati d’animo. La puoi per questo definire  intuizione, quasi divinatoria, al punto che persino lo stesso poeta si meraviglia di tali illuminazioni che riporta scrivendole in uno stato rapsodico.

 

Un‘illuminazione è quanto di più lontano dalla costruzione poetica, tutt’al più il poeta può far uso del gioco poetico, perché le rime, le assonanze, le consonanze, la metrica e quant’altro  non sono che giochi che non la devono costipare quell’illuminazione, ma permetterle di trovare la sonorità migliore per esprimersi.

 

Forse la giovinezza è solo questo, perenne amare i sensi e non pentirsi   Penna

 

 

Montale scriveva ad Adriano Grande nel 1932: Ho scoperto un certo Poeta, Penna, che mi piace e del quale ti manderemo qualcosa. E’ un giovane fine, che si leva dalla solita pastetta che va in giro.


Il poeta come la poesia la cogli subito, si differenzia, non è schematica ma con i suoi versi veggenti irrompe nell’animo di chi la legge o la ascolta.


Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato sregolamento dei sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di pazzia: cerca egli stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto – e il sommo Sapiente – Egli giunge infatti all’Ignoto ! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! Egli giunge all’ignoto, e quand’anche, sbigottito, finisse col perdere l’intelligenza delle proprie visioni, le avrebbe pur viste!  A. Rimbaud


Viviamo un contesto socio economico ben lontano dalla poesia, se mi permettete siamo nella prosa più banale, nello schematismo, nel consumo, nel virtuale, o come direbbe qualcuno nell’età artificiale. Troppe informazioni fanno perdere la presenza di quelle importanti, le spostano, talvolta le sostituiscono e siamo fatti così della sostanza di cui sono fatti i cartelli giornalistici e pubblicitari anziché della sostanza dei sogni.

 

I poeti, quelli veri, sono da sempre una generazione di precari, di inadatti. Ma oggi ancor di più. «Nessuno ti richiede più poesia!» « E’ passato il tuo tempo di poeta» scriveva Pasolini e come dargli torto. Pochi leggono poesia e se pensiamo alla città ed ai suoi simboli come luogo di realizzazione delle potenzialità creative ci si ritrova quasi tutti ad essere esseri alienati.

 

La vita vera, quelle delle intuizioni, delle visioni, delle emozioni, è ai margini, ed un vero poeta deve per forza sentirsi marginale, non inglobato in questo contesto di plastica e opporvisi con tutta la sua diversità. Ci vuole coraggio certo, del momento presente, compassione per la propria storia, nomadismo atletico, fratellanza profondamente e radicalmente rivoluzionaria. Da questa condizione esistenziale possono nascere anche oggi le poesie. Credo che mai come oggi ci sia bisogno di poeti veggenti e di poesia come illuminazione, perché la poesia libera riconnettendoci con la parte migliore di sé e costruisce ponti unici…

 

Ho teso corde da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d’oro da stella a stella, e danzo. A. Rimbaud

 

Carlo Picca

(Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all'Università degli Studi di Bari. Libraio per bambini, Consulente letterario per scrittori emergenti, Scrittore e Blogger è iscritto all'ordine dei Giornalisti scrivendo di cultura su importanti magazine come LibriAntichi e Libreriamo. Per FaLvision Editore,ha pubblicato un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano che ha vinto il premio internazionale nel 2017 curato dall'istituto Italiano di Cultura di Napoli. Nel settembre 2018 ha pubblicato per Les Flaneurs un romanzo satirico sul mondo dei libri e dell'editoria dal titolo “Il Giro Giusto“. Nel novembre 2021 ha pubblicato per Les Flaneurs un albo illustrato cartonato dal titolo “Il Piccolo Dragosh e il grande aquilone“.)
 
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