Gli scandali di pedofilia continuano a scuotere la chiesa. Il caso di don Seppia è unico, finora, per la dovizia delle sue aberrazioni. Non si è privato di nulla. Un mercato di ragazzi e di droga. Tutto, a stare ai giornali, condotto con serena irresponsabilità. Ora è nelle mani della giustizia laica, forse più affidabile di quella ecclesiastica, sempre oscillante tra fermezza, paterna comprensione e scandali da evitare.
Il caso è stato l'occasione d'un ennesimo documento vaticano a confermare la volontà della chiesa di combattere la piaga della pedofilia, che, emersa in dimensioni inattese nel suo seno, ne ha minato fortemente credibilità e affidabilità. Quanta efficacia possano avere le misure adottate lo dirà il tempo. Certo non c'è da attendersi miracoli. Il bersaglio è, soprattutto, l'omosessualità, inclinazione che, secondo il Vaticano, è all'origine del disastro pedofilo. Fosse pur vero, come non è, non ci sono mezzi per individuare i predestinati alla pedofilia e distoglierli dall'entrare in seminario o in altre istituzioni religiose. Il padreterno non ha una linea di produzione particolare su cui forgiare individui d'eccezione da chiamare al suo servizio. Anch'essi nascono tra gli altri e come gli altri, dotati di potenzialità che il vissuto di ognuno svilupperà in modo positivo o negativo per la società, in stretto rapporto con gli stimoli, fortunati o meno, che la stessa offrirà loro. Curioso, comunque, che il bersaglio che la chiesa mira a detettare e colpire sia solo l'omosessuale, quasi che nel mondo religioso non ci siano altri disastri e vergogne nella sfera della sessualità. Non è mistero che molti sacerdoti molestino donne sposate o no e, vivano una sessualità disordinata e irresponsabile. Fatti sui quali si chiude un occhio, purché restino occulti e non turbino gl'ingenui fedeli. Forse perché questa è sessualità peccaminosa, ma nell'ordine della 'natura', mentre quell'altra è sessualità 'deviata'?
Al di là d'ogni disquisizione, il problema dei comportamenti sessuali dei suoi preti è radicato nella stessa ultrasecolare concezione ideologica che la chiesa ha della sessualità, contraria a scienza ed esperienza, ma non emendabile per non inficiarne il magistero. Il sesso è solo procreativo nella famiglia monogamica e indissolubile. Il resto è un di più che non intacca il principio. Eppure, l'esperienza umana dimostra che il di più non è secondario e che dalla complessità della sessualità dipendono la serenità e l'equilibrio della persona. La chiesa che fa della legge 'naturale' il principio cardine del suo insegnamento morale, su questo punto è sorda fino a negare ai suoi sacerdoti la 'naturalità' dell'espressione sessuale, coi conseguenti disastri spesso qui riconducibili. Celibato imposto e giustificato negli anni delicati della formazione seminaristica con affabulazioni mistico-teologiche -le stesse oggi riproposte nei documenti pontifici- che per troppi non reggeranno ai richiami della vita. Eppure, nella chiesa cattolica di rito orientale questa violenza non è fatta. I sacerdoti possono sposarsi. Non risultano né più santi né più cattivi e adempiono con altrettanto impegno i loro compiti. Certo il matrimonio non è un toccasana infallibile per tutti. Per molti sì, rompendo solitudini, donando equilibrio pur se creando altri grattacapi. Ma sono quelli di tutti e renderebbero più realistici, comprensivi e prudenti tanto clero, oggi predicatore di arzigogoli spiritualoidi sulla vita matrimoniale.
In Occidente, invece, al prete è imposta una condizione di eroismo per un'intera vita, pur se quotidianamente allettato dalla sessualità sana e rigenerante di chi lo circonda. Richiamo più lacerante e coinvolgente che non quello d'un sesso debosciato e irresponsabile, disperato precipizio in cui molti cadranno. Eppure, la chiesa sa che l'eroismo non è di tutti né può essere permanente e che l'esservi costretto consuma più energie difensive di quelle richieste dal sereno compimento della propria vocazione.
Il concilio Vaticano II, ha cassato la visione del sesso come umiliante 'rimedio alla debolezza della carne' suggerito da Paolo di Tarso. E', invece, corroborante condizione di vita e di vitalità umana. La chiesa lasci al clero la libera scelta d'una vita affettiva e sessuale 'naturale'. Ne guadagnerà in serenità ed energie ed eviterà scandali.
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