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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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ADRIANA ZARRI E LA VERGINE MARIA - DUE DONNE APPASSIONATE DI DIO

Madre di Dio

N. 04 aprile 2005  

 

 

 

 

 

 

Riflessioni sull’"Ave, Maria"

 
di ADRIANA ZARRI
   

"… Benedetta tu fra le donne"

Maria è la significazione ultima della donna – e perciò benedetta tra le donne – che genera il Cristo, ricapitolazione dell’umanità e della sua storia.
   

Scheda bio-biliografica di Adriana Zarri

Candidata alle Elezioni Europee del 12-13 Giugno 2004 nel Collegio Nord-Ovest, come indipendente nelle liste del "Partito di Rifondazione Comunista", Adriana Zarri si presenta come "teologa e saggista, conosciuta per l'attività giornalistica e televisiva".

Unica donna ammessa ufficialmente, come Uditrice, al Concilio Ecumenico Vaticano II, ha sempre inteso coniugare un forte impegno civile a uno stile di vita ritirato e contemplativo.

È degli anni del Concilio [nel 1963] il suo "dono" per le "Edizioni Paoline" di un commento alle parole dell’"Ave, Maria": "… benedetta tu fra le donne", che ora ripubblichiamo.

Adriana Zarri.

Ha collaborato, e in parte collabora ancora, con molti periodici scientifici e divulgativi: Humanitas, Concilium, Anna, Rivista di Teologia Morale, Micromega, Avvenimenti, Il Regno, Servitium, La Rocca. Attualmente è nota al gran pubblico soprattutto per la sua collaborazione a Il Manifesto [dove cura la rubrica domenicale ‘Parabole’], e per la sua partecipazione al "Comitato Internazionale 8 Marzo - Donne del Mondo". Ha scritto diversi libri, tra i quali: Giorni feriali, L’ora di notte, La Chiesa nostra figlia, e, più recentemente, L’uovo e l’anima.

Quasi nonagenaria [essendo nata nella campagna emiliana nel 1919], è stata recentemente descritta "minuta ma adusta e rocciosa come certi personaggi di Pirandello, e con un sorriso catturante e non rassegnato, che ha il dono della provocazione. Ma non è quella di tanti commentatori alla moda, una provocazione "ironica" che vorrebbe essere, e spesso non è, luciferina. Le sue sono invece piccole perle di pensiero, brevi osservazioni fondate su un meditare scrupoloso, legato alla realtà e, in materia religiosa, fondato sulle Scritture".

Nel travaglio delle sue posizioni di "teologa d’avanguardia", ciò che scrive non è sempre in linea con l’insegnamento ufficiale della Chiesa; tuttavia, le sue riflessioni sono spesso lezioni di una grande semplicità, pur se talvolta inquietanti.

Di sicuro il commento alle parole dell’ "Ave, Maria" che riproduciamo è pienamente ortodosso e addirittura entusiastico.

"Tu sei benedetta fra le donne": una dichiarazione di superiorità, di fronte alla quale sarebbe facile lasciarsi prendere la mano dall’enfasi declamatoria di un’eccellenza tutta esterna: la "Castellana d’Italia", Colei che ha illustrato i più bei nomi dal decoro di un tempio, che ha ispirato tutti i pittori, che ha dettato versi ai poeti…

Son discorsi che servono poco; è una forma di apologia che non ci tocca più nessuna corda. E non ci dispiace nemmeno. Non è una corda che rimpiangiamo molto e, se anche si è spezzata, non crediamo di averne avuto gran danno. Quelle che oggi ci servono sono più tese, più vigorose, anche più liriche, ma di una poesia che ha vene più interne e più profonde.

Beato Angelico: "Benedetta tu fra le donne" - Pala di Cortona [part.], Museo Diocesano.
Beato Angelico: "Benedetta tu fra le donne" 
Pala di Cortona [part.], Museo Diocesano.

Eva moltiplica, Maria unifica

"Benedetta fra tutte le donne"

. Perché? E come? Benedetta fra tutte le donne perché Maria è ancora la prima donna; dopo millenni di cammino essa è di nuovo Eva, nell’Eden; e il mondo è pronto per ricominciare da questa grande madre dei viventi. Perché questa Eva che non assaggerà il frutto del male sarà la madre di una generazione nuova; e il seme non umano che è sceso in lei per farsi, in lei, uomo, non sarà che l’inizio di questa nuova umanità, il primogenito fra molti fratelli.

