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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LETTERA A SAVINO, PIERO, DETTO CICCIO E PIETRO. OGGETTO : ACCUSE CONTRO PADRE GINO BURRESI

Cari  Savino, Piero  e  Pietro,  ho  scoperto  stamattina  un  forum "Laici Libertari Anticlericali Forum",  che  ha  copiato  un  mio  articolo,  utilizzandolo  per  il  forum  stesso.

 

Vi   allego  l'articolo integrale.

L'articolo è composto di tre parti :

 

1. Sentenza  contro  Padre Gino, riportando  l'articolo di Sandro Magister.

2.  Viene  presentato  il  mio  articolo

   Thursday 5 may 2011
        PADRE GINO BURRESI PARLA AI SEMINARISTI DELLA CONGREGAZIONE DEI SERVI DEL   CUORE  IMMACOLATO    DI MARIA
3.  Vengono  riportate  testimonianze  accusatorie  varie  contro  Padre Gino Burresi ( di un certo hanss )


  Riccardo

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 Laici Libertari Anticlericali Forum La stanza del peccato

 

 

 
 
Padre Gino Burresi, condannato per abusi su seminaristi, da ancora lezioni ai futuri preti, Il lupo perde il pelo...
 
 
 
view post Inviato il: 25/5/2011, 11:14
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Da Wikipedia del 16 marzo 2011

padre Gino (Luigi) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, condannato nel maggio 2005 dalla Congregazione per la dottrina della fede a lasciare il ministero sacerdotale e a ritirarsi a vita privata, per abusi sessuali nei confronti dei suoi fedeli e seminaristi [http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/37078]

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Dal sito de l'Espresso

La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

La congregazione per la dottrina della fede ha colpito con una pesante condanna padre Gino Burresi. Le colpe? Le stesse di cui è accusato padre Marcial Maciel, fondatore dei potenti Legionari di Cristo

di Sandro Magister




ROMA, 28 luglio 2005 – Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha pubblicato il 19 luglio la seguente nota della segreteria generale della conferenza episcopale italiana:

“A seguito del decreto in data 27 maggio 2005 della congregazione per la dottrina della fede, si rende noto che nei confronti di padre Luigi (Gino) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, sono stati decisi i seguenti provvedimenti canonici:

“1 – revoca della facoltà di ricevere le confessioni di tutti i fedeli in ogni luogo, di cui ai canoni 966 e 969 del codice di diritto canonico;

“2 – proibizione definitiva di svolgere il ministero della direzione spirituale nei confronti di tutti i fedeli, siano essi laici, chierici o consacrati;

“3 – revoca della facoltà di predicare di cui ai canoni 764 e 765;

“4 – divieto di celebrare i sacramenti e i sacramentali in pubblico;

“5 – divieto di concedere interviste, scrivere su giornali, opuscoli, riviste periodiche o tramite internet, partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattano questioni attinenti la dottrina cattolica, la morale, i fenomeni soprannaturali e mistici.

“Tanto si rende noto per conoscenza e utilità dei fedeli”.

In pratica, la CEI ha comunicato che padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, deve lasciare il ministero e ritirarsi a vita privata.

Tra i motivi del provvedimento, il decreto della congregazione per la dottrina della fede cita abusi nella confessione e nella direzione spirituale. Ma fonti vaticane hanno confermato che a questi motivi vanno aggiunte le accuse di abuso sessuale rivolte contro padre Burresi da alcuni che furono suoi seguaci e seminaristi negli anni Settanta e Ottanta.

Il decreto vaticano non è stato reso pubblico. Ma il settimanale americano “National Catholic Reporter” ne è entrato in possesso, e il suo corrispondente John L. Allen ne ha dato conto nella sua Newsletter “The Word from Rome” del 22 luglio.

Il decreto contro padre Burresi è il primo emesso dalla congregazione per la dottrina della fede nel pontificato di Benedetto XVI. È il primo che porta la firma del suo nuovo prefetto, l’ex arcivescovo di San Francisco William J. Levada (nella foto). Ed è stato approvato personalmente dal papa il 27 maggio ricevendo in udienza il segretario del dicastero, l’arcivescovo Angelo Amato. L’approvazione papale, “in forma specifica”, non ammette appello.

In quanto diretto contro il fondatore di un ordine religioso sulla base di accuse risalenti a decenni addietro per abusi sessuali compiuti su suoi seguaci, il decreto contro padre Burresi richiama un altro caso analogo ma di peso molto maggiore, anch’esso sotto esame da parte della congregazione per la dottrina della fede: il caso di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore del Legionari di Cristo.

