Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi
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"Sono dentro,
donna o uomo che vive li
nel seno di questa chiesa.
Da me amata,
desiderata e capita...
Sono dentro.
Mi manca aria,
Aspetto l'alba,
Vedo tramonto.
La chiesa dei cardinali
madri per gioielli,
matrigne per l'amore.
Ho inciampato
e la chiesa non mi sta
raccogliendo.
Solitudine a me dona,
a lei che avevo chiesto
Maternità.
E l'anima mia,
Povera,
Riconosce lo sbaglio
di aver scelto il dentro e,
Vorrei uscire
ma dentro dovrò stare,
per la madre
che non accetta,
Il bene del vero
che ho scoperto
per l'anima mia.
Chiesa,
Antica e poco nuova,
Barca in alto mare,
Getta le reti
Su chi ti chiede maternità.
Madre o matrigna,
per me oggi
barca in alto mare
che teme solo di
Affondare!
Matrigna."
Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Il cuore, quando è caldo, non parla. Il troppo sentire gl’impedisce di dire ciò che sente, perché nell’attimo stesso in cui lo dice l’allontana, lo oggettiva – lo distrugge quindi nel sentire. E’ questo che m’ha sempre allarmato anche nelle più sublimi poesie d’amore. Esse parlano un linguaggio troppo lontano da quello di chi vuole prolungare l’estasi e, pertanto, resta imprigionato in una sua balbuzie o afasia. Esse parlano il linguaggio di chi ha eseguito col bisturi l’autopsia dell’amore. E quale amore può essere portato sul tavolo anatomico? Non certo l’amore di un nome, per dirla con Lacan, ma quella estrema manifestazione narcissica -e in quanto tale auto-osservante- che è “l’amore dell’amore”. L’amore di cui parlano le poesie è l’amore del poeta per il proprio stesso amore, non quello per una persona amata.