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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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IL FIGLIO PERDUTOSI NELLA TOSSICODIPENDENZA

 

 

http://archivio.grazia.it/people/autori/julie-myerson-ho-cacciato-mio-figlio-di-casa

 

 

Julie Myerson: "Ho cacciato mio figlio di casa"

 

Rubava, era diventato violento, un pericolo per i fratelli. Quando Jake, per colpa della droga, si è trasformato in una minaccia per la sua famiglia, la giornalista Julie Myerson l’ha mandato via. Ora racconta in un libro la sua esperienza. A lieto fine

 

 

Julie Myerson:  

  Writer Pictures, London Media

 

 

C’è chi l’ha chiamata “madre coraggio”, ma per la maggior parte della critica inglese Julie Myerson, scrittrice e giornalista, tre figli e un marito (Jonathan Myerson, sceneggiatore, scrittore e regista), è una scriteriata che ha strumentalizzato il disagio di un ragazzo per la propria ambizione letteraria. Il suo ultimo libro, Il figlio perduto (uscito in Gran Bretagna nel marzo 2009 e appena pubblicato in Italia da Einaudi), è stato al centro di forti polemiche. Cosa ha scatenato tanto risentimento? Il fatto che la Myerson abbia raccontato la sua decisione drastica: cacciare di casa Jake, il figlio, trasformato da mite 17enne a violento tossicodipendente a causa di un tipo di cannabis molto potente, lo skunk. La incontriamo a Londra, dove abita. Ha 49 anni, ma ne dimostra dieci di meno. È gentile e mite. Poco per volta ci rivela le sue fragilità e sofferenze.
Signora Myerson, che cosa l’ha spinta a scrivere un libro così crudo e privato?
«È stata una decisione difficile che ho preso con mio marito e con mio figlio Jake. Prima di pubblicarlo l’ho fatto leggere anche a lui, per avere la sua approvazione».
E l’ha avuta? I giornali inglesi hanno scritto che suo figlio ha voluto cambiare nome, che l’ha accusata di aver scritto un libro “osceno” e di essere pazza.
«Mi ha fatto tenerezza quando ha fatto questa dichiarazione: i teenager pensano sempre che i genitori non siano sani di mente. Può darsi che abbia usato la parola osceno in qualche intervista, è un suo modo di dire, ma la cosa grave è un’altra: il Daily Mail ha offerto 80 mila sterline a mio figlio per raccontare la storia dal suo punto di vista. Siccome a quell’epoca ancora si drogava, ha accettato i soldi e certo, per quella cifra, ha parlato male del libro. Ha cambiato il nome, è vero, perché suona in una rock band, ma non il cognome, né mi ha ripudiata. E non è vero neppure che ho cacciato mio figlio di casa. Gli ho solo dato un ultimatum: o cambi il tuo comportamento o te ne vai. È stata una sua scelta. Non ha accettato l’ultimatum. Se ne è andato, ma siamo stati sempre in contatto telefonico».
Che cosa l’ha portata a questa scelta estrema?
«La disperazione. Ho visto mio figlio cambiare da un giorno all’altro: ha incominciato a drogarsi e a passare la droga a suo fratello minore. Per procurarsela aveva bisogno di soldi e ne chiedeva sempre di più. È diventato violento. Prendeva a calci le porte, minacciava di distruggere i computer e la casa, ci rubava in casa ed è arrivato ad aggredirmi. Fu uno shock».
Come avete capito che si trattava di droga e in particolare di skunk?
«Ce lo ha detto lui. Ci ha informato che fumava spinelli, cannabis. Non ci siamo preoccupati, la cannabis non è pericolosa. Ma quando abbiamo visto la sua personalità cambiare, abbiamo cercato di capire e abbiamo scoperto che era skunk».
Che cos’è esattamente?
«È una sostanza geneticamente modificata, molto diversa dalla cannabis, che contiene l’ingrediente chiamato Thc, una sostanza che può portare alla psicosi, che attacca i lobi frontali e può causare danni irreversibili».
Chi le ha dato queste informazioni?
«Un’amica psichiatra che abita a New York. In Inghilterra nessuno sapeva o parlava di questo tipo di droga».
Come si riconosce lo skunk?
«Lo skunk sembra tè: sono piccole foglioline mescolate a piccoli rametti. Viene venduto in bustine ed è molto facile da trovare. Dà effetti molto più potenti della cannabis per lo stesso prezzo. E crea dipendenza. Non è una dipendenza fisica, ma psicologica. Se lo fumi alla sera, la mattina dopo non riesci neppure ad alzarti dal letto. Mio figlio doveva fumarlo al mattino appena sveglio, per poter iniziare la giornata. Gli ha cambiato il carattere».
Quando suo figlio se ne è andato, che cosa ha provato?
«Sollievo e devastazione allo stesso tempo. La nostra casa è tornata a essere un luogo sicuro. Fino a quando c’era lui, tutti noi ci chiudevamo nelle nostre camere a chiave, per paura che entrasse. Vivevamo come in guerra. Ma dopo la sua partenza pensavo costantemente a lui, non sapevo come aiutarlo. Non c’è niente di peggio al mondo che chiedere a un figlio di andarsene di casa. Dovevo scegliere: salvare gli altri due miei ragazzi e la vita con mio marito o allontanarlo».
Nel libro lei scrive: “Pensavo che l’amore potesse risolvere tutti i problemi, invece l’amore è solo un aspetto del problema”. Che cosa vuole dire?
«Se ami davvero tuo figlio, cerchi di proteggerlo. Ma non sempre puoi. E, se non ci riesci, è terribile».
Quante copie ha venduto il suo libro in Inghilterra?
«Non molte, a causa delle pessime critiche. Ho ricevuto però molta solidarietà da alcuni lettori e amici».
Come si è difesa dagli attacchi della stampa?
«Non sono riuscita a fare granché. Anzi, stavo molto male. Quando Jake ha iniziato a fumare lo skunk, ebbi i primi attacchi di panico. Più la stampa mi attaccava, più io peggioravo. I giornalisti hanno cercato di intervistare anche i miei due figli più piccoli, nella loro scuola».
Si è sentita colpevole?
«Molto. Tutta la mia famiglia era sulle prime pagine dei giornali per colpa mia. Ora sto meglio».
E Jake, dov’è adesso?
«Ci sentiamo tutti i giorni, sta bene, non si droga più. Abbiamo un bellissimo rapporto. Vive a Londra. E sta dalla mia parte. Ha abbandonato la scuola per ora, ma deve dare degli esami per essere ammesso all’Università. Jake è molto bravo, ha il senso dell’onore e della famiglia. Ed è un tipo molto affascinante».
Che cosa consiglia alle madri italiane che leggeranno il suo libro?
«Io non ho soluzioni o consigli da dare. Non sono né una politica né una predicatrice, né una fanatica moralista. Posso solo aiutare altre madri condividendo la mia esperienza con loro, raccontando quello che mi è successo».
Che cosa sperava suscitasse il suo libro in Inghilterra?
«Un dibattito. Non è stato così ma, dopo l’uscita del libro, il problema dello skunk è stato discusso in Parlamento. Qualcosa, almeno, sono riuscita a farla».

 

Anna Gennari

 

www.youtube.com/watch?v=Bc_TEvDLBp0
Jun 20, 2007 - Uploaded by Enrico Ruggeri

 

 

 

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