Non è escluso che la severità adottata contro padre Burresi preluda a un provvedimento di analogo rigore contro padre Maciel.

* * *

Padre Burresi, che oggi ha 73 anni, ha fatto parte fino al 1992 degli Oblati della Vergine Maria, un ordine fondato nel 1816 dal sacerdote italiano Bruno Lanteri. Devotissimo delle rivelazioni di Fatima, divenne prete abbastanza avanti negli anni, nel 1983, ma già prima s’era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale, oltre che per le stimmate e le visioni.

In piccolo, la sua popolarità somigliava a quella di padre Pio da Pietrelcina. E neppure troppo in piccolo: da lui accorrevano ogni giorno centinaia di persone in cerca di conforto, dall’Italia e dall’estero, compresi alti prelati, politici, ambasciatori. Dalle lontane Filippine, l’allora presidente Corazon Aquino mandò un giorno un suo messo a far benedire un rosario da quest’uomo in profumo di santità.

Il suo quartier generale era nelle campagne sotto Tivoli, poco fuori Roma, nella località di San Vittorino, dove ora sorge un vistoso santuario mariano in vetrocemento a forma di cono, edificato con le offerte dei devoti. “Fratel Gino”, come tutti lo chiamavano, riceveva inizialmente in una baracca di legno e lamiera, al posto della quale la congregazione degli Oblati costruì poi un seminario internazionale. Perché padre Burresi era anche un grande magnete di vocazioni alla vita religiosa.

Finché nel maggio del 1988 prima due, poi altri cinque suoi giovani seguaci ruppero l’incanto. Riferirono ai superiori della congregazione che il sacerdote li aveva attratti più volte nella sua camera e aveva abusato sessualmente di loro. Messi per iscritto, i loro racconti oscillavano tra fascinazione e autocolpevolizzazione. Ad esempio:

“Padre Gino baciava e nello stesso tempo diceva cose belle e sante: ‘Lasciati toccare da Dio. Amare non vuol dire peccare’. Ero confuso e paralizzato. sapevo che egli era uno stigmatizzato, uno che aveva contatti diretti con la Madonna. Perciò sentivo che mi sbagliavo, non poteva essere come pensavo, perché se così fosse stato Dio non lo avrebbe scelto come suo ministro in terra. Dissi tra me: Guarda quanto sono cattivo e marcio, vedo la malizia anche negli abbracci affettuosi di un santo”.

Vagliate queste accuse, i superiori degli Oblati presero una decisione fulminea. Il 6 giugno 1988 imbarcarono padre Burresi su un volo per Vienna e lo trasferirono nel loro convento austriaco di Loretto. E il giorno dopo il superiore generale dell’ordine, l’argentino Julio Cura, rimise il dossier d’accusa al prefetto della congregazione vaticana per i religiosi, che era il cardinale Jérôme Hamer.

Ma nella stessa congregazione l’allora segretario Vincenzo Fagiolo, futuro cardinale, era un simpatizzante dell’accusato. “Veniva spesso a confessarsi da me”, fece prontamente sapere padre Burresi, che intanto era già scappato dal confino austriaco ed era rientrato in Italia, a Montignoso di Gambassi Terme, in Toscana, diocesi di Volterra, dove tutt’ora risiede.

Sta di fatto che dal Vaticano misero sotto processo, più che padre Burresi, i superiori degli Oblati, alle cui costole posero un ispettore, Marcel Gendrot, monfortano. Dopo due mesi d’indagine, questi concluse a favore del ritorno di padre Burresi a San Vittorino e con una nota di biasimo a carico dei superiori dell’ordine.

I quali allora si appellarono a papa Giovanni Paolo II. Il ricorso, in data 22 novembre 1988, riempie tre pagine. Elenca i capi di accusa: atti omosessuali consumati con più giovani, sequestro di persona a scopo di libidine, violazione del segreto sacramentale. Rimprovera all’ispettore Gendrot d’aver insabbiato l’indagine. Chiede al papa di togliere il processo ad Hamer e Fagiolo e di affidarlo invece all’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, oppure a una commissione speciale.

Il 3 gennaio successivo la risposta: ricorso respinto. Non solo. Padre Cura e gli altri superiori degli Oblati sono dimessi d’autorità. Da ispettore, Gendrot è promosso commissario dell’ordine. Il processo resta nella mani di Hamer e Fagiolo. Unica concessione: un supplemento d’indagine affidato a tre cardinali oggi defunti: Giuseppe Caprio, Opilio Rossi, Luigi Dadaglio. Questi riascoltano uno solo dei sette iniziali testimoni d’accusa, alla fine divenuti undici. E un anno dopo, nel febbraio del 1990, concludono consentendo a padre Burresi di restare dov’è, a Montignoso, e di continuare lì la sua opera, col solo divieto di occuparsi di giovani vocazioni.

