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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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PADRE GINO BURRESI : "IL CORAGGIO DI MORIRE A SE STESSI..."

 

"....PER RINASCERE "

Gino_Burresi_005_corretto_giovanotto.jpg

 Padre Gino da giovanotto

 

https://docs.google.com/viewer?a=v&q=cache:IvepSLUmdFcJ:www.talita-kum.com/pdf/morireanoistessi.pdf

 

MORIRE A NOI STESSI …CON L’ESEMPIO DI GESU’


Se il chicco di grano caduto in terra

non muore, rimane solo; se invece muore,

produce molto frutto” (Giovanni 12,24)


Cristo, prima di morire sulla croce era già morto a se stesso, erano morti in lui tutti quegli aspetti umani limitanti.

Dal deserto in poi aveva compreso ciò che doveva fare. Dopo tanto tempo speso in preghiera, meditazione e digiuno era

arrivato a comprendere in cosa consistesse la sua missione di Figlio di Dio.

Ma questo solo dopo aver lavorato sulla sua persona affrontando tutte le riluttanze, le paure e i limiti interiori che ancora

si frapponevano ad una totale e libera obbedienza al disegno del Padre.

Solo dopo essere morto a se stesso ha potuto essere totalmente se stesso; cioè quel Figlio tutto nel Padre ma anche tutto se stesso e per questo pronto a vivere tutto ciò che il Padre Suo voleva da lui.


C’è in questo ‘essere morto a se stesso’ di Gesù, tutto un insegnamento che anche a noi tocca comprendere meglio.


Il morire a se stessi è sì doloroso ma solo perché siamo fortemente attaccati ad un “sé” illusorio, non vero, non autentico.

Quindi, il morire a se stessi, è l’unica dimensione per poter vivere in pienezza.

Stranamente le due cose sembrano annullarsi a vicenda invece non esiste una senza l’altra.

Se davvero vogliamo vivere e non subire la vita, dobbiamo morire a noi stessi.


Quando io muoio a me stesso, rinuncio alle aspettative che io e altri hanno su di me.

Nel morire a me stesso io rinuncio volontariamente a tutti quegli ostacoli che si frappongono tra me e la realizzazione di

me, del mio vero “me” che non so nemmeno io come sia.


C’è molto di noi che non sappiamo: capacità insospettate, doti e difetti sconosciuti ma più ancora c’è un modo nuovo di vivere, di sentire e di amare che capiamo solo dopo essere morti a noi stessi.

Si può dire che questa sia la vera umiltà, cioè il ‘deporre le armi’ della pretesa di essere ciò che non si è.


Quando si dice che il dolore edifica - o che è utile, nonostante sia penoso - significa che quando viviamo situazioni fortemente dolorose noi rispondiamo con quello che siamo e non artificiosamente.

In sostanza il dolore ci mette di fronte a noi stessi in modo totale e inequivocabile perciò non possiamo far altro che constatare chi realmente siamo.

Se riflettiamo su un qualsiasi dolore che ci ha veramente ‘spezzato le gambe’, ci rendiamo conto che in quel momento

eravamo diversi. Eravamo forse più deboli ma comunque diversi da come ci percepiamo di solito.


C’è nel dolore una verità di noi che comunemente ci sfugge.

Ma è proprio in quel momento che noi siamo veramente noi stessi.

Che ci piaccia o no siamo quell’uomo o quella donna spersi, terrificati, soli, abbandonati, tremanti.

Ma mentre subiamo questi sentimenti ne emergono di altri che noi non sapevamo di avere.

E’ questa la testimonianza di moltissime persone che, attraverso il dolore, hanno scoperto in loro la capacità di saper far

fronte alla situazione nonostante tutto.

Hanno riscoperto qualità sopite, hanno capito e cambiato il loro modo di affrontare la vita perché quell’esperienza ha reso manifesto in loro un ‘sé’ nuovo e finalmente vero e pieno.

In effetti è successo che hanno vissuto il deserto, hanno toccato il loro fondo, la loro essenza e hanno incontrato se stessi

con le loro debolezze, le loro vergogne, le loro aspettative, la loro solitudine ma hanno anche ritrovato la loro forza, il

loro coraggio, doti e capacità mai conosciute prima. Ma ancora di più hanno ritrovato - sorprendentemente - la pace

interiore perché hanno ritrovato il loro centro, la loro verità, se stessi completamente in quell’immagine originaria che Dio si era fatta di loro.


Anche nei miracoli di Gesù c’è continuamente questo insegnamento: “Prendi il tuo lettuccio e va' !”.

Ed è questo quello al quale Gesù ci rimanda continuamente: vai alla tua verità, torna a te stesso, riscopri chi sei e di chi

sei figlio, ritrova la tua anima e troverai “il tuo tesoro nascosto nel campo”.

► 3:57► 3:57
youtube.com22 apr 2009 - 4 min - Caricato da solarolinaLP
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M
a dimenticato AMEN padre... e cmq le assicuro che la parte piu difficile non è quella ma quella che non si è riusciti a portare avanti... si diventa dio di se stessi perche non si vuol piu far<br /> cadere il prossimo nella verità per causa propria e non per la sensazione che pian piano deprime.. quella ti porta alla tua essenza e ti accorgi di esser solo e felice in mezzo alle persone<br /> estrendo di tanto in tanto una conversazione ..che una volta faceva nascere una nuova opinione ora fanno nascere solo una questione.... IL SINGOLARISMO DELL'IGNORANZA NON HA LIMITI SIAMO TUTTI DEI<br /> PREDICATORI? NON CREDO QUINDI ..ANZI.. ANCHE SE LO FOSSIMO NON CI SAREBBE PIU NESSUNO AD ASCOLTARCI TUTTI PRESI A DOVER PRIMEGGIARE DOVE SI VA A MORIRE... PADRE GENTILMENTE ANCHE LEI DEVE TOGLIERE<br /> I TAZENDA E IL RIFERIMENTO ALLE CHITARRE, LA GENTE POTREBBE VENIRE DOVE IO PARLO DI BALBUZIE A CHIEDERMI DI SUONARE... E CAPISCE? ringrazio il fenomeno per aver finalmente capito.. e per quanto ci<br /> dispiaccia non potro piu essere pentito per la precedente situazione a presto saluto tutti L'ULTIMO MIRKO SANTORO
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