da abate di San Paolo per colpa dello Ior?
Vi racconto di quando nel '73 diedi le dimissioni da abate di San Paolo per colpa dello Ior
Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Se Giovanni Franzoni, ex abate della Basilica di San Paolo Fuori le Mura, affidasse ad Adriana Zarri e a me il mandato di batterci a favore della revoca della sua sospensione a divinis, penso che non esiteremmo ad accettare la sfida.
Certo, prima dovremmo ricondurre nell'ovile Padre Gino Burresi, poiché anch'egli è stato trattato dalle gerarchie ecclesiastiche più come un figliastro che come un figlio.
Io, in ultima analisi, sono contento di non essere diventato sacerdote, anche se l'idea mi affascinava.
Però, quando vedo che tanti sacerdoti, battutisi a favore dei poveri e per il trionfo della verità, vengono allontanati o sospesi a divinis dai loro vescovi, cardinali o dal Papa, mi cadono proprio le braccia e preferisco essere e fare il laico.
Il grosso problema in Italia è che molti laici non fanno i laici ma scimmiottano i sacerdoti, quelli più conservatori, e si rifiutano di pensare, perché sopra le loro vesti borghesi s'infilano la tonaca e lo fanno o per propria convenienza o per paura ed ossequio all'autorità religiosa.
Sono dei preti mancati, più dannosi che utili.
Il sacramento dell'Ordine è diventato troppo un ordine perentorio, indiscutibile, tassativo, inderogabile, categorico e la carità ci sta molto stretta in quest'Ordine.
Certo al Papa gli va a pennello, perché a lui preme più l'ordine nella Chiesa che non il Sacramento dell'Ordine sacerdotale, il cui conferimento dovrebbe essere subordinato ad una sincera intenzione del candidato ad aiutare il prossimo e non a mire di carriere ecclesiastiche o all'eroismo, con cui molti sacerdoti e rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche si prebendano e si bendano gli occhi, pur di non vedere e non sentire la lebbra e l'urlo della povertà. Ci vuole tanto eroismo, per astenersi dal commuoversi di fronte a simili condizioni di povertà disumana. Queste sono state anche le virtù eroiche di qualche santo o beato di troppo.
Che il Papa, i vescovi, i cardinali, i sacerdoti si riempiano tanto la bocca della parola "carità", spesso non è che uno specchietto per le allodole, perché poi chi veramente si prodiga per gli altri, suscitando sentimenti d'invidia nei superiori o nei vertici, viene accusato di qualche crimine e sospeso a divinis, per sbarazzarsene.
Mi stupisco come il Papa non abbia ancora sospeso a divinis il Cardinal Carlo Maria Martini per le sue idee da Celestino VI di Adriana Zarri.
Mi dispiace invece che venga tenuto ancora a marcire al passo dell'oca, nella sua prigione a Montignoso, Padre Gino Burresi, che potrebbe essere invece tanto utile alla Chiesa, che lo teme come verità scomoda.
A questo punto propongo al Papa tedesco di istituire una sorta di leva militare anche per i candidati al sacerdozio, cosicchè una volta usciti dai seminari - caserma, se li troverà tutti inquadrati ed allineati, standardizzati, e non dovrà nemmeno cercare troppo lontano chi li farà marciare al passo dell'oca, avendo un Generale di Corpo d'Armata, con tanto di lauto stipendio fra le fila delle sue Eminenze, nella persona del Cardinal Bagnasco, apparentemente in perfetto ordine e regola, perché io la mano sul fuoco non ce la metto. Se poi me la brucio, con che cosa vi scrivo?
Riccardo
TRATTO DA :
" PARRESIA
Teologia e Liberazione "
<!--[endif]-->Secondo il secolare insegnamento della morale cattolica, l'interesse sul denaro prestato era proibito perché equiparabile all'usura. Solo ai Monti di pietà era consentito di prendere qualcosa per retribuire il personale addetto; ma mai era consentito prendere interesse. Quindi era inconcepibile che ci fossero delle banche cattoliche; con l'irruzione della modernità nella società si è verificato, fra i moralisti cattolici, un progressivo cambiamento di pensiero.
Col nascere dello Stato Città del Vaticano le cose si sviluppano e Pio XII, nel 1942, crea l'Istituto per le Opere di Religione - Ior - che è una vera e propria banca che, pur non avendo sportelli accessibili ai miseri mortali, accetta depositi e compie operazioni finanziarie. Riformato da Giovanni Paolo II nel 1990, dopo gli scandali intorno alle gigantesche operazioni finanziarie compiute da mons. Paul Marcinkus, che ne era stato presidente, e che portarono al fallimento del Banco Ambrosiano e alla morte tragica di Calvi, trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri, ormai, quasi certamente, non suicida ma assassinato da gente del clan della Magliana.