Ma padre Burresi ormai s’è messo in proprio. Nel 1992 lascia gli Oblati e fonda una nuova congregazione, i Servi del Cuore Immacolato di Maria, con ramo maschile e femminile, oggi forte di 150 membri.

Cinque anni più tardi, però, nel 1997, torna a indagare su di lui la congregazione per la dottrina della fede. Il processo si conclude il 10 maggio 2002 con un decreto firmato da Ratzinger e dall’allora segretario del dicastero, Tarcisio Bertone, oggi cardinale e arcivescovo di Genova.

La sentenza prende atto che le accuse sono cadute in prescrizione e quindi non condanna né punisce padre Burresi. Ma il rapporto di venti pagine che accompagna il decreto – anch’esso oggi in possesso del “National Catholic Reporter” – ha passaggi che meritano d’essere citati. È firmato dai quattro prelati incaricati delle indagini, presieduti da Velasio De Paolis, oggi vescovo e segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Il rapporto elenca le accuse contro il sacerdote: violazione del segreto confessionale, uso illegittimo delle confidenze avute in confessione a danno del penitente, offesa al buon nome delle persone, violazione del diritto alla privacy, induzione alla disubbidienza contro i superiori, falso misticismo, asserite apparizioni, visioni e messaggi soprannaturali.

Ammette che i fatti oggetto delle accuse sono caduti in prescrizione. Ma chiede alla congregazione per la dottrina della fede di comminare ugualmente contro padre Burresi delle sanzioni amministrative. Per questo motivo:

“Non va dimenticato che durante questo processo alcuni [seguaci di padre Burresi] hanno detto che l’accusato ‘uscirebbe da esso trionfante, più rispettato che mai, e quindi senza alcuna ombra, più glorioso di prima’. [Essi hanno detto] ‘che la segreteria di stato difende padre Gino, per cui la vittoria è assicurata’. Se nessun limite fosse applicato alla sua libertà di esercitare il ministero semplicemente per il fatto che le accuse provate sono cadute in prescrizione, probabilmente la sentenza di questa corte sarà usata come strumento di propaganda a favore dell’accusato. Egli sarà in grado di continuare a far danno a quelle persone psicologicamente deboli che si mettono sotto la sua direzione spirituale”.

* * *

L’asserito appoggio della segreteria di stato a padre Burresi – richiamato nel rapporto – è un altro degli elementi che accomunano il suo caso a quello di padre Maciel.

In effetti, nella segreteria di stato lavorano due prelati che appartengono l’uno, Angelo Tognoni, ai Servi del Cuore Immacolato di Maria fondati da padre Burresi, e l’altro, Donal Corry, ai Legionari di Cristo fondati da padre Maciel.

Non solo. I Legionari di Cristo risultano avere come loro sostenitore, da molti anni, il segretario di stato in persona, il cardinale Angelo Sodano.

Una conferma dell’appoggio della segreteria di stato alla causa dei Legionari si è avuta lo scorso venerdì 20 maggio, poco dopo l’uscita di un servizio di www.chiesa dedicato all’indagine sul caso Maciel avviata dalla congregazione per la dottrina della fede.

Grazie a un fax a loro pervenuto senza firma ma con un timbro della segreteria di stato, i Legionari di Cristo hanno emesso quel giorno un comunicato che diceva:

“At this time there is no canonical process underway regarding our founder, Fr Marcial Maciel, LC, nor will one be initiated”.

In realtà, il fax della segreteria di stato era meno perentorio, riguardo al futuro. Esso letteralmente diceva, in italiano:

“Non vi è nessun procedimento canonico in corso né è previsto per il futuro nei confronti di p. Maciel”.

La formula “non è previsto per il futuro” è ricorrente in Vaticano per indicare atti che sono nelle sfera del possibile, ma sui quali non è stata ancora presa una decisione formale.

Di certo c’è che sul caso Maciel l’indagine preliminare è andata avanti anche dopo la pseudo-smentita del 20 maggio, acquisendo ulteriori testimonianze e documenti. E sulla base di questa indagine la congregazione per la dottrina della fede – non la segreteria di stato – deciderà circa il processo canonico contro il fondatore dei Legionari di Cristo.

