Quando di nascosto dagli operai e dai capi
riparato dagli strumenti e dal bordo d’un finestrone
sbucciavo un’arancia
era come se il sole mi sorgesse fra le mani
il sapore dell’arancia era la luce
il suo succo calore celeste
e l’estate tornava a squillare
nel chiarore gelido di gennaio;
e quando a sera dietro al vetro scuro
razzolavo piselli e patate
ero un contadino di ritorno dai campi
e portavo una camicia di lana a quadri
e una casacca marrone.
La notte poi tornava, ma era amica.
Giorgio Galli
