Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=44228
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| L'Islam e il diritto islamico: le fallaci comparazioni con cristianesimo e ebraismo Il commento di Giovanni Quer a "Istituzioni del mondo musulmano" di Giorgio Vercellin, Einaudi Giovanni Quer. Giorgio vercellim, Istituzioni del mondo musulmano, ed. Einaudi Spesso i temi sull'Islam contemporaneo sono affrontati con comparazioni al Cristianesimo e all'Ebraismo, con riferimenti alla storia europea e con eleganti argomentazioni sulla duttilità del diritto islamico e l'elasticità della shari'a. Le analisi giungono sempre alla medesima conclusione che individua una vicinanza strutturale tra cristianesimo e Islam nelle vicende storiche, innalzando l'Islam ad esempio di poliedricità teologica per l'assenza di una gerarchia come nella Chiesa Cattolica. Inoltre le osservazioni sul diritto islamico accostano la prassi islamica a quella ebraica, associando Israele agli altri Stati del Vicino e Medio Oriente nei rapporti complessi tra religione e Stato. Entrambe queste conclusioni sono vittime di una fallace impostazione di analisi. Il problema della comparazione storica I paragoni tra Islam e Cristianesimo solitamente analizzano comparativamente jihadismo e Inquisizione, persecuzione antigiudaica, antiebraica e anti-islamica con le attuali violenze jihadiste. La fallacia evidente è il paragone tra epoche storiche differenti. Non si può infatti tenere a riferimento istituzioni ideologie e mentalità del '500 e '600 nell'analisi di correnti politiche e strutture istituzionali contemporanee. Lo si potrebbe fare se lo scopo consistesse nell'identificare l'evoluzione di un certo istituto o le radici di una certa corrente, ma se il paragone è tra due istituti diversi per epoca, contesto sociale e storico, il risultato dell'analisi è distorto. Di conseguenza, tale risultato si presta facilmente all'assoluzione dell'aberrazione politica più recente in virtù di una simile manifestazione lontana nel tempo e nello spazio. Se la domanda è "da dove vengono i Gesuiti?", è ovvio che si deve parlare anche di Inquisizione. Se la domanda è da dove viene il terrorismo islamico, non si può rispondere che anche la Chiesa ha perseguitato la "diversità" mandando al rogo eretici e streghe e tormentando gli ebrei. Se la domanda è "perché le donne non possono diventare preti?", è chiaro che si deve parlare della visione di genere nella teologia cattolica. Ma se la domanda è perché lo status della donna nel mondo arabo e islamico è così sommesso a quello dell'uomo non è possibile rispondere che anche San Paolo nella lettera ai Corinzi ha scritto che le donne non dovrebbero parlare in pubblico. Se la domanda è "esistono fanatici cristiani?", si deve rispondere di sì, molti dei quali vorrebbero vivere in un mondo senza divorzio (cattolici), senza aborto, senza preservativi, senza piaceri, senza gay e con le donne al loro posto tra i fornelli e le riunioni pastorali. Ma se la domanda è "perché il terrorismo è venuto a costituirsi come un elemento dell'ortoprassi islamica?", non si può rispondere che ci sono anche dei cristiani fanatici antiabortisti criminali che sparano ai medici che praticano gli aborti. La questione del diritto: la halakha non è la shari'a Il diritto islamico viene spesso associato a quello ebraico, sia per la vicinanza di significato dei termini shari'a e halakha, sia per le fonti e lo sviluppo. Entrambi i diritti infatti, come il diritto canonico sono diritti religiosi nel senso che trovano la propria fonte in una rivelazione divina che si articola nei testi religiosi, con un'evoluzione però tutta umana. Vi è una differenza fondamentale da tracciare con riguardo alle fonti. Il Tanakh, ciò che corrisponde all'Antico Testamento, e la Bibbia cristiana, che include anche i Vangeli, sono opere di rivelazione che contengono non già la parola di Dio nel senso della sua immutabile volontà resa verbo, bensì la parola di Dio nel senso del suo spirito, che si fa anche norma, ma anche storia e parola ispirata. Il Corano è invece, come concordano tutti gli orientalisti, parola di Dio nel senso della sua trasmissione diretta al Profeta parola per parola. Da un punto di vista teologico e giuridico questo limita già l'apporto esterno all'interpretazione del testo che non può esser inserito in un contesto storico in quanto immutabile eredità diretta di Dio all'uomo. Così differisce il diritto islamico da quello ebraico anche per il suo status nei sistemi giuridici del mondo. Il diritto islamico è fonte del diritto negli Stati arabi e islamici. Ciò significa che dal Marocco ad alcuni stati dell'India il diritto islamico è diritto dello Stato. Vi possono esser notevoli sviluppi rispetto alla ortodossia (o ortoprassi) islamica, come nel caso del divieto di poligamia in Marocco, ma rimane il fatto che il diritto islamico è diritto dello stato e che il diritto degli uomini non può contraddirlo. Il diritto ebraico non è diritto di alcuno Stato, nemmeno è fonte del diritto in Israele. Il diritto ebraico infatti è fonte di ispirazione, la cui tradizione filosofico-giuridica si integra con le soluzioni giuridiche delle più grandi democrazie del mondo - la Corte Suprema di Israele è infatti tra le poche Corti al mondo che applica il metodo comparativo. Onestà e rigore intellettuale Lo studio del prof. Vercellin rimane fallace nel palese tentativo di riabilitare aspetti dell'Islam che meriterebbero esser trattati con più rigore. I riferimenti all'ebraismo, considerato impermeabile alle altre culture rispetto all'Islam che è definito come un esempio di elasticità, al conflitto arabo-israeliano, riguardo al quale si argomenta sulla disperazione per i crimini sionisti che in qualche modo causa il terrorismo, alla storia del Cristianesimo sono tutti esempi di un esercizio metodologico atto ad annullare un libero e onesto dialogo sull'Islam. Per paura di scatenare l'islamofobia? Per fascinazione orientale?
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