Il caso Burresi insegna. Pareva definitivamente archiviato dalla benevola sentenza del 10 maggio 2002. E invece è ripartito e arrivato a una conclusione ben più severa. Con Ratzinger giudice supremo, nel frattempo divenuto papa.


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Da un blog

Thursday 5 may 2011
PADRE GINO BURRESI PARLA AI SEMINARISTI DELLA CONGREGAZIONE DEI SERVI DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

Prima di far parlare Padre Gino, vorrei rivolgermi a tutte quelle giovani e belle anime, che ancora si torturano, per il fatto di essere uscite dalla sua Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria.

Non vi crucciate, se il motivo della vostra uscita è consistito solo nel fatto di non poter vedere Padre Gino, che i vostri ex - Superiori, in ottemperanza ai provvedimenti vaticani di cui al Decreto di condanna del 27 maggio 2005, devono tenere in forzato isolamento.

Se voi eravate veramente chiamati alla sequela di Gesù Cristo, sareste rimasti in Congregazione, anche rinunciando a vederlo. E' vero che Padre Gino Burresi è stato ed è ancora un grande magnete di vocazioni, ma il pensiero che lui non ci sia più non deve fare disamorare il seminarista dalla vita consacrata.

Quando io volevo indegnamente entrare in seminario, sono sicuro che lo facevo solo per essere vicino a Padre Gino, ma questo non basta per voler seguire Gesù, poiché se il Signore poi ce lo toglie dalla vista, tutto andrebbe a rotoli e non saremmo più in grado di seguire Gesù più da vicino.

Sono quindi convinto che i seminaristi che sono rimasti nella Congregazione da lui fondata nonostante la prigionia di Padre Gino siano veramente chiamati alla vita consacrata ed è proprio a loro che egli ora si rivolge.

Questa premessa era importante farla, per non indurre allo sconforto quanti hanno subordinato la loro decisione di entrare in seminario alla disponibilità fisica di Padre Gino Burresi.

Ciò non toglie che se egli verrà, a Dio piacendo, riabilitato dal Papa, che in questo caso sarebbe veramente benedetto ed ispirato, Padre Gino non possa ancora fare da magnete di vocazioni, senza però far dipendere la scelta finale della professione perpetua solo dalla sua presenza, perché questo atteggiamento sarebbe sbagliato.

Ed ora sentiamo quello che Padre Gino Burresi vuole dire ai seminaristi della sua Congregazione:

Riccardo



PERCHE' DIRE DI NO AL SIGNORE SE........



Se il Signore ti chiede l'udito per ascoltare i peccati e una mano per riconciliare i peccatori, perché dirgli di no?

Se il Signore ti chiede gli occhi con cui tu vedi tanto male e tanto bene, perché dirgli di no?

Se ti chiede la lingua per parlare e le mani per fare venire sulla terra Gesù e poi darlo ai fratelli, perché dirgli di no?..........

Se il Padre Eterno non vi voleva qui, non vi sareste arrivati. E se vi voleva il mondo, vi avrebbe già presi.........

Noi ci si deve mettere spesso davanti al Crocifisso. Egli ti farebbe capire che non è l'Essere da abbandonare, ma l'essere da amare perché ti ama.



Padre Gino Burresi

http://nelsegnodizarri.over-blog.org/artic...a-73191773.html

 
 
 
    
 
view post Inviato il: 25/5/2011, 13:06

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Quando avevo poco più di vent'anni fui invitato a san Vittorino Romano, non lontano da Roma, in un centro spirituale animato da padre Gino Burresi. Chi mi invitò fu un giovane amico, Agostino, il quale aveva scoperto in padre Gino un uomo di grande levatura spirituale.

Al tempo ero giovane anch'io, quindi inesperto del mondo clericale. Raggiunsi la casa di ritiro per giovani nella quale era presente padre Gino e qualche organizzatore assieme a tanti altri giovani e al mio amico Agostino. Credo ci rimasi per una settimana. Ogni giorno c'era la messa e qualche preghiera in comune. Il discorso pomeridiano che padre Gino rivolgeva a noi giovani per incitarci ad amare Cristo e ad offrire noi stessi, entrando nel suo istituto religioso, era particolarmente atteso.

Il clima che si respirava aveva un non so che di "eccessivo", di "pompato" o "drogato".
Sembrava che tutti si aspettassero qualche evento soprannaturale, da un momento all'altro.

