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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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" MAL DI VOCE " ROMANZO DI NUCCI A. ROTA - 2^ PUNTATA

 

Mal di voce

 

 

  Nucci A. Rota

   Aracne editrice S.r.l.

 

Cap 1

Mal di

voce

 

Vittoria ricorda ancor oggi quel che provava quando la mano si avvicinava ai suoi capelli: il cuore iniziava a battere velocemente, sentiva il respiro diventare improvvisamente irregolare, la lingua in bocca sembrava irrigidirsi fino ad assumere la consistenza del legno e le parole, che già le venivano in mente per l’eventuale risposta, sembravano litigare tra loro in bocca prima di fluire nella voce. (La parte sommersa dell’iceberg).

 

Pur provando sempre questi sentimenti a volte si stupiva che la frase uscisse senza blocchi ed inceppamenti, ma era sicuramente l’eccezione. La regola era invece una sonora balbettata, e spesso sentiva che anche i muscoli del viso si contraevano involontariamente ed il risultato era una smorfia imbarazzante. (Sincinesie)

 

Tutto ciò che riguardava la sua balbuzie, se da un lato le procurava sofferenza ed imbarazzo, dall’altro riusciva a volte a stimolarle l’immaginazione per cui le parole che litigavano nella sua bocca diventavano nel suo mondo immaginario una piccola caverna con degli omini che tentavano di guadagnare l’uscita e finivano per uscire rotolando uno sull’altro.

Questo piccolo talento di riuscire ad immaginare cose e situazioni tutte le volte che arrivava la balbettata sembrava una specie di compensazione al suo difetto verbale e Vittoria era consapevole che tutto ciò era una piccola risorsa, quasi un suo piccolo privilegio a cui le piaceva abbandonarsi, era in fondo una abilità che le derivava dalla goffaggine del suo linguaggio, una specie di mondo parallelo che lei sola conosceva e lei sola sapeva governare.

Nonostante questo Vittoria soffriva tantissimo per la sua balbuzie, anche se in famiglia tendevano a sdrammatizzare il problema, o meglio il papà diceva di essere stato anche lui un balbuziente e che il problema si era risolto da solo crescendo e forse c’era anche qualche cugino, sempre dalla parte del papà che era affetto dallo stesso difetto. (La sofferenza spesso sottovalutata della balbuzie)

Quel che si capiva è che aveva toccato sempre e solo i maschi della famiglia. Vittoria si sentiva pertanto colpita due volte: da un lato perché vittima di una familiarità, dall’altro perché in quanto femmina questa familiarità avrebbe potuto risparmiarla. Sapeva infatti che questo disturbo colpisce prevalentemente il sesso maschile.

Nessuno delle altre sorelle era balbuziente, il fratello, minore di lei di qualche anno invece era solito chiamarla V V V Vittoria ma lei non riuscì mai a capire se fosse un tentativo di imitarla o la prendesse in giro, quel che era certo è che lei accettava con grazia e quasi con divertimento tutto ciò.

Inutile dire che questa grazia mancava quando a sfotterla erano i compagni di scuola o altre persone in diverse situazioni. (La derisione degli altri).

Vittoria era la penultima di una numerosa famiglia, prima di lei c’erano tre sorelle che, almeno ai suoi occhi, sfioravano la perfezione. Erano più carine di lei ma soprattutto avevano tutto a posto, il loro naso aveva una punta regolare, i loro occhi non erano color camomilla come i suoi, non avevano quei capelli che sembravano sempre arruffati ma soprattutto nessuna delle tre era balbuziente, e questo per Vittoria era la caratteristica che più invidiava in loro.

Si domandava spesso perché la balbuzie avesse colpito solo lei su ben 5 figli e cercava spesso di trovare una causa alla sua scarsa fluenza verbale nella storia familiare.

Chissà forse i suoi genitori non l’avevano tanto desiderata, in fondo arrivava dopo tre femmine e forse si aspettavano un maschio, forse non era tanto carina come le tre sorelle, o forse più semplicemente quella balbuzie, che fino a quel momento sembrava aver colpito solo i maschi della famiglia, con lei si era divertita, le aveva giocato un brutto scherzo. (La causa o i molti fattori?)

Un giorno che si sentiva in vena di cercare spiegazioni e certezze affrontò la mamma su questo punto ma alla domanda : «mamma perché solo io nella nostra famiglia sono balbuziente, cosa c’è in me che non va? » la mamma molto candidamente invece di darle una risposta citò un passo di uno tra i suoi autori preferiti che spiegava la balbuzie così:

«un angelo tocca la bocca dei bambini nell’ora della nascita, a te questo angelo ha dato un colpetto più forte e sei diventata balbuziente. Non c’è altra spiegazione, » aggiunse.

Certo che la mamma era una persona decisamente singolare, non si riusciva con lei ad intavolare una conversazione razionale, cercava sempre scappatoie letterarie o poetiche ma era anche la caratteristica che la rendeva diversa da tutte le altre mamme e decisamente affascinante.

 

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youtube.com31 mag 2011 - 4 min - Caricato da AZZURRA73T

 

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