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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA CAVERNA NON E' SOLO UN GIOCO

 

 

 

  http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=68965

 

 

  Sogno d'inverno

 

di  avenger

 

M'incamminai accompagnato dalla mia malinconia: camminando lasciavo nella neve solchi profondi, scavati col peso del mio corpo. Non avevo una direzione precisa; con tutta la mia spensieratezza affrontavo quel tragitto innevato, tra bambini giocosi e pupazzi di neve. Il mio camminare tra le nuvole fu interrotto all'improvviso quando dinanzi a me apparve una grotta, come se fosse sul serio apparsa dal nulla. La neve scendeva, incominciò ad essere sempre più violenta, quindi senza pensarci due volte usai quella "magica" caverna come riparo temporaneo. "Giusto il tempo d'un riposino", pensai. Appena dentro mi girai intorno, vidi sulle pareti segni d'un passato così lontano, ma che allo stesso tempo mi parve così vicino. Accesi un fuoco col poco materiale che riuscii a trovare, mi sedetti su una roccia sporgente ed iniziai a prendere calore. Mentre sfregavo le mani iniziai a fantasticare sui simboli trovati. Non ero mai stato un grande appassionato di storia antica, ma quella parete piena di colori e scene di caccia mi diede quel senso di piena tranquillità. Dato che una bufera di neve era scesa su quel paesaggio natalizio, decisi di rimanere nella caverna almeno fino a quando qualcuno non si fosse accorto della mia scomparsa. Chiusi gli occhi e mi addormentai. Il tempo volò, la luna scomparve lasciando spazio al giorno. Fui svegliato da una gocciolina d'acqua gelata che mi cadde sulla guancia. Al mio risveglio tutto era completamente diverso; m'accorsi che nella caverna non ero più da solo, ma trovai altre persone intorno allo stesso fuoco con abiti fatti di pelle d'animale. Uscii dalla caverna quasi sbalordito; i metri di neve che ricoprirono il suolo la notte prima, scomparvero quasi per magia lasciando spazio ad una folta vegetazione. Incredulo mi strofinai gli occhi sperando in cuor mio che tutto fosse un sogno, ma così non fu. Sentii una mano toccarmi una spalla, quasi come se volesse richiamare la mia attenzione, era uno degli uomini che fino a poco tempo prima riposava vicino al fuoco. Non disse nulla, farfugliava parole incomprensibili; poteva essere vero? Un uomo primitivo a pochi centimetri da me? L'emozione fu troppa, e come un sasso caddi in terra svenuto. Passarono delle ore prima che riprendessi conoscenza; al mio risveglio tutti gli uomini stavano intorno a me, quasi come se volessero accertarsi delle mie condizioni di salute. Uno degli uomini mi tese la mano e mi aiutò ad alzarmi, mi offrì un poco di frutta; pian piano sentivo che le mie forze stavano tornando, mi stavo abituando a quella situazione. Non riuscivo a capirli,  più che parole le loro erano solo piccole emissioni di voce senza senso, impastavano vocali e altre lettere dell'alfabeto. In quel momento mi sentii sul serio male, come un turista a disagio in una terra sconosciuta; l'unico modo per farmi capire era quindi l'arte. Spremetti un po' di frutta per ricavarne del succo ed insieme ad un po' di terriccio creai una sorta di colore naturale; misi le dita nella melma e goffamente cercai di disegnare il mio accaduto, cosa difficile per chi ha sempre avuto voti bassissimi in arte a scuola. In un modo o nell'altro però, riuscii a rapprensentare tutto quello che mi era successo: la neve; la caverna "magica"; il fuoco ed infine loro. Nei loro volti intravidi stupore: non capivo il loro arcaico linguaggio, ma riuscii a leggere le loro espressioni facciali. Tutta l'attenzione che avevano verso di me svanì improvvisamente quando correndo un altro uomo entrò dall'uscio di quella caverna. Alto, con capelli bianchi e con un fisico scolpito dalla natura, si notava una certa stanchezza nei suoi movimenti e ne avemmo una prova ancor più certa quando lo vedemmo prima appoggiarsi ad un muro vicino e poi sedersi in terra, cadendo come un sacco di patate. Con voce stanca cominciò a raccontare tutto ciò che gli era successo; io