L’uomo, in Adamo, era l’immagine di qualche cosa che doveva raggiungere, ed Eva, la donna, era la sua strada: un lungo cammino faticoso che avrebbe portato l’immagine alla vera realtà, il simbolo a ciò che il simbolo significa. La donna ha tutta la povertà di questa fase transitoria, la femminilità ha questo valore di mediazione e di trapasso dalla promessa al Regno, da Adamo, uomo iniziale e potenziale, al Cristo, uomo finale e pienamente attuato. Maria è la strada che va dal primo al secondo Adamo, dall’umanità ancora in attesa di svolgersi, all’Uomo ricapitolato dal Cristo, dalla molteplicità che popola la terra all’unità che – sola – abita il Regno.

La donna, generando gli uomini, genera la pluralità ma, se vive sul piano della Grazia e si unisce a Maria, genera già l’unità perché ogni uomo è uno nell’unità del Cristo. Eva moltiplica, Maria unifica. Ogni donna è Eva e Maria. Essa, che è la creatura umana nel punto della sua scelta, non può essere che benedetta o maledetta.

Quando il simbolo di Adamo è raggiunto, ecco Maria [che è la significazione ultima della donna e perciò benedetta tra le donne] che, dalla multiforme carne di Eva, genera il Cristo che è la ricapitolazione del numero, del divenire e della storia. La dispersione ha trovato il suo punto fermo e consistente; non scivola più lungo i crinali della storia: sta, nella pienezza de tempi. E i tempi pieni sono già una dimensione, mèta temporale, un’immagine e una parziale realizzazione dell’uomo. Per quanto la formula possa apparire rischiosa, Maria ci dà, col Cristo e con la Chiesa, una realizzazione storica dell’eternità: una dimensione nuova ed unica che è appunto la misura dell’Incarnazione: Dio in un uomo; anzi: nell’uomo portato, in Gesù, alla pienezza della vera realtà. Maria è la mediatrice tra l’umanità e l’uomo [la molteplicità e l’unificazione] come il Cristo è mediatore tra l’uomo e Dio, tra l’unificazione e l’Unità.

Ludovico Mazzanti, La Visitazione di Maria ad Elisabetta - Museo del Santuario di Montevergine [Avellino].
Ludovico Mazzanti, La Visitazione di Maria ad Elisabetta 
Museo del Santuario di Montevergine [Avellino].

Nel Magnificat le ragioni della grandezza di Maria

E perché proprio Maria, la donna, e non invece l’uomo che sembra vantare una maggiore dignità?

Ce lo dice Maria stessa nel Magnificat e ce lo dirà più avanti Gesù, nel ‘Discorso del Monte’ e nei tanti paradossi evangelici. Perché, per essere consolati bisogna piangere, per trovare la propria anima bisogna perderla, per raccogliere fecondità da Dio bisogna farsi naturalmente sterili. Allora Colui che rifiuta i superbi ed esalta gli umili, che rimanda i ricchi e colma di beni i poveri, viene e fa "le cose grandi": "fecit mihi magna [quia parva sum, quia sterilis sum]".

Dio, volendo venire in questo mondo, discende nel seno di una donna, e nel seno di una donna vergine, cioè volutamente infeconda. Si dona all’intera umanità ma, per donarsi, sceglie il suo punto femminile perché la donna è il punto umano della povertà e dell’attesa. E benedice, con una fecondità più che umana, un grembo che nella mentalità ebraica doveva risultare maledetto.

L’altezza di Maria si innesta su questo fondo di abiezione umana. Perché anche umanamente altissima fu la Madonna – certo la più bella, intelligente e sensibile d’ogni altra creatura – ma di un’altezza e una bellezza condannate alla sterilità e che nessuno avrebbe colte. Perciò Iddio "respexit humilitatem ancillae suae"; e da allora tutti i popoli la chiamano beata.

