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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LETTERA APERTA DI LIDIA MENAPACE E CARLA CANTATORE

Redazione Noidonne.org <newsletter@noidonne.org>

 

Dalla Rete: Mondo

Pace, lettera aperta - di Lidia Menapace e Carla Cantatore
Una riflessione e un appello per un deciso 'NO' alla guerra nel rispetto della nostra Costituzione
inserito da Redazione
LETTERA APERTA
DELLE DONNE SULLA PACE

I caduti portati sugli scudi dalle madri spartane, le medaglie al valore appuntate sul petto delle madri di tutti i popoli: l'immaginario ha sempre associato guerra e pietà femminile, come a darsi una speranza, che il fertile grembo delle madri potesse risarcire sempre gli enormi sprechi di vite prodotti dalle guerre.
Ma, dalla prima guerra mondiale in poi e in ispecie da dopo che sono entrate nella guerra le armi atomiche ciò non è più sostenibile: finalmente le donne possono parlare direttamente e in proprio, dato che ora in tutte le guerre i morti civili sono più numeroli dei militari.
Ricorderemo solo un episodio che inaugura un nuovo discorso tra donne e guerre: appena dopo la fine della prima guerra mondiale, detta La Grande Guerra, le donne della Camera del lavoro di Crema invitarono al pranzo di Natale bambini e bambine di Vienna avendo saputo che nella capitale dell'Impero sconfitto si faceva la fame: eppure gli Austriaci erano il "tradizionale nemico"! E dalla prima guerra mondiale stava per nascere invece il nazionalismo fascista e nazista portatori di altre tremende vicende luttuose.
Dopo di allora le donne italiane possono fondare le loro speranze di pace sulla lotta partigiana cui presero parte, e sulla Costituzione, che nei suoi primi undici articoli afferma uguaglianza di diritti (art.2), azione per rendere efficace l'affermazione (art.3) e infine l'art. 11 che mette fine almeno giuridicamente a qualsiasi giustificazione della guerra.
L'Udi (attraverso molte donne che hanno scritto la nostra storia nella Resistenza, e anche nella stesura della Costituzione) vede nel citato art. 11 molti motivi di speranza e di riconoscimento. Dice:"l'Italia ripudia la guerra" con un verbo molto denso e che le donne per essere state ripudiate per tanti secoli ben sanno valutare. Si specifica che viene ripudiata non solo la guerra di aggressione (offesa alla libertà degli altri popoli), ma anche la guerra usata per risolvere le controversie internazionali: anche se avessimo ragione in una controversia la nostra legge fondamentale ci vieta di far valere la ragione con le armi e invece ci suggerisce di avviare e attuare tutti gli strumenti di confronto diplomatico e giuridico. Dunque anche la controversia che ha al suo centro la Libia è tra gli eventi che non si possono affrontare con le armi. Noi siamo legittimati costituzionalmente ad intervenire nei confini di uno stato sovrano solo diplomaticamente o giuridicamente o con invio inerme di aiuti umanitari. Potremmo prendere parte a interventi di polizia internazionale, se avessimo costruito la detta polizia con adeguato corpo di magistrate e magistrati, codici e tribunali. La mancanza di tali strumenti non giustifica l'uso delle armi che per noi è inderogabilmente escluso. Del resto come mai non ci siamo accorti e accorte che il regime di Gheddafi era mostruosamente violatore dei diritti umani, se abbiamo sottoscritto con esso un trattato solo poco tempo fa? Ora offriamo pezzi del nostro territorio, nostre basi e basi americane per la spedizione militare contro la Libia: non possiamo essere d'accordo. Denunciamo un preoccupante innalzamento del livello di violenza nei rapporti internazionali e temiamo per il futuro delle giovani generazioni e nostro. Alziamo dunque il nostro deciso forte tenace convinto: "NO!" alla guerra e il nostro altrettanto forte e deciso "SI'" agli strumenti di difesa giuridici e civili dei diritti del popolo libico.

Lidia Menapace, Carla Cantatore
Maria Rosaria Marella, Sandra Giuliani, Marsia Modola, Rosangela Pesenti, Gruppo "Sconfinate" (Romano in Lombardia), Giovanna Crivelli, Lisa Canitano (Ass. Vita di donna), Tiziana Bartolini (Noi Donne), Sinonetta Sarti (Arte per),  Daniela Asterri, Simona Toscano, Alma Mazzi, Lucia Formichetti, Renata Zamengo, Renata Maria Zucchi, Maria Pascuzzi, Lidia Barone, Chiara Pasqualini, Vanna Campolo, Roberta Buccianti, Donatella Mei, Antonella Fortunati, Emauela Anastasi, Nella Condorelli (Women in the City), Grazia Dell'Oste, Simonetta Maggioni, Fiorella Saura, Lella Meier, Nadia Pizzuti, Stefania Molajoni, Lilli Garzillo, Patrizia Rufini (Ass. Chi semina raccoglie), Paola Cesaretti, Clara Pozzi, Elena Paris, Rosetta Ferri



