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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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AMORE DI PLASTICA

La Repubblica.it

 

IRAN

 

Sfigurata per un rifiuto rinuncia a vendicarsi contro il suo aguzzino

 

 

Accecata con l'acido Ameneh ha perdonato l'uomo rinunciando ad applicare la legge del taglione

 

IRAN

Sfigurata per un rifiuto rinuncia a vendicarsi contro il suo aguzzino

 

Accecata con l'acido Ameneh ha perdonato l'uomo rinunciando ad applicare la legge del taglione

Ameneh mostra le sue foto, prima di essere sfigurata
Ameneh mostra le sue foto, prima di essere sfigurata

MILANO - La legge del taglione e quella, non codificata, del perdono. Due visioni opposte della giustizia e della moralità che in Iran hanno trovato il modo di confrontarsi. E' la storia di Ameneh Bahrami, sfigurata con l'acido che le ha deturpato il volto strappandole la vista e i suoi sogni di ragazza. Il suo aguzzino, Majid Movahedi , aveva voluta punire il rifiuto della ragazza nel modo più crudele che si possa immaginare: se non vuoi essere mia, non potrai essere di nessun altro. L'uomo le aveva chiesto di sposarlo nel 2004 e per reazione le gettò acido in faccia, sfigurandola e facendole perdere l'uso degli occhi. Nel 2008 Majid era stato condannato a essere a sua volta accecato con gocce di acido sugli occhi. L'esecuzione della pena avrebbe dovuto avvenire lo scorso 14 maggio, ma all'ultimo minuto fu rimandato. La donna disse che le autorità iraniane avevano fatto pressione su di lei perché rinunciasse a chiedere l'applicazione della pena. Un perdono forse concesso contro voglia ma che ha portato nuovamente la storia di Amenh in luce, rivelando l'assurdità di un sistema che ancora impone le punizioni corporali e che in fondo tollera la violenze subite dalle donne.

 

PERDONO - Il perdono è stato confermato all' agenzia Isna dal procuratore di Teheran, Jafar Dolatabadi, che ha spiegato che la donna, pur rinunciando all'accecamento del suo aggressore, previsto dalla sharia (la legge islamica), esige comunque di essere risarcita dal suo aggressore in base al principio del «prezzo di sangue». La condanna di Majid era stata denunciata come crudele e disumana da organizzazioni per i diritti umani, fra cui Amnesty International

Redazione online
31 luglio 2011 10:20

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