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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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E' ufficiale : Scola a capo della Chiesa ambrosiana : Habemus Capa

 

TRATTO  DA : USENET

 

DON PAOLO FARINELLA – Milano, entri Scola ed esca il popolo di Dio
Habemus Scolam. Come volevasi dimostrare. Il cardinale Martini, malato,
è andato a Roma a perorare Milano, il cardinale Tettamanzi è andato a
Roma a supplicare il papa perché non interrompesse una linea pastorale
che da Montini, a Colombo, a Martini e a Tettamanzi ha mantenuto di
fatto la rotta sulla indicazione del concilio ecumenico Vaticano II,
facendo di Milano in un certo senso il «contr’altare» della Curia
Romana, il segno, seppur debole, di una ecclesiologia plurale, eppure il
papa sceglie l’antico, e guarda al passato.

Amico personale del papa, garante delle idee di Joseph Ratzinger,
ipergarante di Comunione e Liberazione che ora ingrassa anche all’ombra
della «Madunnina», l’ex patriarca Angelo Scola prende possesso della
Chiesa che fu Ambrogio con grande cipiglio e anche un pizzico di
vendetta. Quando era in seminario a Milano fu mandato via per le sue
impurità  nei confronti di CL e ora ritorna a consacrare CL come «modello
di ecclesialità » rampante che sguazza bene anche nel malaffare
attraverso la Compagnia delle Opere, vero sigillo di satana.

Il papa non ha tenuto conto delle consultazioni, degli appelli dei
credenti milanesi e non, dell’identikit che gruppi ecclesiali hanno
prospettato, ma ha scelto «motu proprio» non secondo gli interessi della
Chiesa milanese e universale, ma secondo gli esclusivi interessi suoi
personali e dei gruppi che egli protegge. E’ indubbio che l’elezione di
Scola a Milano è un regno di transizione, quanto basta per rompere la
«tradizione ambrosiana» aperta al futuro. Il passaggio infatti di Scola
da patriarca ad arcivescovo (il cardinalato è a sé anche perché resta
una carnevalata), formalmente è una retrocessione, perché per il
protocollo il patriarca di Venezia è titolo onorifico che precede il
cardinale e l’arcivescovo.

Se addirittura c’è una retrocessione protocollare, significa che la
posta è alta e gli interessi sono cogenti: Scola deve garantire la
rottura, anzi la discontinuità  tra i suoi predecessori e il suo
successore. Milano deve rientrare nell’orbita della Curia Romana e non
deve permettersi di assumere posizioni differenziate nei confronti della
società  civile (non credenti, divorziati, matrimonio, politica e
politica governativa) e tutto deve essere riportato all’obbedienza
«pronta e cieca» di memoria fascista.

Scola vuol dire: sguardo, cuore, reni, fegato e frattaglie rivolte a
Trento, anzi più indietro, verso il tempo avanti Cristo, quando si stava
sicuri anche dei sospiri perché chi dissentiva veniva fatto fuori, come
poi imparò bene la chiesa medievale. La nomina di Scola è una lettura
del pontificato ratzingheriano sul quale ormai è morta non solo la
speranza, ma anche l’ipotesi di speranza. Un papato chiuso in se stesso,
diffidente di se stesso, un papato che ha come segretario di Stato un
Bertone qualunque (perché un qualunquista come Bertone, è difficile
trovarlo anche con la lanterna di Diogene) non può che volere uno Scola
a Milano.

L’elezione di Scola a Milano è anche un contro bilanciamento
all’elezione «laicista» di Pisapia a palazzo Marino, eletto da buona
parte di cattolici. Ora le distanze torneranno di sicurezza, di
sorveglianza e tutto quello che varerà  la giunta in materia di diritti
civili ecc. sarà  spiato, soppesato, contraddetto, distanziato.

Che pena vedere le foto di Scola che brilla nei suoi polsini dorati, nel
suo orologio d’oro, nella sua croce d’oro, nella sua gualdrappa rosso
porpora, nel suo cappello a tre punte, rigorosamente rosso. Mi chiedo se
uno vestito così poteva entrare nel cenacolo o se non stava meglio alla
corte di Nabucodònosor tra i satrapi e gli eunuchi di corte. Ora è l’ora
della Chiesa intesa come popolo di Dio: o rialza la coscienza e la
schiena, magari piegando le ginocchia, o si sotterra e perde il diritto
di lamento perché il «mugugno» solo a Genova è gratis.

E’ il tempo dei laici che non possono più lasciarsi trattare da
chierichetti cresciuti e rincitrulliti. Ora è il tempo delle sorprese.
Le sorprese del popolo di Dio che può essere capace di convertire i
vescovi come i poveri fecero con Mons. Oscar Romero, con Mons. Hélder
Cámara e tanti altri. Entri Scola ed esca il popolo di Dio.
Don Paolo Farinella
(29 giugno 2011)

CapaRezza - Habemus Capa - youtube.com
4 min - Habemus Capa (2006)

 

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