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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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DON MAREK MARIUSZ RYBINSKI

Oggi  mi  sembra  una  giornata  così  funebre. Mi  sento  abbandonato  e  triste  e  allora  vorrei  ricordare  il  sacerdote  polacco  Don Marek,  ucciso  a  La  Manouba.

Allego  l'articolo  tratto  dal  bollettino  Salesiano. 

In  passato  ho  avuto  frequenti  contatti  con  cittadini  polacchi.  Ne  ho ospitato  uno  a  casa  mia  per  qualche  tempo,   perché  non sapeva  dove  andare  a  dormire  e  ne  nacque  una  bella  amicizia.  E'  stata  la  mia  prima  vera  amicizia  con  una  persona,  alla  quale   ho  potuto   confidare    tutti  i  miei  più  reconditi  segreti  e  dalla  quale  sono  stato capito. 

 Poi  le nostre  strade  si  sono  separate.  Ho  potuto  apprezzare  la  squisita  ospitalità  del  popolo  polacco,  veramente ineffabile.

Anche  se  solo  virtualmente,  in  questi  ultimi  giorni   ho  sentito  molto  vicini a  me  Savino,  Piero  e  Pietro.

Da  Savino  ho  ricevuto  in  dono  la  sua  freschezza,  spontaneità,  il  suo  entusiasmo  ma  anche  la  sua  umiltà  e  la  sua  prudenza. E  mi ha  fatto  venire  in  mente l'apostolo  Giovanni,  che  corre  al  sepolcro  di  Gesù  ma  non  vi  entra  prima  di  essere  raggiunto  da  Simon  Pietro.  Ecco  perché  ho  paragonato  Savino  al  discepolo  prediletto  di  Gesù  e  anche  di  Padre  Gino  sicuramente.

In  Piero  vedo  il  fratello  maggiore.

In Pietro  l'amico,  a  cui  si  deve  sempre  confermare  il  proprio  amore.

Tutti  e  tre  sono  scolpiti  nel  mio  cuore,  che  riflette  la  loro  immagine  sul  quadro  a  volte  triste  della  vita,  

conferendogli   la  luminosità  necessaria  per  andare  avanti.

Grazie  di  essermi  stati  amici.

 

Riccardo

 

 

Il Bollettino Salesiano - Maggio 2011

 

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

DON MAREK MARIUSZ RYBINSKI

Ucciso a Manouba, Tunisia, il 18/02/2011, a 33 anni

I giovani tunisini venuti alla Cattedrale con dei fiori,
le lacrime agli occhi, dicevano: «Non l’abbiamo ucciso, dicevano, questa non è la Tunisia... Perdonateci!».

Lettera di monsignor Maroun Lahham, arcivescovo di Tunisi.

Il Ministero degli Interni ha diffuso un comunicato secondo il quale l’assassino è il falegname della scuola. I padri salesiani affermano che l’assassino aveva chiesto in prestito, nello scorso Eid (tre mesi fa) 2000 dinari tunisini per acquistare del materiale per il proprio lavoro. Sembra che abbia speso il denaro per altre cose, il fornitore si rifiutava di consegnargli il materiale non pagato e don Marek insisteva per avere indietro il denaro della scuola. Preso dal panico, e temendo di essere scoperto, asserisce il comunicato del Ministero degli Interni, “l’assassino ha sorpreso il sacerdote colpendolo ripetutamente con violenza con un oggetto contundente sulla nuca e sul collo, provocandone il decesso. L’assassinio è stato commesso per paura di essere scoperto”.
Non appena le formalità giuridiche saranno state espletate, celebreremo una grande messa nella Cattedrale, prima di rimpatriarlo in Polonia.

Che dire? Orrore, tristezza, indignazione, rivolta, preoccupazione, paura, dubbio… tutto è mescolato. Perché don Marek è stato ucciso? Per duemila dinari! Si osa appena crederlo. Vi sono certamente dei dettagli che non conosco.

