Overblog Tutti i blog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

Pubblicità

C'E' UNA DONNA IN OGNI UOMO CHE NON RICONOSCIAMO

 

 

 

 

http://www.heliosmag.it/99/1/romeo.html

 

terapeuta2 

 

 

SESSUALITA': LA DOPPIEZZA DELLA PSICHE

 

di Lillo Romeo


1.

L’uomo conserva in sé degli aspetti tipicamente femminili che spesso rimangono in sordina o misconosciuti.

Nel senso che in ogni uomo vi è una componente femminile inconscia nella propria personalità.

E’ anche vero il contrario che ogni donna ha una componente inconscia maschile.

Jung definisce la prima Anima ed il secondo Animus. Mentre l’Anima è il principio dell’eros e quindi si correla col modo con cui l’uomo si rapporta alle donne, l’animus è il logo, la razionalità.

Secondo Jung questi elementi costituiscono degli schemi o temi dominanti universali che originano dall’inconscio collettivo e costituiscono i temi delle favole, delle religioni, dei miti, delle leggende.

Jung attribuisce ad essi un nome specifico chiamandoli archetipi. L’uomo in tal senso non deve confrontarsi e relazionarsi soltanto con il mondo esterno, è necessario anche il confronto con una realtà interna costituita da prestrutture ereditarie, cioè dagli archetipi.

Le più importanti immagini archetipiche sono rappresentate dalla Persona, dall’Ombra, dall’Anima, dall’Animus e dal Sé. In questa sede poco ci soffermeremo sugli altri archetipi che non siano Animus, Anima ed Ombra.

L’archetipo costituisce lo zoccolo duro del complesso che per definizione è una costellazione emotiva al cui centro è posto un archetipo o immagine archetipica.

2.

Questa introduzione serve a chiarire che ogni essere umano ha in sé un buon numero di complessi, ma una persona "normale" mantiene un equilibrio tra essi. Quando per qualsiasi motivo l’equilibrio dinamico ed armonico si disfà succede la patologia.

Può accadere perciò che un’Anima ipertrofica sviluppi in un uomo aspetti caratteriali quali effeminatezza, ipersensibilità, melanconia.

Invece un archetipo Animus ipertrofico, determina in una donna l’evidenziazione di caratteri quali rigidità, intransigenza, spirito polemico.

Nell’essere umano la presenza nell’inconscio di figure di sesso opposto, come Animus ed Anima rendono noto che l’uomo ha in sé un doppio.

Infatti in molte culture primitive vi è diffusa la credenza che ogni uomo entri nel mondo a metà, essendo l’altra metà la placenta.

Un esempio particolarmente calzante del modo in cui l’anima si manifesta come una figura interiore della psiche dell’uomo è fornito dai medici-profeti (shaman) delle tribù eschimesi e di altre tribù artiche.

Taluni di costoro indossano indumenti femminili, o si dipingono il petto o le vesti, proprio per esprimere il loro intimo carattere femminile.

Nel Medioevo molto tempo prima che i fisiologi dimostrassero che, a causa della nostra struttura ghiandolare, noi possediamo elementi maschili che femminili, si diceva che "ciascun uomo porta una donna dentro di sé".

Jung perciò chiama questo elemento femminile anima, che costituisce essenzialmente una specie di rapporto interiore verso l’ambiente circostante, e in particolare verso le donne, che viene accuratamente nascosto dentro di noi.

Spesso ciascuno tenta di nascondere agli altri la "presenza della donna nell’individuo".

Secondo molte culture primitive la vita viene vista nel suo doppio.

In effetti anche nella prima infanzia i bambini specie quelli solitari tendono a crearsi una doppia personalità con la quale giocano.

Anche Jung nella sua adolescenza amava parlare di sé come costituito di due personalità la numero 1 e la numero 2.

La prima, diceva lui, era il portatore della luce, ed la seconda dell’ombra.