L'ombra dello Ior ritorna però, di tempo in tempo, ad oscurare il cielo di Roma e della Chiesa cattolica nonché le coscienze dei credenti. Succede così che una signora - Sabrina Minardi - dichiarando di aver avuto in custodia Emanuela Orlandi, chiama di nuovo in causa Marcinkus e il clan della Magliana e scatena l'ipotesi di disseppellire il corpo di Enrico De Pedis, boss del clan, sepolto nella chiesa di Sant'Apollinare e quindi in zona extraterritoriale di competenza del Vaticano. Alle domande dei giornalisti circa un così alto privilegio (solo i papi e i sovrani sono sepolti nelle chiese), il custode di Sant'Apollinare pare abbia risposto che De Pedis era stato un generoso benefattore. Viene da domandarsi, ma se muore - fra cento anni - Bill Gates, dove lo seppelliranno? Accanto a San Pietro?
Non è mio compito fare l'investigatore e quindi lascio agli inquirenti di chiarire le cose. Ciò che mi tocca e mi turba è il fatto che tante coscienze, laiche o religiose che siano, rimangano ferite da queste notizie e, anche se fossero false, dal miscuglio di sacro e profano che seguita a imperversare intorno al fatto religioso.
La mia memoria ritorna al 1973, quando fu proprio uno scandalo dello Ior il fatto occasionale che provocò le mie dimissioni da abate di San Paolo e mi strappò dal consorzio fraterno con i miei monaci, dalla collaborazione con alcuni confratelli della Conferenza episcopale italiana e del Comitato italiano dei Superiori Maggiori. La mia situazione era già delicata per le provocazioni e gli assalti squadristici in Basilica, dei cattolici ultra-conservatori. Avevo avuto, senza esito, una visita canonica e due visite apostoliche. Infine fui chiamato in Vaticano da mons. Mayer, segretario della Congregazione dei religiosi, che mi disse: «Ormai i due terzi della sua comunità preferirebbero le sue dimissioni. Lei che è così democratico dovrebbe tenerne conto. Comunque il Santo Padre, nella sua liberalità, desidera che lei resti al suo posto, a due condizioni: tutti gli atti interni all'abbazia siano concordati col Consiglio degli anziani e tutti gli atti esterni col Vicariato». Accettai e, tornato a San Paolo, convocai i miei collaboratori nell'estensione della lettera pastorale La terra è di Dio dicendo che bisognava sospendere perché se avessi avuto il controllo del Vicariato l'avrebbero limata e resa irriconoscibile.
Una notte di aprile, lo Ior compì una spregiudicata operazione sul dollaro, tanto da meritare una nota di deplorazione da organismi di vigilanza bancaria. Arriva la domenica e un giovane studente va al microfono per la preghiera dei fedeli e dice: «Signore! Ti prego! Fai che se avrò un figlio, possa crescere in una Chiesa che non sia deplorata perfino dal sistema bancario internazionale!». Lunedì mi richiama Mayer: «Ma lei aveva promesso! Non controlla le preghiere dei fedeli?». «Posso provare, risposi, ne parlerò in comunità». Convoco la comunità e si accende una animata discussione sul che fare. A un certo punto si alza Vincenzo Meale e dice: «Padre abate, è inutile che stiamo qui a chiacchierare, poi chi paga è solo lei. Vogliono fare come il ministro degli Interni farebbe con un prefetto. Lei ha aperto una porta per la nostra fede. Loro non vogliono chiuderla: vogliono usare lei come una maniglia che chiude la porta che ha aperto. Mi dia retta, obbedisca. Però voglio sinceramente dire che con questo, la mia esperienza di fede si chiuderebbe». Risposi «Ho capito». E sciogliemmo l'assemblea. Il giorno dopo andai da Mayer e gli dissi: «Io sapevo fere l'abate in un certo modo, se non può andare è meglio che concordiamo le dimissioni». Concordammo la data del 12 luglio e così ebbi il tempo di finire La terra è di Dio e di pubblicarla. Non porto rancore personale verso lo Ior ma mi resta l'amaro in bocca, perché certe istituzioni uccidono la fede e poi, sotto la maschera del trionfalismo di piazza, praticano il culto della personalità e la superstizione.
da Liberazione 09/07/2008