Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Nucci A. Rota
Aracne editrice S.r.l.
| Cap 1 | Mal di voce |
Vittoria era la penultima di una numerosa famiglia, prima di lei c’erano tre sorelle che, almeno ai suoi occhi, sfioravano la perfezione. Erano più carine di lei ma soprattutto avevano tutto a posto, il loro naso aveva una punta regolare, i loro occhi non erano color camomilla come i suoi, non avevano quei capelli che sembravano sempre arruffati ma soprattutto nessuna delle tre era balbuziente, e questo per Vittoria era la caratteristica che più invidiava in loro.
Si domandava spesso perché la balbuzie avesse colpito solo lei su ben 5 figli e cercava spesso di trovare una causa alla sua scarsa fluenza verbale nella storia familiare.
Chissà forse i suoi genitori non l’avevano tanto desiderata, in fondo arrivava dopo tre femmine e forse si aspettavano un maschio, forse non era tanto carina come le tre sorelle, o forse più semplicemente quella balbuzie, che fino a quel momento sembrava aver colpito solo i maschi della famiglia, con lei si era divertita, le aveva giocato un brutto scherzo. (La causa o i molti fattori?)
Un giorno che si sentiva in vena di cercare spiegazioni e certezze affrontò la mamma su questo punto ma alla domanda : «mamma perché solo io nella nostra famiglia sono balbuziente, cosa c’è in me che non va? » la mamma molto candidamente invece di darle una risposta citò un passo di uno tra i suoi autori preferiti che spiegava la balbuzie così:
«un angelo tocca la bocca dei bambini nell’ora della nascita, a te questo angelo ha dato un colpetto più forte e sei diventata balbuziente. Non c’è altra spiegazione, » aggiunse.
Certo che la mamma era una persona decisamente singolare, non si riusciva con lei ad intavolare una conversazione razionale, cercava sempre scappatoie letterarie o poetiche ma era anche la caratteristica che la rendeva diversa da tutte le altre mamme e decisamente affascinante.
Il papà apprezzava solo in parte questi suoi aspetti, anzi gli sembrava di dover pagare un prezzo piuttosto alto per la vena poetica della mamma, su di lui finivano per ricadere una serie di incombenze, problemi pratici proprio perché la mamma sembrava spesso fuori dalla realtà. Fu proprio questo il motivo per cui la nonna paterna, quando rimase vedova, venne a vivere stabilmente con loro.
Vittoria non aveva mai conosciuto il nonno paterno, a loro era sempre stato detto che era morto giovane in un incidente e che da quel giorno la nonna si era trasferita da loro, anche perché la mamma stava attraversando un brutto periodo che sfociò nella sua prima crisi depressiva. Ne seguirono molte altre perché da quel momento la mamma alternava periodi di grande depressione a periodi di quasi normalità. La nonna per tutta la famiglia era diventata la figura femminile di riferimento. Soprattutto Vittoria, ma anche il fratellino Fabio erano molto legati alla nonna, sicuramente più delle sorelle maggiori.
Le tre sorelle, Emma, Elsa ed Ada vivevano in un mondo loro, il loro aspetto fisico sembrava sempre in grande armonia con la realtà circostante, anche la loro vita scolastica sembrava scorrere sui binari della normalità, mai brutti voti ma neanche eccellenze in qualche disciplina. A volte qualcuna di loro si innamorava e questo diventava argomento di conversazione a tre, Vittoria ed il fratello erano considerati ancora piccoli per questi discorsi.
Dalle descrizioni sin qui svolte, sia dei tratti somatici sia di quelli psicologici di Vittoria, sembra affiorare una moderna cenerentola di una numerosa famiglia, in realtà le cose non stavano proprio così, anzi. venivano usati nei suoi riguardi una serie di favori che erano sistematicamente negati agli altri figli, il suo difetto la esonerava da una serie di compiti e lei non solo era consapevole di tutto ciò ma aveva imparato con il tempo ad usare gli altri per i propri fini, aveva acquisito quello che gli esperti definiscono la capacità di manipolare gli altri. (I vantaggi residui dell’handicap).
