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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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BEATI GLI SPRETATI CHE SARANNO PERDONATI

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7218

Spretato, non sarai perdonato

Giovanni Paolo II si batte il petto per tutti. Ma non per i 100 mila sacedoti che hanno gettato la tonaca negli ultimi 30 anni; e che restano al bando. Ora un vescovo lo accusa...

di Sandro Magister


Ebrei, streghe, eretici, scismatici. A tutti Giovanni Paolo II chiede perdono. Sul "Corriere della Sera" Ernesto Galli della Loggia l'ha rimproverato d'aver dimenticato un mea culpa: per i cattolici modernisti d'inizio Novecento, che in effetti furono duramente perseguitati dalla Chiesa. Ma anche per loro papa Karol Wojtyla qualcosa ha fatto: ha beatificato un loro campione, il cardinale di Milano Andrea Ferrari. Che il papa dell'epoca, Pio X, non cessò mai di tormentare, proprio perché lo giudicava «un semenzaio di modernismo».

C'è però una categoria di vittime della Chiesa alle quali Giovanni Paolo II proprio non vuole dare né chiedere perdono. Gli spretati. Il suo predecessore Paolo VI li aveva presi a cuore: concedeva rapido la dispensa dal celibato, li autorizzava a sposarsi in chiesa, li avvicinava in segreto, li aiutava nelle difficoltà (donò una somma persino al nemico Carlo Falconi, il vaticanista dell'"Espresso" anni Sessanta). Karol Wojtyla invece fa tutto l'opposto. Appena divenuto papa, la dispensa l'ha fatta diventare un miraggio: minimo dieci, dodici anni di attesa, seguiti spesso da un no. Con l'attuale pontefice all'ex prete è rimasto un solo modo per ottenere un veloce via libera al matrimonio: dire una bugia. Basta scriva che quando ha preso gli ordini era sotto costrizione o soffriva di malattie psichiche, ed è fatta: il Vaticano riconosce invalida la sua ordinazione e lui è libero di continuare la sua nuova vita in pace con la Chiesa.

Ma dei circa 100 mila preti cattolici che negli ultimi trent'anni in tutto il mondo hanno abbandonato, la maggior parte non si è piegata a questa recita. A costo di restare messi al bando e senza matrimonio religioso. Giovanni Paolo II lo sa. Ma non deflette. In ventidue anni di regno sono pochissimi gli spretati che lui ha voluto personalmente graziare. Uno di questi è Giovanni Gennari, oggi giornalista Rai e scrittore ombra, con la firma Rosso Malpelo, di una pepata rubrica quotidiana sul giornale dei vescovi, "Avvenire". La sua riconoscenza al papa per il bel gesto l'ha scritta sul numero in edicola del mensile dei paolini, "Jesus".

Nessuna grazia in vista, invece, per l'ultimo degli ex: Ezio Palombo, 70 anni, parroco fino a due mesi fa del piccolo borgo di Fabio, in diocesi di Prato, amico e imitatore del celebre don Lorenzo Milani e della sua scuola di Barbiana. È sparito con una donna di trent'anni, divorziata, madre di due bambini. E ha scritto a un paio di giornali: «Lascio l'azienda alla quale ho dedicato cinquant'anni di vita». Di lui il suo vescovo, Gastone Simone, continua a dire un gran bene: «Mi sento come un babbo che non è riuscito a far restare in casa un figlio tanto giudizioso». Ma in Vaticano, si sa, il reprobo non troverà misericordia.

E non per colpa dei burocrati curiali. Reinhold Stecher, austriaco, vescovo emerito di Innsbruck, ha inutilmente perorato a Roma la causa degli ex preti della sua diocesi. Toccando con mano che «la responsabilità di questo stato di cose è del papa in persona», non della curia «che ho persino trovata più umana».

E ne è rimasto così scandalizzato da prendere carta e penna e da scrivere una pubblica denuncia. «Come prete e vescovo ho ascoltato qualcosa come 40 mila confessioni. Ho assolto adùlteri, apostati, persecutori della Chiesa, ladri e persino omicidi. Ma da anni non posso dare la pace dell'anima a un prete che si è sposato. La sua condizione è peggiore di quella di un assassino».

Eppure, ricorda Stecher, «Gesù ha detto che "chi non perdona non sarà perdonato". E allora come non restare atterriti da queste parole del Giudice del mondo, se il papa muore senza aver prima risposto a migliaia di domande e suppliche di riconciliazione? O si crede forse che le decisioni della Chiesa non siano sottomesse agli insegnamenti di Gesù?».

Il suo atto d'accusa, il vescovo Stecher l'ha reso pubblico nel 1998. Da allora molti ex preti gli hanno scritto, tra i quali un italiano: «Aspetto la dispensa da 13 anni e intanto, preso dal bisogno, ho cercato di ottenere un posto da sacrestano. Me l'hanno negato perché non sono sposato in chiesa». Dal Vaticano, silenzio. Anche nell'anno del Giubileo del perdono. Commenta Stecher: «Con questi suoi no inclementi, Roma ha perso il volto della misericordia e assunto quello del dominio ostentato e duro. Nessuno sfarzo nella celebrazione millenaria, nessun discorso magniloquente toglierà questo peccato».

11.5.2000 
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www.youtube.com/watch?v=xSvJVPnPPKw26 feb 2009 - 4 min - Caricato da wirko64
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