Cari lettori e care lettrici!
Io, custode del testamento spirituale di Padre Gino Burresi, non posso recalcitrare contro il pungolo, con cui detto testamento mi sollecita.
Sono trascorsi quasi undici anni dalla trasmissione della lettera di Padre Gino Burresi del 2 aprile 2011 e più io invecchio, più sono determinato nella ricerca di una riabilitazione di Padre Gino, per liberare Padre Gino Burresi dalla rete infamante del web, in cui è stato imprigionato.
Purtroppo nemmeno il suo testamento spirituale, a me inviato, grazie agli articoli da me pubblicati su internet, vertenti sulle vicende che lo hanno travolto, ha sortito gli effetti sperati.
È proprio vero che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere e peggior sordo di chi non vuol sentire.
Forse proprio per questo egli conclude il suo testamento spirituale, identificando la Chiesa come matrigna nei suoi confronti.
Tutto ciò costituisce un pesantissimo fardello per il papa emerito Benedetto XVI, di cui dovrebbe liberarsi prima di "attraversare l'oscura porta della morte"
Per papa Benedetto XVI togliere le oscurità e le macchinazioni da cui è stato avvolto il cold case di Padre Gino Burresi contribuirà a rischiarare il tunnel che l'anima del papa emerito si appresterà ad attraversare dal momento della sua morte. Dal tramonto della morte passerà così all'alba della Resurrezione.
Padre Gino Burresi, dalla lingua del corpo imprigionata dai divieti di cui al decreto di condanna, parla con la lingua della sua anima, che nessuno ancora è riuscito a imprigionare.
Il suo portavoce che si è preso cura di lui.
Riccardo Sante Maria Fontana