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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA MANOMORTA ECCLESIASTICA DIETRO LE DIMISSIONI DI PAPA RATZINGER

 
Thursday 2 august 2012 4 02 /08 /Ago /2012 09:03

 

QUALCUNO FA LA MANO MORTA

 

http://www.legnostorto.com/ 

 

E invece ne parliamo…

Scritto da Nicolò Vergata   
Sunday 27 May 2012
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Che succede nella “Casa di Dio”? Dopo la breccia di Porta Pia con la perdita del potere temporale dei Papi e l’affermazione risorgimentale della laicità dello Stato italiano; dopo la nazionalizzazione del Crispi della immensa “mano morta” di proprietà del Vaticano, la nazionalizzazione degli Istituti di beneficenza e la loro conversione in Istituti pubblici di beneficenza e assistenza (Ipab) costituenti il primo nucleo per l’istituzione della rete ospedaliera attraverso la “ riforma Petragnani” prima e quella del senatore Mariotti dopo; lo Stato Città del Vaticano ha man mano riconquistato quella posizione di preminenza sullo Stato italiano che Mussolini aveva ricondotto alla mera esplicazione della naturale funzione di cura delle anime dei credenti, con divieto di ogni forma di ingerenza politica.

In effetti, la lunga egemonia del potere democristiano nel dopoguerra e, con Moro, l’apertura dei governi di ispirazione cattolica verso il blasfemo e ateo comunismo, con cui si scoprirono inaspettate affinità elettive, hanno creato una sorta di protettorato della Chiesa sullo Stato italiano che non solo perdura ma che assume atteggiamenti sempre più penetranti.

Questa diminutio capitis dei governi finora succedutisi è conseguenza di diversi fattori: anzitutto, la presenza di parlamentari di ispirazione cattolica nei partiti che vanno da destra al centro e a sinistra e, quindi, l’interesse a non opporsi alla ingerenza politica del Vaticano sugli affari interni dello Stato italiano. In secondo luogo, mentre la laicità comporta la non ingerenza nella funzione religiosa, quest’ultima, con l'alibi che la cura delle anime investe anche la funzione politica, avrebbe la legittimazione ad ingerirsi anche nell’attività di governo. Non critichiamo, quindi, l’ascesa al potere dei Fratelli musulmani negli Stati della primavera araba.

Ne consegue una pregiudizievole commistione che, come i continui interventi della Cei dimostrano, fa sì che la Chiesa condizioni pesantemente le scelte politiche dei governi italiani, sui quali alcuna voce si leva, perché a nessun partito interessa levarla.

Siamo così pervenuti ad un governo tecnico-clerical-capitalista che paradossalmente è figlio di scelte politiche democristiano-comunista (Casini-Napolitano).

Ma ogni azione ha il rovescio della medaglia: la Chiesa sembra vieppiù interessarsi ai valori materiali che a quelli spirituali, come è dimostrato dagli scandali che investono periodicamente, da Marcinkus a Gotti Tedeschi, lo Ior, Banca del Vaticano e le trame di potere che scuotono i vertici della Cei, cui fa contrasto la flebile e quasi inesistente voce contro i massacri dei cristiani in varie parti del mondo, per non parlare dei reati di corruzione che investono anche i santi, a partire dal San Raffaele.

L’episodio, poi, delle carte segrete trafugate e rese pubbliche, ha aperto gli occhi anche ai più puri di fede cristiana: si scopre uno Stato retto da una monarchia assoluta non ereditaria dove esistono le carceri e dove il furto di un documento è punito con ben trent’anni di reclusione. Altro che perdono evangelico. Altro che i quattordici anni per un omicidio per la legge penale italiana: nelle carceri del Vaticano chi va dentro ci rimane e si butta via la chiave e, in compenso, il Papa ha promesso che pregherà per lui. In Italia, invece, rubare documenti riservati costituisce uno sport nazionale e chi lo commette riceve plausi e onori.

Ma quello che, laici o cattolici, non si aspettavano dalla Chiesa è il recente pronunciamento sulla non obbligatorietà degli ecclesiastici di denunciare alle Autorità italiane i casi di pedofilia di cui vengano a conoscenza.

E’ pur vero che l’ultimo Concordato Stato-Chiesa stipulato da Craxi, all’art. 4.4 prevede che i prelati non sono obbligati a denunciare alle Autorità italiana i reati di cui sono venuti a conoscenza, ma questo riguarda quelli conosciuti attraverso la confessione dei fedeli e non quelli di cui si sia venuti a conoscenza per altre vie. Ed è pur vero che l’art. 33 del nostro Codice di procedura penale, nel prevedere l’obbligo di denuncia da parte di categorie di pubblici funzionari, prevede la possibilità che un privato cittadino che abbia notizia di reato ha la facoltà e non l’obbligo di farne denuncia all’Autorità giudiziaria, salvo i casi in cui la legge prescriva in quali casi la denuncia è obbligatoria anche per i privati (e tra questi non è prevista – ma occorrerebbe – la pedofilia). Ma perché, allora, il Vaticano ha interpretato questa facoltà non in senso di utilizzarla per denunciare un reato di pedofilia ma nel senso di escluderla?

Un’altra occasione perduta che fa riflettere sia i credenti che i non credenti, e la Cei non dia la colpa al diavolo.

 

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dailymotion.com11 nov 2008 - 4 min
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