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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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BALBUZIENTI SULL' ISOLA DEI FAMOSI 2013

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youtube.com9 giu 2009 - 2 min - Caricato da PapoGuarana

http://www.virtualcoach.it/aaaachille.htm

 

Commento in chiave psicologica del film “AAA Achille”

a cura del dott. Alessandro Gambugiati

 

 

Achille è un bimbo affetto da balbuzie che ha appena perduto suo padre; il film inizia proprio sulle immagini del funerale del padre, definito dal bimbo “un architetto molto scientifico e molto tecnico", col quale stava lavorando alla costruzione del plastico di una città immaginaria popolata da personaggi fantastici. Achille non piange il lutto del padre. A scuola viene definito dal maestro "orfano" e lui ci rimane molto male. Rifiuta la realtà (ovvero la morte del padre) e questo fatto stimola nei suoi compagni la burla. A casa sono tutti molto preoccupati: chi si dovrà occupare della balbuzie di Achille?

 

Il medico di famiglia consiglia "Villa Agorà", un centro specializzato nel quale si rieducano i balbuzienti. La famiglia accetta il consiglio e Achille viene accompagnato e introdotto nel gruppo dei balbuzienti in recupero. A Villa Agorà Achille incontra Remo (Sergio Rubini), un mèntore ex-balbuziente un poco logopedista e un poco artista e tra i due avviene un incontro speciale: probabilmente Remo entra in risonanza col suo bambino interiore proprio grazie ad Achille, e questo gli consente di elaborare ulteriormente le sofferenze che ha dovuto affrontare come balbuziente.

 

Il programma del prof. Aglieri, il luminare-azzeccagarbugli che con autorevolezza propone un metodo alquanto discutibile, consiste soprattutto nel far leggere o ripetere parole “canto-parlando” per alcuni giorni e nel mettere in pratica questa tecnica nella vita reale, durante la cosiddetta “prova sul campo”. Il prof. Aglieri sembra aver acquisito alcuni rudimenti del metodo scientifico, ma dimostra di non avere la benché minima preparazione psicodinamica: è arrogante, anaffettivo e, come vedremo in seguito, non si fa scrupolo nell’esporre i suoi pazienti ad esperimenti potenzialmente dannosi (vedi la stessa prova sul campo).

 

Nel tentativo di aprirsi ad una modernità che sembra subire, il prof. Aglieri ospita a Villa Agorà il logopedista creativo Remo, al quale fornisce uno spazio (la camera creativa) nel quale ogni membro del gruppo dei balbuzienti possa esercitarsi ad esprimere la propria creatività. A Villa Agorà si fa ancora differenza tra le persone "normali" e gli "anormali", e, a quanto pare, secondo il prof. Aglieri i balbuzienti non hanno la fortuna di rientrare nella prima categoria.. Anche il fidanzato della bellissima Alessandra (uno dei pazienti del gruppo) sembra affetto dallo stesso pregiudizio: al telefono le dice "quando sei guarita ci facciamo (anche) una bella chiacchierata!" (che potrebbe anche significare “ti amo se..”).

 

Inizia il corso e il prof. Aglieri esordisce con la frase "la balbuzie attrae germi sulle corde vocali.. caramelle al propoli per tutti!". L’assistente gli fa eco con un altrettanto roboante "la balbuzie non passa mai (...) è un mostro che sta nel vostro corpo.. ma noi abbiamo il metodo brevettato!". Quindi, il prof. Aglieri presenta Remo, la cui voce fuori campo aggiunge: "la fantasia per alcuni momenti li avrebbe aiutati (...) io affrontavo la mia solitudine (di balbuziente) costruendo giocattoli (...) la solitudine è una cosa bellissima.. basta dividerla con qualcuno!". Ed è proprio Achille il primo a salire nella camera creativa: "mi hanno portato qui perché sono orfano..". Remo gli risponde mostrandogli le sue calcolatrici che stanno pensando e il suo cestino delle parole inutili, un cestino con un registratore che consente di registrare le parole che si odiano.