L’eccellenza di Maria – la "tota puchra", tutta pura, tutta bella – su cui s’è spesso dilungato, con scarse basi teologiche, il sentimentalismo religioso – ha la radice in due elezioni: la prima è l’Immacolata Concezione che, preservandola dal peccato d’origine, la salva dalla comune decadenza umana; la seconda è la scelta di Dio che, fecondandola, la salva dalla sterilità cui s’era lei stessa condannata. Di certo altissima condanna, come ogni elezione verginale, ma che pure comporta un impoverimento naturale. Da questa povertà d’amore e di prole Dio la salvò miracolosamente. Due elezioni che sono un’unica elezione: la scelta di Maria, tra tutte le donne, ad essere più d’ogni altra benedetta: benedetta nella sua umanità e nella sua femminilità, nella sua verginità e nella sua maternità: in quella prole innumerevole che ci numera tutti suoi figli, nel suo Figlio.

Martin De Vos, Visitazione - Incisione di Johan Sadler [secolo XVI].
Martin De Vos, Visitazione – Incisione di Johan Sadler [secolo XVI].

L’eco delle parole di Elisabetta nei secoli

Questa la riflessione di Adriana Zarri. Ma vogliamo aggiungere alcuni passaggi di quanto Adriana Verde, una letterata sua contemporanea, scrisse sullo stesso tema per il num. di Maggio 1958 della rivista "Madre di Dio" .

"Donna tu sei, Maria – commentava -, ma "benedetta Tu sei fra le donne". L’eco delle parole di Elisabetta si perpetua nei secoli.

Tu che in terra fosti l’umile ancella, eri nella mente di Dio prima ancora che la sua mano si levasse nel disegno meraviglioso della creazione.

Prima vi era il nulla, poi tutto fu. Il sole illuminò il giorno, la luna rischiarò la notte, le stelle l’avvolsero in un fantastico mantello. Le acque bagnarono la terra, la brezza carezzò le piante, le montagne possenti si levarono nel cielo a glorificare Dio. Poi l’uomo popolò la terra, la irrigò di dolore e sangue, strisciò al suolo come rettile senza sollevare le pupille in cerca del sole. Eppure il sole lo avvolgeva.

Ma Dio, prima dell’uomo e per l’uomo, aveva creato la Speranza.

Come ogni essere che viene alla luce ha una speranza di sopravvivenza nella madre che lo precede cronologicamente, che provvede con la ragione o con l’istinto alle necessità della sua esistenza, così l’umanità ha in Te, Madre di Cristo, la Speranza della vita eterna.

Jacopo Zucchi, L'Esaltazione di Maria e della Chiesa - Basilica di San Pietro, Sagrestia dei Canonici, Città del Vaticano.
Jacopo Zucchi, L’Esaltazione di Maria e della Chiesa 
Basilica di San Pietro, Sagrestia dei Canonici, Città del Vaticano.

Benedetta sei fra le madri, perché Madre di Dio, Madre dell’umanità che per Te è rinata alla vita.

La Tua verginità fu feconda del Frutto della salute.

Benedetta tu fra le figlie, perché, figlia prediletta di Dio, candida sin dal primo alito di vita, Suo capolavoro, Ti rivestì di tutte le grazie. La Tua umiltà è piedistallo alla Tua gloria.

Benedetta sei fra le spose, perché Colui che ti creò riposò sul Tuo Tabernacolo.

Benedetta Tu che per amore fosti assunta in Cielo. E gli astri che ti circondavano nella gloriosa ascesa erano pallide fiammelle accanto al Tuo splendore.

Alta più di ogni creatura, nulla potrà mai raggiungerti, ma dal Tuo trono celeste sorridi all’umanità e alimenti le speranze dei peccatori.

Ti hanno benedetta col marmo prezioso che in amoroso abbraccio imprigiona [a Loreto] la tua piccola Casa di Nazareth. Chi cercò la Tua effigie nell’arte, chi ti levò templi, chi ti adornò di piccoli tributi di amore.

Fulgido Sole che dissolvi le tenebre, non abbagli i nostri sguardi, ma li illumini e li esalti, ché la Tua veste è carità.

Donna Tu sei, Maria, ma benedetta sei fra le donne perché tutto in Te è supremo miracolo di amore" [da "Madre di Dio", n. 5 /1958, p.5].

Adriana Zarri

   
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