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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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FORSE E' POSSIBILE LA REVOCA DELLA SOSPENSIONE A DIVINIS PER PADRE LUIGI ( GINO ) BURRESI

Caro  Cardinal  Levada,  uso  il  " caro "  perché  mi  fa  comodo,  ma  Le  prometto  che  se  per  Padre  Luigi (Gino )  Burresi  verrà  revocato  il decreto  di  condanna  del  27  maggio  2005,  invierò  anche  a  Lei  i  baci   mistici   sulle  Sue  labbra  come  segno  di  riconoscenza,  perché  Adriana  Zarri  mi  ha  detto  che  Lei,  il  Cardinal  Bertone  ed  il  Papa  Benedetto  XVI  siete  un  po'  invidiosi  dei  baci  sensuali  purificati e decantati che  mando  a  Padre  Gino  Burresi.
Allora  facciamo  questa  pace  e  questa  riconciliazione  fra  Padre  Gino Burresi  e  la  Chiesa  di  Roma?
L'anno  prossimo  vi  ridò  l'otto  per  mille  al  quadrato.
Non  chiedetemi però  di  inviare  i  baci  anche  al  Cardinal  Bagnasco,  perché  quello  proprio  non  lo  digerisco,  sa  di  finto  e  Adriana  Zarri  dice  che  non  c'é  da  fidarsi.
 
Riccardo  Fontana
 
 
Busto Arsizio
Revocata dopo trent’anni la sospensione a divinis di don Marco D’Elia
Un evento inatteso e per questo tanto più gradito: un segno di riconciliazione venuto a sanare una ferita aperta da 32 anni
Un evento inatteso e per questo tanto più gradito: un segno di riconciliazione venuto a sanare una ferita aperta da 32 anni, da quando nel 1977 don Marco D’Elia, coadiutore della parrocchia di San Michele a Busto Arsizio, in provincia di Varese, fu sospeso a divinis dall’allora cardinale di Milano Giovanni Colombo. Molti allora i punti di attrito: l’invito di Marco ai fedeli a prendere la parola durante la messa per commentare insieme il Vangelo e a condividere pubblicamente un giudizio cristiano sui fatti del mondo, la critica ai poteri locali, e l’impegno dei giovani della comunità nei partiti e nei movimenti della sinistra. Marco aveva ricevuto più volte l’invito a trasferirsi in un altra parrocchia, ma non l’aveva accettato preferendo mantenere le proprie posizioni: in tempi ecclesiali diversi da quelli che stiamo vivendo scaturì, per la sua “disobbedienza all’autorità”, la sospensione a divinis.

Marco decise di vivere del proprio lavoro, come commesso prima e poi come falegname: un’esperienza durata più di vent’anni, fino alla pensione. La piccola comunità di base di Busto non l’ha mai lasciato solo, ma ha continuato con lui la ricerca sul Vangelo e anche l’impegno sociale che era stata la sua scelta fin dall’inizio. Il piccolo gruppo è sopravvissuto fino ad oggi, potendo così gioire, qualche mese fa, della decisione gratuita e inattesa del vescovo Dionigi Tettamanzi, che ha assunto decisione di revocare la sospensione di don Marco.

La notizia, rimasta riservata per molte settimane, ha piano piano filtrato il muro del riserbo scelto dalla Comunità di base e si è divulgato ben presto in città, suscitando la soddisfazione di molti che di don Marco avevano sempre apprezzato la coerenza evangelica e la scelta di una vita povera e austera, fatta della fatica del lavoro quotidiano e di un dialogo intenso e aperto con i tantissimi che, anche senza partecipare alla vita della comunità di base, hanno sempre trovato in lui un riferimento sicuro alla ricerca di fede. La comunità ha festeggiato prima di Natale la revoca del provvedimento di sospensione con una commossa messa di riconciliazione, presieduta da monsignor Agnesi, decano di Busto. Un segno di speranza che riapre le porte del dialogo fra l’istituzione e la Comunità di Base che si ritrova oggi a condividere totalmente le coraggiose posizioni di Tettamanzi, impegnato in difesa dei poveri, dei deboli, degli immigrati.

15/01/2010
Gilberto Squizzato 
Il nucleo - Sospeso + Testo.wmv
4 min - 27 lug 2010
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