COMMENTI (3)

Il 21 Marzo 2011 Azzariti Laura ha scritto:

Sono d'accordo con L. Menapace sl fatto che non possiamo intervenire con atti di guerra, ma saremmo strani rispetto alle altre nazioni europee e del mondo che sno per un intervento per difendere le popolazioni civili da questo oppressore di Gheddafi che usa le armi per imporre il suo potere. D'altronde in Italia non c'è un solido movimento per la pace come c'era nell'india di Gandi.La nostra memoria storica ci reinvia alla lotta partigiana che è stata necessaria per cacciare i tedeschi, non credo che sarebbero bastate le parole per cacciarli;ed io sono d'accordo che c'è bisogno di prendere le armi per difendere la libertà e il nostro territorio, cioè l'Italia, se è necessario. Non è più tempo per i pacifismi
purtroppo, altrimenti finiremmo per scomparire dallo scenario internazionale. Saluti

Il 21 Marzo 2011 Redazione ha scritto:

Ringraziamo Laura Azzariti per le sue parole di accordo.
Per quanto riguarda le argomentazioni, in parte sono da documentare, in parte contengono amare espressioni di resa alla violenza. Sopratutto, per essere attuate legittimamente, richiederebbero l’abrogazione di numerosi articoli fondamentali della nostra Carta Costituzionale.Cordialmente
Lidia Menapace e Carla Cantatore

Il 21 Marzo 2011 Redazione ha scritto:

Cara Carla, com'è difficile prendere posizioni in questi casi!
Il mio cuore e il mio cervello di donna e madre sa bene cosa significa guerra. Sono nata nel 1947, non posso dimenticare le difficoltà di quei tempi, sia economiche della mia famiglia trapiantata dal nord, sia per dolore infinito di mia nonna che aveva perso un figlio diciottenne sepolto in Cirenaica (che coincidenza).
La guerra è solo strazio e lutto, e di questo credo che nessuno abbia dubbi, neanche i più accaniti guerrafondai, tutti abbiamo figli e famiglie e con fatica abbiamo portato avanti i nostri percorsi sociali.
La situazione nord africana è strana, contorta, troppi popoli sono vissuti per più di 40 anni nella miseria. Sono stata in Tunisia proprio lo scorso autunno e ho potuto apprezzare le meraviglie archeologiche e gli splendidi musei gestiti in modo eccellente, ma, camminando per le strade, all'interno dei negozi, nei nostri stessi hotel si percepiva una grande tristezza di tante persone, una malinconia che ci veniva trasmessa dagli sguardi dei giovani, dai visi magrissimi e senza denti di persone non troppo anziane, ma provate dagli stenti, dagli occhi sperduti di vecchi avvolti nei loro mantelli laceri. Ci guardavano con un misto di invidia (in senso buono, come guarda il cibo che ha fame), con un desiderio per il nostro modo di vivere e soprattutto ci manifestavano, saputo che eravamo Italiani di Roma, grande simpatia, fiducia, amicizia, toccando il cuore.
Mi sono chiesta se, davanti alla loro richiesta di libertà, di lavoro, di possibilità di studiare, soprattutto da parte delle donne, è giusto tirarsi indietro. So anch'io che ci sono strade migliori della guerra e mi auguro che le vie diplomatiche possano ancora penetrare nel cuore di Gheddafi e dei suoi seguaci, ma un cuore pensi che lo abbiano? Credo neanche un cervello!
Non so proprio cosa rispondere alla vostra lettera ineccepibile sotto il profilo ideologico, resto solo spaesata, come penso tanti italiani, che dalla sera alla mattina si vedono catapultati in decisioni tanto gravi. Penso “e se ci fossimo io e la mia famiglia sotto i bombardamenti dei nostri governanti?” Penso alle rivoluzioni di pochi oppressi per conquistare la libertà per tutto il loro popolo, penso, e non so più cosa pensare e cosa sia giusto e cosa sbagliato.
Patrizia Scandella


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IMMAGINA UN BEL MONDO

John Lennon

 

 Italian Version by Gino Paoli


Immagina nel mondo
la gente senza dei
e senza più l'inferno
e il cielo sopra noi
immagina che il mondo
sia dell'umanità.

Immagina un bel mondo
senza nazioni e idee
nessuno da ammazzare
per fede o per bontà
immagina un bel mondo
che vive in pace puoi?

Potrai dire che sogno
che è soltanto utopia
ma può darsi che un giorno
sia per tutti così

Immagina soltanto
la generosità
la fratellanza, il sogno
l'amore e la poesia
immagina il tuo mondo
che vive in armonia

Potrai dire che sogno
che è soltanto utopia
ma può darsi che un giorno
sia per tutti così

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