Al contrario, ci sono delle cose che so:

– So che don Marek aveva scritto, due settimane prima del suo assassinio, a proposito del popolo tunisino: “è una nazione giovane, intelligente, incapace di violenza (sic!), profondamente buona che non è capace di odiare”.

– So che aveva appena scritto il suo primo libro sulla Tunisia, nel quale dice tra l’altro: “Durante il soggiorno in Tunisia, il mio atteggiamento verso i miei fratelli musulmani è molto cambiato. Questa paura del terrorismo e dell’estremismo è completamente scomparsa. I Tunisini sono così accoglienti, amichevoli e cordiali. Mi insegnano questo atteggiamento”.

– So che si era proposto volontario per venire in Tunisia quattro anni fa, quando era stato da poco ordinato sacerdote.

– So che aveva chiesto del denaro ovunque per creare dei nuovi locali per la scuola che amava molto e di cui era economo.

Immagino di stare di fronte al suo assassino per porgli alcune domande: perché hai ucciso, veramente, don Marek? E perché in questo modo barbaro?

La sua giovane età e la sua innocenza non ti hanno ispirato nessun sentimento di pietà? Né il suo fisico gracile? L’hai ucciso a colpi di martello, non era sufficiente? Era veramente necessario sgozzarlo e lasciarlo giacere nel suo sangue? Come hai potuto dormire dopo averlo fatto? Di che pasta sei fatto? Che religione professi? Sei di quelli che credono nel Dio compassionevole e misericordioso (Al Rahman Al Rahim)? Come fai convivere il tuo crimine con la tua fede?

Rispondi a queste domande, tranquillizzaci, tranquillizza il nostro cuore di padre e di fratelli... Poi, ti prometto il perdono. Dovrai prima chiederlo a Dio, e poi avrai quello della Chiesa cattolica di Tunisia.

“Se il seme caduto a terra non muore...”. È caduto, è morto, e seguendo l’esempio di Cristo, a cui don Marek si era consacrato, ha portato frutto. Tutti i messaggi di solidarietà, tutte le scene di partecipazione, i fiori deposti sulla porta della Cattedrale, i tunisini e le tunisine che hanno manifestato davanti alla Cattedrale con gli slogan “Marek, perdono!”, i giovani tunisini venuti alla Cattedrale domenica 20 con dei fiori, le lacrime agli occhi... “Non l’abbiamo ucciso, dicevano, questa non è la Tunisia... Perdonateci!”; e sono andati via abbracciando le suore.

Le reazioni ufficiali sono dello stesso tenore, il Primo Ministro, il Ministero degli Interni, degli Esteri, del Lavoro, dell’Istruzione, degli Affari religiosi, del Turismo; gli ambasciatori arabi e stranieri, anche il partito islamico Al Nahda... C’era bisogno dell’assassinio di un sacerdote per renderci conto di tutta questa partecipazione e di questo affetto? Il prezzo è molto alto. Apprezziamo enormemente tutti questi gesti di amicizia, ma essi non valgono una goccia del sangue del nostro Marek.

E adesso? Ebbene, andiamo avanti. Non è il momento del panico, è quello della fede, della pazienza, della precauzione. Andarsene? Non se ne parla, i tempi difficili non sono tempi di fuga. Lo dico innanzi tutto a mio nome, e penso di poterlo dire a nome di tutto il personale religioso della Chiesa di Tunisia e in nome dei cristiani presenti nel Paese. Lo dico anche per i nostri fratelli musulmani ed ebrei. Noi restiamo in questo
Paese che ci accoglie, che ci ama e che noi amiamo. Restiamo anche per voi, perché vogliamo arricchirci con la vostra presenza e la vostra differenza, e vi proponiamo anche i valori nei quali crediamo e che cerchiamo di vivere malgrado le nostre debolezze, dei valori che vi possono offrire un supplemento di fede, di speranza e di fiducia.

La vita è più forte della morte,
l’AMORE anche.

+ Maroun Lahham, Arcivescovo

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