Proprio per questo non poteva essere definita né l’anello debole della famiglia, nè tantomeno una moderna cenerentola, Vittoria sapeva usare la propria fragilità che derivava dalla balbuzie per soggiogare a sé chiunque potesse tornarle utile. Ecco alcuni esempi:
La famiglia di Vittoria conduceva una vita piuttosto lontana da quello che in genere viene definito mondanità ma vi erano pur sempre occasioni in cui si apriva alle relazioni sociali sia con alcuni parenti, sia con amici prevalentemente del papà. La mamma, non è che non avesse amicizie, ma i lunghi periodi in cui cadeva in depressione allontanavano anche quelle poche amiche che si ritrovava.
Vittoria ricordava per esempio le prenatalizie che cadevano all’incirca una settimana prima del natale, dove arrivava molta gente a casa per una sorta di aperitivo e lo scambio degli auguri. Le sorelle ed anche il fratello dovevano salutare tutti gli ospiti ed intrattenersi con i più giovani, a lei veniva semplicemente chiesto di salutare dando la mano a tutti ma poi poteva tranquillamente sparire dalla circolazione, cosa che lei faceva regolarmente. Qualche volta cercava di rimanere in zona e se la godeva vedendo come fossero improntate a tanta formalità le conversazioni che intrattenevano in particolare le sue sorelle e godeva segretamente dall’ esserne esonerata.
Per quanto riguardava la scuola, in famiglia non erano molto propensi a firmare giustificazioni, per non essere preparati ad una eventuale interrogazione, se non ovviamente in casi di una certa gravità soprattutto legati alla salute. Per Vittoria i genitori erano sempre pronti, bastava che lei lo chiedesse anche quando non esistevano motivi validi, la balbuzie in sé era già un buon motivo per esonerarla da certi obblighi e non solo scolastici.
A volte era necessario fare una commissione, andare a portare qualcosa da qualcuno non era certo Vittoria che faceva tutto ciò, era legittimo che lei si astenesse da una serie di azioni, comportamenti, al punto che Vittoria stessa aveva imparato ad usare questi piccoli privilegi ed anche quando poteva benissimo svolgere commissioni semplici e non impegnative evocava la propria balbuzie per legittimare la propria inadempienza.
In casa c’era anche il cane, un meticcio di piccola taglia recuperato al canile comunale. A Vittoria piaceva tantissimo Bruno, questo era il nome che venne dato al cagnolino per via del suo pelo, soprattutto da quando si era accorta che parlando con lui le parole uscivano fluentemente. Con Bruno Vittoria non era balbuziente! (Non si balbetta quando si è soli, o quando si parla con gli animali)
A Bruno ripeteva spesso le lezioni e si stupiva dell’attenzione con cui la seguiva, al ritorno da scuola spesso commentava le interrogazioni e di come si aspettasse una valutazione superiore, ma che la balbuzie ancora una volta l’aveva tradita e non aveva reso come sperava o meglio come si era preparata.. (Si è penalizzati dalla balbuzie?)
«Bruno perché non ci sei tu ad interrogarmi? »
Sempre per quella capacità di lavorare con l’immaginazione, a volte cercava di vedere nel volto umano dell’interlocutore (la maestra in particolare) il muso di Bruno, il suo cane, ma non sempre questa sostituzione la proteggeva dall’immancabile balbettata. Si era invece accorta che coloro che parlavano lentamente, con un eloquio quasi melodioso riuscivano a placare la sua ansia ed esserle, anche se indirettamente, di grande aiuto. Peccato che il mondo che circondava Vittoria, o forse che circonda tutti, sembrava popolato da persone che amavano particolarmente la velocità in tutti i suoi aspetti e quindi anche nell’eloquio. Era arrivata alla conclusione che coloro che amano la lentezza in tutti i suoi aspetti, sono i veri amici dei balbuzienti ma anche di altri portatori di disabilità.. (Coltivare la lentezza)
| vimeo.com9 feb 2011 - 4 min |