Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Riccardo Sante Maria Fontana
DEDICATO AD ADRIANA ZARRI
E' buio pesto,
sono uscita
dalla vostra vita
alla chetichella,
sotto una tintinnante pioggerella.
Col mio solito passo lesto,
ho camminato lungo un viale,
intorno a me un mesto silenzio glaciale.
Sotto un cupo cielo notturno,
su cui si è aperto uno squarcio di sereno,
saltello su un tappeto di foglie bagnate,
anch'esse coricate sotto gli alberi,
su cui sono nate,
le cui chiome sono rimaste tristi e spoglie,
ed ecco che in un baleno
per me è già tutta una festa,
perché, mischiati tra le foglie,
vi rivedo con le vostre riviste
e i vostri giornali.
Mi illuminavate sul mistero nascosto nell'uomo,
nel reale,
troppo corrotto, per esser sgorgato
da uno sprazzo di luce soprannaturale
e sulle sue molteplici vie.
Scrutando, sulle vostre luminose scie,
l'imperscrutabile inquietudine del vostro tempo,
con un chiarore in costante fermento,
luccicavate nella mia solitudine,
quanto le stelle del firmamento.
Ora vedo la stella cometa,
che mi conduce verso
l'agognata meta,
il mio pargolo tanto atteso,
che, disteso in una culla di foglie sparse,
mi sorride, stille di rugiada sulle mie labbra arse
dal recitare ininterrotto
una preghiera accorata,
quasi un pianto a dirotto,
speranza di una resurrezione desiderata.
Vi terrò stretti fra le mie braccia,
vi sfoglierò fra le mie dita,
al palpito del suo e del vostro cuore
nulla più mi addiaccia
nella mia nuova vita.
Alla vostra memoria
ho consegnato la storia
della mia sia lieta, che sofferta esistenza,
vissuta alla sua e alla vostra costante
e confortante presenza,
alla ricerca dell'intrinseca essenza
delle inesauribili parabole,
segno mirabile del Signore.
E ora lasciate che finalmente mi affidi
alle sue amorevoli cure.
Riccardo Sante Maria Fontana
VERSO IL TRIGESIMO DI ADRIANA ZARRI
Amici vicini ed amici lontani,
mici piccini e mici soriani.
E' quasi giunto il trigesimo
della mia dolce dipartita terrena
e del mio battesimo
in questa nuova vita serena.
Ora che sono finalmente giunta a destinazione
e per di più, in una bella stagione,
mi sono sistemata sotto un tiglio,
ed ora mostro di nuovo il mio antico piglio.
L'accoglienza che qui mi è stata dimostrata
oltrepassa quella che mi ero immaginata,
senza ombra di dubbio.
Con la mia mente sono ancora,
come immersa in un connubio
fra immanente e trascendente.
I confini che formano la loro linea di demarcazione,
spesso si confondono, dando luogo
ad una sorta di intercomunicazione
fra due mondi, che m'appaiono fra loro sempre più vicini
ma non altrettanto affini,
per molte differenze, di cui ve ne espongo alcune,
senza pietose reticenze.
Qui ho trovato un'armoniosa partecipazione
di composti, mirabili saperi,
che sulla terra sono, di frequente, motivo
di una vera e propria guerra fra vari ed opposti poteri.
In ordine ad una unanime volontà,
qui la parola d'ordine è “rigetto della guerra”
che, sulla terra, è in subordine
alle terrene glorie ed alle voluttà.
In questo luogo regna l'unanime comunione fra le anime,
ma niuno mai si sdegna, se qualche novellino come me,
talvolta vi si esime ed esprime il desiderio di cercar del refrigerio
dal coinvolgente calore divino, all'ombra di un gelsomino.
Ho chiesto, oltracciò, la cortesia,
dettata da una struggente nostalgia,
di ritirarmi, di tanto in tanto,
nel mio antico ed amato eremo,
ove mi sovvengono i nostri bei convivi
alla mia buona tavola,
a suggere il nettare della gioia e della concordia
ed a bandire la noia e la discordia
ed ogni ipocrisia,
in dolce compagnia di persone fini
e dei miei tanto amati amici felini,
un fugace assaggio
del mio antico ed ameno paesaggio, da favola.
Se, di quando in quando,
vi sentiste ombrosi od affaticati,
correte anche voi a cercare, fiduciosi,
l'uscio del mio eremo
che non è un guscio di lumaca
e rinfrancatevi, meditando,
sulla mia dolce amaca.
Allorché vi sarete ristorati,
potrete riprendere, pian pianino,
il vostro cammino verso una sempre nuova dimensione
ed al termine d'ogni gradino vi attenderò
e vi spronerò con infinita commozione.
Nel frattempo, vi prometto che
nei miei ritagli di tempo,
e non siate maravigliati,
perché qui siamo davvero tutti molto indaffarati,
continuerò ad inviarvi qualche altra letterina;
la prossima cercherò di farvela un po' più carina,
E' che non ho mai abbandonato l'estro,
d'altra parte qui nessuno m'ha posto mai il capestro.
Di contestatori in questo luogo ce ne sono tanti,
malgrado non siano stati fatti ancora santi.
Le contestazioni non vengono qui vissute con timore,
perché sono solo manifestazioni d'amore.
Tutti mi hanno infatti incoraggiato
a continuare a scrivere le mie parabole,
suggellate con tanto di divin imprimatur,
che per i residenti hanno invero il sapore di tristi favole,
pur trovando divertenti i coraggiosi dissidenti.
Ed io, con le mie nuove bozze,
ci vado veramente proprio a nozze.
Quando sarà pronto il primo testo,
l'Angelo Gabriele,
dopo aver dato il lieto annuncio a Maria,
s'è già offerto di recapitarlo, prima di venire via,
al suo omonimo, presso “Il Manifesto”,
in tempo utile per un fine settimana,
magari per la prossima Befana, per l'Epifania.
Ma il Signor Polo non mi chieda un giorno
di aggiornargli anche il “Paradiso” di Dante,
ché questa sarebbe una pretesa tracotante
e poi su questo altare non mi immolo.
A meno che non me lo chieda Papa Benedetto,
che rimarrebbe, comunque, dimolto interdetto.
Ma arrivando al dunque, una postilla vorrei ancora
aggiungerla da qui,
riguardo all'ultima mia parabola,
uscita quando già ero contumace,
con la speranza di far scattare una scintilla
ed anche per fare un'opera di pace:
cercate di non fare d'ogni vostra bega
solo e sempre una cattiva strega,
ma anche delle buone fate.
Riccardo Sante Maria Fontana