Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
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Monsignor Enrico Bartoletti
RACCONTO di NATALE
- Che farà il Vescovo la sera di Natale, in un palazzo così grande e freddo, tutto solo, mentre la città è in festa? - chiedeva qualche fedele a don Ruggero, segretario del Vescovo, la sera della vigilia di Natale. -.
- Cosa farà il Vescovo ? - rispondeva il buon segretario - il Vescovo non è solo, ha il Signore, la sera di Natale.
Infatti il Vescovo, la sera di Natale, entrava in chiesa due ore prima dei fedeli, si inginocchiava solo soletto in mezzo alla chiesa deserta e fredda e pregava intensamente.
Il freddo non lo toccava neppure, tanto rimaneva assorto in meditazione solo con il suo Dio.
A prima vista la solitudine del Vescovo potrebbe far pena; tutti hanno una famiglia con cui stare al caldo, parlare, sentirsi coccolati e amati… il Vescovo non ha nessuno, quella sera.
Ma il Vescovo solo non è la sera di Natale, né lui si sentiva abbandonato.
La sera di Natale Dio dilaga nella grande chiesa, per il Vescovo, la grande aula del tempio è talmente piena di Dio che il sacrestano fatica a chiudere le porte… Dio trabocca da ogni parte.
E mentre per le case ogni famiglia dispone i regali, l'albero, la cena, il tacchino, il vino spumante, ecc… lui, don Ruggero intanto disponeva per la Messa di mezzanotte: le vesti, le tovaglie, gli addobbi, gli arredi, spostava le sedie… preparava tutto il necessario per la solenne celebrazione della notte, mentre il vescovo da un momento all'altro poteva scendere dal suo palazzo grigio e freddo per pregare.
Senonché, mentre stava con i suoi arredi e andava da una parte all'altra della chiesa, don Ruggero udì bussare alla porta.
- Ma chi bussa alla porta della Cattedrale, la sera di Natale? - pensò don Ruggero - non sarà per caso qualche fedele in anticipo; ma se mancano ancora un paio d'ore? Non capisco tutta questa fretta !
Pur dicendosi così, don Ruggero andò ad aprire la grande porta della chiesa e con una folata di vento gelido entrò anche un poverello.
Come il nuovo arrivato entrò in chiesa, esclamò:
- Qui sì che si sta bene. Fuori sta nevicando e fa un freddo terribile. Qui dentro si sta proprio bene. Qui c'è Dio! Anzi ce n'è una quantità enorme! Reverendo, non potrebbe darmene un pochino di Dio? Sia buono, è la sera di Natale, mi dia un po’ di Dio!
- E' di sua Eccellenza - rispose il pretino - Serve a lui. Sua Eccellenza è un santo, non pretenderai che lui rinunci a Dio, proprio la sera di Natale?
- Neppure un pochino, reverendo? - insistette il povero - C'è tanto Dio qui dentro, che se anche me ne darà un pochino, non se ne accorgerà nessuno, neppure il Vescovo.
- Ti ho detto di no - tagliò corto don Ruggero - e mettendogli in mano 5 euro, chiuse la porta alle spalle del poveraccio.
- Ma cosa gli è venuto in mente a quello? - pensò don Ruggero - dargli un po’ di Dio. E che cosa significa? Voleva solo farmi perdere tempo.
Ma come il disgraziato uscì dalla chiesa, nello stesso istante Dio disparve.
Sgomento, don Ruggero, si guardava attorno, avvertiva che non era più come prima, la luce si era affievolita, era freddo, le volte della cattedrale si erano fatte silenziose e umide, un senso di solitudine e smarrimento gli invadeva l'anima.
Continuava a guardarsi attorno, scrutando gli angoli bui, i candelabri dorati, i damaschi antichi, gli altari di marmo, le colonne altissime …. una struttura massiccia, imponente e stupenda era diventata improvvisamente inospitale e sinistra.
E tra un paio d'ore il Vescovo sarebbe disceso per la sua preghiera.
Con ansia don Ruggero, corse alla porta e guardò nella piazza. Niente.
Non c'era più traccia del barbone.
Anche fuori, benché fosse la sera della vigilia di Natale, non c'era più traccia di Dio. Né in chiesa né fuori.
Dalle finestre illuminate dei palazzi giungevano echi di risate, bicchieri infranti, scoppi di petardi, musiche e perfino parolacce.
Ma non c'era traccia di Dio.
Don Ruggero allora uscì nella notte; doveva far presto, rintracciare il povero che aveva mandato via dalla chiesa e pregarlo di ritornare, prima che il Vescovo se ne accorgesse.