 

Achille registra la parola "Achille": evidentemente la sua autostima è a terra.. Parlando del plastico costruito con padre ha un guizzo di vitalità, ma si arrabbia moltissimo e se ne va quando Remo gli fa notare che parlando del padre e del plastico non aveva tartagliato per niente ("RRRRRemo.. vaaaaafffffffanculo!"). L'indomani Achille fa fagotto e fugge dal centro; Remo lo raggiunge e lo accompagna dai suoi. Nonostante la presenza indisponente della pia (e arpia) zia di Achille, Remo aiuta il bimbo a sistemare le luci del plastico e poi, dopo aver ammirato l'effetto del plastico illuminato, torna a Villa Agorà insieme ad Achille. Il bimbo si mostra giustamente riluttante nei confronti del metodo del canto-parlare! La voce di Remo, di nuovo fuori campo, accenna al ruolo che tendiamo a recitare nel mondo, alla maschera (= persona) che ognuno indossa, compreso il prof. Aglieri.. Nelle sue parole l’amarezza di sapere che in quella circostanza molti dei presenti recitavano un ruolo che aveva a che fare con la verità solo relativamente..

 

Una delle prime sere Alessandra va a casa di Remo e lui gli dice cosa pensa della balbuzie. Ne viene fuori un quadro più psicologico che medico.. Cosa c’entra il canto-parlare? Remo le dice dolcemente: "la balbuzie non esiste (...) uno si deve innamorare.. perdutamente, follemente.. di se stesso!" (= iniziare a volersi bene?). E infatti ben presto si creano dei contrasti tra Remo e il prof. Aglieri: "Remo lei mi rema contro!". Parlando della "prova sul campo": "lei (prof. Aglieri) vuole mandare queste persone allo sbaraglio (...) se si sentono giudicati non parlano!". Qui Remo propone una visione psicodinamica che non può che entrare in conflitto con l’approccio medico classico.. Messo alle strette, al prof. Aglieri non resta che mostrare le medaglie sul petto: "che autorità ha lei per dire questo?".

 

E quindi la prova sul campo si farà. Giunti all’entrata di un supermercato nel quale si svolgerà la cosiddetta prova sul campo, il prof. Aglieri augura al gruppo dei suoi pazienti un “in bocca al lupo!" e poi se ne va. La prova consiste soprattutto nel dialogare con ignari commessi utilizzando la tecnica del canto-parlare! Nel frattempo Remo ha deciso di andarsene da Villa Agorà, ma prima, dopo uno scambio colorito con l'assistente del prof. Aglieri, ottiene di sapere dove avviene la prova sul campo e si precipita al centro commerciale. Vi trova un vero disastro: alcuni pazienti hanno ingaggiato una rissa con alcuni dipendenti e il prof. Aglieri è colto da malore (viene portato via con l'ambulanza). Come aveva previsto Remo, la prova sul campo si era rivelata un completo fallimento! Ma il pullman e l’autista sono già stati pagati e siccome il mare non è molto distante dal luogo nel quale si trovano adesso, decidono di fare una piccola gita insieme.

 

Al mare accade un avvenimento interessante: la bimba Anna, che portava sempre con sé delle ali di cartapesta da utilizzare per il ruolo di angelo durante la processione al suo paese, getta le ali nel mare. Achille si tuffa in acqua per cercare di recuperarle: il piccolo balbuziente credeva che le ali le fossero cadute, mentre invece Anna le aveva buttate in acqua perché ormai le stavano strette.. (1) Al termine del corso, durante il buffet di arrivederci, scopriamo che Achille parla benissimo con i suoi coetanei; sembra che egli abbia deciso deliberatamente di balbettare con gli adulti (vedi vantaggi secondari). Il film finisce con le parole del prof. Aglieri, il quale, indomito, riceve un nuovo gruppo di balbuzienti dicendo "da domani inizierete a parlare anche voi come persone normali.." (un altro giro di giostra) e con le parole delicate di Remo, il quale, di nuovo fuori campo, aggiunge: "Achille si è fidato di me perché eravamo uguali (...) (il fidarsi è stato) un piccolo miracolo che nel cuore di una persona può essere come una guerra vinta..".

  

Note:

 

(1) Sergio Rubini sembra voler indicare gli aspetti affettivi della balbuzie, indissolubilmente connessi con la condizione emotiva in cui versa la famiglia del balbuziente. Nel caso di Anna, per esempio, come vedremo alla fine del film, i genitori sembrano più centrati sulle loro esigenze che sulle reali esigenze dalla figlia: le comprano due altre ali nuove come a dirle "non crescere mai.. resta sempre il nostro angelo!".

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