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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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PADRE GINO BURRESI : " LA VERGINE MARIA E BEATRICE, LA QUIETE.... E DOPO UN ADDIO "

John William Waterhouse, L'incontro di Dante con Beatrice (1915)
Antonello da Messina, particolare del viso della Vergine nell'Annunciata di Palermo
 
Monday 7 may 2012 1 07 /05 /Mag /2012 04:20

LA VITA NUOVA DI PADRE GINO BURRESI SECONDO GIOVANGUALBERTO CERI

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GIOVANGUALBERTO CERI

A dispetto di Dante
(Così risulta che, infatti, sia avvenuto.)

LETTERA APERTA SU “DANTE E BEATRICE” E SUGLI STUDI UNIVERSITARI SU DANTE IN RISPOSTA ALLE STIMOLANTI E-MAIL INTERLOCUTORIE INVIATEMI DAL PROFESSOR ALBERTO CASADEI DOCENTE DI ITALIANISTICA ALL’UNIVERSITÀ STATALE DI PISA.
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Capitolo I

Alcuni presupposti della disputa a partire dal
problema posto dalla festa di oggi.

Oggi, in Firenze, giovedì 2 Febbraio 2012, festa della Purificazione della beata Vergine Maria e, ugualmente, della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna, o della Candelora, e al tempo stesso anche festa dell’apparizione, per la prima volta, di Beatrice a Dante sia pure all’insaputa dei secolari ‘STUDI SU DANTE’: ivi compresi quelli contemporanei assai stimolanti ed interessanti del professor Alberto Casadei. Ma potrebbe esserci, a spiegazione del fatto che l’Accademia non abbia saputo della mia scoperta del giorno della prima apparizione di Beatrice a Dante, come anche di altre mie, più di un motivo culturale ed anche inerente un diverso metodo di studio e, da qui, le premesse per l’apertura, appunto, di una disputa. Di chi la ragione?
Seguendo le indicazioni del CALENDARIO “stile antico fiorentino” adottato da Dante nella COMMEDIA, nella VITA NUOVA e nel CONVIVIO e che parte da quell’anno in cui la Natività di Cristo cade di domenica, e quindi la Sua Incarnazione risultante avvenuta, necessariamente, di venerdì, la Vergine Maria avrebbe simbolicamente condotto Gesù bambino al tempio, più precisamente di quanto precedentemente indicato, il GIOVEDÌ 2 FEBBRAIO DEL 2° ANNO DOPO CRISTO del nostro computo storico. Conseguentemente Beatrice sarebbe apparsa per la prima volta a Dante (Vita Nuova, II, 1-2) il VENERDÌ 2 FEBBRAIO 1274 del nostro computo storico, sia pure all’insaputa, come ho già detto, della Critica dantesca.
Analizzando la festa di oggi relativamente al suo processo costruttivo-costitutivo, al senso che ha, e all’utilizzazione che ne fa Dante, possiamo intanto arrivare a dire che il 2 Febbraio è, ad un tempo, festa di Maria (Luca, 22 – 38; Luca II, 29-35) e di Beatrice (Vita Nuova, II, 1-2). Di Maria perché è stabilito, come vedremo, dalla Teologia liturgica; e di Beatrice poiché viene sentenziato da Dante col ricorso alle scienze medievali di più alto rango. Se così, saremo arrivati ad un primo e solido punto di partenza per giudicare della validità del mio indirizzo di studi, nonché per criticare, viceversa, l’insufficiente percorso seguito dai vecchi e nuovi Studi Accademici su Dante, poiché la presenza di un legame fra Maria e Beatrice viene comunemente riconosciuta, e come potrebbe essere diversamente!, mentre qui, nel caso anche di questa mia scoperta, saremo di fronte ad un riscontro scientifico-oggettivo di tale comunione spirituale che finirebbe per creare una forte sinergia a tutta la già nota architettura mariologico-dantesca. Se nessun esegeta ha mai saputo indicare con precisione matematica il giorno della prima apparizione di Beatrice a Dante, nonostante che lo stesso Poeta le dia la massima importanza poiché solennemente la mette subito in apertura della VITA NUOVA (II, 1-2), e perciò con un entusiasmo scientifico che si caratterizza per la sua discrezione, quasi a voler anticipare il delicatissimo e nobile senso di tutta l’opera, io essendoci al contrario riuscito vorrà pur dire qualcosa. E invece no! Ma se avessi ragione? Di solito mi si risponde, purtroppo, con una domanda retorica, e non affatto entrando nel merito, come se fosse riprovevole farlo o, forse, come avrebbe detto Dante, perché “non eran da ciò le proprie penne” (Par., XXXIII, 139). Ma allora fate un altro mestiere. Retoricamente infatti mi si domanda: “Ma che importanza può avere se questa apparizione avvenne in un giorno invece che in un altro?” Questo perché, con mentalità moderna, si interpreta l’episodio solo da un punto di vista cronologico-storico, e perciò astratto. E se esso avesse invece, e soprattutto, una valenza astrologico-simbolico-liturgica? Averlo ignorato potrebbe essere stato esiziale.
La disputa annunciata, a partire dalla festa mariana e dantesca di oggi, dovrebbe adesso dichiararsi aperta, anche perché la nostra civiltà pare non possa accettare che l’Accademia, stando le cose nella maniera ipotizzata, le possa passare impunemente sotto silenzio, ovvero senza lentamente regredire. Ci saranno poi anche altre cento occasioni per ribadire, controllare e, se qualcuno lo volesse, addirittura per acclamare questo mio nuovo percorso culturale e metodologico, ma è logico e naturale che io parta da qui, dalla festa di oggi. Dante ne sarebbe rimasto orgoglioso.
