Nello sfascio del mio matrimonio,
quando pareva che tutto dovesse sfuggirmi,
mi abbandonò anche Lei.
Da sempre era stata una delle mie più care amiche.
Gentile, servizievole, pronta a regalarmi tempo prezioso che potevo dedicare alla scrittura, alla lettura, alle passeggiate e alle chiacchierate,
Lei era per me una delle cose migliori della vita, e mi faceva pensare a quanti inutili monumenti a gente dimenticata “impestino” le nostre vie e le nostre piazze,
mentre nessuno ha mai dedicato un monumento
a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare una delle migliori amiche che una donna possa desiderare:
Lei, la LAVATRICE.
Come in genere accade, anche la mia era bianca bianca,
e la sua carica dall’alto la rendeva
chiusa, timida, pudica, schiva,
e non un’increspatura movimentava la sua liscia
superficie porcellanata.
E Lei, pudica e sognatrice, non mostrava nulla di sé,
né acqua né sapone né biancheria né niente,
e viveva di una sua segreta vita che solo a volte si esprimeva in una vibrazione che suonava aliena e lontana,
colma di mistero.
E venne il giorno…
All’improvviso, l’acqua saponata cominciò a spandersi nella cucina, minacciando le suppellettili
e l’equilibrio delle persone,
e colava tranquilla come fosse lavoro suo,
e io guardavo sconsolata e inconsolabile e impotente
quello sfacelo.
Pulii il pavimento, lavai a mano l’ultimo “carico” del
mio povero, bianco tesoro,
e chiamai il tecnico, sia pure con la morte nel cuore,
nel quale giacevano le tre croci delle inutili “chiamate” per la mia precedente amica:
80.000 £, 80000 £, 80.000 £,…
Questa volta, il tecnico fu singolarmente cortese, nell’emettere la sua sentenza di morte ( 80 € ):
non c’era nulla da fare.
Il guaio fu che io, nella particolare contingenza in cui mi trovavo, non potevo permettermi una nuova lavatrice,
e di mia madre non volevo approfittare.
Lavai a mano tutto il lavabile e usai per le lenzuola l’accorgimento della nonna:
acqua saponata calda e grande conca al sole.
Dopo qualche mese non ne potevo più,
anche perché le giornate di sole andavano rarefacendosi, e la mia schiena gridava a gran voce chiedendo vendetta.
Telefonai così a quel signore che ho stupidamente
sopportato per anni accanto a me,
feci una scenata assurda e minacciai di reiterarla tutti i giorni, in quella che era diventata la sua casa, o qualcosa di simile…
Ho scelto un’amica diversa dalle precedenti.
Questa volta ho voluto poter avidamente guardare i panni
che girano nell’oblò rotondo,
che sbattono contro le pareti,
e poi escono puliti senza che io debba più intervenire,
e sono pronti per essere stesi.
In questa Lavatrice dalla carica laterale
c’è più acciaio cromato che nell’altra,
e quel suo affascinante oblò,
con la sua atmosfera da “Star Trek”,
me la rende ancora più cara.
www.youtube.com/watch?v=odT9JfA-ayA
May 11, 2010 - Uploaded by MrEra93