Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Storie di Calcio
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Ciascuno di noi ha nel cuore momenti particolari del passato: un campione, una partita, una vittoria. Per questo il gioco del calcio sembra sempre uguale, pur essendo così diverso oggi dal più o meno recente passato. C'è però una cosa, nel calcio, che non cambia mai: la passione. Una passione che accomuna tutti, uomini e donne.
Ogni figlio che segue lo sport vorrebbe che suo padre scrivesse per lui una cosa di questo genere. Chiunque abbia amato e odiato Maradona, chiunque abbia guardando con occhi sgranati e labbra serrate le prodezze di tanti campioni che hanno schiuso lo scrigno dei sogni riposto nella mente, e soprattutto nel cuore, di tutti gli amanti del calcio, avrebbe voluto sentirsi dire tante di quelle cose che Pastorin dice nel suo piccolo libro.
Darwin Pastorin, figlio di emigranti veronesi, giornalista sportivo (lo ha deciso a 9 anni dice!), ha passato la sua infanzia in Sud-America, Brasile, e dedica questo libro al suo bimbo di 5 anni, Santiago … che "da grande vuol fare il portiere come Buffon" … degno erede del papà che ricorda con gioia nelle pagine del libro di essere stato a tredici anni "Campione d'Italia".
Il calcio moderno non è più quello di una volta … non c'è più umanità nel calcio, forse proprio perché non si crede ci possa ancora essere. Il calcio dei nostri giorni ha preso le distanze dalla vita reale. I giovani sono abituati al calcio-spettacolare che è quello mediatico e non sanno quanto fine e quanto riservato fosse prima
L'autore traccia un percorso dal Brasile a Torino … tra il paese delle contraddizioni (dove o sei ricco e hai tutto, o sei povero e non hai nulla) e il paese che ti apre ogni porta … dove ci si può realizzare … dove tanti arrivano dal sud per cercare lavoro … dove c'è la Fiat e la Juventus di Agnelli … il Toro. Due poli: in uno, miti come Manuel Francisco Dos Santos, detto Garrincha, il numero 7 del Brasile di Pelè … nell'altro, Boniperti e Anastasi. Ma, l'inclassificabile, il più grande di tutti è MARADONA … non esiste un altro come lui; dice Pastorin: "Ha fatto dell'imperfezione la perfezione. Piccolo, gonfio, dedito ad albe stanche, svogliate e sbagliate, vittima di falsi amici e della volontà di andare oltre ogni regola (pag. 59)".
Aldilà degli errori di Maradona-Uomo, un mito sportivo come lui può insegnare tanto al piccolo Santiago. Una volta i calciatori giocavano portando in campo una bandiera, quella della propria squadra, quella della propria nazione, è questo che papà-Pastorin racconta in questa lettera … in questo "mitico" intervallo durante una partitella che sta giocando con suo figlio … è questo che vuole che il suo bambino ricordi, vuole che ricordi la storia del calcio … quello vero … quello puro!
Non il calcio quotato in borsa … ma la passione per il calcio.
Se anche voi da bambini vi siete addormentati davanti alla Tv ascoltando le discussioni su questa e quell'altra partita … pensate a quante volte adesso restate svegli per aspettarle quelle discussioni … anche questa è passione per il GIOCO del calcio!
(Rosaria Mastroianni
Ce lo aveva già in mente, fin da "tempi supplementari" . Quel libro, infatti, terminava con una speranza e un’immagine: il figlio Santiago che zampettava in mezzo ai giocatori del Palermo e "quei ragazzi già famosi che sembravano anche loro bambini…e d’improvviso tornavano, loro, indietro nel tempo, nelle speranze e nelle illusioni".
Darwin Pastorin ha iniziato probabilmente in quello stadio, in quel momento, a scrivere "Lettera a mio figlio sul calcio" (Mondadori), una confessione intima e romantica di una passione mai sopita.
In questo libro Darwin si specchia nel figlio Santiago, si rivede bambino e ripercorre le tappe di un'esistenza partita da un altro continente, facendogli rivivere i sogni che hanno alimentato un'intera generazione. Nel racconto di Pastorin c’è tutta l’umanità del calcio sudamericano, proprio quello che lui, figlio di emigranti, ha conosciuto da bambino, da tifoso del Palmeiras. Miti come Mané Garrincha o Diego Armando Maradona possono insegnare molto al piccolo Santiago. Campioni, non proprio baciati dalla natura, prova provata che nel calcio l’esuberanza atletica è solo un accessorio.
Quando Darwin arriva in Italia, a Torino, non smette di sognare. Di trame su cui imbastire avventure sportive ed eroiche, per un bambino di 9 anni, ce n’è in abbondanza e Torino è l’ambientazione ideale. È l’incarnazione geografica della speranza per molti italiani arrivati dal sud in cerca di lavoro e benessere. Lì c’è la Fiat, la Juventus di Agnelli, di Sivori e Boniperti, del bomber saraceno Pietro Anastasi. Lì arriveranno Michel Platini e Roberto Baggio. Lì cè anche il ricordo del grande Toro, un dolore diventato leggenda.
Pare di vederlo Santiago, con le mani che stringono il piccolo viso, che ascolta attento la storia di Gigi Meroni, la farfalla granata. Un genio del calcio, precoce contestatore dentro e fuori dal campo, capace d’incantare l’avversario quasi come il mitico Manè.
Le storie del calcio che racconta Pastorin sono fatte anche di re e principi, nobili della pedata, pochi per la verità. Gaetano Scirea era uno di questi.
Una lettera che ritrova, dunque, molti visi e molte avventure umane presenti da sempre nella scrittura poetica di Pastorin, ma con una piccola differenza rispetto al passato: il calcio oggi non è più la metafora della vita, perché da quella ha ormai da tempo preso le distanze.
L'autore
Darwin Pastorin è nato nel 1955 a San Paolo del Brasile, figlio di emigranti veronesi, ha lavorato per vent'anni a "Tuttosport" , è stato direttore della redazione sportiva di Tele+, è direttore di Stream TV. Editorialista de "Il Manifesto", "Diario della settimana", "Amica". Collabora con "La Stampa", "Liberazione", "l'Unità", "Il Messaggero", "Il Gazzettino di Venezia" e numerosi settimanali e mensili.
Tifa per il Palmeiras, di cui è console onorario in Italia, e per la Juventus