Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Nucci A. Rota
Aracne editrice S.r.l.
| Cap 6
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Vittoria, ricorda ancora con grande emozione ed un pizzico di nostalgia il giorno che mise piede nel tempio sacro della musica, le pareva che tutto le mettesse soggezione dalle persone agli ambienti. Anche i camerini pur nella loro fatiscenza, (la ristrutturazione della Scala avvenne qualche anno dopo), le sembravano luoghi d’incanto.
Tutto quell’oro, sopra lo sfondo color crema dei palchi, quel rosso scuro, ma non ancora bordeaux dei tessuti morbidi come il velluto, la luce che proveniva dal grande lampadario ma anche da fari giganteschi puntati su di loro quando provavano. La grande magia del palcoscenico con il gioco delle quinte che sapeva creare, ed annullare al contempo, mondi fantastici.
Continuando a provare per ore e ore con il coro e con gli altri orchestrali, alla soggezione subentrò lo stupore, la curiosità e per finire un rassicurante senso di appartenenza, il sentimento di soggezione e smarrimento stava svanendo per lasciar posto a qualcosa d’altro. Non capiva bene perché, ma sentiva di essere un piccolissimo tassello di un grande ingranaggio che, quasi per magia produceva infinita bellezza ed armonia.
Cominciò a realizzare come dietro alla rappresentazione di un’opera vi fosse un grandissimo lavoro relativo non solo alla musica, ma anche all’allestimento scenico. Tutto un mondo a lei fino ad ora sconosciuto fatto di sarte, operai, elettricisti, ma anche altri assistenti dalle diverse competenze, lavoravano insieme per la realizzazione di uno spettacolo che poi durava diversi giorni.
La sua amica Alina era sempre molto attenta ai costumi di scena, all’allestimento teatrale in generale, a lei non interessava particolarmente questo aspetto, era invece decisamente catturata da tutto ciò che aveva attinenza con la musica: dagli orchestrali ed ai loro strumenti, al maestro ecc. Le piaceva tantissimo osservare gli ottoni, il loro luccichio le vibrazioni dei tamburi, ma anche la dolcezza di alcuni strumenti a corda come l’arpa e i violini. Si chiedeva quale strana alchimia potessero produrre quei gesti del maestro che dirigeva!
Certo un’opera come La donna senz’ombra non fu un inizio facile, opera impegnativa anche piuttosto lunga, dall’allestimento scenico superbo, ma Vittoria la ricorda ancor oggi con grande emozione soprattutto perché segnò il suo ingresso alla Scala.
Dopo La donna senz’ombra seguirono opere molto popolari come Tosca e La bohème.
| www.youtube.com/watch?v=34eVO_Hnt0k23 apr 2010 - 3 min - Caricato da maggiofiorentino | |