Caro Cardinal Levada, uso il " caro " perché mi fa comodo, ma Le prometto che se per Padre Luigi (Gino ) Burresi verrà revocato il decreto di condanna del 27 maggio 2005, invierò anche a Lei i baci mistici sulle Sue labbra come segno di riconoscenza, perché Adriana Zarri mi ha detto che Lei, il Cardinal Bertone ed il Papa Benedetto XVI siete un po' invidiosi dei baci sensuali purificati e decantati che mando a Padre Gino Burresi.
Allora facciamo questa pace e questa riconciliazione fra Padre Gino Burresi e la Chiesa di Roma?
L'anno prossimo vi ridò l'otto per mille al quadrato.
Non chiedetemi però di inviare i baci anche al Cardinal Bagnasco, perché quello proprio non lo digerisco, sa di finto e Adriana Zarri dice che non c'é da fidarsi.
Riccardo Fontana
Busto Arsizio
Revocata dopo trent’anni la sospensione a divinis di don Marco D’Elia
Un evento inatteso e per questo tanto più gradito: un segno di riconciliazione venuto a sanare una ferita aperta da 32 anni
Un evento inatteso e per questo tanto più gradito: un segno di riconciliazione venuto a sanare una ferita aperta da 32 anni, da quando nel 1977 don Marco D’Elia, coadiutore della parrocchia di San Michele a Busto Arsizio, in provincia di Varese, fu sospeso a divinis dall’allora cardinale di Milano Giovanni Colombo. Molti allora i punti di attrito: l’invito di Marco ai fedeli a prendere la parola durante la messa per commentare insieme il Vangelo e a condividere pubblicamente un giudizio cristiano sui fatti del mondo, la critica ai poteri locali, e l’impegno dei giovani della comunità nei partiti e nei movimenti della sinistra. Marco aveva ricevuto più volte l’invito a trasferirsi in un altra parrocchia, ma non l’aveva accettato preferendo mantenere le proprie posizioni: in tempi ecclesiali diversi da quelli che stiamo vivendo scaturì, per la sua “disobbedienza all’autorità”, la sospensione a divinis.
Marco decise di vivere del proprio lavoro, come commesso prima e poi come falegname: un’esperienza durata più di vent’anni, fino alla pensione. La piccola comunità di base di Busto non l’ha mai lasciato solo, ma ha continuato con lui la ricerca sul Vangelo e anche l’impegno sociale che era stata la sua scelta fin dall’inizio. Il piccolo gruppo è sopravvissuto fino ad oggi, potendo così gioire, qualche mese fa, della decisione gratuita e inattesa del vescovo Dionigi Tettamanzi, che ha assunto decisione di revocare la sospensione di don Marco.
La notizia, rimasta riservata per molte settimane, ha piano piano filtrato il muro del riserbo scelto dalla Comunità di base e si è divulgato ben presto in città, suscitando la soddisfazione di molti che di don Marco avevano sempre apprezzato la coerenza evangelica e la scelta di una vita povera e austera, fatta della fatica del lavoro quotidiano e di un dialogo intenso e aperto con i tantissimi che, anche senza partecipare alla vita della comunità di base, hanno sempre trovato in lui un riferimento sicuro alla ricerca di fede. La comunità ha festeggiato prima di Natale la revoca del provvedimento di sospensione con una commossa messa di riconciliazione, presieduta da monsignor Agnesi, decano di Busto. Un segno di speranza che riapre le porte del dialogo fra l’istituzione e la Comunità di Base che si ritrova oggi a condividere totalmente le coraggiose posizioni di Tettamanzi, impegnato in difesa dei poveri, dei deboli, degli immigrati.
15/01/2010
Gilberto Squizzato