Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Mal di voce
Nucci A. Rota
Aracne editrice S.r.l.
|
|
|
A Vittoria da un lato le veniva da ridere all’idea che il papà, cominciando così alla lontana il discorso, dovesse quasi giustificarsi con lei per la proposta riabilitativa che le stava offrendo, dall’altra questo professore cominciava a destarle qualche interesse, voleva sicuramente avere qualche informazione in più.
«Sì mi interessa, rispose Vittoria»
Vittoria si stupì molto del comportamento del papà in questa circostanza, volle gestire completamente lui i rapporti con l’istituto che organizzava il corso, telefonò, prenotò un appuntamento con il professore e volle essere lui ad accompagnare Vittoria il giorno della consultazione.
Non fu solo Vittoria ad essere stupita del papà ma anche gli altri, soprattutto la nonna vide in questa sollecitudine forse un’antica e mai dichiarata sofferenza per la balbuzie di cui anch’egli soffriva da piccolo.
Lo studio dove riceveva il professore era dalla parte opposta della città ma in una zona dove arrivava la metropolitana, giunti al numero civico del palazzo il portinaio, un ragazzo cingalese gentilissimo, ci disse che lo studio era al quinto piano.
L’ascensore era rivestito di legno, aveva al proprio interno una piccola panchina anch’essa di legno e Vittoria pensò che fosse un dettaglio di buona accoglienza, saliti al quarto piano li accolse sulla soglia una persona piuttosto anziana dal sorriso aperto.
Il professore li fece accomodare in uno studio piccolo ma soprattutto con pochissime cose; per lei abituata allo studio del papà o a quello della dottoressa da cui era stata, sembrò molto strano tutto ciò. Il professore dietro alla scrivania la osservava e sembrava non sentire quasi il discorso che si era preparato il papà. Ad un certo punto disse:
«come ti chiami, quanti anni hai e che scuola frequenti»?
Vittoria notò che il professore parlava aprendo molto la bocca, non capendo se questo era dovuto ad un tratto somatico specifico e cioè ad una bocca grande o se parlare così era cosa voluta, più tardi capì.
Il tono della voce del professore era anche piuttosto alto ed anche questo a Vittoria sembrò alquanto insolito.
Lei che si sentiva piuttosto imbarazzata rispose con un filo di voce alle tre domande, ma le era sembrato che le parole uscissero senza grande difficoltà.
Poi il professore fece altre domande relative alla famiglia, all’attività sportiva ma a questa fu il papà che rispose:
«sa professore Vittoria ama molto la musica e nella sua vita oltre a questo, e ovviamente la scuola, non c’è molto».
Vittoria a questo aggiunse: «anche se volessi non avrei tempo»,
e questa frase non uscì fluentemente come le prime.
Il professore poi iniziò a parlare di sé, di quando da giovane balbettava e di come avesse messo a punto un metodo che sfruttava le potenzialità terapeutiche della musica per guarire dalla balbuzie. «Sei avvantaggiata se ti piace la musica» disse.
Questo metodo poteva essere appreso durante un corso di soli 11 giorni ma era indispensabile un gruppo di almeno 6, 7 partecipanti perché la terapia su cui si basava era una terapia di gruppo.