Don Ruggero sapeva dove andare; conosceva una famiglia che certamente aveva Dio e gliene avrebbe dato un poco.
Bussò alla porta dell'appartamento; la famiglia stava per mettersi a tavola. Tutti si guardarono benevolmente l'un l'altro per la sorpresa e il disappunto.
Don Ruggero avvertì con gioia che in quella famiglia c'era proprio Dio e ne fu contento.
- Buon Natale don Ruggero - disse il papà - vuole fermarsi con noi?
- Ho fretta, amici - rispose il prete - per una mia fesseria Dio ha abbandonato la cattedrale e sua Eccellenza fra poco verrà a pregare. Mi potreste dare un poco del vostro Dio? Voi siete in famiglia, vi volete bene, questa notte non ne avete bisogno.
- Reverendo - rispose il capofamiglia - Oggi è Natale. E proprio oggi la mia famiglia dovrebbe rimanere senza Dio? Mi dispiace, don Ruggero, ma Dio questa notte ce lo teniamo.
E nell'attimo stesso che l'uomo diceva queste parole e don Ruggero se ne andava, Dio uscì dalla stanza. I sorrisi si spensero, si cominciò a rinfacciare i torti subiti e il cappone arrosto sembrò sabbia tra i denti.
Don Ruggero uscì di nuovo nella notte di corsa, lungo le strade deserte.
Cammina e cammina, sentì la presenza di Dio.
Era ormai arrivato alla periferia della città, dove tutto appariva imbiancato.
Sopra le case sparse, le piante spoglie, i filari delle viti, i campi …era presente Dio, come se aspettasse proprio lui.
- Ma che cosa fa, reverendo, - gli gridò un contadino in piedi appoggiato sull'uscio di una casa - inginocchiato per terra con questo freddo. Vuole prendersi una polmonite?
- Guarda, figliolo - interruppe don Ruggero - guarda laggiù. Non vedi Dio ?
Il contadino guardò senza mostrare alcuna meraviglia e poi disse:
- E' il nostro Dio. Ogni Natale viene a benedire i nostri campi.
- Senta, buon uomo - chiese il prete - non potrebbe darmi un poco del suo Dio? In città siamo rimasti senza. Perfino la cattedrale è senza Dio.
- Ma neppure per idea, caro il mio reverendo, - rispose offeso l'uomo - Chissà quali orrendi peccati avete fatto in città, per rimanere senza Dio.
- Sì è vero - rispose umilmente il prete - Ma chi non pecca? Ma lei potrebbe fare un sacco di bene, se solo mi dicesse sì!
- Ne faccio lo stesso di bene - rispose con sufficienza l'uomo - ma non posso darle ciò che mi chiede.
Nell'attimo stesso che diceva così, Dio si sollevò dai suoi campi e se ne andò nel buio.
Allora il prete riprese a cercare Dio, più lontano.
Gli sfuggiva continuamente.
Dio pareva farsi sempre più raro e chi ne possedeva un poco non lo voleva cedere.
Stranamente, nell'attimo stesso che si rispondeva "No", Dio scompariva, allontanandosi progressivamente.
Ai limiti di una vastissima landa imbiancata, proprio all'orizzonte, don Ruggero scorse infine Dio risplendente come una nube luminosa.
Il pretino si inginocchiò nella neve.
- Signore - supplicò - per colpa mia il Vescovo è rimasto solo, senza di Te, proprio questa sera! Aspettami, vengo a prenderti per portarti in chiesa.
Don Ruggero aveva i piedi gelati, si incamminò nel buio, ogni tanto stramazzava lungo disteso, sfinito, i piedi affondavano con tutte le scarpe. Quanto avrebbe resistito ancora?
Finché udì lontano un coro disteso, voci d'angelo, un raggio di luce filtrava nella notte da una porta socchiusa.
Aprì una porticina di legno…
Era entrato in una grandissima chiesa, tantissima luce, nel mezzo della chiesa un prete stava pregando.
La chiesa era piena di paradiso. Si sentiva di Dio.
- Finalmente - pensò don Ruggero, all'estremo delle forze, avvicinandosi al prete in preghiera -
Reverendo Padre - gemette - abbi pietà di me. Il mio Vescovo è rimasto senza Dio. Dammi un poco del tuo Dio, ti prego.
Lentamente, colui che stava pregando si voltò e don Ruggero riconoscendolo, per poco non sveniva definitivamente.
- Buon Natale, don Ruggero - esclamò con un sorriso il Vescovo, tutto circondato dalla presenza di Dio, mentre tendeva le braccia al suo segretario - Benedetto, figliolo, ma dove ti eri cacciato ? Si può sapere che cosa sei andato a cercare fuori in questa notte da lupi?