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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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" MAL DI VOCE " ROMANZO DI NUCCI A. ROTA - 5^ PUNTATA

Mal di voce  

  Nucci A. Rota

   Aracne editrice S.r.l.

 

Cap 2

Il disco di vinile

 

Più tardi Vittoria scoprì anche alcuni autori italiani, ma non li amò mai come i suoi cantautori francesi, chissà forse per via della lingua, l’unico che seguì nel tempo fu invece Paolo Conte. I testi delle canzoni erano originali e poi c’era la musica che ricordava i suoi chansonniers, ed amava soprattutto quei pezzi la cui base musicale era rappresentata dal tango, musica e danza che Vittoria studiò ed approfondì più avanti nel tempo. Negli anni più recenti fu presa da passione quasi erotica per Vinicio Capossela che lei con-siderava il nipote, musicalmente parlando di Paolo Conte, in particolare l’album Ovunque proteggi la faceva impazzire.

Da quando il papà l’aveva autorizzata all’ascolto, appena possibile li ascoltava ma soprattutto si stava accorgendo che imparando i testi a memoria si stava appropriando di una lingua a lei sconosciuta, il francese.

A scuola vi era una sorta di corso in inglese che a lei non piaceva, mentre la lingua che proveniva dai vecchi dischi del padre aveva un fascino particolare. Si sorprendeva a cantare mentre ascoltava e con sua grande sorpresa cantando non balbettava mai! (Quando si canta non si balbetta).

All’inizio pensava che fosse il cantare in francese che le procurasse quella insolita fluenza verbale, poi invece si accorse che non era cantare in una lingua straniera ma era cantare tout court che magicamente cancellava la balbuzie.

Il giorno che Vittoria scoprì questo fu un grande giorno e sentì che la sua vita, forse non subito, ma grazie a questa intuizione poteva cambiare.

Pensava di coltivare questa sua nuova passione con una certa discrezione e infatti nessun dei familiari fece mai commenti nel sentirla cantare, tranne la nonna che un giorno le disse:

«sai che canti molto bene, hai una bella voce, se vuoi posso informarmi per trovare chi possa darti delle lezioni di canto».

Vittoria conosceva molto bene la nonna e sapeva che quella frase che le aveva rivolto non era certo un semplice pour parler, era sicuramente il risultato di un lungo ascolto della voce della nipote mentre cantava, ma soprattutto se Vittoria avesse dato il consenso, il giorno dopo la nonna si sarebbe attivata per trovare un maestro di canto o altro. Così le rispose:

«non penso di avere una bella voce, è certo che quando canto non balbetto e questo mi fa stare bene, se vuoi trovare qualcuno che mi ascolti sono disponibile, ma se non lo trovi fa lo stesso».

Poi però non accadde molto e Vittoria si sentì quasi delusa, anche se la delusione non le impedì certo di ascoltare ormai quasi quotidianamente la raccolta degli album del papà, ma soprattutto di cantare le canzoni.  

La padronanza del francese andava sempre più perfezionandosi ed alcune volte si trovava a rispondere in questa lingua ad alcune domande che le venivano rivolte in particolare dalla nonna. Fu proprio in una di queste circostanze che la nonna le disse:

«Non ho dimenticato quella sorta di promessa che ti feci qualche tempo fa e mi sono impegnata per cercare qualche maestro in zona che potesse darti una mano nel canto. Ho trovato una maestra ma c’era qualcosa in lei che non mi convinse del tutto. Così non te ne ho parlato. Ma qualche giorno fa ho telefonato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e mi hanno detto che esiste un coro di voci bianche, la prova per potervi partecipare è gratuita. Che ne pensi? ».

Vittoria finse indifferenza ma in realtà sentì una grande emozione salirle dalla pancia, su su verso il torace ed arrivare alle corde vocali.

«Quando sarebbe questa prova? La frase le uscì senza balbettamenti ma fu quasi un miracolo considerato il suo stato emotivo».

«dobbiamo concordarla con il maestro di canto, semplicemente telefonandogli. Se sei convinta, dopo che ne abbiamo parlato con la mamma ed il papà possiamo chiamare il maestro e concordare una data».

«Dovrò sicuramente preparare un pezzo, ma quale, non so da che parte iniziare! »

questa frase invece le uscì meno fluentemente e già si immaginava quando sarebbe stata di fronte al maestro del conservatorio.

La nonna alla fine decise che il miglior momento per parlare di questo progetto sarebbe stata la cena:  

«anche perché è bene che anche i tuoi fratelli sappiano, per non parlare della mamma e del papà».

 

► 4:37► 4:37
dailymotion.com15 apr 2010 - 5 min

 

 

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