Dell’esistenza del calendario “stile antico fiorentino”, con Cristo nato di domenica, e che obbligatoriamente conduce a questo nostro giovedì mariano del 2 febbraio del 2° anno dopo Cristo del nostro computo storico, viene testimoniato, incontestabilmente, anche in chiusura della “Quaestio de aqua et de terra” e per cui l’opera, indipendentemente che sia lavoro di Dante o meno, negli studi sul medioevo e sullo stesso Dante viene ad assumere, almeno per me, un’importanza esegetico-strategica assoluta. Per quello che ho scritto adesso, cioè al riguardo della molta importanza strategica della “Quaestio”, mi si prenda, per il momento, sulla parola: quindi nonostante che l’opera venga di solito trascurata in quanto ritenuta scarsamente scientifica e quindi, negli studi su Dante e sul suo medioevo, da dover quasi scartare. Comunque sarebbe sotto l’aspetto di REPERTO scientifico trecentesco che essa verrebbe ad assumere, anche per me, un grosso valore. Quando gli esegeti la prendono in esame è soprattutto per sostenere e dimostrare che non è opera di Dante, forse anche per sollevare il Poeta dall’avere fatto considerazioni geometriche poco affidabili. Ma siccome il computo computistico-calendariale dell’èra “volgare”, o “cristiana”, a partire da Cristo nato di domenica, non è mai stato preso in considerazione dagli storici moderni, né dai dantisti, né dagli esperti di calendari antichi, mentre in chiusura della “Quaestio” si indica come possibile e giusto, anzi quasi ammonendo chi si procedesse diversamente, ecco perché l’opera viene ad assumere un’importanza solenne. Del resto è la Domenica ad essere, in se stessa, solenne per un cristiano: per cui se questo stesso cristiano, per esempio Dante, avesse voluto computare da Cristo nato di domenica non si vede do che cosa avrebbe potuto essere rimproverato, specialmente poi se lui avesse dato maggiore importanza alla SACRA TEOLOGIA LITURGICA, piuttosto che alla SACRA TEOLOGIA RAZIONALISTA. Infatti sempre di due “teologie” si tratta, come dimostra tutta la storia del Neoplatonismo e anche il recente Concilio Vaticano II nella sua “Costituzione conciliare SACROSANCTUM CONCILIUM sulla sacra liturgia – 4 dicembre 1963 – “, mentre Dante, sempre all’insaputa dei suoi critici, sotto il nome di “Teologia, che piena è di tutta pace” (Convivio, II, XIII, 8; II, XIV, 19), pone la “sacra Teologia liturgica” nel cielo “più magno et ultimo”, il decimo Empireo. Dante potrebbe anche non aver mai letto la “Questio”, né conosciuto il suo autore, e pur tuttavia essere rimasto affascinato Da Cristo nato di domenica e quindi dal calendario che la “Questio” esibisce e ricorda con forza.
Forse Dante, occupandosi di poesia, si sarà effettivamente sentito costretto, o portato, o indotto, come pensano quasi tutti, a non dare importanza ai numeri, alla loro successione matematica, e quindi nemmeno al valore simbolico-liturgico-astrale dei sette giorni della settimana e perciò a Cristo nato nel settimo giorno, la domenica? In conseguenza della sua indole poetico-letteraria, per i più come se egli fosse un poeta del Romanticismo, Dante si sarebbe sentito indotto a non prestare attenzione ad una metafisica dei numeri, o alla Numerologia, o alla Gematria quale scienza kabbalistica del valore numerico delle parole e quindi quale scienza da collocarsi, per me, nell’ottavo cielo delle Stelle Fisse. Risulta invece abbastanza evidente che, per mentalità, il Poeta desse ai numeri una importanza assoluta e direi, divina: ma potrebbe essere dimostrato anche ricorrendo alla logica-dialettica. Per questo uno stretto computare, sia a riguardo delle ore ( CONVIVIO, Canzone seconda: “ Non vede il sol, che tutto ‘l mondo gira, / cosa tanto gentil, quanto in quell’ora che luce ne la parte ove dimora / la donna di cui dire Amor mi face), che dei mesi (VITA NUOVA, II, 1-2), che degli anni a partire da Cristo nato nel settimo giorno, cioè di Domenica (Inf., XXI, 112 – 114), dovrebbe essere stato per lui assolutamente necessario, esaltante e infine, per noi, se tale egli fosse, ipotizzarlo in tale modo fondamentale per capirlo. Ma si è preteso veramente di insegnare a Dante, con una impotenza maliziosa, come avrebbe potuto fare ad essere il più grande poeta, il più grande e complesso letterato? O tacendo, aprendo bene gli occhi e drizzando le orecchie, sarebbe stato invece meglio rimanere fermi a vedere bene come lui si comportava poeticamente nei dettagli, e quindi come avrebbe potuto essere ancor più grande e profondo di quanto fino ad oggi ha potuto essere da noi goduto ed immaginato?
Commento n°1 inviato da Giovangualberto Ceri oggi alle 02h03
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youtube.com18 apr 2012 - 3 min - Caricato da luckystella1
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