Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi
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"Sono dentro,
donna o uomo che vive li
nel seno di questa chiesa.
Da me amata,
desiderata e capita...
Sono dentro.
Mi manca aria,
Aspetto l'alba,
Vedo tramonto.
La chiesa dei cardinali
madri per gioielli,
matrigne per l'amore.
Ho inciampato
e la chiesa non mi sta
raccogliendo.
Solitudine a me dona,
a lei che avevo chiesto
Maternità.
E l'anima mia,
Povera,
Riconosce lo sbaglio
di aver scelto il dentro e,
Vorrei uscire
ma dentro dovrò stare,
per la madre
che non accetta,
Il bene del vero
che ho scoperto
per l'anima mia.
Chiesa,
Antica e poco nuova,
Barca in alto mare,
Getta le reti
Su chi ti chiede maternità.
Madre o matrigna,
per me oggi
barca in alto mare
che teme solo di
Affondare!
Matrigna."
Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Caro Beppe, cari Italians, Guia Soncini ha sfiorato l'argomento sul «Foglio», e i sondaggi Istat non mancano mai di lanciare allarmi in merito. Io, pur trattandosi di una materia delicata, mi ci butto alla mia maniera. Inevitabile premessa: la sottoscritta non sarà mai madre. Egoismo? Può darsi, ma a volte più che amor di sé si dovrebbe parlare di spirito di sopravvivenza. Alla mattina scendo nel bar sotto casa e incontro Pasquale, l'odontotecnico. La cosa che ti colpisce sono i suoi occhiali scuri: li indossa sempre, anche nelle albe invernali, quelle in cui esci quando ancora brillano le stelle. Pasquale non dorme da un anno a causa degli schiamazzi della figlia Sara, un angelo capace di strillare come un hooligan del Manchester con un ettolitro di birra nello stomaco. Ultimamente la pargoletta è solita svegliare il papà, se va bene, intorno alle 3 di notte. E tu dici: minimo, per avere tutta questa fretta, avrà trovato una soluzione al problema della fame nel mondo. No, vuole semplicemente giocare con le costruzioni, manco dovesse fluidificare il traffico della Salerno-Reggio Calabria. I cartoni animati sono un punto critico: mio zio - padre di tre marmocchi - ha visto «La Sirenetta» 106 volte (35,3 volte a figlio), con effetti devastanti sul suo equilibrio psichico. Immaginate un tornitore che lavora su una macchina da 30 metri cantando a squarciagola «In fondo al maaar...». Ho conosciuto genitori ignari del terremoto in Pakistan, ma documentatissimi sulle schermaglie tra Tom & Jerry. Altri effetti collaterali della maternità: 1) Se il babbo, per una volta, cambia il pannolino ti devi sorbire per settimane l'eroico racconto dell'avventura, compresa la descrizione, con minuzia da archeologo, di ogni singolo «ritrovamento» 2) I nonni si sentono autorizzati - prima con la scusa dei regalini, poi spudoratamente - a invaderti casa per spiegare come allevare il pupo, anche se la loro esperienza in materia risale ai pantaloni a zampa d'elefante 3) Le odiose visite dei parenti fissati con le somiglianze («Ha gli occhi del papà! E' tutto suo nonno! Ma no, non vedi lo zigomo e il sopracciglio della zia Antonietta!»). Esistono tipi che, pur di trovare tratti in comune, sono in grado di risalire ad antenati giunti nel Mediterraneo a seguito delle spedizioni normanne 4) Al cospetto del neonato, gli amici entrano automaticamente nel tunnel della voce in falsetto e dei cucci-cucci-picci-picci. Quasi che «piccolo» significasse «idiota cerebroleso». Di fronte a un quadro del genere ciascuna reagisce alla sua maniera: alcune lo chiamano miracolo della vita e gioiscono; altre, come me, corrono in armeria, acquistano una doppietta Beretta 471 Silver Hawk cal. 20 e la sistemano sul balcone a mo' di contraerea. Le cicogne di tutto il mondo sono avvertite.