Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Prima di discutere del tema in ottica psicoanalitica, è bene ricordare che l’omosessualità è stata vista come una “devianza” , se non addirittura dichiarata “malattia mentale”. Solo da poco pare esserci più apertura spirituale e intellettiva per contemplare l’omosessualità nella sua normalità e “adeguatezza” alla vita.
Si ricorda che l’omosessualità era stata inclusa nel primo DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) fra i “disturbi sociopatici di personalità.
Nel 1968 il DSM II la classificava come “deviazione sessuale” .
Nel 1974 fu eliminata l’omosessualità ego-sintonica (la condizione dell’omosessuale che accetta la propria tendenza e la vive con serenità) dal DSM III, ma vi fu aggiunta l’omosessualità ego-distonica (il caso della persona omosessuale che non si accetta come tale); a questa persona i terapeuti potevano continuare a proporre cure mirate alla trasformazione in eterosessuale. Il DSM R cita: “pag. 357 ” …. persistente o mancato disagio a riguardo del proprio orientamento sessuale”.
Dal DSM, che fa testo in tutto il mondo, l’omosessualità ego distonica sarebbe stata cancellata soltanto con decisione presa il 7 maggio 1990, destinata ad entrare in vigore a partire con la promulgazione della nuova edizione del DSM IV, il 1 gennaio 1994″ (Wikipendia).
Ma per Freud, come va intesa l’omosessualità? Come e che significato darle?
Illuminante un’intervista che Cristina Allegretti ha fatto Ada Cortese che alla domanda:
L’omosessualità nella storia della psicoanalisi come è stata interpretata?
Risponde:” …Come fissazione ad una fase pulsionale. Freud presenta la sua teoria dell’omosessualità nel suo “Tre saggi sulla teoria sessuale” nella quale ipotizza la relazione tra omosessualità e fissazione alla fase edipica come conseguente concretistico innamoramento della figlia per il padre e del figlio per la madre. Questa fissazione impedirebbe il completamento e l’attraversamento della sequenza omosessuale a livello simbolico: impossibilità di incontrarsi a livello simbolico col genitore dello stesso sesso e così ricercarlo nelle facce dei futuri partners, per garantire l’altro genitore, quello con cui la figlia/figlio è affettivamente “invischiato”, che non lo si abbandonerà mai. Come se interiormente e inconsciamente questi figli dicessero “Cara mamma non ti lascerò mai, quindi non ti tradirò mai con nessun altra donna, perciò potrò andare solo con quelli del mio stesso sesso, che il tuo amore invischiante mi impedì di conoscere nella persona di mio padre, l’ uomo che mi è stato sottratto”.
“Cara madre (a volte “padre”) non ti lascio mai né mai ti tradirò con un altro uomo, perciò posso andare solo con quelle del mio stesso sesso come fedeltà a te e come segno indelebile di quel mancato incontro con me stessa che il tuo amore invischiante mi tolse“, Cfr: http://www.geagea.com/58indi/58_09.htm
Per Jung, l’omosessualità si inserisce in quella che chiama psicologia dello sviluppo, “La deviazione verso l’omosessualità ha tuttavia molti precedenti storici. Nella Grecia antica, come anche in altre collettività primitive, omosessualità ed educazione erano per così dire la stessa cosa. Sotto questo aspetto l’omosessualità dell’ adolescenza è il bisogno della presenza di un uomo (dal greco antico παις- pais/paida, “ragazzo”, e ἐραστής erastès, “amante”, citato sopra), frainteso certo, ma comunque utile” ( “Lo sviluppo della personalità`” Ed. Boringhieri).
Inoltre, andrebbe correttamente evidenziato che la condanna dell’ omosessualità, attribuita inopinatamente a Freud, va ricercata altrove e in tempi più recenti. Ad esempio, al clima puritano e maccartista degli Stati Uniti. Quando nel 1935, una mamma americana, chiese una terapia per il figlio, Freud, rispose affermando che l’ omosessualità non è né una malattia né una colpa ma una «variante della funzione sessuale». La psicoanalisi, ha come compito primario sin dai tempi delle prime formulazioni freudiane, quello di far sviluppare la flessibilità nella valutazione delle proprie domande interne e non quello di cambiare i comportamenti degli uomini (come forse, avrebbe desiderato quella mamma). Quindi, poiché la omosessualità ha un suo itinerario ed una sua storia, non dovrebbe mai essere considerata una ‘devianza’ del ‘naturale’ sviluppo sessuale. Quindi alla domanda: cosa è più giusto, l’etero, l’omo o il bsx, la risposta più immediata è che esiste solo una cosa: la sessualità che ogni essere umano interpreta, trova o ritrova come specifica forma di espressione».
Quindi, poiché non esiste un criterio normalità e di anormalità, la psicoanalisi non si lascia coinvolgere Rifacendoci a Freud e alla sua Psicopatologia della vita quotidiana, aveva implicitamente dichiarato come un qualcosa di presente nell’ universale familiarità del quotidiano, eliminando così la tentazione, di proiettarla nell’ altrove e nel diverso.