ci capivo ancora meno, quindi decisi di guardare attentamente quella scena come uno spettatore al cinema. Gli uomini, assunsero uno sguardo serio: corrugarono le sopracciglia; presero delle pietre dal suolo e più velocemente possibile le levigarono fino a renderle completamente appuntite; io feci lo stesso, avevo capito che c'era qualcosa che minacciava la tranquillità dei miei nuovi amici, quindi mi sembrava giusto appoggiare la loro causa, dovevo pure mostrare in qualche modo la mia gratitudine. Dopo aver accuratamente costruito la mia arma, gli ominidi mi fecero una piccola lezione: come impugnare il mio coltello artigianale; i punti dove colpire; ed i modi per causare un danno maggiore all'avversario. Eravamo pronti; io mi sentivo per la prima volta felice anche se non sapevo cosa aspettarmi, l'idea stessa di rendermi utile forse mi diede quel coraggio e quella sicurezza che per molto tempo mi erano mancati. Uscimmo dalla grotta, tutti insieme schierati come una legione romana, a noi s'unirono altre persone, tante altre persone e così capii, era una guerra quella che dovevo affrontare. Dal fronte opposto schierati come su una scacchiera, altri uomini, altri soldati non troppo diversi da noi. Una foglia caduta al suolo fu come un gong che diede inizio all'assalto. Corpi possenti, che combattevano tra di loro: tra pugnalate, pugni e calci la guerra si svolgeva sotto un sole rovente. Io esitai, una paura tremenda m'immobilizzò le gambe, mi sentivo paralizzato, tutto il coraggio che pensavo avessi acquisito svanì in un lampo. L'epocale battaglia tra gli ominidi durò tanto, uno scorrere di minuti ed ore che attorcigliavano un nodo in gola; presi di nuovo coraggio, accompagnato dalle urla dei miei nuovi amici ed andai, sprezzante del pericolo mi gettai nella mischia... Mi svegliai di soprassalto, ancora vicino a quel fuoco, uscii fuori dalla caverna e vi ritrovai la neve, il freddo ed il gelo. A malincuore m'accorsi che fu tutto un sogno. Attesi ancora un po' nella caverna, giusto il tempo che la neve si calmasse; il tempo sembrava così crudele nei miei confronti: i fiocchi di neve erano sempre più grandi e pieni, ormai vedevo solo il bianco delle nuvole sui tetti delle case; presi una decisione, non potevo di certo rimanere tutto il resto della mia vita in una caverna, approfittai di una sosta temporanea della neve, mi armai di speranza ed iniziai a camminare verso la città. Tutta quella neve, quella desolazione che riempiva quello sfondo ghiacciato m'impedì d'orientarmi; non sapevo più come tornarmene verso casa. Ero l'unica anima in pena che vagava in quel gelido inferno, le ossa ormai congelatesi a causa del freddo diventarono come del vetro, ad ogni mio passo rischiavo di farle rompere. Tutte le nozioni che avevo appreso dai manuali di sopravvivenza le vedevo svanire dinanzi ai miei occhi, avevo in mente piccole immagini poco nitide che non avevano senso, non potevano aiutarmi. Ad un tratto iniziai a pensare a quanto coraggio avessi avuto durante la mia battaglia, se pur tutto frutto della mia immaginazione, quella vicenda m'insegnò molto. In un modo o nell'altro dovevo tornare a casa. Un combattente non può arrendersi davanti alle avversità; strinsi i denti, serrai la mia mascella, iniziai a ringhiare come se fossi una bestia ed affrontai l'intemperia. Chiusi gli occhi e cercai di ricordare il tragitto, il mio cuore mi faceva da bussola, la voglia di riabbracciare la mia famiglia era tanta; non ero mai stato tutto questo tempo senza i miei genitori. I volti dei componenti della mia famiglia mi apparsero come fotografie nella mia mente. Non avevo più paura di rimanere lì nella neve, sapevo che potevo farcela. Dopo parecchie ore tornai nella città, non avevo più forza alcuna mi trascinai verso l'uscio di casa mia svenni urtando contro la porta. Mio padre fu il primo a soccorrermi, mi fece sedere sul divano e mi preparò una bella tazza di cioccolata calda per riscaldarmi. Dopo aver preso il calore necessario mi addormentai con la speranza di rivivere una nuova avventura.
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