Padre gino girava per la casa con un paio di guantoni neri sotto i quali, si diceva, c'erano delle stimmate. Al tempo, ero un cattolico convinto ma piuttosto diffidente nei riguardi di fenomeni "eccezionali". Guardai, dunque, quei guantoni con un misto di sospetto e paura.

I discorsi di padre Gino tendevano molto ad essere di "pancia", poco razionali e molto emotivi, come quella volta in cui disse "Se io devo andare in Paradiso senza il papa o in inferno col papa preferisco questa seconda scelta!" e se la prese con le Chiese cristiane che non riconoscono al papa il potere che ha nel Cattolicesimo. Quanta forzatura e ignoranza!!

Altre volte leggeva qualche passo dal suo diario. Una volta si soffermò su una sua "visione":

"Vidi la Vergine Maria con in braccio il bambino Gesù. Si avvicinò a me e me lo diede tra le braccia. Io fui estasiato vedendo la CARNE di quel bambino, bianca e profumata che sapeva di Paradiso....".

Se, per la maggioranza degli uditori, questo passo sembrava comprovasse la "santità" di padre Gino, personalmente mi lasciò molto scettico e inquieto: il padre si sentì in Paradiso ed estasiato al pensiero della CARNE di un bambino piccolo???? Il clima era tale che, se anche si avesse avuto sospetti di pedofiia, immediatamente ce li autocensuravamo.

Qua e là si sentiva qualcuno che diceva: "Povero padre Gino! Pare che lo combattano molto, gli diano molti dispiaceri ma in Vaticano viene protetto contro chi gli vuole male!".
Non lo dicevano chiaramente ma già quella volta padre Gino era sospetto e accusato di pedofilia...

La sera, il reverendo padre girava per i dormitori. Io e gli altri dormivamo su letti a castello. Il religioso passava per gli stanzoni a vedere se era tutto a posto con una torcia elettrica, al buio.
Una di quelle sere si avvicinò a me, come precedentemente aveva fatto con altri. Mi sorprese perché mi passò arditamente la mano sul petto nudo passando sotto la maglietta, me lo accarezzò completamente dicendo:
"Vuoi fare parte della nostra Congregazione e seguire Gesù?".

Rimasi molto confuso ma anche qui non riuscii a pensare "male".

Al termine del ritiro giovanile, decisi di non prendere alcuna decisione religiosa. Lo dissi al padre Gino il quale, scattando con ira, mi rivolse un discorso pressapoco come segue:
"Bene! Allora ti troverai una stupida donnetta, inutile come te, e ti sposerai".
Sentii una violenta arroganza e un disprezzo in quelle parole, tale da agghiacciarmi totalmente. Il religioso mi umiliò davanti ad altri con parole quanto meno sconvenienti. Avrei voluto dire al mio amico Agostino: "E' questo il santo che mi dicevi d'ascoltare?". Lasciai perdere e mi allontanai cercando di dimenticare tutta la strana vicenda.
(Per Agostino ci volle molto tempo in più: entrò nella loro congregazione e l'abbandonò dopo ben un anno. D'altronde, lui era molto più inquadrato cattolicamente rispetto a me quindi più restìo ad accorgersi di "certe" cose).

Dopo 10 anni scoprii, casualmente, che padre Gino Burresi era stato condannato per pedofilia dal Vaticano.

Compresi, allora, perché dopo ogni cena, al momento della ricreazione, mi avvicinavo "irrazionalmente" verso i cancelli chiusi osservando la strada d'uscita di quel luogo di ritiro. Il mio corpo aveva sentito l'oppressione quando la mia mente di credente cattolico non voleva ancora ammetterla....

Modificato da hanss - 25/5/2011, 23:07
 
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view post Inviato il: 25/5/2011, 23:12 Citazione

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CITAZIONE (GalileoGalilei @ 25/5/2011, 16:27) 
Troppo forte è per il prete pedofilo la concorrenza del sesso femminile.

Mi fa vomitare qusto prete pedofilo, come tutti quelli di cui ho sentito parlare le vittime.

Le vicende fortunatamente mi hanno sfiorato, non coinvolto ma è stato sufficiente per capire il clima di fondamentale falsità esistente. Ciononostante questo religioso era un "aspiratore" di vocazioni: ad ogni ritiro diversi ragazzi cadevano come pere mature ed entravano nel suo seminario. In me il sesto senso non era stato completamente spento dal clima ipnotico nel quale mi trovavo per cui alla fine decisi di non fare alcun passo religioso. A trovarsi in mezzo, però, non è semplice, non si vedono subito certe "cose" perché è veramente vivere come in una specie di ipnosi...
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