Lungo il corso della storia e in alcune aree geografiche, il comportamento omosessuale, ha avuto in differente livello di tolleranza e accettazione. Ancora oggi, nella nostra cultura, il comportamento della popolazione omosessuale varia da soggetto a soggetto: alcuni ostentano il loro modo di essere, mentre altri, ancora oggi, decidono di celare tale orientamento.
Inoltre, in particolare i primi, corrono sempre grandissimi rischi anche nel nostro paese perché, come scrive un gay dichiarato ”…. anche il popolo GLBT (è un acronimo utilizzato come termine per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) sta dormendo credendosi al sicuro nei suoi luoghi, protetto, magari, dall’anonimato, dall’illusione di trascorrere qualche ora senza dover indossare abiti che non gli appartengono. Ma non siamo al sicuro, non lo siamo noi dichiarati e non lo sono neppure coloro che si nascondono. Non siamo al sicuro dalla violenza razzista dell’intolleranza e dell’ignoranza. Non siamo sicuri in casa, non siamo sicuri per strada, non siamo sicuri nei locali e questa “insicurezza” non si batte con le ronde o con gli inutili e propagandistici metodi dell’attuale governo. Il “pericolo” si debella solo con la cultura, con l’educazione, con l’affermazione dei propri diritti. Altrimenti correremo sempre il rischio di venire picchiati, stuprati, uccisi. Altrimenti ci sarà sempre qualcuno con una torcia in una mano e la bibbia nell’altra pronto a dare fuoco ai nostri ritrovi e alle nostre vite….” (http://perseo.blog.kataweb.it/perseo_blog/2009/08/24/essere-omosessuali-oggi/)
Tutto ciò mi fa venire in mente uno spot di qualche giorno fa.
Marito e moglie (italiani) discutevano di alcune marachelle fatte dal figlio. Lei diceva:“…dobbiamo parlare di Tuo figlio e del fatto che a scuola non prende sul serio gli impegni didattici…” ; e lui:’… e si, certo, quando non studia è figlio mio, quando invece fa il bravo è figlio tuo….”.
Suonano alla porta. Vanno ad aprire. Era il figlio … di colore.
Lo spot termina con: “..non esistono genitori adottivi e genitori naturali. Esistono genitori.
Nel caso della omosessualità verrebbe da dire la stessa cosa. Non esistono etero oppure omo ..esistono persone .
L’omosessualità lungo il corso della stora.
I Greci spesso, tramite teorizzazioni filosofiche e artistiche, giustificavano l’amore omosessuale, mentre ad esempio, i Romani non sentivano tale necessità, mostrando un atteggiamento più aperto verso tutto ciò che attiene alla sessualità. Entrambe le culture però avevano, in particolare nei confronti dei fanciulli lo stesso orientamento, cioè era un’aspetto della sessualità comune e vissuto in estrema libertà. Tutto questo è venuto meno solo dopo il consolidamento, nella società romana, del cristianesimo. La documentazione giunta fino a noi riguardanti relazioni omosessuali derivano da rapporti pederastici (dal greco antico παις- pais/paida, “ragazzo”, e ἐραστής erastès, “amante”). Nei documenti si definisce tale rapporto come una relazione, spesso erotica, tra una persona matura e un adolescente al di fuori dell’ambito familiare) ovvero da rapporti tra un uomo adulto, l’erastes, ed un ragazzo, l’eromenos. Entrambi i partner erano ispirati dall’amore simboleggiato da Eros, e l’erastes offriva istruzione, consigli e regali al suo eromenos, che in genere diventava suo alunno e assistente (questa cosa la ritroveremo anche nel Rinascimento; si pensi al Verrochio e ai suoi allievi tra cui Leonardo, ma anche alla bottega di Leonardo con i suoi assistenti).
In Giappone molti diari contengono riferimenti ad atti omosessuali. Tale pratica coinvolgeva anche le caste alte compreso l’imperatore.
In Cina pare addirittura che quasi tutti gli imperatori della Dinastia Han hanno avuto uno o più partner uomini
Tra i guerrieri Azande (popolo del nord del Congo), i giovani tra i dodici e i venti anni, oltre ad aiutare nei lavori domestici del villaggio, avevano relazioni sessuali con i mariti più anziani della tribù. Anche qui, con l’arrivo dei cristiani e chissà come mai, questa millenaria abitudine, sparisce del tutto.
Ma a chi dare la palma della notizia storica più vecchia in merito alla questione? Sembra che vada attribuita ad una coppia egiziana, Khnumhotep e Niankhkhnum, vissuti intorno al 2400 a.C. Sembra che esistano raffigurazione che mostrano la coppia insieme alla propria famiglia.
Anche nelle Americhe (civiltà come gli Aztechi, i Maya, i Quecha, i Mochica, i Zapotechi ed i Tupi del Brasile) ovviamente prima dell’arrivo degli spagnoli, sembra che gli sciamani (ma non solo), avevano una vita sessuale con i membri della tribù dello stesso sesso.
Unica eccezione in merito alla tolleranza della omosessualità la troviamo tra le molte culture musulmane del Medio Oriente dove tali comportamenti erano e rimangono ovunque pesantemente nascoste.
