Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Mal di voce
Nucci A. Rota
Aracne editrice S.r.l.
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Decisero che non era il caso che Vittoria fosse visitata dallo stesso psichiatra della mamma, ma di andare da uno specialista più adatto a curare i problemi depressivi dell’adolescenza. Un collega segnalò al papà una psichiatra che riceveva quasi nella stessa zona e curava soprattutto i disturbi psichici dei giovani.
Alla prima visita Vittoria rimase colpita più dall’ambiente che non dalla dottoressa, la quale sembrava molto anonima sia nell’aspetto che nell’abbigliamento. Ostentava quasi un viso acqua e sapone senza un velo di trucco, solcato da molte rughe, che solo una leggera crema o fondotinta avrebbe potuto attenuare, i capelli erano decisamente grigi pur non essendo lei, almeno a parere di Vittoria, in età per averli così. Era piccola di statura e molto magra.
Aveva una camicia bianca molto ben stirata e dei pantaloni grigi di vigogna, questo abbigliamento sembrò quasi una divisa perché Vittoria la ricorda ancor oggi così, al massimo sulle spalle aveva un golf di cachmere blu scuro, mai una concessione a colori diversi e più brillanti, in lei sembrava prevalere il rigore assoluto.
Quello che non si concedeva sulla sua persona sembrava invece esprimerlo nell’ambiente dove lavorava: il suo studio.
Il portone dello stabile, affacciato su una delle migliori vie di corso Magenta, era sempre aperto ma una solerte portinaia si affacciava sempre per controllare chi vi entrasse.
La dottoressa riceveva in una specie di sottotetto, una mansarda al quinto piano di uno stabile d’epoca recentemente ristrutturato. Vittoria notò immediatamente che il terrazzino su cui si affacciava era arredato con piante e fiori curatissimi. Dentro, lo studio occupava uno spazio piuttosto piccolo, la luce arrivava dal lucernaio a soffitto, vi era solo una scrivania con il piano in cristallo, due sedie molto belle anni quaranta, una piccola libreria e alle spalle rispetto a dove si sedeva Vittoria una chaise longue, dove però lei non si sdraiò mai. Ma quel che più piaceva a Vittoria erano una serie di oggetti disposti con cura sulla scrivania, vi era una murrina veneziana come fermacarte dai colori bellissimi, un piccolo mappamondo con il mondo in miniatura, un porta penne elegantissimo ed un piccolo cuscinetto morbido che le piaceva manipolare.
Le pareti poi erano un trionfo di colori: giallo ocra il soffitto ed un rosa/cipria le pareti laterali. Dal soffitto pendevano invece strani oggetti che sembravano provenire da viaggi fatti in oriente, ma sempre messi con cura e grande raffinatezza. Era veramente singo-lare che una persona come la dottoressa si circondasse di tanto colore, bellezza quando invece su di sé sembrava preferire una rigida sobrietà, per non dire severità.