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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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Adriana  Zarri  mi  ha  detto  oggi  che  la  Repubblica  delle  Banane  spesso  è  la  forma  di  governo   preferita  in  tante  famiglie  italiane,  nelle  quali  i  mariti  o  le  mogli  ovvero  i  figli  fanno  il  bello  e  il  cattivo  tempo  e  la  democrazia  va  a  farsi  benedire.  Adriana  ha  aggiunto  che  l'Onorevole  Berlusconi  ha  molti  emulatori  nelle  famiglie  italiane  e  che  è  proprio  per  questo  che  non  si  riesce  a  sbolognarlo.

La  mancanza  di  democrazia,  secondo  la  Zarri,  viene  spesso  compensata  con  un  accresciuto   benessere,  e per   il  denaro  si  accettano  tante  situazioni  frustranti,  al  limite  della  sopportazione.    La  democrazia   passa  così   in  secondo  piano  e  viene  talvolta  mercificata,  talaltra  mortificata.

Quando  poi  la  dose  è  colma,  ci  si   vorrebbe  separare.

Fin  qui  la  valutazione  di Adriana  Zarri.

Da  qui  riprendo  io  ed  aggiungo  che,  in   questo  caso,  prima  di  lasciare  il  tetto   od  il  letto  coniugale  oppure  il  tetto  paterno  o  materno,  sarebbe  d'uopo  leggere,   cantare,   urlare  o  sbraitare  il  testo  della  seguente  canzone  di  Mina,   per  capacitarsi  di  cosa  significhi  una  perdita  o  un  abbandono. 

Molte  volte  ti  resta  un  vuoto  dentro  e  tutt'intorno  a  te  ed  hai  tanta  nostalgia  di  colmarlo....  con  i  difetti  dell'altro  o  dell'altra  o  del  figlio,  da  cui  sei    rifuggito  in  preda  alla  disperazione  ed  all'orrore. 

La   disperazione  lascia  il  posto  ad  un  cenno  di  sorriso  afono,  al  cui  confronto  arrivi  addirittura  a  rimpiangere  il tuo  canto  disperato, nemmeno il  cinguettio  mattutino  rompe il  tuo  silenzio,  poichè  alla  notte  seguirà   un  nuovo  tramonto,  ti  coricherai  su  un  letto  mezzo  vuoto e le  tue  dita  sentiranno  il  gelo  delle  lenzuola  intonse, affonderai  il  tuo  viso  nel  cuscino, con  cui  soffocherai   il  tuo  stesso  desiderio  di  continuare  a  vivere  e  di  sorridere ,    perché  il  bene,  l'unico  bene,  che  vedesti  nascere,  sta  annegando  fra  le  onde  tempestose delle  tue  lacrime.

 

Riccardo  Fontana

 

 

 

Mina - Trenodia

 

E così
non mi resta che andarmene
e incominciare adesso a non pensare più a te,
quando per te sembra impossibile,
cominciavo a sorridere.
E così
non ho niente da aggiungere
e il canto disperato che intonavo per te,
lo finirà senza concluderlo
un silenzio di morte.
E così
per la notte di incubi,
che è stata la mia vita fino a qui,
vedevo già un'alba di sereno
che mi neghi, ma sono io che ho sbagliato.
Cercherò di non piangere,
cercherò di resistere,
cercherò di sorridere.
E così
le mie dita non leggono,
leggere sul tuo viso il desiderio di me,
nacque per te un bene inutile
ed è morto per sempre.

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