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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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IN RICORDO DI ADRIANA ZARRI

In ricordo di Adriana Zarri


di Germana Pene in “Tempi di fraternità” n° 1 del gennaio 2011

 

Piove, e in fredde folate di vento turbinano le ultime foglie, biglietti scritti dall'autunno. Molti amici giungono, anche da paesi lontani, per dare l'ultimo saluto ad Adriana. Arcibalda, la gatta, presa in braccio da Caterina, si china affettuosamente sulla sua padrona per dirle addio. Grevi rintocchi associati al tamburellare della pioggia accompagnano l'ingresso di Adriana nella chiesa gremita, tra la folla anche il Procuratore Giancarlo Caselli, suo amico di sempre. La bara viene deposta a terra, di fronte all'altare, il Vescovo Bettazzi accoglie l'amica dicendo: "Spesso venivo da lei rimproverato perché, diceva, che dovevo espormi di più, io le rispondevo - Sai Adriana, io tengo famiglia! - ". Tra i numerosi sacerdoti presenti, anche l'amico d. Ermis Segatti. Al momento dell'omelia, il Vescovo cede la parola a d. Ernesto Valvassori, suo amico fraterno, il quale tratteggia la figura di Adriana come monaco, mistica e profeta, spesso scomoda. Si susseguono interventi di amiche e amici e, a nome della redazione di "Rocca", Enrico Peyretti ricorda e ringrazia Adriana per i suoi articoli sempre stimolanti; l'amica Alberta legge l'epigrafe scritta da Adriana stessa. Terminata la celebrazione, ci avviamo verso il piccolo cimitero di Crotte dove Adriana viene accolta dalla nuda terra. Gli amici ricoprono la bara di fiori: boccioli di rose, fiammeggianti gerbere, tenui nerine e crisantemi variopinti, proprio come voleva lei: "vestitemi di fiori". Adriana, Le rose, le pratoline, la luna e le ranocchie dello stagno; il sole dell'alba dopo la lunga veglia di Pasqua iniziata nella notte; il giardino denso di profumi e colori, che ci regalavi ad ogni incontro, o la nebbia mattutina che ci accoglieva illuminata dal tuo sorriso. Tu amavi questa terra, in ogni stagione vedevi l'impronta del creatore. "Non voglio il tuo cielo, Signore; voglio la mia terra: le strade, i pozzi, le fontane e le lune che cadono nell'acqua; e, se c'è un rovo di spini, voglio anche quello perché fiorisce a primavera; e se c'è un rospo sul sentiero, voglio anche quello perché sa gracidare nella notte, lungo la proda dello stagno. (...) E ci saranno sempre sere e paioli di rame sopra al fuoco, e letti bianchi con le coperte calde. E tu verrai, con un passo lievissimo, come un petalo che cade, al mattino, sulla rugiada".

 

Lascio ad altri il compito di ricordare la tua molteplice attività di scrittrice, teologa, consulente di rubriche, cittadina impegnata su vari versanti politici ed ecclesiali, capace di "sana indignazione" (come la chiamavi tu), in molte occasioni. Le meditazioni profondissime testimoniavano una ricchezza interiore di cui non eri custode gelosa ma che offrivi, in tutta semplicità, a chi era disponibile ad ascoltare. Io preferisco pensare a quello che hai comunicato a me e a molte delle persone che assiduamente frequentavano il tuo eremo: il tuo essere un'innamorata di Dio e delle sue creature. Vivevi ogni cosa con la stessa profondità di ascolto: la voce dello Spirito nelle notti di preghiera, il gatto con le sue fusa, la rosa che a primavera tingeva d'oro il tuo tetto, ma anche i sassi, scelti con cura per ornare la tua cappella. Ogni realtà è degna di evocare il Mistero che ci avvolge. (...) E mi rifugio nel vuoto. Ma poi mi accorgo di essere dentro alla tua mano. Grazie per quello che sei stata per noi, un'amica sempre pronta ad ascoltare, una testimone fedele e coerente del mistero che ti abitava. Mi mancherà il tuo sorriso che nell'ultimo periodo compensava le scarne parole; mi mancherà la tua curiosità, sempre pronta ad apprezzare una sciarpa colorata o un fiore appena donato. Grazie per avermi insegnato a vedere l'infinito nelle piccole cose cercando di ascoltare sempre quella "voce di sottile silenzio" dello Spirito che si fa presente. Per più di vent'anni ho avuto il privilegio della tua amicizia e per questo canto il mio grazie come l'alleluia della tua Pasqua. Adriana, amica di viaggio, vorremmo dire maestra, se non fosse che tu le parole le hai sempre scavate e pesate e, non vedendo di buon occhio i singolaristi, potresti irritarti. Eppure quanti insegnamenti custodiamo. Ci hai insegnato ad essere in festa nei giorni feriali, ci hai parlato di un Dio che non gradisce coloro che cercano di pareggiare con Lui i conti ma godono di lasciarli in sospeso per poterLo un giorno ringraziare. Ci ricordavi che anche il distacco può essere ricchezza e che, se il nostro digiuno diventa la nostra ricca superbia, allora la nostra povertà è sedere a tavola con tutti. Per te l'insegnamento evangelico portava a correggere il "in medio stat virtus" con "in medio stat mediocritas" e chi ti ha conosciuto sa quanto ti sei sempre mischiata con le storie umane, soprattutto quelle che irritavano i benpensanti. Ci hai trasmesso il desiderio di cercare l'oltre, di saperci svuotare, di renderci accoglienti come un nido, per fare posto all'Amico. Grazie, continueremo ad alimentarci ricordando il tuo modo di essere, il tuo caloroso sguardo e i tuoi occhi che come gufi nella notte, sanno penetrarla. Uga e Paolo, ass. Casa Baratà. Crotte di Strambino, 20 novembre 2010, h. 9.00 Le poesie sono tratte dal libro di Adriana Zarri “Tu” – quasi preghiere – ed. Gribaudi

 

 

Fratello Pop
4 min - 15 gen 2008
Caricato da niccoloagliardi

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