Anticamente, in Persia l’omosessualità e le espressioni omoerotiche erano tollerate in molti luoghi pubblici, dai monasteri, ai seminari, alle taverne, campi militari, terme e luoghi di ritrovo.
L’arrivo del cristianesimo ha fatto cessare del tutto le abituali e millenarie comportamenti delle relazioni omosessuali in tutta la Melanesia
Le poesie delle culture arabe ed ebree medioevali erano cantate anche da studiosi omosessuali del cosiddetto ‘impero della mente’
Però, in merito al cristianesimo e alla Chiesa in generale, secondo Chauncey ed altri (1989), “… offre un’interpretazione rivoluzionaria per la tradizione occidentale, asserendo che la Chiesa Cattolica Romana non ha condannato l’omosessualità nel corso della storia, ma anzi, almeno fino al dodicesimo secolo, non ha alternativamente manifestato alcuna concezione della stessa omosessualità o effettivamente considerato l’amore tra uomini”.
Omosessualità femminile
Bennett e Froide, nel loro “Singlewomen in the European Past”, scrivono: “Altre singole donne trovavano conforto emozionale e piacere sessuale con donne. La storia delle relazioni omosessuali tra donne nel Medioevo e nella prima Europa moderna è estremamente difficile da studiare, ma non ci sono dubbi sulla loro esistenza. I capi religiosi erano allarmati dal sesso lesbico; le donne che esprimevano o praticavano venivano a volte imprigionate o anche condannate a morte per amore lesbico; e alcune donne addirittura si travestivano con lo scopo di vivere con altre donne come una coppia sposata.” E, andando avanti nella lettura, si nota come anche l’apparentemente moderna parola “lesbica” si possa rintracciare già nel 1732. Mentre le relazioni sessuali tra uomini venivano ampiamente documentate e condannate, “I teologi moralisti non prestavano molta attenzione alle questioni che oggi chiameremmo di carattere lesbico, forse perché qualsiasi cosa che non concerneva un fallo non ricadeva nel campo della riconosciuta sessualità. Alcune legislazioni contro le relazioni lesbiche si possono ritrovare in questo periodo, ma per la maggior parte si sottolinea il divieto dell’uso di strumenti, in altre parole dildo”.[
Si comincia a parlare di sodomiti e della relativa frequentazione nelle città italiane del Rinascimento intorno al 1407 e in particolare a Venezia
Nel Rinascimento, secondo Giovanni dall’Orto esisteva una sottocultura omosessuale premoderna che prevedeva un rapporto sessuale tra un adulto e un ragazzo (come tra greci e romani) di età compresa fra i 14 e i 18 anni. In questo modo, si riproponeva un rapporto basato su criteri normali, che garantisse un margine di tolleranza ai sodomiti, anche se vi era la pena del rogo per gli eccessi.
L’adulto esigeva dal ragazzo una sessualità “passiva” nell’atto, quindi non era importante se il ragazzo fosse gay o meno. Un ragazzo eterosessuale accettava di farsi sodomizzare per denaro, per attirare l’attenzione di un adulto (poiché l’adolescenza non era valorizzata come oggi) e per l’inconfessato piacere di essere iniziato al sesso. Il denaro che un ragazzo rimediava prostituendosi non erano malvisti da tutte le famiglie, poiché contribuivano al bilancio familiare. Ad esempio, la madre di Cencio, un ragazzo fattorino di Benvenuto Cellini, aveva approfittato dei gusti omosessuali del famoso scultore, proponendogli di mantenere il figlio. In una lettera del 1514, Michelangelo si dice sconcertato del modo in cui un padre avesse accettato di mandare in casa sua il figlio come garzone, in cambio di prestazioni sessuali.
Ma, da questo breve e assolutamente incompleto escursus storico, verrebbe lecito affermare che l’omosessualità nasce in sè stessa, al di fuori della dimensione sociale, insomma, Esiste in sè.
Omosessualità nel mondo animale
Pare inoltre che sia definitivamente sfatata la convinzione che il mondo animale, utilizza il sesso ai soli fini riproduttivi.
Infatti, nell’Agosto 1995, durante la ventiquattresima Conferenza Etologica Internazionale, che si è tenuta ad Oslo, presso il Museo Universitario di Storia Naturale, coordinata da Peter Bockman, sia stato evidenziato con innumerevoli prove scientifiche che anche gli animali si sollazzano con orge, fellatio, masturbazioni; i rapporti omosessuali sono ostentati in tutta libertà in ore ed ore consumate alla ricerca del piacere. I relatori affermano che l’omosessualità è stata osservata in 1500 specie diverse e sono state documentate dettagliatamente su 500 specie ed esistono rapporti tra animali dello stesso sesso che durano anche tutta una vita.
Gli atteggiamenti sessuali presenti nel mondo animale sono stati oggetto di studio di etologi e scienziati di tutto il mondo, ma solo nel corso di questa Conferenza Etologica Internazionale – alcune tendenze (come l’omosessualità) sono state ufficialmente dichiarate legittimo campo di ricerca