Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Nucci A. Rota
Aracne editrice S.r.l.
| Cap 5 La panchina sexy |
Un giorno tuttavia proprio su quella panchina, che da quel momento Vittoria iniziò a chiamare la panchina più sexy del mondo, successe qualcosa che andava a smentire quella opinione. Giacomino dopo una passeggiata tra i boschi si era fermato con lei sulla panchina per riposarsi, prima di far rientro a casa per la cena. Iniziò un discorso che a Vittoria sembrò piuttosto banale del tipo:
«non trovi che le montagne al tramonto cambino di colore»?
Vittoria rispose sì, poi lui aggiunse, sempre con lo stesso tono della voce ma decisamente balbettando:
«tu,tu,tu mi piaci molto»
A Vittoria sulle prime sembrava una presa in giro, quasi volesse farle il verso, ma poi e forse per la prima volta realizzò che anche ai “normali”, o meglio ai normofluenti capita di incepparsi, di balbettare. Capì che l’ansia, la tensione nervosa può giocare brutti scherzi a tutti. Quel che invece faceva la differenza è che Giacomino subito dopo si riprese mentre se fosse capitato a lei, e di questo ne era certa, ad una prima balbettata ne sarebbe seguita un’altra e poi un’altra ancora trascinandola in una vertigine di ansia, disagio e vergogna. (Anche i “normali balbettano” teoria del riflesso contrario).
Vittoria guardò da quel momento Giacomino con occhi nuovi, i suoi capelli scuri con tutti quei riccioli morbidi le sembrarono bellissimi, si accorse solo in quel momento che anche il colore degli occhi, ma soprattutto l’espressione un po’ triste, le piaceva molto. Il colorito della pelle era abbronzato ma le guance, sempre un po’ arrossate, denunciavano la lunga permanenza in un clima secco, questo gli dava un tocco di ingenuità che, in quel preciso istante suscitava in Vittoria una grande tenerezza. Il corpo era decisamente grosso per un ragazzo di quella età ma anche questo aspetto a Vittoria piaceva un sacco e avrebbe voluto che le sue braccia cicciottelle la stringessero. Ma non accadde nulla di tutto ciò, si capiva che Giacomino aspettava che lei dicesse qualcosa.
Vittoria sentiva arrivare tutti i classici sintomi, la frequenza cardiaca stava aumentando, un calore sembrava nascere nello stomaco e salire sempre più su, sentiva di arrossire e la cosa le dava fastidio, anche le mani cominciavano a sudare ma in quel preciso istante scelse di non dire nulla, o meglio di non usare le parole per comunicare, anche perché sapeva che sarebbe uscita una spiacevole balbettata. Forse non fu neanche una scelta ma un comportamento istintivo.
Guardò Giacomino dritto dritto negli occhi, anche questo per la verità non era cosa facile per lei e semplicemente gli mise una mano tra i suoi meravigliosi riccioli scuri. Avrebbe voluto anche fare
di più come accarezzargli le gote arrossate, guardargli a lungo i grossi polsi, toccargli le potenti spalle, ma si limitò a giocare con i suoi capelli. Pensò in quell’istante a come su di lei quel gesto fosse sgradito e come invece stava godendo nel passare le sue dita lunghe sottili tra i capelli di Giacomino. Lui sembrava gradire molto e chiuse ad un certo punto gli occhi. Fu un momento quasi magico. (Riuscire a sostenere lo sguardo dell’altro; la perdita del contatto visivo)
Che comunicazione/comunione profonda si stabilì quel giorno, quasi senza scambio di parole! Altro che due sfigati! Tra di loro si era creata una sintonia perfetta, la comunicazione era stata un profondo scambio di emozioni.
| youtube.com18 ago 2010 - 5 min - Caricato da OettingerCroat |