Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Mal di voce
Nucci A. Rota
Aracne editrice S.r.l.
| Cap 1 | Mal di voce |
A Vittoria piaceva molto riandare con la memoria alla sua infanzia, non certo perché quel periodo della sua vita fosse particolarmente felice anzi, ma abbandonarsi ai ricordi significava per lei riannodare i fili della propria vita, giustificava o meglio legittimava quel che le stava accadendo attualmente.
Era stata una bambina fragile, fisicamente ma soprattutto psicologicamente, un corpicino minuto sia nella struttura ossea che in quella muscolare, senza la più lontana parvenza di grasso. Il suo viso era appuntito, il naso non aveva quasi punta e poteva pertanto essere definito aquilino anche se non era grosso, e per fortuna; gli occhi erano anonimi sia nel taglio che nell’espressione, ma avevano uno strano color camomilla che li rendeva accattivanti, la bocca era sottile, solo una bella dentatura poteva valorizzarla ma Vittoria, pur avendo un bel sorriso, difficilmente sorrideva. Insomma un viso ed un corpo né bello né grazioso ma forse particolare, non le si addiceva certo l’aggettivo di bella bambina.
Più tardi alla bambina anonima era subentrata una adolescente certamente più interessante, con un corpo non più così spigoloso, i capelli sembravano domati sotto i colpi di spazzolate serali, rendendo più visibili le belle striature dorate, gli occhi erano rimasti color camomilla ma forse quel colore non era poi tanto male.
Da bambina quel che in lei era decisamente insolito e particolare era la folta chioma di capelli ricci di un bel castano dorato con colpi di sole naturali. Ricordava come tutti non dicevano di lei «che bella bambina» bensì «che bei capelli». Lei di contro era arrivata ad odiare quei capelli così visibili, così invadenti fino al punto di chiedere alla mamma di tagliarli. La mamma a questa richiesta rispondeva:
«E’ la cosa più bella che hai, arriverà il momento che li apprezzerai».
Vittoria sapeva esattamente perché non amava i suoi capelli. Quasi tutti quelli che facevano apprezzamenti verbali sulla sua folta e ricciuta chioma finivano per appoggiare la mano sulla sua testa e questo a lei dava molto fastidio. Quelle mani le sembravano sempre troppo grandi, forse sporche, unte ma quel che detestava era soprattutto ciò che succedeva dopo la carezza. C’era l’apprezzamento «che bei capelli!» e subito dopo le domande, ed era soprattutto questo che Vittoria temeva. Le domande prevedono una risposta e Vittoria era affetta da quello che viene definito un problema di scarsa fluenza verbale, o meglio era decisamente una bambina balbuziente.
Vittoria ricorda ancor oggi quel che provava quando la mano si avvicinava ai suoi capelli:
il cuore iniziava a battere velocemente, sentiva il respiro diventare improvvisamente irregolare, la lingua in bocca sembrava irrigidirsi fino ad assumere la consistenza del legno e le parole, che già le venivano in mente per l’eventuale risposta, sembravano litigare tra loro in bocca prima di fluire nella voce.
(La parte sommersa dell’iceberg).
| dailymotion.com3 apr 2010 - 4 min |