Il numero 1 vedeva la sua personalità come quella di un giovane mediocremente dotato, pieno di ambizione, di temperamento irrequieto e di modi discutibili, ora ingenuamente entusiasta, ora infantile, ora deluso, nel profondo un misantropo.

Dall’altro canto il n.2 considerava il n.1 un compito morale difficile e ingrato, una specie di peso da subire comunque, complicato da molteplici difetti, come momenti di pigrizia, di depressione, incline ad amicizie immaginarie, limitato, con pregiudizi, incapace di capire gli altri, vago e confuso in filosofia.

Secondo Jung il n.2 non aveva un carattere definibile, era nato vissuto, morto tutto insieme.

Quando il n.2 predominava, il n.1 era dimentico di sé e contenuto in lui così come il n.1 considerava il n.2 come una regione di interna oscurità.

Il n.2 si sentiva in segreta armonia con il medioevo, personificato nel Faust.

 

3.

Dice la Von Franz, allieva di Jung, che la vita è doppia, è un duplice impegno, un conflitto con se stessa, perché implica perennemente la collisione, o conflitto, di due tendenze.

Jung lo esprime meglio questo conflitto con la definizione di un’altra figura che gravita nel mondo inconscio che è l’ombra : parte inconscia della personalità caratterizzata da tratti e comportamenti che la parte cosciente tenta di rimuovere o ignorare.  Nei sogni è rappresentata da una persona dello stesso sesso di chi sogna.

Quindi l’anima e l’ombra permettono di comunicare con la "terra dei fantasmi", così detta dagli sciamani, mentre noi chiamiamo inconscio.

Secondo Jung accettare questa parte di sé implica un accrescimento dell’energia della propria persona.

Anche i Presocratici hanno molti secoli prima di Jung considerato l’aspetto della coincidenza degli opposti, od ancora della Enantiodromia, come una cosa ricorrente che si ritrova nel pensiero dell’uomo antico e dell’uomo moderno.

Nella quadro di Magritte si riportano sapientemente simbolizzate le figure arcane del conflitto.

Infatti Magritte nel suo dipinto del 1937 raffigura un viandante seduto su un piccolo promontorio, con le spalle al mare, nella mano destra stringe un bastone e nella sinistra una sacca da viaggio.

Quello che però attira di più l’attenzione è la testa del viandante immaginata come una gabbia al cui interno si trovano due uccelli, l'uno dentro la gabbia e l’altro per il gioco di prospettive sembra dondolarsi tra dentro e fuori. Sembra che il primo attenda che l’altro si liberi e lo raggiunga.

In questo si esprime nuovamente il conflitto, in un gioco simbolico che ben lascia intendere il lavoro del terapeuta fatto di sofferenza e di cura.

Le colombe esprimono il bisogno di cura e la sofferenza che tale bisogno trasuda, negli uccelli dimorano l’anima ferita e quella prigioniera e nello stesso tempo il riscatto rappresentato dalla cura e dalla coincidenza degli opposti.

L’uomo moderno soffre di questa divisione della propria personalità, non trattandosi ovviamente di alcunchè di patologico.

Non accade solo al nevrotico che la propria mano destra non sappia che cosa fa la sinistra.

Ciò accade perché l’uomo vive immerso in ciò che Jung denomina personalità n.2, la più intuitiva, misteriosa, esoterica, che affonda le sue radici nell’inconscio.

L’uomo ha sviluppato la coscienza con lentezza e laboriosamente in un processo che condusse dopo molti secoli alla civiltà.

Si pensa che l’origine della coscienza possa farsi risalire all’invenzione della scrittura, al 4000 a.c..

Da allora ancora molti lati della nostra mente sono rimasti nell’oscurità.

Perciò ciò che chiamiamo psiche non corrisponde alla coscienza, ecco la naturale doppiezza.

 

 
w
ww.youtube.com/watch?v=AtgQtzTG7Sg
 
May 30, 2011 - Uploaded by appassionatodiMina
Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post